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Diario politico. Conflitto di interessi (…)
Il presidenzialismo? Legge ad personam
Premier: ‘A turno unico’. Per stravincere
Ma Fini: “Lo si faccia per (tutto) il Paese” E a Confindustria si parla (anche) di Italia

aprile 10, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. I due scenari di cui vi abbiamo raccontato in questi giorni: il mondo a parte della politica italiana, che discute di se stessa e delle proprie riforme. E uno squarcio di realtà a Parma, al convegno annuale dell’associazione degli imprenditori, che chiedono invece risposte concrete per uscire dalla crisi e costruire il futuro. Sul palco del teatrino della nostra politica si sfidano i due cofondatori del Pdl, che rappresentano evidentemente interessi (appunto) opposti. A Parma interviene anche Tremonti, che parla di riforma fiscale e federalismo come prime chiavi di volta con cui incidere sulla realtà continuando a riconoscere – come ha cominciato a fare da qualche tempo – l’esistenza di una crisi che comporta ancora notevoli rischi. Il racconto, all’interno, di Baffigo.

Nella foto, Adenoid Hynkel. O meglio: Silvio Berlusconi. In uno dei capolavori di Chaplin. O nella realtà?

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di Ginevra BAFFIGO

Alla vigilia dei ballottaggi nei 41 comuni italiani, di cui quattro comuni capoluogo (Mantova, Macerata, Matera e Vibo Valentia) si consuma l’ennesimo scontro alla leadership del centrodestra italiano. Ancora una volta a far scattare la scintilla sono le riforme, inderogabili ora che le Regionali hanno posto la corona d’alloro in capo alla Lega.
Non possiamo ancora dire che questo sia un post-regionali, almeno fino a lunedì, eppure la tensione in casa Pdl è talmente alta che il verdetto delle urne non placa gli animi dei due fondatori, che oggi ci regalano un nuovo tête à tête.
“Guardiamo alla Francia ma no al doppio turno” esordisce il premier in mattinata, con una dichiarazione che ha il sapore di una risposta. Fra i destinatari, non per ultimo, il presidente della Camera, che nei giorni scorsi faceva notare come la forma di governo d’Oltralpe non possa combinarsi con il Porcellum (legge elettorale con cui si è votato in Italia nelle ultime due tornate, ndr). Per il governo del fare non c’è tempo da perdere: “L’elezione di presidente e Parlamento in un solo turno e nella stessa giornata” scandisce ancora Berlusconi.
Ottenuta infine una replica da palazzo Chigi, la terza carica dello Stato non perde tempo a gettar nuova legna sul fuoco: “Non è possibile” introdurre il modello francese “con una legge elettorale proporzionale a turno unico” perché “quel modello funziona con una legge elettorale maggioritaria a doppio turno”. “Con l’approccio – prosegue il presidente della Camera – che mi sembra molto ‘sloganistico’, di scegliere un modello ‘x’ o ‘y’ rischiamo di ripetere le vicende che abbiamo già conosciuto” con le riforme varate dal centrodestra e bocciate dal referendum, ovvero di “tante chiacchiere e pochi fatti”.
Poche chiacchiere e pochi fatti, ma soprattutto, l’accusa che muove Fini all’esecutivo è di una forte miopia. Il doppio turno infatti potrebbe di fatto sfavorire il Pdl, a causa dell’astensionismo, ma il capo di Montecitorio la pensa diversamente: “Sono valutazioni legittime – riconosce – ma relative a logiche che sono logiche dei partiti, mentre le riforme dovrebbero essere fatte con un’ottica che non può essere di questa o quella parte, ma nell’interesse generale”.
La polemica come sempre non si ferma alla soglia del Pdl. Altrettanto secca quanto negativa arriva la chiosa del segretario Pd, oggi più che mai preso da una possibile rivalsa regionale al ballottaggio del weekend. Bersani è trachant: con il federalismo, nuovamente invocato dalla vittoriosa Lega, la figura del capo dello Stato dovrà ancor di più “restare super partes”. E poi ritornando all’emergenza dell’oggi, il segretario ricorda all’esecutivo, come tra le priorità delle famiglie italiane non vi siano le riforme, quanto piuttosto crisi e lavoro: “Se non ce ne occupiamo un po’, finisce che la politica prende una distanza abissale dalla societa”. Ad ogni modo, chiude, “il cantiere delle riforme è il Parlamento e non “le interviste sui giornali”.

