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Vocabolario. Cultura politica, Democrazia di Marco Rosadi

aprile 11, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è anche un grande centro di elabo- razione di cultura politica. Che non perde, però, il contatto con la realtà. Dopo avere criticato la tendenza politologica italiana di oggi ad assecondare l’autoreferenzialità della nostra politica in questo momento di crisi reale per molti di noi, il Politico.it dà seguito alla predilezione per la politica vera, fatta di visione e scelte concrete per il futuro dell’Italia, proponendovi questo bellissimo saggio sul senso e sulla “storia” della parola che indica proprio la nostra forma di governo (o no?). Ovvero quel regime, lo definisce Aristotele, come ci viene riferito da Rosadi, «che ha come obiettivo il vantag- gio generale, mentre quelli che perseguono soltanto l’utile di chi ha il potere sono deviazioni del retto go- verno». Le riforme, certo, come chiave indispensa- bile per costruire l’Italia del domani, indispensabile (nella misura in cui non autoreferenziale appunto) ma non prioritaria: prima viene (appunto) l’Italia. E in questo senso è (anche) utile questa riflessione che attiene non i barocchismi e le architetture istituzionali, ma l’intelligenza stessa del modo (possibile) di governare, tutti insieme, questo Paese. Read more

Avevamo ragione (ancora una volta) noi Ora gli italiani chiedono risposte alla crisi Politologi: “Ma riforme utili pure a Paese” Non nel pieno della peggiore recessione

aprile 11, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Sondaggio di Crespi per il giornale della politica italiana: il Paese non sa e, anche se sapesse, non gli interesserebbe (sì, e ora spieghiamo perché). E’ quello che si evince dall’ultimo rilevamento a tema delle riforme istituzionali, che svela come per il 75% degli italiani la priorità che si deve dare la nostra politica sono il lavoro e la ripresa economica, e non la riforma del modello di governo e di Stato. «Ma è proprio per la “richiesta” – che viene ogni giorno da il Politico.it, che ascolta e rappresenta il Paese – di una maggiore rispondenza alle necessità degli italiani che bisogna fare le riforme, che migliorano il funzionamento della politica e dunque le consentono di superare la propria autoreferenzialità», è in buona sostanza il messaggio giunto in questi giorni da autorevoli studiosi della nostra politica quali Sofia Ventura e Giovanni Sartori. Ma l’impressione, con tutto il rispetto, è che la loro deformazione profes- sionale politologica corra il rischio di allontanarli – al seguito o, così, alla guida della politica italiana stessa – dalla realtà del Paese: tutto questo è sicuramente vero, e il giornale della politica italiana lo ha sottolineato ripetutamente. Ci sono due “però”: il primo è che la farraginosità della macchina non può essere un alibi per la deresponsabilizzazione della nostra politica: la macchina ha dei limiti, ma i veri limiti che osserviamo ogni giorno sono nella classe dirigente, che certo la riforma del sistema aiuta a cambiare, ma per prima cosa bisogna vedere quanto, se è vero che il lupo non si consegna al cacciatore (vedi resistenze al cambiamento della legge elettorale. Rotondi oggi: «Il Pdl non la approverà», e con il Porcellum nessuna riforma dello Stato ridurrà l’autoreferenzialità della nostra politica), e poi non si può accettare di rimandare tutto a quando avremo una nuova politica italiana, restano tre anni di legislatura ed è ora che governo e Parlamento si assumano le loro responsabilità. Il secondo “però” sono proprio queste responsabilità: ma è possibile, diciamo noi, che nel pieno della peggiore crisi degli ultimi cinquant’anni si debba porre prioritariamente (è questo il punto) mano a qualcosa fermo lì da 30 anni, che non risolve comunque immediatamente nemmeno un po’ i problemi degli italiani, non parla (quindi) al Paese, costruisce solo un pezzettino di futuro, non si sa se lo faccia bene, e comunque nemmeno se lo faccia, visto a chi è affidato? Sì alle riforme solo nell’interes- se di tutti e almeno contestualmente ad interventi immediati per far uscire dal «tunnel esistenziale» gli italiani che purtroppo ci sono già caduti, ed evitare che ce ne finiscano (possibilmente) altri. Francesco Carosella ci presenta i risultati del sondaggio di Crespi che confermano la validità, nella rispondenza al Paese, che in questo caso è legata ad una necessità, e dunque non è un «capriccio» che si possa ascoltare (populisticamente: non è questo il punto, stavolta) o meno, della nostra linea. Carosella, dunque, all’interno. Read more

Un esempio della narrazione del premier Vero o falso, gli italiani crederanno a lui Tutti i ‘messaggi’ dell’intervento di Parma Ecco svelati segreti di Berlusconi (FOTO)

aprile 11, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana conosce una sola Politica: quella vera, quella fatta di visione e scelte concrete per il futuro dell’Italia. Gli stessi discorsi dei protagonisti della nostra politica, questi, protagonisti, che hanno dimostrato di non conoscere automatismo tra intensità dell’eloquio e traduzione in fatti (chi per propaganda e mancanza di responsabilità, chi per (in)capacità o mancanza delle condizioni per esprimerla), lasciano il tempo che trovano, e rischiano loro stessi di allontanare – in qualche modo allentando la tensione, e appagando – dal rifacimento dell’Italia. Allontanare noi, oltre che direttamente loro in prima persona. il Politico.it svolge quindi la propria narrazione, fatta di informazione, naturalmente, che seleziona, però, come dovrebbe fare tutta una stampa responsabile che volesse dare il proprio contributo al rilancio del Paese attraverso la nostra politica, i passaggi alti da quelli di pura propaganda appunto; e poi di dibattito (ma serio, concentrato sulla soluzione dei problemi del Paese) e proposte per il futuro dell’Italia. E tuttavia esistono gli strumenti partiti che sono indispensabili alla politica italiana. E non è naturalmente autoreferenziale un discorso che, combinato con il ragionamento sul futuro del Paese, si dedichi a contribuire a migliorare questi strumenti anche nella loro differenziazione di parte. In questo senso, da qualche tempo stiamo offrendo al centrosinistra (altri) strumenti per rivedere la propria fallimentare strategia di comunicazione, come abbiamo già scritto vera e propria chiave di volta – perché dal posizionamento di quella può dipendere la rifioritura anche di tutte le altre parti dell’azione da mettere in campo – di una rinascita dei Democratici. Oggi lo facciamo analizzando l’eloquio di ieri del presidente del Consiglio, che altrimenti non avremmo raccontato così come non raccontiamo polemiche sterili che vengono dal centrosinistra. Perché si tratta di un discorso che contiene pochi elementi di concretezza, se non nel campo della comunicazione: Berlusconi entra in sintonia con gli italiani proponendo un’immagine vincente di sé e teorie, più o meno autentiche, più o meno funzionali alla propaganda di centrodestra, che attecchiscono nella percezione delle persone perché rispondono a schemi di pensiero che sono nel nostro senso comune. Oltre, naturalmente, alla banalità – che però per certa parte della nostra politica tale sembra non essere – del parlar chiaro. Sentiamo. Read more

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