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La lite tra Zingaretti e Renzi divide (?) Pd Giovani non pensino al potere ma a idee Con analisi della “crisi” firmata Torchiaro

aprile 2, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana ama la politica vera, quella fatta di visione e scelte concrete per il futuro dell’Italia. In questa chiave amiamo molto meno soffermarci sul teatrino della nostra politica, la discussione quotidiana che, inebriando i suoi protagonisti, altro non fa che allontanarli da un serio approccio ai problemi. Anche nella sua versione (ancora più estraniante) televisiva. Nonché la politica tattica delle parti che, come dice Bersani, guardano il proprio ombelico (ma, Pigi, anche incardinare la propria azione alla strategia delle alleanze è un guardarsi addosso) e producono quella politica italiana autoreferenziale che è la vera causa dell’astensionismo record delle Regionali, sì, ma anche la ragione per cui il nostro Paese perde posizioni nel mondo invece di guadagnarne, come sarebbe nella sua natura di grande Paese. il Politico.it si sforza ogni giorno di dare il proprio contributo ad invertire questa tendenza. Lo fa dando priorità ai temi di fondo, ai temi concreti, alla cultura politica (vera) e alla politica (anche vera), e propo- nendo direttamente spunti, idee, con il massimo respiro e contemporaneamente sostenibili, ovvero proposte vere per il futuro dell’Italia. Naturalmente a margine di questo non possiamo che continuare a raccontare (stigmatizzando) quelle che invece continua ad avvenire nella nostra politica. E lo facciamo anche oggi, dandovi conto – in questo editoriale della grande firma di E Polis e del giornale della politica italiana – del rischio-autoreferenzialità che coinvolge anche i giovani del Pd, quelli che dovrebbero prendere il posto della vecchia guardia possibilmente risolvendo il problema dell’autorefe- renzialità. Un corto circuito, dunque, come lo definisce Torchiaro. Ieri Matteo Renzi attacca Nicola Zingaretti dandogli del «vile» per la sua mancata candidatura alla guida della Regione Lazio; pronta, ma non certo a sua volta distensiva e costruttiva (del resto si tratta di una reazione, comprensibile) la risposta di Zingaretti, che taccia il sindaco di Firenze di «carrierismo» senza idee. L’editoriale di Torchiaro. Sentiamo.

Nella foto, Nicola Zingaretti

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di ALDO TORCHIARO

Gli italiani hanno già non pochi grattacapi, mancava la crisi del Partito Democratico. Indecisi su tutto, dopo aver letto e riletto i dati elettorali stanno provando a trovare un accordo. Mentre per qualcuno le regionali sono andate molto male (Veltroni), per qualcun altro sono andate piuttosto bene (Bersani). Una giornata e mezza di dibattito ha portato all’elaborazione di un documento unitario: il partito non ha vinto e non ha perso. Non è successo praticamente niente, anzi, siamo sicuri che si è votato? E mentre i “big” giocano con savoir faire le loro carte, tra una lettera che critica velatamente Bersani e una fondazione che rimette in campo Veltroni, ecco la speranza del futuro, il miglior esempio tra le nuove leve, che dà prova di quanto grave sia la vera crisi del Partito Democratico.

Sì, perché è quando si entra nel merito della scazzottata dialettica in corso tra il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, e il presidente della provincia di Roma Nicola Zingaretti, che davvero si tocca il fondo. Renzi dà del vile a Zingaretti, il quale gli risponde pan per focaccia: “Renzi appartiene a quella categoria moderna di politici senza pensiero che, non avendo idee innovative, usa l’antico metodo della denigrazione, conquista spazi e poltrone gettando fango sugli altri”. E giù botte da orbi, mentre da tutt’Italia si ripete il mantra dello svecchiamento della classe dirigente, di quanto vi sarebbe bisogno di nomi nuovi, di giovani senza attitudine all’infingimento. Ed eccoli qui: ne hanno trovati due veri campioni. Se questi non vanno bene, si possono sempre cercare al di fuori del Pd, questi nomi nuovi. Il pur giovane De Magistris dice che vuole ricostruire la sinistra, partendo da soggetti nuovi, come il pur promettente Beppe Grillo. Quello non solo gli chiude la porta in faccia, ma quasi lo minaccia. “Non abbiamo niente da condividere”, gli dice. Ed ecco fatto, il cerchio si chiude, ma con un corto circuito. Dialogo mancato e nessun’idea in campo: la cifra costante della nuova sinistra ricorda molto da vicino quella vecchia.

A proposito della quale si può dire di tutto, tranne che non avesse sempre una posizione, un parere su tutto. Sul tema delle riforme in agenda, da quella della giustizia a quella del sistema elettorale, passando per il nodo centrale della riforma del potere presidenziale, ci credereste? Il Pd di Bersani non ha espresso la sua.

ALDO TORCHIARO

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