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Vocabolario. Cultura politica, Democrazia di Marco Rosadi

aprile 11, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è anche un grande centro di elabo- razione di cultura politica. Che non perde, però, il contatto con la realtà. Dopo avere criticato la tendenza politologica italiana di oggi ad assecondare l’autoreferenzialità della nostra politica in questo momento di crisi reale per molti di noi, il Politico.it dà seguito alla predilezione per la politica vera, fatta di visione e scelte concrete per il futuro dell’Italia, proponendovi questo bellissimo saggio sul senso e sulla “storia” della parola che indica proprio la nostra forma di governo (o no?). Ovvero quel regime, lo definisce Aristotele, come ci viene riferito da Rosadi, «che ha come obiettivo il vantag- gio generale, mentre quelli che perseguono soltanto l’utile di chi ha il potere sono deviazioni del retto go- verno». Le riforme, certo, come chiave indispensa- bile per costruire l’Italia del domani, indispensabile (nella misura in cui non autoreferenziale appunto) ma non prioritaria: prima viene (appunto) l’Italia. E in questo senso è (anche) utile questa riflessione che attiene non i barocchismi e le architetture istituzionali, ma l’intelligenza stessa del modo (possibile) di governare, tutti insieme, questo Paese.

Nella foto, Berlusconi deformato minaccia: lui stesso o la democrazia?

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di MARCO ROSADI

Tutti ne parlano, spesso rovesciando su di Lei vaneggiamenti, sproloqui e asinerie. Ormai spodestata dalla vecchia demagogia e dal populismo postmoderno, la Democrazia è l’apparente étoile della villana e rumorosa tribuna mediatica. Nell’antica Grecia significava potere del popolo. Tuttavia, quella della Democrazia greca fu, probabilmente, soltanto una “leggenda”. Nel Ventunesimo secolo il termine ha acquisito una maggiore estensione: designa anche un modo di essere e di pensare. Il vocabolario la definisce forma di governo fondata su una visione egualitaria dei rapporti sociali e dei diritti politici, che il popolo esercita in maniera diretta o per mezzo di rappresentanze elettive.

Dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) indicare un paese ordinato e governato da regole democratiche, ma anche l’insieme delle forze politiche e culturali in lotta contro ogni regime totalitario. Nell’età moderna si connotò, in chiave liberale e sociale, come impostazione contraria all’assolutismo; nell’evo contemporaneo appare invece l’unica possibilità per contrastare il totalitarismo ideologico e tecnologico. Uniformando tale percorso storico, essa dovrebbe preservarci dal “machiavellismo”, politica disumana rivolta esclusivamente al potere, cui assoggetta l’uomo. Per questo la Democrazia sarebbe una politica al servizio dell’uomo e della sua realizzazione. Sì, ma sembra fattibile soltanto nell’immaginaria isola di Peter Pan.

“Se ci fosse un popolo di dèi si governerebbe democraticamente. Un governo così perfetto non è adatto agli uomini”. Lo scrive Jean Jacques Rousseau. Altri filosofi e letterati osservano che la Democrazia è il nome dato al popolo ogni volta che i potenti hanno bisogno di lui. C’è anche chi, con lo stiletto intinto nella più velenosa ironia, la definisce governo fondato sulla discussione, che però funziona solo quando riesce a far smettere la gente di discutere. E qualcuno la giudica un deserto di sabbia.

Almeno dal punto di vista teorico, è ancora quello riassunto nelle parole di Aristotele il suo significato più vero. “Tutti i regimi che hanno come obiettivo il vantaggio generale sono validi, basandosi su una trasparente giustizia, mentre quelli che perseguono soltanto l’utile di chi ha il potere sono deviazioni del retto governo”. Questo dovrebbe essere l’antidoto, il vaccino contro il virus letale del “machiavellismo” e delle tentazioni autoritarie di una Democrazia ormai ridotta a involucro senza contenuto da una propaganda teleguidata e telecomandata.

Due domande chiudono un rapido viaggio dentro il cuore di una parola antica, di un concetto evergreen. È davvero così negativa questa forma di governo? La Democrazia è adatta solo agli dèi? Tutti la celebrano ma pochi la conoscono, la rispettano… La scrivono con la d maiuscola. E poi c’è sempre un “Capitano Uncino” che vuole tenerla in ostaggio.

MARCO ROSADI

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