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L’editoriale. E si lavori a un’ampia condivisione di Aldo Torchiaro

aprile 6, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è il giornale dell’unità di questo Paese. L’unità di questo Paese richiede l’unità della nostra politica. Dunque il giornale della politica italiana è il giornale dell’unità nella nostra politica. Unità della nostra politica che significa condivisione di valori e regole fondamentali per poi contendersi il diritto di far pendere la bilancia del governo del Paese un po’ più da una parte o un po’ più dall’altra secondo uno schema che pure, nel suo penultimo editoriale, il nostro direttore suggeriva sia possibile anche superare, e vale pure come possibile chiave di volta per il futuro dello stesso Partito Democratico. Perché, scriveva Matteo Patrone, l’Italia merita di essere rifondata – come abbiamo scritto anche oggi – su onestà e responsabilità. Rispondendo alla sola domanda su cosa serva a questo Paese. E in questa prospettiva è ragionevole ipotizzare lo stesso superamento di destra e sinistra, e dei cartelli di interesse (più o meno funzionali al bene di tutti) che le due parti della nostra politica costituiscono. Si potrebbe anche dire che chi riuscirà ad assolvere a questa funzione anche senza tradire la propria impostazione originale è destinato a governare a lungo l’Italia, riuscendo contemporaneamente a farne il bene. Un po’ come successo al ciclo della guida di Blair in Inghilterra, che altro non era che questo. E il Pd dovrebbe probabilmente prendere nota. Ma al di là dei destini del principale partito di opposizione, a noi interessa quello del Paese. E dopo aver suggerito con Crespi al presidente del Consiglio di pensare a riforme nell’interesse di tutti, insistiamo con la grande firma di E Polis e del giornale della politica italiana nel chiedere, nell’invocare da parte della nostra politica un «segno di pace» che venga scambiato all’insegna dell’interesse nazionale. Non inciuci, dunque, ma un’anticipazione di quella condivisione di onestà e responsabilità nella quale confrontarsi liberamente ma trovando, inevitabilmente, tanti punti di convergenza che può essere il fondamento dell’Italia del domani. L’editoriale di Torchiaro, dunque. Ascoltiamo.            

Nella foto, Aldo Torchiaro

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di ALDO TORCHIARO

E’ in questi giorni, rientrati dalle vacanze di Pasqua, che gli italiani guardano alla vita delle istituzioni con qualche aspettativa in più. La politica è andata in soffitta, durante la campagna elettorale delle regionali. L’attività parlamentare e quella del governo hanno lasciato il posto per due lunghi mesi ad un carosello del quale nessuno sentirà la mancanza.

Adesso si torna al lavoro, ciascuno davanti a un’agenda insieme più chiara e più difficile. La maggioranza ha tutti i numeri per fare le prodigiose riforme delle quali ha fatto ampiamente l’annuncio. L’opposizione, Pd in testa, si trova di fronte a un bivio, con il consenso al minimo storico e scadenze decisive da qui a un anno. Non a caso Berlusconi e Fini hanno siglato, seppur solo al telefono, l’avvio di una stagione nuova, all’insegna di un’intesa costruttiva.

Una primavera di riforme segnata dal superamento delle incertezze sul presidenzialismo alla francese, visto dal vertice del Pdl come un approdo naturale e da alcuni altri, come l’Udc e la sinistra, come una sciagura. La Lega Nord, rafforzata dalle regionali, non si scosta dal binario centrale del federalismo. E il pontiere di sempre, Tremonti, è già all’opera per far coincidere le due istanze, avviando le premesse per una riforma costituzionale complessiva.

La Repubblica federale presidenziale, così diversa da quella consegnataci dai costituenti, sarebbe lo sbocco naturale, l’esito de facto di una serie di misure di cui avremo notizia in queste settimane. Se le regioni incasseranno l’Iva, determineranno l’esenzione Ici, promuoveranno bonus fiscali, il federalismo entrerà nelle case degli italiani dalla porta principale, senza infingimenti.

Come spesso succede però le idee giganti camminano con le gambe dei nani. Accade così che la forma dello Stato che verrà è oggi sotto il giogo di equilibri in bilico tra due poltrone: quella del sindaco di Milano (partita che si disputerà nell’aprile 2011, ma che riguarda tutta la gestione dell’Expo) e quella del ministro dell’Agricoltura, dovendo dare il cambio a Luca Zaia. Lega e Pdl si devono accordare sulle pertinenze, prima di definire l’agenda delle riforme da condividere con l’opposizione. Il dialogo sta partendo, dietro le quinte, con le mediazioni di Violante e D’Alema. Dopo le colombe consumate sulle tavole pasquali, ci vorrebbe un segno di pace per ricostruire il Paese.

ALDO TORCHIARO

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