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Controcorrente. Una proposta di riforma costituzionale M. Adinolfi

aprile 8, 2010 di Redazione 

Vedete il giornale della politica italiana: ieri abbiamo denunciato (trovate il Diario ancora qui sotto) la distrazione totale della nostra politica non dai «problemi reali del Paese», una formula stra-abusata e consumata che non evoca più nulla nel pensiero di chi l’ascolta, ma dal «tunnel esistenziale» (Concita De Gregorio) in cui migliaia, se non milioni di italiani sono crollati a causa della crisi economica. Una situazione grave alla quale si accompagna il cattivo (usiamo un eufemismo per non spaventarci) stato di salute dei conti pubblici, naturalmente (come vi abbiamo raccontato) peggiorato anche a causa della stessa crisi (e certo l’immobilismo anche precedente del governo non ha favorito un andamento migliore), che – lo capiamo benissimo tutti – potrebbe anche preludere – speriamo di no – ad una grave crisi nazionale. Insomma, è tutto fuorché il momento in cui rimettersi a “giocare” con le riforme istituzionali. O quanto meno non è ragionevole dare a questo la priorità, se ne può discutere a margine. Nondimeno, la nostra politica comincia ad affrontare il tema, e al netto della contestualizzazione c’è da sperare – ma non si può andare oltre questo, visti i precedenti che abbiamo richiamato e visto anche che il pallino è in mano non solo alla Lega ma specificamente a Roberto Calderoli, quello della «porcata», come definì lui stesso la legge elettorale (vigente) di cui fu estensore – a questo punto che almeno si possa risolvere quella parte di problemi legata al funzionamento della macchina dello Stato (poi, come abbiamo detto, c’è il problema dell’autoreferenzialità “congenita” a questa classe dirigente che la riforma costituzionale può contribuire a guarire ma fino ad un certo punto, e rispetto alla quale c’è bisogno di una svolta più profonda, che non può prescindere da un’assunzione di responsabilità della parte – traversale – più matura della nostra politica) e, insomma – per quanto la strada, con questi protagonisti, continui ad apparirci in salita, e di quelle con tratti al 20% – che si possa fare una buona riforma costituzionale. il Politico.it non si sottrae, dunque, al dibattito. E ospita stamattina la proposta di una delle sue firme più prestigiose. Mario Adinolfi e la sua bozza di riforma costituzionale (ispirata al sistema americano) in sette punti.           

Nella foto, Mario Adinolfi

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di MARIO ADINOLFI

Mi sono fatto coraggio dopo aver letto che la riforma costituzionale era in mano a Roberto Calderoli, quello della “porcata”. Se è lui a scrivere e portare la bozza di riforma del centrodestra a Napolitano, credo che i vent’anni di studio appassionato di sistemi politici comparati possa consentirmi di avanzare la mia personale proposta. E’ offerta prima di tutto al centrosinistra, anche se credo che resterà inascoltata: poi al popolo della rete, sperando che la discuta e la coltivi.

In Italia si è proposto di ricalcare praticamente tutto: il sistema francese, quello tedesco, quello spagnolo, persino l’austriaco. Eppure, al punto in cui siamo arrivati, l’unica salvezza arriva dal sistema americano, ovviamente riscritto per le nostre esigenze e innovato secondo lo spirito del tempo. Insomma, io cambierei la Costituzione così:

1. Elezione diretta del presidente della Repubblica a turno unico, con poteri esecutivi centralizzati di nomina-revoca dei ministri e di giuda del governo. Non più di dodici ministri, ognuno coadiuvato da due o tre sottosegretari. Dura in carica cinque anni. Può essere rieletto una sola volta.

2. Parlamento bicamerale non perfetto: Senato federale composto da cento membri eletti con sistema uninominale maggioritario a turno unico, uno per provincia, competente per i provvedimenti con ricaduta in ambito regionale. Camera dei Deputati con potere legislativo composta da quattrocento membri eletti con sistema proporzionale su liste uniche nazionali bloccate con sbarramento al cinque per cento. Durano in carica cinque anni. Hanno il potere di sfiduciare il presidente della Repubblica con una maggioranza dei due terzi, ma se lo sfiduciano vengono sciolte.

3. Presidente della Repubblica e membri dei due rami del Parlamento sono eletti contestualmente nell’election day nazionale. In caso di decesso o impedimento permanente di un membro del Senato federale si procede a elezioni suppletive. L’eletto resta in carica per il residuo del mandato. In caso di decesso o impedimento permanente di un membro della Camera, subentra il successivo in lista. Nessun membro del Parlamento può restare in carica più di quindici anni (tre mandati pieni).

4. I partiti sono associazioni riconosciute davanti alla legge, che ne controlla i bilanci (attraverso la Corte dei Conti) e l’esercizio delle forme della democrazia interna. Per le candidature a presidente della Repubblica e membro del Parlamento, procedono a selezioni primarie obbligatorie regolate per legge.

