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Il dibattito. Pd sconfitto: e ora? Un progetto per l’Italia di F. Laratta

aprile 1, 2010 di Redazione 

Mentre i vertici (del passato?) discutono sulle alleanze (? di cosa, prima che con chi), prosegue sul giornale della politica italiana il vero dibattito sul futuro del Partito Democratico e del Paese. Dopo l’apertura-introduzione del nostro direttore, l’intervento di Adinolfi sul tema del rinnovamento, la suonata di un(a) “(ri)sveglio” (del partito e dell’Italia) di Cristiana Alicata, l’analisi e la presa di coscienza dei tre anni di tempo per lavorarci su, prima delle Politiche del 2013, di Andrea Sarubbi, è la volta del deputato Democratico e grande scrittore calabrese, che evoca – tra gli altri – temi che stanno molto a cuore (traversalmente) a questo giornale: la visione (di un futuro), per il Pd che prescinda dalle ossessioni e dalle stanchezze del presente. Ma Laratta va oltre, ponendo pure per la prima volta, in questo dibattito, il tema (imprescindibile) della leadership, in qualche modo rispondendo anche alle sollecitazioni dell’alleato Di Pietro. Il confronto pubblico (vero) della nostra politica (quella vera) è solo sul suo giornale. Sentiamo.

Nella foto, Franco Laratta (a destra) con Dario Franceschini

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di FRANCO LARATTA*

Ha il Pd un `Progetto per cambiare l´Italia´? Non, non ce l´ha. E se lo avesse, nessuno lo ha capito.

Il Pd è senza dubbio un partito vero, vivo, riformista, indispensabile per la democrazia. Ma non parla al Paese, non sa far discutere, non cattura l´interesse delle nuove generazioni e nemmeno di tutte le altre generazioni. E nemmeno del ceto medio (si chiamava così una volta?), del mondo delle professioni, delle partite IVA, delle famiglie, del mondo cattolico, di quello laico. Un partito, in sostanza, che apre circoli, fa i congressi, organizza primarie ma non sa essere interessante, attraente, alternativo per il Paese.

Il Pd scompare quasi completamente dal Nord (la `presa´ del Piemonte ha un valore fortissimo), resiste nelle regioni `rosse´, sempre più, però, sotto assedio della Lega (oggi inarrestabile), perde nel centro-Sud (in Calabria e in Campania il Pd nazionale non ha avuto il coraggio di fare `piazza pulita´ di un ventennio gestito dai ducetti di periferia che negli anni hanno messo in piedi un sistema clientelare – e piuttosto corrotto – da far paura!), mentre la Sicilia è persa da secoli, in Sardegna c´è stato un suicidio collettivo della classe dirigente; resiste in Puglia ma il merito è del coraggio di un vero leader che il Pd voleva eliminare; nel Lazio sappiamo com´è andata a finire (con un partito che ha balbettato frasi incomprensibili sulla Bonino dopo averla scelta – o subita?), in Abruzzo…lasciamo perdere!

Davanti ad uno scenario così devastante (il Pd dopo le regionali rimane inchiodato ad un magrissimo 27%), non ci si può accontentare di un´analisi piuttosto banale. C´è invece da fare una profonda autocritica, c´è da reinventarsi una forma di partito che superi quella attuale mai decollata davvero, e comunque incapace di parlare al Paese. C´è bisogno di due-tre cose fondamentali:

- un `Progetto per l´Italia´ che sia davvero alternativo a quello del Pdl;

- un leader forte, nuovo, moderno, magari una donna, capace di prepararsi alla sfida del 2013 (ancora contro Berlusconi). Perchè non basta rifare il partito, c’è bisogno di un leader, visto che in Italia di fatto vige un sistema presidenziale con l’elezione diretta del Capo del Governo;

- l´apertura di una `fase costituente locale´ in grado di smantellare tutto il vecchio apparato ereditato dai partiti tradizionali e che oggi appare del tutto inadeguato alle sfide della società;

- ritornare `in mezzo alla gente´: basta con un partito-apparato, fatto di uomini abituati al potere, cresciuti nelle stanze dei bottoni, incapaci di scendere per le strade, nelle piazze, in mezzo alla gente comune che soffre e che noi non ascoltiamo più.

In buona sostanza: c´è bisogno di rifondare il Pd, oggi percepito come la sommatoria dei vecchi gruppi dirigenti Ds e Margherita. C´è bisogno di lanciare un grande Progetto per il Paese. C´è bisogno di aprirsi alla società e ai suoi gravi problemi. Abbiamo tre anni di tempo per preparare un progetto, un´idea, un ricambio generazionale, una nuova leadership. Pronti alla sfida del 2013. Ma dobbiamo avere coraggio. Non dobbiamo balbettare cose incomprensibili. Ne va del futuro democratico del Paese.

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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