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***(E’) il tempo delle riforme (?)***
STESSE POSIZIONI DI QUINDICI ANNI FA
di ANDREA SARUBBI*

aprile 9, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana ha criticato la scelta (ancora una volta – in parte – autoreferenziale) della nostra politica di occuparsi di sé stessa e non del Paese nel momento di crisi che una (grossa) parte di noi sta attraversando, e in maniera drammatica (il «tunnel esistenziale» evocato da Concita De Gregorio). Tuttavia abbiamo anche scritto che, a questo punto, c’è la speranza che le riforme finalmente si facciano e nell’interesse del Paese. E come sempre ci siamo messi a dare il nostro contributo, concreto, alto. Ma i dubbi restano molti. Sia perché la classe dirigente attuale è forse la più autoreferenziale della Storia della Repubblica, sia perché (/cosa che ha provocato che) gli ultimi tentativi sono tutti coincisi con riforme elettorali(stiche) ma nel senso che servivano a portare acqua al mulino della parte in quel momento al governo nell’imminenza delle elezioni, e non erano certo nell’interesse di tutti – ma gli italiani, e non i protagonisti della nostra politica. Insomma, la «legislatura costituente» di cui parlò Frattini mesi fa fa un po’ ridere, se associata all’attuale politica italiana. Tuttavia noi continueremo a dare il nostro contributo nella speranza che si riesca tutti quanti a portare “a casa” qualcosa di buono. Gela queste nostre subitanee speranze il deputato del Partito Democratico, che ci riporta ad (un’altra) realtà: quella per cui alla fine della Prima Repubblica eravamo esattamente al punto in cui ci troviamo oggi: il dibattito era lo stesso, sugli stessi modelli con divisioni sovrapponibili a quelle di oggi (fatta la tara dell’”aggiornamento” che c’è stato nella distribuzione delle sensibilità nei contenitori e delle persone, que- st’ultimo un po’ fermo specie a sinistra). Sentiamo.  Read more

Un inserto satirico sulla crisi della Chiesa theHand “racconta” l’ipocrisia e l’omertà Ma il Vaticano: ‘Ora trasparenza e rigore’ Italia ha bisogno di suo contributo (sano)

aprile 9, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana ha a cuore la “tenuta” sociale, culturale e valoriale del nostro Paese e non solo. In questa chiave il ruolo della Chiesa cattolica è fondamentale. Al di là della distinzione più gettonata tra “base” della Chiesa e suoi vertici – in realtà il mondo ecclesiale è diviso in un’anima “buona” e in una più rivolta su se stessa, come il resto del mondo – e al di là del conservatorismo che a volte appare veramente antistorico e anche, in qualche momento, reazionario (in campo appunto valoriale), dell’attuale guida papale, la Chiesa sta (anche) vicina alle persone, le sostiene, offre loro punti di riferimento (“materiali” e spirituali), le guida. In un Paese nel quale la nostra politica è oggi drammaticamente autoreferenziale, e in cui il vuoto di buona politica anche a livello territoriale è spesso riempito, come ha scritto ieri Franco Laratta sul nostro giornale, da figure e organizzazioni che approfittano della debolezza delle persone per trarne un profitto personale o per la propria parte oppure spingono il “popolo” ad esprimere il peggio di sé, e ad involvere, la presenza dei preti – semplifichiamo così – è una garanzia di tenuta, appunto, che le stesse persone cresciute nel mito della comunità e della socialità dovrebbero riconoscere e apprezzare di più. Nessuno di noi, dunque, dovrebbe “godere” di fronte ad una difficoltà della Chiesa cattolica (in generale). (In particolare,) tuttavia, lo scandalo della pedofilia e anche una perdita del senso di sé e della propria funzione che sembra accompagnare, oggi – al di là del caso – appunto la Chiesa suggeriscono, pongono la necessità di una profonda riflessione e rivalutazione (di sé), che almeno sul piano del riconoscimento pubblico è cominciata oggi, con le parole del portavoce Vaticano padre Lombardi che “apre” ad un’ipotesi di autocritica e di cambiamento da parte di una gerarchia che finora si era rifugiata nel vittimismo (vedi saggio di Marco Rosadi sulla tecnica berlusconiana), anche a fronte, questo va detto, di una probabile strumentalizzazione o pretestuosità negli attacchi al papa che avevano altro obiettivo da favorire la giustizia e magari la stessa riforma della Chiesa (della quale del resto alle persone meno responsabili ed esterne al mondo ecclesiale non interessa). In questo quadro il giornale della politica italiana vuole dare il proprio contributo. E lo fa – oltre che con questa riflessione – con la satira del suo Maurizio Di Bona, che aiuta noi, e la Chiesa, a prendere coscienza fino in fondo di ciò che, oltre all’evidenza del reato, non è andato. E lo fa con un grande dispiegamento di mezzi: ben sei vignette, oggi, per un vero e proprio inserto che vi offriamo, care lettrici, cari lettori, per raccontare la crisi della Chiesa. Read more

