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Avevamo ragione (ancora una volta) noi Ora gli italiani chiedono risposte alla crisi Politologi: “Ma riforme utili pure a Paese” Non nel pieno della peggiore recessione

aprile 11, 2010 di Redazione 

Sondaggio di Crespi per il giornale della politica italiana: il Paese non sa e, anche se sapesse, non gli interesserebbe (sì, e ora spieghiamo perché). E’ quello che si evince dall’ultimo rilevamento a tema delle riforme istituzionali, che svela come per il 75% degli italiani la priorità che si deve dare la nostra politica sono il lavoro e la ripresa economica, e non la riforma del modello di governo e di Stato. «Ma è proprio per la “richiesta” – che viene ogni giorno da il Politico.it, che ascolta e rappresenta il Paese – di una maggiore rispondenza alle necessità degli italiani che bisogna fare le riforme, che migliorano il funzionamento della politica e dunque le consentono di superare la propria autoreferenzialità», è in buona sostanza il messaggio giunto in questi giorni da autorevoli studiosi della nostra politica quali Sofia Ventura e Giovanni Sartori. Ma l’impressione, con tutto il rispetto, è che la loro deformazione profes- sionale politologica corra il rischio di allontanarli – al seguito o, così, alla guida della politica italiana stessa – dalla realtà del Paese: tutto questo è sicuramente vero, e il giornale della politica italiana lo ha sottolineato ripetutamente. Ci sono due “però”: il primo è che la farraginosità della macchina non può essere un alibi per la deresponsabilizzazione della nostra politica: la macchina ha dei limiti, ma i veri limiti che osserviamo ogni giorno sono nella classe dirigente, che certo la riforma del sistema aiuta a cambiare, ma per prima cosa bisogna vedere quanto, se è vero che il lupo non si consegna al cacciatore (vedi resistenze al cambiamento della legge elettorale. Rotondi oggi: «Il Pdl non la approverà», e con il Porcellum nessuna riforma dello Stato ridurrà l’autoreferenzialità della nostra politica), e poi non si può accettare di rimandare tutto a quando avremo una nuova politica italiana, restano tre anni di legislatura ed è ora che governo e Parlamento si assumano le loro responsabilità. Il secondo “però” sono proprio queste responsabilità: ma è possibile, diciamo noi, che nel pieno della peggiore crisi degli ultimi cinquant’anni si debba porre prioritariamente (è questo il punto) mano a qualcosa fermo lì da 30 anni, che non risolve comunque immediatamente nemmeno un po’ i problemi degli italiani, non parla (quindi) al Paese, costruisce solo un pezzettino di futuro, non si sa se lo faccia bene, e comunque nemmeno se lo faccia, visto a chi è affidato? Sì alle riforme solo nell’interes- se di tutti e almeno contestualmente ad interventi immediati per far uscire dal «tunnel esistenziale» gli italiani che purtroppo ci sono già caduti, ed evitare che ce ne finiscano (possibilmente) altri. Francesco Carosella ci presenta i risultati del sondaggio di Crespi che confermano la validità, nella rispondenza al Paese, che in questo caso è legata ad una necessità, e dunque non è un «capriccio» che si possa ascoltare (populisticamente: non è questo il punto, stavolta) o meno, della nostra linea. Carosella, dunque, all’interno.

Nella foto, il presidente del Consiglio nella versione di oggi dell’”orecchio a terra”: ascolta (in auricolare) il Paese. Ma – una volta tanto – gli darà ascolto? Gli italiani lo sperano

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di Francesco CAROSELLA

Sebbene tre quarti degli italiani siano per l’ipotesi presidenzialista, ma al tempo stesso l’85% degli intervistati non saprebbe spiegare in cosa consiste il modello semi-presidenziale francese – che è quello che si vorrebbe adottare – la questione della riforma istituzionale, al primo posto nell’agenda di (altri) media, è risultata dal sondaggio condotto da Crespi Ricerche l’ultima delle priorità degli italiani.

Al primo posto per il 75% ci sono chiaramente il lavoro e la disoccupazione. Meno importante ancora del presidenzialismo è la riforma della Giustizia, temi entrambi ritenuti esclusiva degli addetti ai lavori: costituisce una priorità solo per 6 italiani su 100.

Al secondo posto viene la ripresa economica, necessaria per reagire alla crisi internazionale. L’unica riforma istituzionale di cui si avverte la necessità è quella del federalismo fiscale, richiesta dal 51,2% degli intervistati, ben al di sopra dei confini partitici.
Il dato è significativo se si pensa che la Lega ne ha fatto il punto cardine del suo programma politico.

Plebiscito per la diminuzione del numero dei parlamentari, quasi il 100%, così per l’eliminazione delle Province (70%).

Gli italiani hanno dunque la mente e il cuore al portafogli, e gli intervistati assicurano che sarà (ancora) quello il criterio con cui voteranno nel 2013.

Francesco Carosella

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