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Pd sconfitto: e ora? Il problema non è Bersani di Cristiana Alicata

aprile 1, 2010 di Redazione 

E dopo l’esplosione del fuoco di fila interno che (più o meno pubblica- mente) ha colpito il segretario Democratico – ma anche questo giornale lo ha criticato – la giovane scrittrice collaboratrice de il Politico.it e de l’Unità torna a dire la sua nel grande dibattito sul giornale della politica italiana. Per chiarire che, dal suo punto di vista, il problema non sta lì, bensì nella distanza – che certo anche Bersani deve ridurre – del Pd dal territorio, come dimostra la divaricazione dei risultati Democratici in città e in provincia, la provincia (sempre più lontana e dimenticata, dal Pd) dell’”impero” berlusconiano, quella dove l’«Imperatore» – come lo chiama proprio Pigi – ha le radici più profonde del suo consenso, e di cui la bella penna di Alicata ci aveva raccontato già nel precedente intervento. Prosegue dunque il confronto sul futuro del Partito Democratico dopo la sconfitta alle Regionali. Sentiamo.

Nella foto, Cristiana Alicata

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di CRISTIANA ALICATA

A Bersani contesto solo due cose.

Primo. Non avere ammesso la sconfitta in modo chiaro. Lo sa benissimo che abbiamo perso, ma deve difendersi dal massacro interno e ha finito per subire quello esterno, il nostro, che è peggiore e dobbiamo cominciare a capire che è quello che più dobbiamo temere. E’ la gente che rafforza un segretario coraggioso. Non le correnti.

Secondo. Non essere avvicinabile fisicamente. Ed in questo incarna la natura del Pd, natura che non fa troppi danni nel tessuto asociale urbano, ma ci massacra nelle province, ci rade al suolo nei luoghi dove si vota per conoscenza e stretta di mano. Il paragone con i mondi commerciali è incredibile. Berlusconi in questo è un esperto. Una macchina, secondo acquisto più importante dopo la casa, sul monte Amiata si vende a domicilio sulla carta da pane. A Roma in giacca e cravatta e con una professionale consulenza finanziaria.

Duecento chilometri due mondi opposti.

Le città tengono davanti al nostro allontanamento fisico. E’ come se avessimo assunto una dimensione urbana. Noi non abbiamo abbandonato i lavoratori o i contadini. Semplicemente avere fatto crescere una classe dirigente e quadri di partito con il colletto bianco ci ha tagliato fuori da certi mondi. I militanti, invece, si assottigliano. Invecchiano.

E’ difficile avere le sensibilità per parlare con mondi diversi se non li si vive. Ci riesce uno ogni cento anni. E non basta nemmeno il Pd in salsa veltroniana che candida uno per categoria pensando che basti. Non basta essere gay per essere votato dai gay. Figuratevi se basta avere un operaio in lista per farsi votare dagli operai.

Questo crea l’incomprensione cancerogena che la vittoria passi per le alleanze e non per i programmi. Bersani venga con noi in giro per mercati. Senza telecamere che lo rendono marziano e senza giacca e cravatta. Si butti nella mischia. Subito. Lasci perdere salotti e caminetti e direzioni politiche.

Non è Bersani che deve andare a Mirafiori. Il Pd deve risiedere lì. E lì c’era una volta il sindacato. Ora ci sono dei privilegiati che fanno quasi incazzare più loro gli operai dei padroni. La Lega dilaga in questo malcontento. I Partiti nuovi, Forza Italia, la Lega, i Grillini, hanno pescato nel mucchio. Nelle leadership locali. Nel nostro partito, nei partiti anziani, non siamo in grado di attuare il merito perché ci sono linee di fedeltà repulsive, gerarchie insindacabili. E da questo provengono le scelte di conservazione di candidati presidente di Lombardia e Veneto. O la composizione di liste e listini in spregio del futuro, solo per conservare posti e poltrone che poi, perdendo, sono sempre di meno. Sembra un gioco ad eliminazione.

Non serve adesso cambiare Bersani e nemmeno commissariarlo. Il dibattito interno anche furibondo si faccia. Ma non guardando chi dei soliti deve occupare quale ruolo. Perché se Bersani è un incapace allora in lui si rispecchia una classe dirigente intera. O tutti a casa o tutti al proprio posto e di nuovo pancia a terra, insomma.

L’analisi si faccia come si faceva una volta.

Si faccia l’analisi del voto territorio per territorio, seggio per seggio. Si prendano mille (o quanti ne servono) ragazzi e ragazze e li si spediscano a fare il partito. Ad organizzare una campagna elettorale permanente. A riprendere le scuole, le università, i luoghi di lavoro, le categorie. Lo si faccia senza guardare da dove vengono e chi sono. Si apra un assesment delle risorse umane di partito. In busta chiusa. Tu vai a Latina. Tu a Palermo. Tu in Val di Susa. Il problema non è Bersani e non è fondare Fondazioni o associazioni. Siamo tutti responsabili. Ognuno adesso, nel Pd, guardi al proprio territorio, guardi in basso, non in alto. E prenda in mano la situazione che è già tardi.

CRISTIANA ALICATA

Commenti

2 Responses to “Pd sconfitto: e ora? Il problema non è Bersani di Cristiana Alicata

  1. raffaele on aprile 1st, 2010 23.13

    Condivido gran parte della tua analisi, che trovo stimolante. Mi ritrovo un po’ meno nel finale nel senso che secondo me richiede una precisazione, perchè letto così dà l’idea di un modello centralista nel quale non mi ritrovo: alla base del PD ci sono i Circoli, che, caso mai, vanno aiutati laddove non hanno risorse, umane o finanziarie, a sufficienza x incidere sul territorio.
    Detto questo, mi auguro che ciò che tu indichi possa bastare x incidere sull’elettorato, perchè l’incidenza dei media è tale che a volte hai l’idea di lottare contro i mulini a vento…

  2. Kikky Ludovico on aprile 1st, 2010 23.16

    Cristiana Alicata ha colto nel segno: il Territorio. I balneari di tutta Italia sono 28.000 aziende a carattere familiare. I balneari in questo momento stanno attraversando un momento critico a causa della Bolkestein legge Europea che vorrebbe mettere le strutture balneari all’asta a fine concessione demaniale “2015. ( figuriamoci poi all’asta chi se le aggiudicherà o grossi imprenditori o personaggi che hanno da riciclare denaro sporco). “28.000 imprese che con le loro famiglie ed i loro dipendenti sono circa 1.000.000 di persone ma forse anche più. Queste famiglie (come la mia che ad esempio ha investito nel 2006 nel proprio stabilimento balneare 500.000 euro con mutuo ventennale) hanno investito milioni di euro. Io ho scritto sui siti e su FB di Bersani di Fini di Rutelli e molti altri politici. La Lega con Calderoli, prima delle elezioni ha coordinato a Forte dei Marmi Toscana un incontro con i balneari della costa Toscana che si sono presentati in massa. Ad ogni balneare prima delle elezioni è arrivata una lettera personalizzata, per lo meno a me che sono di Viareggio è arrivata. “Caro Balneare stiamo lavorando per risolvere il tuo problema. A Viareggio la Lega a preso il 7%, al Forte dei Marmi il 10% a Pietrasanta il 9%. Il Territorio e i problemi della gente spostano i voti.

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