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Muro contro muro ideologico sull’aborto A Cota e Zaia: siate i “governatori” di tutti Ma la 194 va applicata nella sua interezza Un nuovo intervento di Massimo Donadi

aprile 2, 2010 di Redazione 

La presa di posizione del neo-governatore del Piemonte, seguito a ruota dal suo collega e “compagno” di partito veneto, sulla pillola abortiva RU486 – che i due presidenti leghisti minacciano di non fare distribuire – subito lodata dal Vaticano ha uno sfondo ideologico (più che morale) e produce una rottura che non corrispondono a ciò che ci si aspetta da due governatori di Regioni importanti appena eletti (ma non solo), e soprattutto a ciò di cui il Paese ha bisogno. E cioè di un’applicazione seria e rispettosa di tutto della legge 194. La pillola ha ricevuto l’ok delle commissioni tecniche competenti per ciò che riguarda la possibilità di assumerla e non pone, a quanto pare, problemi medico-sanitari. Sul piano etico-politico la RU486 si inserisce nel solco tracciato dalla legge nella misura in cui riduce i rischi per la donna e, al tempo stesso – ecco però il punto – non trasforma l’aborto in una soluzione pret-a-porter. L’aborto è sempre un dramma, per la donna ma anche per il fatto che costituisce l’interruzione, o l’impedimento della nascita di una vita. Come abbiamo già avuto modo di scrivere non si può affrontare una questione del genere riducendola a puro fatto fisiologico; quale che sia il punto di vista etico-morale (o religioso) dal quale si osserva, impone una prudenza e una sensibilità che non sono compatibili con un approccio leggero. Deve essere garantito il diritto della donna a non avere una gravidanza che non vuole ma a patto che sia messa nella condizione di scegliere liberamente, ovvero al di là di ogni condizionamento (contingente) di ordine psicologico o economico-sociale. In questa chiave non è peregrina la questione, che viene posta da ambienti cattolici della nostra politica, della «non banalizzazione» dell’aborto, e – mentre ci si assicura che gli ospedali siano luoghi “accoglienti” anche per le persone che, appunto liberamente, decidono di compiere questa scelta – ha senso porsi il tema di se sia opportuno prevedere l’assunzione della pillola in una situazione tale da non impedirla ma neanche da renderla insignificante: come nel caso del ricoveri (in quegli ospedali “accoglienti”). Tutto il resto è pura ideologia, che spacca il Paese e non affronta seriamente il problema. Ora l’intervento di Donadi.

Nella foto, Roberto Cota e Luca Zaia

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di MASSIMO DONADI*

La vittoria dà alla testa. Forse è il caso che qualcuno spieghi ai neo-governatori Zaia e Cota che il governatore di una regione ha enormi poteri ma non quello di porsi al di sopra o al di fuori della legge. Si dà il caso, invece, che tra i compiti di un governatore ci sia quello di far rispettare la legge. Dunque, se la pillola abortiva Ru486 ha superato tutti i gradi di giudizio delle varie commissioni tecnico-sanitarie, preposte alla valutazione della sua applicazione dal punto di vista medico-scientifico, non si può impedirne la distribuzione nelle strutture sanitarie regionali. Mettersi di traverso certo si può. Non sarebbe la prima volta che la politica, con arroganza e protervia, decide di interferire con i più elementari principi di rispetto dei diritti. Se si decide di farlo, però, si deve sapere che si commettono una serie di violazioni non di poco conto.

Innanzitutto, in questo caso, si commette una violazione della legge 194 che, in tema di aborto, stabilisce l’obbligo per le regioni di promuovere l’uso delle tecniche più moderne e meno rischiose per la salute delle donne. Esattamente quello che fa la pillola Ru486. Dunque, dovere di un presidente di regione, come Zaia e Cota sono stati chiamati ad essere, è superare le proprie convinzioni morali ed etiche e, in maniera laica e a-confessionale, lavorare per garantire a tutti i loro amministrati, anche a quelli che non li hanno votati, la miglior assistenza sanitaria e tutela alla salute possibile, che rientra nei principali compiti delle regioni. Anteponendo al bene e alla salute dei cittadini le proprie convinzioni etiche e morali si tradisce il mandato che si è stati chiamati a ricoprire.

Non parliamo, poi, della palese violazione della dignità e della libertà delle donne. Sono passati secoli eppure c’è ancora chi, novello Torquemada, consuma battaglie ideologiche sul corpo delle donne, con un linguaggio inusitato, rozzo e volgare, non da uomini delle istituzioni, ma da padroni, da imperatori di terre lontane.

Francamente, la prima uscita ufficiale dei nostri novelli governatori delude e non poco. Con tutti i problemi che affogano due regioni importanti come il Piemonte ed il Veneto, ci aspettavamo qualcosa di meglio. L’industria piemontese, Fiat in testa, è piegata in due da una recessione economica spaventosa. In Veneto, ci sono più imprese in bancarotta e sull’orlo della chiusura che canali nella città del doge. Eppure, la prima esigenza della Lega è pagare dazio al Vaticano, baciare la pantofola pontificia che preme sull’uscio. Ma la Lega non era il partito che non guardava in faccia a nessuno, che non aveva padroni, che conosceva bene i problemi della gente e che aveva solo gli interessi dei cittadini nel cuore e nell’agenda di governo? Oibò, la Lega si è svegliata democristiana?

MASSIMO DONADI*

*Capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori

Commenti

One Response to “Muro contro muro ideologico sull’aborto A Cota e Zaia: siate i “governatori” di tutti Ma la 194 va applicata nella sua interezza Un nuovo intervento di Massimo Donadi

  1. sgrz on aprile 5th, 2010 16.49

    Zaia non è a un congresso del Carroccio con gentilini e Borhezio: come governatore di regione deve agire nell’interesse di tutti i cittadini svolgendo il suo mandato in maniera laica e nel rispetto delle leggi

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