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L’editoriale. Partiti litigiosi, crisi di democrazia (interna?) Torchiaro

aprile 30, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La grande firma di E Polis e del giornale della politica italiana rilan- cia il tema dell’autoreferenzialità della nostra politica, posto con forza nelle scorse settimane da il Politico.it, attraverso una chiave di lettura legata allo strumento della democrazia, il partito, appunto. Un problema, quello delle lotte intestine motivate spesso da gelosie e ambizioni personali, e dunque ben lontane dall’essere funzionali all’interesse del Paese, che si accompagna alla mancanza di idee e, anche – che ne è la causa – ad un deficit di ispirazione ideale e culturale ch fa oggi della politica italiana un puro sistema di rappresentanza di interessi, senza orizzonti di fondo da inseguire. Da un lato si tratta di un fatto positivo, perché toglie i paraocchi ai protagonisti della nostra politica e li rende malleabili, perlomeno, all’interesse appunto della nazione. Al punto – e perdonate il gioco di parole – che il nostro direttore, così come di fatto sta accadendo con la proposta di Nick Clegg in Inghilterra, prefigurava la possibile (opportunità della) fine della destra e della sinistra, in nome della comune rappresentanza del solo interesse che la nostra politica dovrebbe perseguire, quello di tutti gli italiani (ipotesi la cui messa in campo è favorita, peraltro, dal forte livello di coesione sociale del quale si è parlato spesso in questo periodo, un’occasione storica da cogliere prima che la gestione scellerata della nostra politica di oggi ci privi anche di questo valore aggiunto). Dall’altro lato, però, diminuisce il vincolo morale con il proprio “mandato” di fondo e crea gli spazi per l’emersione, appunto, delle ambizioni personali. Ma mai come in questo momento il nostro Paese ha bisogno di una politica italiana che smetta di guardare se stessa e ricominci ad interloquire, e a rappresentare l’intero corpo elettorale. Il giornale della politica italiana continuerà a fare la propria parte affinché questo “obiettivo”, che in realtà è una conditio che non dovrebbe essere negata a nessun Paese (democratico), possa essere raggiunto. E comincia (continua) con gli spunti di riflessione che ci propone Aldo Torchiaro. Read more

Qualche timido segno di risveglio dal Pd Difesa emozionata di Bersani a Annozero Comunicare per ritrovare il senso (di sé) Ecco il tema dell’identità posto da Rosadi

aprile 30, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Ha ragione il segretario Democratico: il suo partito «merita rispetto». E’ un partito dalla «schiena dritta». Del Pd si può dire tutto, tranne che non agisca (o tenti di farlo) per il bene del Paese. Ed è qualcosa di cui ci dovremmo ricordare di più. Nondimeno, Bersani, se ieri lei ha finalmente espresso un po’ del potenziale di chi sta «dalla parte giusta», è anche proprio per la “mancanza di rispetto” (leggi: critica più o meno costruttiva, ma comunque incalzante) che c’è stata fin’oggi nei confronti del suo partito. Perché lei ieri, durante la trasmissione di Santoro, ha avuto un momento «che ci è piaciuto», come ha commentato lo stesso conduttore di Annozero, in cui finalmente si è visto un profilo Democratico – ora ci veniamo – perché ha impresso forza alla sua comunicazione e, in buona sostanza, ha comunicato. La comunicazione potrebbe apparire come il tetto della casa – se non ci sono le fondamenta, e i pavimenti (a proposito) e i muri portanti, ovvero i contenuti, inutile trasmettere cosa – ma in realtà, come ci spiega la grande firma del giornale della politica italiana in questo pezzo che state per leggere, i Democratici non sono un partito-fantasma, una loro identità ce l’hanno, o meglio ce l’avrebbero; si tratta di riprenderne consapevolezza e, appunto, proporla. Declinata in una forma moderna, certo. Che va individuata. Ma tutto questo si può fare solo riacquisendo coscienza di sé, e ciò si fa ascoltandosi, vedendosi riflessi nello sguardo degli altri, riprendendo fiducia. Per questo il Politico.it insiste tanto in questo senso: comunicare è la chiave per ritrovare la propria identità. Di cui ci parla, all’interno, Marco Rosadi. Read more

Il commento. Le dimissioni(?) di Scajola di Gad Lerner

aprile 30, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il primo dato politico della vicenda che vede coinvolto il ministro per lo Sviluppo economico, accusato di avere ricevuto soldi in nero da Anemone, l’imprenditore coinvolto nell’inchiesta sugli appalti per il G8 de la Maddalena, è l’invito da parte del presidente del Consiglio affinché resti al suo posto. Come già con Bertolaso, Berlusconi predica prudenza. Ma c’è di più. La sensazione è che a destra l’istituto delle dimissioni come assunzione di responsabilità non sia contemplato, se non quando conviene (come nel caso di Bocchino). Il conduttore de L’Infedele, però, si spinge oltre. Sentiamo.            Read more

Diario politico. Scoppia bufera su Scajola Soldi in nero da imprenditore Anemone? Di Pietro: “Il ministro si deve dimettere”

aprile 30, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. L’ex coordinatore di Forza Italia sotto accusa per un presunto “regalo” del costruttore al centro dell’inchiesta sugli appalti per il G8, con cui avrebbe comprato la casa romana. «Non sono nemmeno indagato, sono arrivati a coinvolgere i miei figli». Il Pd: «Vengano a riferire in Parlamento». Berlusconi, come sempre, come già con Bertolaso, lo invita ad andare avanti. Dimissioni invece (da vicecapogruppo Pdl) per Bocchino rimasto sul fronte dello scontro con il presidente del Consiglio quando, come hanno sottolineato soprattutto autori satirici della nostra politica, come Francesca Fornario su l’Unità, il conflitto era già rientrato. Tutto questo impegna la maggioranza e le impedisce di dare risposte al Paese nel pieno della crisi: la questione posta dal presidente della Camera avrebbe potuto favorire quell’evoluzione della politica italiana per la quale, presumibilmente, non arriveranno riforme istituzionali. Ma a questo punto, anche proprio per questo, il rischio è di un ritorno a bomba a (o di persistenza in) quell’autoreferenzialità che il giornale della politica italiana ha denunciato per primo. Il racconto, all’interno, di Baffigo. Read more

