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Diario politico. E’ il redde rationem nel Pdl Fini: “Ora pronto a fare gruppi autonomi” La coperta corta del governo Berlusconi Se “tira” la Lega, scopre più responsabili Schifani: ‘Se ci si divide si torna a votare’

aprile 15, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. Il presidente della Camera “minaccia” la rottura dal premier qualora la maggioranza continui a rimanere «schiacciata» sulle posizioni delle camicie verdi. Salvo poi, in serata, gettare acqua sul fuoco: «Berlusconi deve governare fino alla fine della legislatura». Ma dai colonnelli del presidente del Consiglio sembra venire, al contrario, un’accelerata, al punto che oltre al presidente del Senato anche Cicchitto parla della possibilità di un ritorno anticipato alle urne. L’esito delle Regionali – positivo per il centrodestra – aveva posto il silenziatore su quella resa dei conti dentro il Pdl che il giornale della politica italiana aveva annunciato. Ma anche quella vittoria conteneva il seme di una possibile divisione: a differenza della coalizione (trainata dalla Lega) il partito di Berlusconi perde consensi e – effettivamente – vede ridursi il margine sul Pd nella contesa tra i primi due partiti, appunto, italiani. E tutto questo accresce decisamente il peso di Bossi e dei suoi. Finora i finiani erano rimasti in silenzio ma la rivendicazione di una possibile candidatura leghista alla guida del governo nel 2013 da parte del leader della Lega deve avere edotto Fini sulla reale entità del patto con Berlusconi. Che, appunto, schiaccia il Pdl. E in particolare la sua anima più europeista e responsabile. Quella di Fini. Che, a questo punto, mette sul tavolo tutto il peso della propria leadership arrivando a minacciare la tenuta stessa della maggioranza e forse la legislatura. E una mossa finiana in questo senso potrebbe sparigliare le carte elettorali, rendendo molto meno scontata un’eventuale affermazione di Berlusconi. Che si è preso 48 ore per tirare le fila. Ed è probabile che alla fine si arrivi (per il momento) ad una soluzione. Ma la coperta della maggioranza è corta. E la sproporzione di forze alla Camera – che peraltro, abbiamo visto oggi, non è poi, comunque, così salda e costante – potrebbe non bastare ad assicurare un decorso tranquillo e soprattutto la possibilità di fare le riforme. Ma proprio il presidenzialismo – desiderato da Fini – potrebbe rappresentare la chiave di volta di un nuovo accordo. Il racconto, all’interno, di Baffigo.

Nella foto, il presidente della Camera: in ansia e preoccupato

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di Ginevra BAFFIGO

Alla vigilia del compimento del secondo anno di legislatura, la tensione in casa Pdl è alle stelle, ed il pranzo di giovedì tra Berlusconi e Fini porta ad una clamorosa rottura ai vertici del partito di governo. I due protagonisti serbano un religioso silenzio, spezzato infine da un annuncio di Fini: il presidente della Camera si dice pronto ad istituire dei gruppi autonomi a Camera e Senato. Pdl Italia, il nome, quanto ai nomi sono quelli di una cinquantina di deputati e 18 senatori.
Nella nota diffusa dopo il colloquio con il premier Fini chiarisce ulteriormente: «Berlusconi ha il diritto di esaminare la situazione ed io avverto il dovere di? attendere serenamente le sue valutazioni». «Berlusconi deve governare fino al termine della legislatura perché così hanno voluto gli italiani. Il Pdl, che ho contribuito a fondare, è lo strumento essenziale perchè ciò avvenga. Pertanto il Pdl va rafforzato, non certo indebolito. Ciò significa scelte organizzative ma soprattutto ciò presuppone che il Pdl abbia piena coscienza di essere un grande partito nazionale, attento alla coesione sociale dell’intero Paese, capace di dare risposte convincenti ai bisogni economici del mondo del lavoro e delle famiglie, garante della legalità e dei diritti civili, motore di riforme istituzionali equilibrate e quanto più possibile condivise. Ho rappresentato tutto ciò al presidente Berlusconi».

Le notizie sul colloquio, definito franco e interlocutorio, trapelano da subito. Il presidente della Camera consegna al premier un messaggio adamantino ed inconfondibile: il Pdl deve restare la forza trainante del centrodestra, non ci si può appiattire sulla Lega. Altrimenti gruppi autonomi e, di conseguenza legislatura a rischio.
Berlusconi, messo alle strette, alza la posta: rifletti bene, caro Gianfranco, su questa decisione di dar vita a gruppi autonomi perché se lo farai dovrai lasciare la presidenza della Camera.
Più tardi Fini a Montecitorio incontra i suoi fedelissimi: Italo Bocchino, il vicecapogruppo Carmelo Briguglio, il viceministro e segretario generale di FareFuturo Adolfo Urso, il sottosegretario all’Ambiente Roberto Menia. Alla riunione poco dopo si aggiungono anche la presidente della Commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno e il direttore del Secolo d’Italia Flavia Perina. «I gruppi autonomi possono esserci nel caso in cui arrivassero risposte negative ai problemi posti», chiosa al termine della riunione Italo Bocchino.

Le prime reazioni. Schifani: «Quando una maggioranza si divide non resta che dare la parola agli elettori». «C’è un concetto – dice Schifani – che ho ribadito in epoca non sospetta. Leggo in queste ore della costituzione di eventuali gruppi diversi da quello del Pdl. Quando una maggioranza eletta sulla base di un programma elettorale condiviso tra le coalizioni si divide al proprio interno sull’attuazione del programma non resta che ridare la parola agli elettori e ripresentarsi con nuovi progetti ed eventualmente con nuove alleanze ove necessarie».
Bossi: «Contrapposizioni con Fini? Per adesso no. Sarei il terzo incomodo…». Il leader del Carroccio ribadisce il suo al cambiamento della legge elettorale, altro possibile motivo di frizione con il presidente della Camera: «Ma quale legge elettorale… Funziona benissimo quella che c’è, perché con quella la gente va a votare – dice Bossi – Se vuoi vincere devi convincere la gente a votarti, non cambiare la legge elettorale».

Bersani: «Credo che il centrodestra abbia più problemi di quello che racconta, anche dal punto di vista delle riforme. Sono sempre stato convinto che, a differenza di quello che si racconta in giro, sul tema dei cambiamenti e delle riforme noi abbiamo le nostre proposte solide, presentate in Parlamento. Il centrodestra sta producendo molte discussioni e chiacchiere ma non ha presentato nulla. Vuol dire che qualche problema c’è. Noi siamo il partito della Costituzione. La Carta si aggiorna nello spirito della Costituzione. Fuori da quello noi non ci siamo. Quindi ragionino pure, decidano, ma la nostra posizione rimane questa». Mentre sulle pretese leghiste, il segretario Democratico non lascia spazio ad equivoci: «Lascino stare le banche e si occupino di governare riducendo i costi per famiglie e imprese – dice il segretario del Pd – Suggerirei a Bossi di fare una cosa più rapida ed efficace, invece di occupare le banche. Facciano delle norme serie per il massimo scoperto in banca e limitino i costi per famiglie e imprese. Non c’è bisogno di prendere le banche per aiutare le famiglie. Questi signori sono stati al governo per sette degli ultimi nove anni e l’unica cosa che hanno saputo fare è stata quella di distruggere e segare le norme che avevo fatto io. Lascino stare le banche e pensino a governare».

Ginevra Baffigo

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