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Rispunta l’asse Veltroni-Fini sulle riforme “Sistema francese, con legge elettorale” Ceccanti a il Politico.it: “Uninominale necessario al bilanciamento dei poteri”

aprile 8, 2010 di Redazione 

L’intervista. Il presidente della Camera interviene ad un convegno organizzato da FareFuturo, i veltroniani rispondono sul giornale della politica italiana. Fini: «No a dibattito superficiale, il semi-presidenzialismo va importato per intero». Il senatore del Pd e stretto collaboratore dell’ex sindaco di Roma: «Su quel sistema si può ragionare (anche se la nostra prima opzione restano forme neo-parlamentari) a patto che lo sia integralmente». Lo ha sentito Stefano Catone.

Nella foto, Gianfranco Fini e Walter Veltroni

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di Stefano CATONE

Onorevole Ceccanti, favorevole o contrario al presidenzialismo? E, nel caso, in quali forme pensa che potrebbe adattarsi al nostro sistema?
«Sono favorevole come ipotesi di partenza a una soluzione analoga alle grandi democrazie europee dove la maggioranza di Governo è scelta dagli elettori per la legislatura, come prevedeva sia la bozza Violante sia il programma elettorale del Partito Democratico. Come subordinata si può anche ragionare sul sistema francese, purché lo sia integralmente, compresa la legge elettorale».

Un ipotetico modello presidenziale italiano come può conciliarsi con la figura forte, nel bene e nel male, di Silvio Berlusconi?
«Berlusconi col suo conflitto di interessi emerge e ritorna come una sorta di supplenza anomala rispetto alla debolezza fisiologica dell’istituzione Governo. Se vogliamo evitare altri fenomeni anomali o il ritorno a Governi deboli e impotenti abbiamo il dovere di rafforzare le istituzioni, a cominciare dalla legge elettorale che deve essere uninominale maggioritaria per raccordare meglio eletti ed elettori e per arrivare più naturalmente ad una scelta di una maggioranza di Governo. Noi non ci dobbiamo occupare più di tanto delle intenzioni altrui, concentriamoci sulle nostre. Le riforme si fanno perché sono necessarie al Paese, non come concessione agli altri. Dobbiamo essere pronti a sostenere le nostre posizioni neo-parlamentari; se gli altri ci propongono uno schema diverso dobbiamo difendere le ragioni di un equilibrio di poteri dentro l’altro schema. Non sono accettabili riforme squilibranti comunque congegnate e non è accettabile lo status quo sulla legge elettorale».

Quale ruolo, in questo senso, può essere giocato dalla Lega? E come si conciliano la teoria federalista con il sistema presidenzialista, al di là degli slogan?
«Una maggiore forza del governo centrale è il logico pendant della trasformazione federalista dello Stato. Se la Lega persegue questa linea non possiamo che esserne lieti. Se invece dovesse riproporre schemi para-secessionisti, che suppongono un Governo debole, dovremmo opporci, ma al momento non sembra il caso».

In definitiva quali obiettivi deve perseguire la riforma istituzionale e, quindi, quale assetto istituzionale crede sia il migliore per il nostro Paese?
«Gli obiettivi sono quelli di una vicinanza al cittadino che deve deidere il rappresentante, chi lo Governa e che deve veder valorizzate le comunità intermedie di cui fa parte».

Stefano Catone

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