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***Il reportage***
ECCO COME LA “MIA” CALABRIA COMBATTE L’NDRANGHETA
di FRANCO LARATTA*

aprile 12, 2010 di Redazione 

«Convertitevi alla gioia e all’amore»: con queste parole il vescovo di Mileto Luigi Rienzo si rivolge ai boss durante la celebrazione dell’Affruntata, la processione che fino allo scorso anno era stata nelle mani delle cosche. Quest’anno, come il giornale della politica italiana vi ha raccontato sabato, la ribellione. A partire da questo episodio il deputato del Partito Democratico ci racconta in che condizioni si combatte (o no) la “guerra” alla criminalità organizzata.

Nella foto, Franco Laratta

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di FRANCO LARATTA*

Dai Vattienti all´Affruntata. La Calabria del sangue e dei misteri! Oggi la ndrangheta è un pò più debole!

C´è qualcosa di antico e di profano in questa nostra terra. Anche nelle sue più soprendenti cerimonie religiose (spesso malviste dalla Chiesa stessa), la fede popolare detta il tempo, i modi, i ritmi. Avvolge tutto nel mistero del sangue e della fede, fonde il sapere della civiltà con il sapore del `selvaggio´, sfida le certezze di un secolo che sembra non guardare più al futuro. Sacro e profano, mistero e conoscenza, sangue e preghiera. La Calabria dei suoi mille riti e delle sue secolari cerimonie religiose, resiste alle tentazioni della modernità, alla irrealtà di Facebook, al valore della materia.

Quando a Verbicaro (Cs), la notte dello scorso Giovedi Santo, ho visto i Vattienti battersi a sangue lungo le strade del paese, il pensiero è volato rapidamente alle più cupe storie del nostro Medioevo; ma i rumori dei bar del paese, aperti tutta la notte per servire whisky e coca in abbondanza a decine e decine di giovani curiosi provenienti da lontano, riportavano immediatamente il tempo ai giorni nostri, alle sue miserie e ai suoi peccati. Whisky e Vattienti, antico e moderno, fede e bestemmia.
Le contraddizioni di una società che lotta tra passato e presente, tra futuro e mistero, tra sangue e whisky!

“Convertitevi. Gesù è morto e risorto anche per voi. E anche per voi si devono spalancare le porte del Sepolcro per la gioia e l’amore”. La voce del Vescovo di Mileto, Monsignor Luigi Renzo, è giunta forte nell’omelia seguita alla cerimonia religiosa dell’Affruntata, la celebrazione religiosa sospesa a Sant’Onofrio il giorno di Pasqua a causa di un’intimidazione nei confronti del priore della Confraternita, e ripresa ieri, domenica. Fede e speranza, mafia e mistero, lutto e resurrezione. Sant´Onofrio si è ripreso la sua Affruntata, perché era ed è solo sua, oggi e per sempre. Una processione, un rito forte e suggestivo, carico di angoscia e di mistero. I tentacoli della `ndrangheta, a Sant´Onofrio (VV) come in decine di altri comuni calabresi, condizionano da sempre i riti e le cerimonie religiose. Nell´indifferenza generale. Gli uomini d´onore sono anche uomini di `fede´. E pregano, invocano, si inginocchiano, partecipano ai riti, e utilizzano perfino i Sacramenti per affermare il loro potere. Lo denunciò, moltissimi anni addietro, l´allora arcivescovo di Crotone, Mons. Giuseppe Agostino, che pose un freno ai `padrini` delle cresime, che così confermavano davanti all´altare il legame con il cresimando e con la sua famiglia. E da quel momento il rapporto diventava ancora più forte, quasi indissolubile, tra il ragazzo appena cresimato e il suo `padrino´, un rapporto di devozione e sottomissione. Per sempre!

La presenza delle istituzioni all´Affruntata di Sant´Onofrio (finalmente riuscita dopo il rinvio di domenica scorsa), voleva e doveva essere solo presenza di testimonianza e solidarietà. Nulla di più. Né di meno. Poi ognuno deve confermare con il suo lavoro, la sua professione, il suo impegno di uomo pubblico, la lotta a tutte le forme di criminalità, di minaccia e di violenza. Al di là delle parate, mi pare ovvio. La Calabria della gente comune e quella delle Istituzioni deve imparare a dire con forza i suoi no, alti e inequivocabili, in tutte le occasioni possibili, non lasciando mai dai soli coloro che hanno coraggio e rischiano la loro vita nell´opporsi alla forza delle cosche. Come ha fatto la Chiesa di Mileto e di Sant´Onofrio, come ha fatto a suo tempo Mons. Agostino, come fanno i magistrati e le forze dell´ordine, gli amministratori locali e gli uomini delle istituzioni che resistono, combattono, attaccano la criminalità organizzata. Ed un duro attacco alla mafia è arrivato da una legge di recente approvata dalla Camera (nonostante qualche centinaio di assenti… ingiustificabili!) che spezza il legame tra criminalità e politica, tra mafia e voto, tra clan ed eletti. E´ la cosiddetta `Legge Lazzati´, proposta dal magistrato calabrese Romano De Grazia, che alcuni di noi hanno `adottato´ e fatto approvare dopo anni di attesa. De Grazia è un uomo valoroso, la Calabria non dimentichi la sua forza e il suo coraggio. Conoscendolo da vicino (con lui ho tenuto una decina di incontri pubblici per promuovere la `Legge Lazzati´) ho avuto modo di capire e apprezzare la sua ostinazione.

Fede e mistero, sangue e coca, mafia e politica. La Calabria dei misteri è viva e forte. A volte cede, a volte resiste. Se lotta, e lo fa con convinzione, impara a vincere, sa che può sconfiggere anche le cosche: come a Sant´Onofrio stamattina.

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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