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Diario politico. Modernità?, indietro tutta Alfano vuole cancellare le liberalizzazioni Torna costo minimo concordato avvocati Ma così vincono familismo e corporazioni Ecco un contrario dell’Italia che vogliamo

aprile 7, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. Il giornale della politica italiana guarda al futuro. E pensa ad un Paese nel quale libertà e solidarietà-coesione sociale convivano in quella democrazia liberale dolce che abbiamo evocato. Un’Italia mobile, fluida, aperta – in una parola, moderna – che non perda però il senso della propria Storia e della propria uni(ci)tà. In questa chiave l’unico provvedimento(-simbolo) dell’ultimo governo Prodi degno di nota (insieme alla politica estera dalemiana, nonostante tutto), le lenzuolate di liberalizzazioni delle professioni volute dall’attuale segretario Democratico Bersani – allora ministro per lo Sviluppo economico – equivaleva (allora come – ancora di più – oggi) ad una ventata d’aria fresca in una stanza chiusa. Ebbene, oggi il ministro della Giustizia propone un indietro tutta su questo fronte. E in particolare nello specifico delle tariffe per le prestazioni degli avvocati, rispetto alle quali il governo pensa alla reintroduzione della soglia minima, che impedisce – in sostanza – la libera concorrenza (specie da parte dei giovani che non hanno il nome e il prestigio necessario a competere, a parità di tariffa, con i principi del foro, e dunque si trovano impossibilitati, di fatto, ad aprirsi una strada tra i grandi studi in cui ci si tramanda il lavoro di padre in figlio) – tra generazioni e strati sociali (di partenza). Il sigillo ad un Paese immobile, poco fluido, chiuso. Un Paese-casta nel quale il merito delle persone non viene, in ultima istanza, riconosciuto. A vantaggio delle rendite (ereditarie) di posizione. L’esatto contrario dello spirito (di quale tempo?) di una destra liberale. Alla quale evidentemente questo centrodestra non si può paragonare. Come non si può dire che il centrosinistra sia la forza della modernità. Ma quelle liberalizzazioni vanno difese. E, come sempre, il Partito Democratico tace. Il racconto, all’interno, di Baffigo.

Nella foto, il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, legge con attenzione (?) i nostri commenti in titolo

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di Ginevra BAFFIGO

Aprono di nuovo i battenti di Villa San Martino: l’esecutivo si riunisce nella residenza del premier con all’ordine del giorno riforme, presidenzialismo e federalismo.
Da subito è chiaro che la Lega è venuta ad Arcore per reclamare un nuovo ruolo all’interno della maggioranza. Un ruolo sancito dal successo delle Regionali, che ora porgono al Carroccio delle potentissime armi.
Si entra così in una nuova fase di questa XVI legislatura: vi sono nuovi equilibri al governo. La forumla da porre a sintesi potrebbe essere meno An, più Lega.
A casa Berlusconi Bossi, i ministri Roberto Calderoli e Roberto Maroni, e delle new entry, tra cui il Delfino del regno padano, Renzo Bossi, ed il neo-presidente del Piemonte Cota. Al tavolo siedono per il Pdl i tre coordinatori, Verdini, Bondi e La Russa, oltre a Tremonti ed ovviamente il padrone di casa.
Con due Bossi al tavolo è chiaro che non c’è tempo da perdere. Per le riforme i lumbard non si accontenteranno di un posto in tribuna.
Altri lotti da dare al miglior offerente saranno il dicastero dell’Agricoltura e lo scranno più alto del Comune di Milano.
In questo quadro Farefuturo prende la parola, proprio nel giorno del vertice, per polemizzare con i vertici del Pdl, sul già più volte sollevato tema della subalternità al Carroccio. Filippo Rossi, direttore del webmagazine vicino al presidente della Camera, non lascia spazio ad ulteriori interpretazioni: “La Lega fa il suo mestiere e lo fa bene: vince le elezioni, amministra, e sfrutta fino in fondo (con buona dose di spregiudicatezza) il suo peso. Verrebbe da dire: è la politica, bellezza. Il problema, semmai, è tutto del Pdl. La grande questione è il sonno di un partito nato un anno fa con l’ambizione di scrivere la storia del Paese. E che adesso rischia di essere trainato dal suo alleato minore”. E ancora: “Il Popolo della libertà dovrebbe far pesare la propria differenza, dettando l’agenda del governo e impostando il cammino delle riforme. Non solo per motivi di forza numerica (che comunque hanno una loro valenza) ma anche e soprattutto perché è nato come grande partito nazionale, maggioritario e plurale. L’esatto contrario della Lega”.
Per Sandro Bondi si tratta però semplicemente di “una nota stonata”, ma anche Verdini è laconico: “Chi sostiene di sentire il silenzio del Pdl o è sordo o fa finta di niente. La stessa cosa si potrebbe dire di chi non vede: o è cieco oppure finge di non vedere a sostegno delle proprie tesi”.
In serata è Adolfo Urso a gettare un po’ di acqua sul fuoco: “Il commento di Filippo Rossi non coincide con il pensiero della Fondazione. E’ una posizione giornalistica, legittima come ogni critica, che non deve però essere interpretata come una posizione politica”.
Un Bersani alle prese con il dibattito interno post-sconfitta, esprime un auspicio: “Spero che si chiariscano le idee e vengano in Parlamento con una proposta. Ci sono due cose su cui tutti si dicono d’accordo, Senato Federale e riduzione del numero dei parlamentari, le portino alle Camere e le facciamo domani, basta chiacchiere”.

