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La riflessione. Cultura politica, il partito nelle città di Estella Marino

aprile 7, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è il luogo del dibattito pubblico della nostra politica. Che spesso è però affetto (e afflitto), a sua volta, da autoreferenzialità. Autoreferenziali sono la questioni poste dalla politica italiana (di oggi) come, in parte, sta avvenendo anche in queste ore con il tema delle riforme istituzionali che molti italiani non sanno cosa siano e a cosa servono, che sono pure necessarie, in un sistema ormai arrugginito e semi-bloccato, e tuttavia non dovrebbero – onestamente e responsabilmente – avere la priorità che viene data loro oggi dalla nostra politica – e in particolare, va detto, dalla maggioranza – in un momento di grande difficoltà per il nostro Paese (gli ultimi dati parlano di un rapporto deficit/Pil mai così alto dal 1996, ovvero da quando cominciò l’opera di risanamento dei conti dei governi di centrosinistra; per non parlare naturalmente della crisi economica e delle difficoltà di molti di noi. «Un tunnel esistenziale», lo ha definito in modo evocativo Concita De Gregorio direttrice de l’Unità), quando ben altri sono gli interventi che gli italiani si aspettano e di cui hanno bisogno. E tuttavia il Politico.it, i nostri lettori lo sanno bene, non ha mai perso la stella polare della riflessione costruttiva per il futuro del nostro Paese. Che affrontiamo anche oggi pure se da un punto di vista diverso: quello dei partiti – quindi in qualche modo guardandoci l’ombelico, come invita a non fare (salvo poi caderci nel puntare tutto sulle alleanze) Pierluigi Bersani, ma per – che altro non sono che strumenti al servizio della (costruzione del futuro della) collettività. L’esponente de iMIlle, il movimento innovatore nato attorno alla figura di Ivan Scalfarotto, e giovane militante romana del Partito Democratico, vicina alla nostra Cristiana Alicata, analizza con grande lucidità ed efficacia quale dovrebbe essere, in un’ultima istanza, la funzione di questo strumento nella dimensione (d’uso) cittadina: un «catalizzatore», scrive Marino, che consenta alle forze più o meno sommerse già presenti nel tessuto sociale e culturale della civitas di essere messe a sistema e valorizzate per fare il bene della collettività, appunto. Quella funzione di «coordinamento» di cui già parlò il nostro direttore, che può essere la chiave per rilanciare, tutti insieme, questo Paese.

Nella foto, di Chiara Lalli, Estella Marino riflette

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di ESTELLA MARINO

Il catalizzatore in chimica è un elemento che inserito in una soluzione con due o più reagenti facilita, permette, a volte è indispensabile per lo svolgersi della reazione tra essi; nella definizione scientifica: è in grado di aumentare la velocità di una reazione, facendola avvenire secondo un diverso cammino, a minore energia di attivazione.

Gli elementi ci sono già tutti nella soluzione ma lui gli fornisce i modi, le forme, le giuste combinazioni per poter interagire e reagire producendo qualcosa di nuovo e/o di diverso. Insomma permette lo svilupparsi delle potenzialità dall’interazione di quegli elementi.

Ecco secondo me un partito cittadino oggi dovrebbe avere – all’interno del tessuto sociale e culturale in cui è presente – un po’ questa funzione. Con una premessa di fondo: avere un’idea anche se non perfettamente definita di dove si vuole andare tutti assieme, ma non una soluzione pre-confezionata da spacciare in ogni contesto.

Nella città ci sono tante realtà sociali e culturali, luoghi di studio, di ricerca o di lavoro, che producono innovazione, crescita culturale, ipotesi di nuove soluzioni a vecchi problemi, nuove forme del vivere e condividere, diverse capacità di aggregare, letture intelligenti di fenomeni nuovi, forme di resistenza ai poteri forti, nuove visioni e approcci alla città stessa. E spesso forniscono una elaborazione più avanzata di quanto il partito possa fare al suo interno come soggetto collettivo.

Ma tutte queste realtà rimangono elementi singoli che non riescono a dare l’avvio al processo di costruzione di un nuovo immaginario cittadino, serve un elemento catalizzatore, un soggetto diffuso e capillare, ma al contempo organico e (un po’) strutturato che decida di essere il tessuto connettivo e l’ossatura del processo di costruzione di una nuova idea di città.

Il catalizzatore (quello vero) a dirla tutta è una sostanza che si ritrova chimicamente inalterata alla fine della reazione, mentre invece il partito dovrebbe essere un catalizzatore “intelligente” che apprende dalla reazione o meglio dal processo stesso che ha messo in moto. L’approccio agli altri elementi-attori dovrebbe essere di ascolto, senza preclusioni – che la verità in tasca non pretende più di averla nessuno – con una buona dose di coraggio di chi accetta la sfida di fornire supporto alla costruzione di un processo senza configurarne a priori il risultato finale – frutto solo del processo stesso.

ESTELLA MARINO

Commenti

One Response to “La riflessione. Cultura politica, il partito nelle città di Estella Marino

  1. Mario on aprile 7th, 2010 18.35

    Attenzione però perchè esiste un’altra legge che dice…”If you put rubbish in you get rubbish out”. Se all’interno di un partito le forze e le idee che si mettono dentro sono pessime si ottiene un prodotto ancora peggiore. Anche su questo la sinistra deve ragionare.

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