L’intervento di Napolitano. Se l’intervento del segretario Democratico indubbiamente invita ad una maggiore concretezza, risolutivo ed altamente pragmatico è il richiamo all’ordine del Colle: “E’ augurabile che si esca al più presto da anticipazioni e approssimazioni che non si sa quali sbocchi concreti, quali proposte impegnative, a quali confronti costruttivi possano condurre”. “Non è più tempi di annunci”, rimprovera Napolitano, impellenti nell’agenda della nostra politica vi sono “una serie di riforme non più procrastinabili”: fisco, sicurezza sociale, ricerca, e soprattutto un’uscita d’emergenza per uscire dalla crisi che stringe il Paese. Il presidente non dimentica di elencare anche quella della giustizia, perché nel nostro Paese è necessario assicurare “la certezza del diritto che è, tra l’altro, un interesse vitale per le imprese e per la capacità del nostro paese di attrarre investimenti”.
Venendo alla “riforma del giorno”, il presidenzialismo o premierato per il quale volano guanti di sfida nei palazzi di governo, il numero uno del Quirinale non si sbilancia: “Si possono legittimamente sollevare, certo, altri problemi, riaprire capitoli complessi e difficili, come quelli di una radicale revisione della forma di governo. Ma è bene tenere conto dell’esperienza, dei tentativi falliti, delle incertezze rivelate anche dalla discontinuità della discussione su taluni temi accantonati per molti anni”. Altrettanto cauto, il presidente si mostra sul federalismo: va fatto, ma prestando molta attenzione alle “chiusure ed egoismi nelle regioni più sviluppate”, rispettando il principio di solidarietà’ e chiamando il Sud “alla prova della responsabilità”.
Non per ultimo arriva l’ormai noto appello ad abbassare i toni: “Quella urlata forse può portare voti ma fa danni al Paese”. Napolitano chiede più “senso della misura” e più “senso delle proporzioni”: “Siamo in una fase nella quale sembrano contare solo i giudizi estremi, che magari rendono in termini elettorali, ma che fanno danni”. Napolitano ricorda inoltre il compito per il settennato: “Garantire la maggiore stabilità politico-istituzionale possibile non significa né immobilismo né negazione della dialettica tra maggioranza e opposizione”. Senza alcun estremismo, “è possibile scontrarsi in campagna elettorale e vorrei dire scontrarsi con misura, anche se talvolta i miei appelli sono apparsi utopistici”.

Risposte alla crisi. “Priorità alla riforma fiscale” declama il ministro del Tesoro da Parma. Questa sembra essere l’unica risposta che la politica italiana riesce a dare al Paese, al mercato che non risorge in questo 2010, ma al contrario attraversa una delle fasi più critiche dal dopoguerra.
L’economia è ferma, immobile anche il Pil. Se si prova a guardare al domani il panorama non migliora: le ombre dell’oggi si allungano minacciose sul futuro delle prossime generazioni.
Non è l’opposizione a parlare, tanto meno qualche analista catastrofico. L’allarme è di Confidustria, che oggi a Parma chiede una risposta concreta al governo del fare. La preoccupazione è reale ed il pressing si fa necessario, ma il governo adopera ancora la formula, fin troppo generica per gli industriali, delle riforme da fare, ma che tardano a farsi.
Il dibattito parmigiano trova però argomenti concisi e proposte interessanti. Si apre con l’intervento di Luca Paolazzi, direttore del Centro studi di Confindustria. L’allarme è serio, ma l’atteggiamento è positivo. Nessuna recriminazione, l’idea è quella di voltare pagina nella gestione dell’economia: “E’ necessario abbattere le tante muraglie all’interno del nostro Paese, le muraglie che ostacolano le sfide per la modernità”. Con cinquemila imprenditori come pubblico, Paolazzi ripercorre i cambiamenti del secolo che Confindustria compie in questo difficile 2010. Il direttore del CsC dà spazio ai “progressi fatti” per sottolineare “i progressi mancati”, e delle difficoltà del Paese: prima fra tutte il calo del Pil pro capite, sceso del 4,1% negli ultimi dieci anni e che non sembra frenare la sua discesa in picchiata: da qui al 2014 si attesterà sotto la media Ue di almeno 10 punti.
Un futuro “fosco” per il quale è necessaria una virata d’urgenza: “Per tornare a crescere occorrono riforme”, ma non solo: “Più concorrenza, più libertà d’impresa, meno burocrazia, più infrastrutture, energia meno cara, riforme del mercato del lavoro, migliore formazione e università più meritocratica”.
Se lapidario era stato l’intervento di Bersani che a Tremonti recriminava di fare “soliloqui con qualche frase sconsiderata e nessuna risposta concreta alle richieste degli imprenditori e dell’opposizione”, vero è che presa la parola il ministro non si tira indietro. Tremonti dà atto agli industriali che il quadro allarmante è reale: “Il rischio non è finito. E’ come in un videogame… la crisi è mutata”. Il responsabile? La globalizzazione, ancora una volta, che ha portato ad un radicale e repentino cambiamento. Il passaggio è stato anche dal debito privato a quello pubblico: “Ogni 8 secondi si emette 1 milione di euro di titoli pubblici. Il problema non è emetterli, è collocarli. Ma il debito pubblico o privato è sempre debito ed il debito è sempre pericoloso”. Con questa legislatura, avvisa il ministro, si sarebbe invertita la marcia: “Per la prima volta la velocità di crescita del deficit e del debito pubblico italiani è inferiore alla media europea”.
Infine una buona notizia? A Confindustria non basta e Tremonti lo sa. Ed è così che rilancia con una promessa: “Per l’Italia le riforme sono in assoluto una necessità storica, che avremmo a prescindere dalla crisi. Oggi siamo l’unico paese europeo che pianifica riforme strutturali”. La prima, in ordine di priorità, è quella fiscale: “Il mondo è cambiato e in un simile contesto, è impensabile che il fisco resti lo stesso di quello messo in legge negli anni ’70 e poi continuamente rattoppato”. Ed allora? Quale sarà la risposta italiana alla crisi mondiale? Il federalismo? Proprio così. “Basta con un sistema in cui i poveri delle regioni ricche finanziano i ricchi, ladri, delle regioni povere”.
Tremonti in quel di Parma sembra così compiere un passo gigantesco: non nega l’empasse dell’economia italiana, riconosce il problema del Pil e rilancia con una proposta concreta, per quanto non eviti di sollevare critiche in seno all’arena della politica italiana. Un passo che in qualche misura si dirige anche verso l’opposizione, o quanto meno il Partito Democratico, che oggi per mezzo del suo segretario chiedeva alla maggioranza di smettere di scaricare le colpe sugli altri, invitando tutti ad avere “un grande senso di responsabilità per risollevare le sorti del Paese”.
“Se vogliono discutere di riforme sono disposto ad andare ad Arcore a piedi con l’intenzione di presentare proposte nuove”, continuava il segretario Bersani, bisogna evitare “le chiacchiere che rischiano di allontanare ancor di più la politica dalla società”.