Liberalizzazioni, indietro tutta. Ieri da Sulmona Alfano poneva la questione: “Intendo convocare gli stati generali dei professionisti italiani, che rappresentano oltre 2 milioni di partite Iva, per rimuovere dalla legislazione italiana tutte le norme introdotte con Bersani: le sue lenzuolate, con il finto intendimento di proteggere i cittadini, hanno solo penalizzato tutti i professionisti italiani”. Il ministro promette quindi di far tabula rasa delle misure del governo Prodi, raccogliendo così il favore delle categorie e forse solo qualche critica del garante della concorrenza, che spesso si è dovuto rivolgere alle Camere per la ritrosia degli ordini ad adeguarsi alle nuove regole di mercato. Per Alfano la questione è semplice: “La democrazia non è una serie di divieti e di obblighi tra i quali devi fare slalom. E’ l’insieme delle regole e dei diritti che consentono a ciascuna persona di esprimere il meglio di sé stesso. E noi abbiamo intenzione di togliere tutte quelle regole che non servono ma creano solo ostacoli alla libertà e alla crescita dei cittadini”. L’altolà di Bersani: “Lo stop alle liberalizzazioni introdotte dal governo Prodi non sarebbe altro che un indietro tutta. Andiamo avanti come i gamberi. E comunque io non ho fatto solo le lenzuolate”.
Le “lenzuolate” di cui parla Alfano erano state, per il governo Prodi, una ventata di aria fresca, un impulso per vivacizzare il mercato. Nonostante queste liberalizzazioni abbiano tutta l’apparenza di un’iniziativa in senso liberale, ora il centrodestra fa (fare al Paese) indietro tutta.
Il Guardasigilli è chiarissimo: al primo posto dell’agenda c’è la questione delle tariffe minime, che dopo il decreto Bersani sono state sostituite dalla possibilità per il cliente di negoziare la parcella. Ed ora? Cosa ha in mente il governo del fare? Tornerà una soglia al di sotto della quale non sarà più possibile scendere? «Quello che bisogna garantire – spiega Alfano – sono prestazioni efficaci e tariffe che siano semplici, comprensibili, eque e trasparenti. Sul come raggiungere questo obiettivo avremo modo di discutere. Ma lo faremo con regole moderne, al passo con la globalizzazione dei mercati».
Quindi anzitutto si procederà con un esame dei problemi sul tavolo: «Ascolterò le voci di tutti gli ordini – dice ancora il ministro della Giustizia – e dopo un’attenta analisi proporremo delle riforme che siano in grado di tenere insieme la dignità ed il prestigio delle professioni insieme agli interessi del singolo cittadino. Come già abbiamo fatto per l’avvocatura».
Sull’opportunità di tutto questo attendiamo il parere dei liberi professionisti.
Intanto ci fanno sapere qualcosa i consumatori: “Siamo stupiti e preoccupati dalla posizione espressa dal governo di voler inserire le tariffe minime per i professionisti italiani”, scrive in una nota, Federconsumatori e Adusbef. “Il processo di liberalizzazioni in questo settore – ricordano ancora le associazioni di consumatori – avviato da Bersani, ha consentito maggiore competitività, più concorrenza, inserimento di nuove generazioni ed ovviamente minori costi a beneficio dei cittadini”.
“Con questo intervento – aggiungono – si rintroducono norme che danno spazio a vecchie logiche corporative, non dimentichiamo che siamo un Paese dove il 40% dei figli dei liberi professionisti esegue il lavoro del padre e a nulla valgono le motivazioni espresse dal ministro Alfano di collegare il calo del fatturato con le norme di liberalizzazioni”.
“Infatti la caduta del fatturato è da addebitarsi esclusivamente alla crisi economica che sempre e comunque si vuole sottacere. Adusbef e Federconsumatori – conclude la nota – si impegneranno a contrastare ogni iniziativa corporativa tendente a riportare il nostro Paese indietro di anni con gravi conseguenze dal punto di vista economico e sociale che poi pagheranno i cittadini”.

In casa Democratica. Mentre attendono con fiducia i risultati dei ballottaggi domenicali, che potrebbero restituire al centrosinistra il comune di Mantova, il segretario prova a tracciare una tabella di marcia, ora che le urne sono un ostacolo alle spalle. Area democratica e popolari hanno già indetto gli stati generali, ma Bersani non si fa intimorire: “Io vado avanti. Faremo una bella e approfondita discussione, come richiesto. Senza veli. Non sono, come ho già spiegato al congresso, un segretario suscettibile. Ma, poi, nel partito c’è tanto da lavorare. Sulla strada già tracciata”. Convocati perciò a Roma (per martedì prossimo) i segretari regionali per una prima analisi del voto zona per zona, è per il 17 che si attende il vero scontro politico, la riunione di direzione.
La minoranza intanto indice un’adunanza. Beppe Fioroni ha già attorno a sé i parlamentari e una cinquantina di neo consiglieri regionali. L’ex ministro grida all’allarme: se “riemergono due feticci ridicoli, due categorie da sotto il vestito niente: una si chiama giovanilismo, l’altra unanimismo. Così non ci sto, non andiamo da nessuna parte”. “La “giaculatoria”, secondo Fioroni, dove si mettono in pista i giovani per salvare il Pd ed alla fine tutto “si risolve puntualmente nei giochetti del manovratore di turno che si circonda di giovani leve ma soltanto per poter gestire tutto da solo”.
“Noi non perdiamo perché siamo divisi – continua Fioroni – La pluralità di voci è una ricchezza. Del resto, nel Pdl litigano su tutto però hanno vinto. Noi andiamo male perché il programma arriva confuso agli elettori”.
Ma il segretario, con il fianco dolorante, si dimostra sereno. Forte del sostegno incondizionato offerto da Franco Marini, dice: “Esco rafforzato da questa partita” ed intanto si prepara per il faccia a faccia con il premier, venerdì sul tradizionale ring di Confindustria a Parma.

Ginevra Baffigo

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