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Un esempio della narrazione del premier Vero o falso, gli italiani crederanno a lui Tutti i ‘messaggi’ dell’intervento di Parma Ecco svelati segreti di Berlusconi (FOTO)

aprile 11, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana conosce una sola Politica: quella vera, quella fatta di visione e scelte concrete per il futuro dell’Italia. Gli stessi discorsi dei protagonisti della nostra politica, questi, protagonisti, che hanno dimostrato di non conoscere automatismo tra intensità dell’eloquio e traduzione in fatti (chi per propaganda e mancanza di responsabilità, chi per (in)capacità o mancanza delle condizioni per esprimerla), lasciano il tempo che trovano, e rischiano loro stessi di allontanare – in qualche modo allentando la tensione, e appagando – dal rifacimento dell’Italia. Allontanare noi, oltre che direttamente loro in prima persona. il Politico.it svolge quindi la propria narrazione, fatta di informazione, naturalmente, che seleziona, però, come dovrebbe fare tutta una stampa responsabile che volesse dare il proprio contributo al rilancio del Paese attraverso la nostra politica, i passaggi alti da quelli di pura propaganda appunto; e poi di dibattito (ma serio, concentrato sulla soluzione dei problemi del Paese) e proposte per il futuro dell’Italia. E tuttavia esistono gli strumenti partiti che sono indispensabili alla politica italiana. E non è naturalmente autoreferenziale un discorso che, combinato con il ragionamento sul futuro del Paese, si dedichi a contribuire a migliorare questi strumenti anche nella loro differenziazione di parte. In questo senso, da qualche tempo stiamo offrendo al centrosinistra (altri) strumenti per rivedere la propria fallimentare strategia di comunicazione, come abbiamo già scritto vera e propria chiave di volta – perché dal posizionamento di quella può dipendere la rifioritura anche di tutte le altre parti dell’azione da mettere in campo – di una rinascita dei Democratici. Oggi lo facciamo analizzando l’eloquio di ieri del presidente del Consiglio, che altrimenti non avremmo raccontato così come non raccontiamo polemiche sterili che vengono dal centrosinistra. Perché si tratta di un discorso che contiene pochi elementi di concretezza, se non nel campo della comunicazione: Berlusconi entra in sintonia con gli italiani proponendo un’immagine vincente di sé e teorie, più o meno autentiche, più o meno funzionali alla propaganda di centrodestra, che attecchiscono nella percezione delle persone perché rispondono a schemi di pensiero che sono nel nostro senso comune. Oltre, naturalmente, alla banalità – che però per certa parte della nostra politica tale sembra non essere – del parlar chiaro. Sentiamo.

Nella foto, il presidente del Consiglio si asciuga la fronte: teme lo svelamento dei propri segreti?

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di ANDREA SARUBBI*

Quello che mi ha più colpito dell’intervento di Silvio Berlusconi al convegno di Parma, per festeggiare i 100 anni di Confindustria, non coincide con i titoli della stampa di queste ore. Chiariamoci, probabilmente la notizia è l’annuncio delle riforme su fisco e giustizia, se notizia si può definire quello che si va ripetendo da vent’anni e che lo stesso premier ribadisce ogni giorno; ma ciò che mi ha colpito, per dirla con Ligabue, è il confine tra palco e realtà, che nell’eloquio del nostro presidente del Consiglio spesso si dissolve.

Devo fare qualche esempio, perché se no non mi capisco neppure da solo. Quando Berlusconi mostra cordoglio per la morte del presidente polacco nell’incidente aereo di stamattina, ricordando la sua amicizia personale con Lech Kaczynski, è indubbiamente sincero. Quando, un minuto dopo, annuncia la nascita della figlia di Mariastella Gelmini spiegando di averle imposto il nome Emma in onore alla Marcegaglia, sta chiaramente scherzando. Quando dice di aver spiegato a Sarkozy che il riscaldamento climatico non esiste e che l’effetto serra è un’invenzione, perché lui nell’ultimo inverno ha preso tre raffreddori, non capisci se stia facendo sul serio oppure no: l’unica certezza che hai è che, nell’elettorato meno sensibile alle questioni ambientali, qualcuno finirà per credergli davvero. Per non parlare del disarmo nucleare firmato da Usa e Russia: Berlusconi stamattina ne ha rivendicato esplicitamente il merito, spiegando agli imprenditori – e per conoscenza al comitato norvegese per il Nobel, che dovrà esaminare la sua candidatura – che tutto nacque al G20, quando il nostro prese da parte Obama e Medvedev e li minacciò di non farli entrare al G8 dell’Aquila se prima non avessero firmato un’intesa. “Due giorni prima del G8 – ha raccontato testualmente il premier – Obama si precipitò a Londra per firmare l’accordo e poi arrivò da me, in Abruzzo, sventolandomi il documento, per far vedere che aveva rispettato gli ordini”. E qui non ho dubbi che Berlusconi ci creda davvero, perché rientra proprio nello stile del personaggio, ma quello che non mi spiego è come facciano a crederci anche i nostri connazionali, visto che né il sito della Casa Bianca né quello del Cremlino fanno un minimo cenno all’indispensabile mediazione italiana. Tra palco e realtà, infine, è anche il riferimento alle riforme istituzionali, tema tanto caro ai giornali: oggi Berlusconi è arrivato a dire che in Italia il governo non conta nulla, perché nei decreti legge c’è il presidente della Repubblica che decide anche gli aggettivi e tutto il resto è nelle mani del Parlamento, che è il vero padrone del Paese. Mi verrebbe da ridere, se non ci fosse da piangere.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

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