Conti pubblici, dobbiamo preoccuparci(?) Sul loro vero stato un velo di ambiguità Ora Tremonti dica come stanno le cose Donadi: ‘Governo riferisca in Parlamento’

aprile 9, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana crede nell’onestà e nella responsabilità, e poiché non ha senso “avere” valori che poi non si tengono come punti di riferimento effettivi, assume su di sé entrambi. Ed è onestamente e responsabilmente che il Politico.it segnala il “mistero” – con qualche fessura attraverso cui passa una luce tenue, pallida, malata, altrimenti non potremmo essere qui a parlarne – che copre, a questo punto, i conti dello Stato. Ogni volta che qualcosa riesce ad emergere – come per le rilevazioni Istat, o come nel caso delle indiscrezioni, anche se smentite dal ministro dell’Economia, su una “manovrina” di ripianamento di un buco di bilancio di 4-5 miliardi che sarebbe in cantiere per giugno – la percezione è che qualcosa non vada e, comunque, che tra il racconto che viene fatto dal governo e il reale stato della nostra economia ci sia una forte discrepanza. Ma, attenzione: in questo caso non è solo un problema di (mancanza di) onestà o di propaganda. E’ un problema di responsabilità: perché la trasparenza dei conti, oltre ad essere un requisito fondamentale per “stare” sui mercati con qualche sicurezza (per noi e per loro), è anche la condizione affinché tutti si possa contribuire ad una corretta gestione e non ci si ritrovi poi, tra qualche mese, con una brutta sorpresa. Conosciamo le cattive condizioni diremmo “strutturali” dei nostri conti, ma proprio per questo i rischi sono grandi e devono essere evitati attraverso un sano rapporto (in tutti i sensi) con l’opinione pubblica, oltre che con le altre parti della nostra politica che, anche, la dovrebbero tradurre e guidare. Insomma ministro Tremonti, questo non è il comparto (e il momento) sul quale giocare con la comunicazione, della quale lei è abile interprete al pari del presidente Berlusconi: faccia un passo indietro e dica come stanno davvero le cose. Prima che sia troppo tardi. Ma qual è il parere del centrosinistra – o meglio l’Ita- lia dei Valori: il Pd, ancora una volta, dov’è? – Lo sco- priamo con questo intervento di Massimo Donadi. Read more

Diario politico. Alla fine i conti tornano (?) Presto o dopo via altri 5 miliardi di spesa Tremonti dice e non dice su come vanno Mentre in molti precipitano in un tunnel Sì ad una “grande riforma”. Ma dell’Italia

aprile 9, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. E siccome il giornale della politica italiana non pone questioni a vuoto, non ci limitiamo a lanciare il sasso ma facciamo avanzare anche la mano, rilanciando ancora una volta l’idea di fondo che sta alla base della nostra “proposta” (che costituisce naturalmente un altro contributo offerto alla nostra politica): fare del Paese un grande “campus” (universitario) a cielo aperto, che coinvolga tutti (ora vediamo in che senso), in cui la stella polare sia l’innovazione in funzione della competitività e quindi anche (per) la soluzione della crisi di prospettiva che ci aspetta nel confronto con le potenze (economiche) emergenti; la cui chiave di volta è – ecco il punto – un sistema di formazione permanente retto dallo Stato e dalle aziende in stretto rapporto, naturalmente (tocca a loro di impostare e coordinare il “lavoro” – è proprio il caso di dirlo), con università profondamente rinnovate e “liberate”, per il quale chi non ha lavoro non è “disoccupato” bensì “studia” per formarsi a nuovi lavori – che sarà chiamato a fare – parte appunto dell’innovazione, sostenuto – solo se accetta l’impegno formativo – da uno stipendio che sostituisce la cassaintegrazione e anche l’eventuale sussidio di disoccupazione che si trasformano, così, in una sorta di “borsa di studio” (appunto) cessando quindi di essere un provvedimento-tampone a fondo perduto – anche se di grande utilità sociale – e trasformandosi invece in un investimento che produce ricchezza (progressiva). Tutto questo contribuisce a risolvere, in larga parte, il problema sociale del lavoro, ci consente di puntare adeguatamente sull’innovazione che balza al centro del nuovo sistema-Paese, coinvolgendo risorse altrimenti destinate al sociale e dunque ottimizzando la spesa in questo senso, producendo ricchezza sul medio e soprattutto sul lungo periodo, in un circolo virtuoso determinato dalla sempre maggiore competitività dovuta all’innovazione stessa, con l’effetto, peraltro, di far impennare il livello di alfabetizzazione (in senso ampio) del Paese, cosa che non può non contribuire a sua volta alla crescita e a rifare dell’Italia un grande Paese. Tutto questo per (riba)dire che in piena crisi economica è ora di occuparsi dell’Italia e non più (o non solo) della sua politica (autoreferenziale), le riforme istituzionali possono aspettare se non si riesce contestualmente (e prioritariamente) ad affrontare i problemi del Paese; perché, lo diciamo ad Europa, che critica oggi in un suo editoriale il nostro punto di vista condiviso anche da alcune parti della politica italiana, il problema non è elettorale ma sostanziale, diciamo tutto questo perché il Paese ha bisogno e non perché tutto questo debba portare un qualche ritorno in termini di consensi a chicchessia, di cui a noi non importa. Nostra politica che ha il dovere – invece – di occuparsi di ridare un futuro a questo Paese (contemporaneamente, così, risolvendo i problemi di oggi). Trastullarsi su se stessa non ci darà modo non solo di uscire dalla crisi economica di oggi, ma nemmeno da quella storica di un’Italia che perde ogni anno posizioni in tutte le classifiche, a fronte di un patrimonio, umano e culturale, che le potrebbe (le potrà) consentire di tornare ad essere quel grande Paese, culla della civiltà che è stato nella sua Storia. Il racconto, all’interno, di Finelli. Read more

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