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Conti pubblici, dobbiamo preoccuparci(?) Sul loro vero stato un velo di ambiguità Ora Tremonti dica come stanno le cose Donadi: ‘Governo riferisca in Parlamento’

aprile 9, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana crede nell’onestà e nella responsabilità, e poiché non ha senso “avere” valori che poi non si tengono come punti di riferimento effettivi, assume su di sé entrambi. Ed è onestamente e responsabilmente che il Politico.it segnala il “mistero” – con qualche fessura attraverso cui passa una luce tenue, pallida, malata, altrimenti non potremmo essere qui a parlarne – che copre, a questo punto, i conti dello Stato. Ogni volta che qualcosa riesce ad emergere – come per le rilevazioni Istat, o come nel caso delle indiscrezioni, anche se smentite dal ministro dell’Economia, su una “manovrina” di ripianamento di un buco di bilancio di 4-5 miliardi che sarebbe in cantiere per giugno – la percezione è che qualcosa non vada e, comunque, che tra il racconto che viene fatto dal governo e il reale stato della nostra economia ci sia una forte discrepanza. Ma, attenzione: in questo caso non è solo un problema di (mancanza di) onestà o di propaganda. E’ un problema di responsabilità: perché la trasparenza dei conti, oltre ad essere un requisito fondamentale per “stare” sui mercati con qualche sicurezza (per noi e per loro), è anche la condizione affinché tutti si possa contribuire ad una corretta gestione e non ci si ritrovi poi, tra qualche mese, con una brutta sorpresa. Conosciamo le cattive condizioni diremmo “strutturali” dei nostri conti, ma proprio per questo i rischi sono grandi e devono essere evitati attraverso un sano rapporto (in tutti i sensi) con l’opinione pubblica, oltre che con le altre parti della nostra politica che, anche, la dovrebbero tradurre e guidare. Insomma ministro Tremonti, questo non è il comparto (e il momento) sul quale giocare con la comunicazione, della quale lei è abile interprete al pari del presidente Berlusconi: faccia un passo indietro e dica come stanno davvero le cose. Prima che sia troppo tardi. Ma qual è il parere del centrosinistra – o meglio l’Ita- lia dei Valori: il Pd, ancora una volta, dov’è? – Lo sco- priamo con questo intervento di Massimo Donadi.

Nella foto, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti

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di MASSIMO DONADI*

E’ sensato progettare la costruzione di un castello in mezzo ad un’area piena di macerie? E’ sensato parlare di grandi riforme ad un Paese con le gambe rese sempre più doloranti dal peso della crisi economica? E’ quanto, di fatto, sta facendo, al momento questo governo, affannato nel tentativo di salvare una faccia, ben lontana dall’arrossire anche di fronte all’evidenza.

Di certo ci sono i dati. Ieri l’Istat ha parlato chiaro dei redditi familiari del Paese, i più bassi da vent’anni a questa parte. Poi ci sono le notizie da prendere con la dovuta prudenza, perché rimangono indiscrezioni, per altro smentite dal nostro ministro dell’economia, per quanto provenienti da ambienti governativi: un buco di 4-5 miliardi, cui l’esecutivo penserebbe di porre rimedio con una sorta di manovrina, un anticipo sulla manovra 2011.

Ora, provando a schiarirci gli occhi appannati dalla nuvoletta di ottimismo sapientemente messa su dal governo, cerchiamo di avere il massimo dell’equilibrio nell’analizzare la situazione. A dicembre è stata approvata una manovra finanziaria, su cui il governo ha evitato ogni possibile invasione di campo da parte delle opposizioni, trincerandosi dietro la sua arma preferita, quella della fiducia, contro la quale niente è servito. Oggi, ad appena quattro mesi di distanza, circolano voci su una possibile manovrina per pareggiare i conti che non tornano. Tremonti smentisce. Ma è lo stesso Tremonti che, meno di un mese fa, diceva, testuali parole: “Tutti i soldi che avevamo li abbiamo investiti per la tenuta sociale e grazie a questo ora il nostro paese non è percorso da una crisi sociale”. Parole. Solo parole smentite in modo schiacciante dai dati.

1 marzo: dall’Istat si apprende che il Pil del 2009 è il più basso dal 1971. 31 marzo: è sempre l’Istat a rendere noto che a gennaio la disoccupazione ha raggiunto un tasso di 8,6%, il dato peggiore mai registrato dal 2004. Mi fermo qui, perché credo sia sufficiente. Ad occhi ben schiariti e lontani dal voler polemizzare, la conclusione è una sola: a questo punto c’è una ragionevole ed istituzionale esigenza di chiarezza, anche perché i mercati europei non possono certo barcamenarsi nel buio come stiamo facendo noi. Dubbi e incertezze non sono accettabili in un campo come quello dell’economia.

Se pure le proteste continuano a provenire non solo dall’opposizione, ma dallo stesso centrodestra, i cui sindaci ieri sono scesi in piazza a lamentare carenza di soldi e chiedere aiuto a chi occupa le poltrone del potere, noi ne abbiamo francamente abbastanza di contestare il comportamento poco ortodosso di questo governo. Almeno intendiamo non farlo a parole. Ora attendiamo che il governo venga a riferire in Parlamento per fare chiarezza su quanto è avvolto dal dubbio. Il ministro Tremonti non può tirarsi indietro. Per motivi istituzionali dovrà ricoprire il suo ruolo, assumersi le responsabilità politiche che gli sono inscindibilmente legate. Una volta per tutte, dovrà far coincidere le parole con i dati.

MASSIMO DONADI*

*Capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera

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