5. Alle Regioni è riconosciuta la più ampia autonomia e potestà legislativa, sempre in armonia con i principi generali dell’ordinamento nazionale, che mantiene la competenza esclusiva in materia di politica estera, Interni, Difesa, Giustizia, Welfare e Pubblica Istruzione. Il voto per le Regioni avviene, di norma, a metà del mandato del presidente della Repubblica configurando così elezioni di mid term. I cittadini possono esercitare la funzione legislativa attraverso istituti di democrazia diretta come i referendum abrogativi e propositivi a livello regionale o nazionale, raccogliendo su appositi quesiti un numero di firme pari ad almeno il due per cento dei cittadini che si intende chiamare al voto. I referendum sono validi se vota almeno il venticinque per cento degli aventi diritto al voto.

6. Il potere giudiziario è esercitato dalla magistratura indipendente, selezionata per concorso pubblico e governata dal Consiglio superiore della Magistratura presieduto dal presidente della Repubblica. Lo stesso presidente della Repubblica nomina i nove membri della Corte costituzionale, ognuno dei quali deve superare un’istruttoria ed essere votato dalla maggioranza dei due terzi di entrambi i rami del Parlamento. La Corte costituzionale decide su ogni conflitto tra Stato e Regioni, oltre a offrire giudizi di congruità costituzionale sulle leggi regionali e statali, se richiesta dai soggetti abilitati a farlo. La Corte costituzionale ha il potere di porre in stato d’accusa per alto tradimento il presidente della Repubblica e di sottoporre al voto dei due rami del Parlamento la sua decadenza dall’incarico. In caso di decadenza, decesso o impedimento permanente del presidente della Repubblica, la Corte costituzionale ha il potere di sciogliere contestualmente le Camere e convocare il nuovo election day.

7. Oltre al potere esecutivo, legislativo e giudiziario viene costituzionalizzato il potere informativo, indipendente e governato dal Consiglio superiore dell’Informazione.

Questa sarebbe una riforma rivoluzionaria e capace di rendere finalmente meno asfittica la politica italiana: un presidente forte eletto direttamente, un Parlamento leggero ma autorevole in rappresentanza di forze politiche realmente radicate con poteri reali, primarie obbligatorie per legge e legge sui partiti, istituti di democrazia diretta che assegnino anche al cittadino un potere legislativo effettivamente decidente, limiti ai mandati elettivi, territori forti grazie a una reale autonomia regionale, indipendenza di magistratura e informazione garantita per via Costituzionale.

Un programma ambizioso molto slegato dall’esistente. Perché l’esistente non è riformabile. Si può solo abbattere.

MARIO ADINOLFI

Commenti

2 Responses to “Controcorrente. Una proposta di riforma costituzionale M. Adinolfi

  1. giorgio on aprile 8th, 2010 15.55

    Sono d’accordo che bisogna ricostruire la struttura dello stato da zero. Per farlo è necessario costruire un progetto e sottoporlo al popolo con un referendum. La sinistra ha l’obbligo morale, verso i propri elettori e le idee dalle quali nasce, di provare questa strada, percorrendola dal basso, dalle proposte dei cittadini e porla in discussione in parlamento, anche se nella via parlamentare, allo stato attuale, con l’attuale maggioranza filo-dittatoriale, c’è poco da sperare. A me non piace il presidenzialismo, di qualunque origine. Penso invece alla semplificazione: eliminazione province e riduzione parlamentari, senato faderale, riduzione del numero delle regioni, accorpamento dei piccoli comuni in comunità locali, ministero delle risorse umane che gestiscono le forze produttive nazionali (i lavoratori vengono affittati alle aziende nazionali o estere, o utilizzati in opere di pubblica utilità, con eliinazione delle pensioni di anzianità e sociali ma salario minimo garantito), anagrafe unica, civile, tributaria, sanitaria e digitale(viva la tecnologia). Dovere di partecipare alle consultazione elettorali. Ecc.
    Giorgio Calarco

  2. Mario on aprile 9th, 2010 15.50

    Mi trovo molto d’accordo con i punti 1,3,4,5. Il punto 7 non l’ho chiaro e sarebbe carino se Adinolfi lo spiegasse meglio.
    Il punto 2 potrebbe andare bene ma un senato federale legiferante potrebbe andare in contrasto con il punto 5 per cui un’alternativa è fare un senato federale senza potere legislativo ma che lavori esclusivamente sulle interrogazioni al governo e altre attività di controllo politico lasciando che la camera si occupi solo e soltanto di legifare.
    Sul punto 6 non ci siamo….il potere giudiziario esiste solo in termini di magistratura inquirente, quello giudicante non è un potere ma solo un servizio ai cittadini. Per cui carriere immediatamente separate. Come per tutti i poteri elezioni da parte del popolo della magistratura inquirente con i compiti effettivi di indagine lasciati solo agli organi di polizia. Concorso pubblico per la magistratura giudicante con responsabilità civile pura come per tutte le altre attività professionali.

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