Ginevra Baffigo

Commenti

3 Responses to “Diario politico. Conflitto di interessi (…)
Il presidenzialismo? Legge ad personam
Premier: ‘A turno unico’. Per stravincere
Ma Fini: “Lo si faccia per (tutto) il Paese” E a Confindustria si parla (anche) di Italia

  1. Mario on aprile 10th, 2010 11.09

    La cosa che non mi stupisce sono i toni negativi di Bersani e di questo giornale su un inizio di discussione….
    Niente di costruttivo ma per chi è schierato preventivamente è normale.
    Ipocrita (ma è classico per molti shcierati a sinistra) è poi far apparire Berlusconi come un dittatore e poi rimarcare negativamente ogni volta che Fini o Calderoli si prendono la briga di fare o dire qualcosa autonomamente.

  2. Redazione on aprile 10th, 2010 12.22

    Caro Mario,
    “Il grande dittatore”, come lei sa bene, è – per noi – soprattutto una pregevole citazione cinematografica. Rafforzata e sostanziata dall’immagine della performance col pallone-mappamondo di Berlusconi-Hynkle.
    Non serve, in questo caso, tanto ad indicare che «Berlusconi è un dittatore», quanto piuttosto, a sistema con il titolo, a tradurre la pretesa del premier di fare un (semi)presidenzialismo che sia tagliato sulla misura di una sua sicura (e, certo, totale) vittoria (“Il presidenzialismo? Legge ad personam. Premier: “A turno unico”. Per stravincere” => “Il grande dittatore”).
    Per questo il discorso sul rapporto contestazione della dittatura (che non c’è)-sottolineatura delle contestazioni interne al centrodestra ci sembra non abbia ragion d’essere.
    Infine, abbiamo spiegato le ragioni della nostra critica alla scelta di dedicarsi alle riforme istituzionali mentre il Paese va a picco. Fatta questa premessa, abbiamo cercato (e continueremo) di informare (la notizia del “sì” veltroniano alla piattaforma di Fini l’abbiamo data noi per primi) e di dare il nostro contributo nel filone delle riforme.
    Nessuno “schierarsi preventivamente”, insomma. Anzi: il solito approccio onesto, responsabile e, crediamo, anche piuttosto efficace.

    la Redazione

  3. Mario on aprile 11th, 2010 00.35

    Egregia direzione
    Non lavoro nel marketing ma occupandomi anche io di strategie riconosco i giochi psicologici.
    Se come l’ho costretta a spiegare non esiste la dittatura di Berlusconi, perchè accoppiare quel titolo e quella foto se non per volutamente accostare il nome di Berlusconi alla parola dittatura? E poi giustificarlo con la citazione cinematografica. Se non avesse voluto dire questo perchè non mettere una foto che facesse pensare a qualcosa che funzionasse meglio (cosa che molti, tra cui me, pensano) e quindi proposta fatta per il bene di tutto il paese? O se proprio si facesse un lavoro super partes e non ci si volesse schierare veramente bastava una foto che facesse pensare a una mezza Francia, no? Ritengo quindi che il discorso abbia tutte le ragioni d’essere.
    Sul preschierarsi… dire che l’Italia non abbia bisogno di riforme proprio ora che si ha una maggioranza tale che si possono veramente fare….come se fare le riforme costituzionali voglia dire non fare le riforme economiche…..questo non è neanche uno preschierarsi ma è al limite di schierarsi contro perchè chi non si pre-schiera veramente chiederebbe tutte e due le cose.

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