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Chiamparino: ‘Ma il Pd è già sul territorio A mancare adesso sono piuttosto le idee’ Democratici inibiti dalle troppe sconfitte Rialzare testa per ricominciare a pensare Ecco due (nostri) “spunti” da cui ripartire

aprile 13, 2010 di Redazione 

Il sindaco di Torino, esponente di punta dei Democratici al nord, amministratore efficace premiato dal voto dei cittadini (che lo hanno confermato una volta, e che avrebbero ragionevolmente potuto eleggerlo alla guida della Regione), sostiene da tempo la tesi di un partito federale, eppure oggi smonta quella che è la principale motivazione che spingerebbe ad adottare questa soluzione: ovvero l’idea che il Pd sia poco radicato sul territorio. In realtà, come può capire non solo qualsiasi Democratico (ma forse il corpo elettorale del Pd è lontano da questa dimensione, e qui sta una parte del problema, a cui ora veniamo) ma qualsiasi cittadino italiano che viva in un qualsiasi comune, la presenza Democratica con i circoli è «superiore a quella della Lega». Il problema è la qualità. Ma la colpa non è di chi gestisce i circoli. Il problema è che il disfacimento (o mancato compimento; disfacimento, comunque, della/delle soggettività che hanno dato vita ai Democratici) provocato dalle troppe disfatte elettorali e dalla conseguente perdita (o dalla mancata acquisizione) di un senso e di un orgoglio di sé impediscono oggi al Pd di avere idee; lo pongono in una sorta di inibizione (appunto) che è insieme causa ed effetto della mancanza, appunto, di idee. E’ in questo senso che il giornale della politica italiana sollecita i Democratici a riprendere a comunicare: vedersi di nuovo competitivo sul fronte, pubblico, e decisivo nella formazione del consenso della gente, della dialettica politica (naturalmente nella chiave, seria, di proposta concreta di idee, e ora arriviamo anche a questo) non può che generare un circolo virtuoso che ringalluzzisca, se ci passate il termine, l’intero popolo Democratico – dalla base ai suoi vertici – consentendo di nuovo al Pd di vedere espressa la propria potenzialità data dalla propria sensibilità e anche dalle sue risorse intellettuali e culturali, che non sono seconde a quelle di altri partiti. Naturalmente ci vuole (già) qualche idea dalla quale partire. il Politico.it offre da tempo, attraverso il dibattito che si svolge sulle proprie pagine, ai Democratici come al resto della politica italiana, contributi di idee. Sintetizziamo quelle per il Pd in due formule, e naturalmente ci torneremo su. All’interno.

Nella vignetta, di theHand, dialogo (autoreferenziale) tra Fassino (a sinistra) e Bersani

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di Matteo PATRONE

il Pd offra al Paese la propria idea, complessiva, organica, di futuro dell’Italia, che può essere fondata sulla centralità della ricerca e dell’innovazione come nuova frontiera da inseguire e fulcro di un nuovo sistema-Paese in cui anche la questione del lavoro sia riletta in funzione di questo anche attraverso l’istituzione di un grande sistema di formazione permanente. Dare una prospettiva a questo Paese: l’Italia non si arrenda a vivacchiare ma ripensi se stessa nella chiave di un grande rilancio che le consenta di rilanciare (appunto) rispetto alla sfida delle economie emergenti e non consista nel loro inseguimento, prospettiva (quest’ultima) che le assicura una sconfitta e un declino ineluttabili.

In secondo luogo il (corpo del) Pd smetta di pensare che questo Paese si riconquista radicalizzando le proprie posizioni: quello consente solo di polarizzare gli elettorati e di mobilitare il proprio, che come abbiamo ampiamente misurato in questi quindici anni è minoritario nel Paese. E non si accontenti nemmeno, all’opposto, di risolvere il problema alleandosi stancamente con l’Udc. Il Pd torni ad ascoltare tutto il Paese: si renderà conto che la Lega vince anche perché il modo di pensare e le esigenze degli italiani sono molto diverse da come i Democratici le immaginano, e forse anche (perché) molto diverse rispetto a 15 anni fa. Nel comunicare, torni a dare risposte a quei bisogni (più o meno materiali) degli italiani, senza pretendere di governare col “si deve” ma cercando piuttosto di coniugare guida e rispondenza alle chiamate del Paese. Entri in contatto con i loro cuori e le loro menti parlando la lingua (che non significa forma e modi, ma messaggi) che loro vogliono sentire parlare, naturalmente senza ingannarli, e indicando contemporaneamente la prospettiva di costruzione positiva. Solo così il Pd tornerà ad avere un ruolo nel Paese.

La vogliamo chiamare capacità di parlare ai moderati? Ma non consiste nella moderazione. Consiste nell’intelligenza di tornare ad essere il partito degli italiani. Il partito del Paese. Quello che oggi è, come abbiamo scritto ieri, la Lega. (M. Patr.)

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