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Berlusconi a Karzai: “Risposte concrete” Silenzi&indecisioni sui 3 italiani arrestati Ora senso di Stato e nessun pregiudizio

aprile 14, 2010 di Redazione 

Il presidente del Consiglio rompe gli indugi e scrive al capo dello Stato afghano per sollecitare comunicazioni sui nostri connazionali, accusati di detenere armi e di organizzare un attentato al governatore dell’area in cui si trova l’ospedale dell’organizzazione di Gino Strada. Un atteggiamento prudente, forse troppo – anche in questo caso – quello del nostro governo che sostiene di volersi muovere secondo due principi: tutelare i tre italiani “rapiti” ma anche aiutare l’Afghanistan verso la stabilizzazione. In realtà i distinguo del ministro degli Esteri Frattini – di cui ci racconta Massimo Donadi nel pezzo-intervento che trovate all’interno – fanno pensare che un ruolo fondamentale lo stia giocando (o abbia giocato) la sensibilità politica di Emergency. Ma se il nostro Paese comincia a far discendere dalle differenze di orientamento anche il modo in cui ci comportiamo quando ci confrontiamo-scontriamo al di fuori dei nostri confini, siamo alla fine del senso della nostra unità nazionale che proprio la destra ha più storicamente a cuore. Dando un’immagine di debolezza e mancanza di compattezza che certo non aiuta né il prestigio né la sicurezza dell’Italia. Oltre – naturalmente – ad essere inaccettabile nei confronti dei nostri tre connazionali: non è qui in discussione Emergency, che peraltro svolge – come altre orga- nizzazioni umanitarie del nostro Paese – un’attività fondamentale. Ma la sorte di tre italiani, né più né meno. Ed è di questo che ci dovremmo occupare.

La vignetta è di theHand

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di MASSIMO DONADI*

Durante la guerra in Georgia, nell’agosto del 2008, il ministro degli Esteri Franco Frattini seguiva l’invasione dei tank russi per telefono dalle Maldive. Durante l’invasione di Gaza, nel gennaio scorso, invece, il Tg1 lo intervistò in tuta da sci. Allora, o il ministro degli Esteri è particolarmente sfortunato, perché ogni volta che parte per le vacanze scoppia una crisi internazionale, o davvero siamo di fronte ad un imbarazzante vuoto pneumatico.

Non viene proprio niente di diverso da pensare visto il modo in cui ha gestito e sta gestendo la vicenda dei tre medici italiani di Emergency, ingiustamente rapiti e detenuti senza alcun capo d’imputazione dalla polizia di Kabul. Di fronte agli ignobili attacchi del presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri e del ministro della Difesa Ignazio La Russa al fondatore di Emergency – quest’ultimo addirittura ha invitato Gino Strada a prendere le distanze dai suoi operatori perché a tutti può capitare di avere una mela marcia infiltrata – il ministro degli Esteri ha sfoderato un silenzio assordante. Non li ha messi a tacere con un ruggito ma prima ha miagolato un timido “il governo italiano non sapeva”, poi ha sussurrato “se le autorità afgane avessero fatto un imbroglio contro Emergency ci saremmo arrabbiati”, poi ha sfoderato il suo capolavoro finale “ci saremmo arrabbiati anche se l’orientamento politico di Emergency è noto a tutti”.

Anche se? Anche se cosa? Che c’azzecca l’orientamento politico con il sequestro di tre medici italiani volontari di Emergency che aiutano la popolazione afgana martoriata da anni di guerra? Come si può mettere in dubbio in maniera preconcetta la professionalità e l’altruismo di chi rischia la vita ogni giorno per salvare vite umane, fra cui molti bambini?

Un governo serio e responsabile avrebbe chiesto subito, sin dal primo momento, la liberazione dei tre operatori alle autorità afgane. E’ quello che abbiamo chiesto noi di Italia dei Valori. Non si sarebbe limitato a scrivere lettere a Karzai, come ha fatto oggi il presidente del Consiglio.

Per questo, sabato saremo in piazza con Gino Strada ed Emergency ed è per questo che oggi abbiamo fatto recapitare al ministero degli Esteri Frattini una bella maglietta con su scritto: “Io sto con Emergency”.

MASSIMO DONADI*

*Capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori

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