***L’intervento***
TORNIAMO A RISPONDERE AI BISOGNI DELLE PERSONE
di CRISTIANA ALICATA

aprile 29, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La giovane scrittrice e collaboratrice del giornale della politica italiana e de l’Unità fa idealmente seguito alla denuncia di Laratta. Rilancia il j’accuse al correntismo e ai potentati locali e propone una ricetta, una «terza via» tra le attuali soluzioni “buoni- sta” e “cattivista” del centrosinistra e del centrodestra applicata «a quelle che chiamo buche sociali. Le buche sociali sono i piccoli bisogni quotidiani». La politica italiana, quella vera, è solo sul suo giornale. Read more

***La lettera/2***
CARO BERSANI, SUL TERRITORIO IL PARTITO STA SCOPPIANDO
di FRANCO LARATTA*

aprile 29, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

A detta del parlamentare Democratico, anche nel Pd è cominciata la resa dei conti. Laratta lancia il grido d’allarme con un appello al segretario: procedi ad un rapido rinnovamento, mettendo fine ai potentati locali: ci hanno portato alla sconfitta e al sud – in particolare in Calabria – stanno dilaniando il partito per spartirsi quel (poco) potere rimasto, dopo che il Pd (nella mia regione) è uscito dimezzato dalle elezioni. Lo fa, anche lui come Sarubbi, dalle colonne del giornale della politica italiana, luogo privilegiato del dibattito pubblico della nostra politica. Read more

***La lettera/1***
A RENZO BOSSI SUL SUD
di ANDREA SARUBBI*

aprile 29, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il deputato del Partito Democratico scrive al figlio del Senatùr, dopo che il Trota, come fu ribattezzato dallo stesso Umberto Bossi, in un’intervista a Vanity Fair rivela di non sapere nulla – e di non essere mai stato – sull’Italia a sud di Roma. Sarubbi invita Bossi a fare un giro con lui a Napoli, cuore del collegio elettorale in cui il parlamentare Democratico è stato eletto. La lettera era stata inviata alla Padania. Poiché il quotidiano diretto da Lorenzo Boriani non l’ha ancora pubblicata, Sarubbi la offre al “suo” giornale della politica italiana, che la propone in esclusiva. Eccola. Read more

Diario politico. Il governo battuto dal Pd Nuovo attacco di Feltri a Fini (che glissa) THEHAND. Lega: “E dirà si al federalismo”

aprile 29, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Eccezionalmente al mattino, all’ora delle prime edizioni dei telegiornali, per lasciare spazio, ieri, alla grande analisi di Gaspare Serra. La maggioranza va sotto su un emendamento del Pd al dl lavoro, che stabilisce che l’arbitrato nella risoluzione delle controversie con il datore possa essere adottato solo ex post, quando la questione, appunto, sia già «insorta». Mancano, tra gli altri, anche alcuni finiani, e nel centrodestra scoppia la bagarre, con Giancarlo Lehner, deputato berluscone, che li accusa di avere organizzato una trappola. E tra spintoni e mani fuori posto si arriva a sfiorare una vera e propria rissa. Di tutt’altro segno la solidarietà del presidente del Consiglio e di Ghedini al capo di Montecitorio a fronte della nuova offensiva de “il Giornale” (che, non va dimenticato, appartiene alla famiglia Berlusconi) che se la prende con la mamma della moglie di Fini, naturalmente tirando in ballo l’ex leader di An. Che, dal canto suo, in serata getta nuova acqua sul fuoco dello scontro con il premier. Bossi: «La legislatura finirà se lo decide la Lega, alla quale interessa solo approvare il federalismo fiscale». Il racconto, all’interno, di Finelli. Read more

(Non) esportare la democrazia (e i diritti) Sulla base di qual legittimità (universale) Una grande riflessione di Gaspare Serra Offerta a Frattini per la nostra diplomazia

aprile 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è un grande giornale (anche) di cultura politica. il Politico.it offre oggi un contributo alla politica estera del nostro Paese (a proposito, ne abbiamo ancora una?) sul tema, cruciale nell’era del presunto “scontro di civiltà”, dei diritti umani. Lo fa, come sempre, in totale libertà (Intellettuale), senza accettare dogmi e principi che non possano essere criticamente messi in discussione. Uno di questi riguarda la diffusione dei diritti. La loro “esportazione”, appunto. Sì, ma a che prezzo? E, soprattutto: in che modo, utilmente? Una delle cause, o dei nodi dei conflitti e delle tensioni tra Occidente e resto del pianeta è la nostra “pretesa” di imporre la nostra, appunto, concezione. Nella quale noi naturalmente ci ritroviamo e consideriamo “giusta” in assoluto; ma i “nostri” diritti umani da cosa traggono fondamento? Possono essere proposti come, appunto, valore con una “giustificazione” assoluta? O, piuttosto, devono essere (e conviene che siano) offerti e “contrattati”, minimalisticamente, come pura materia di confronto politico e diplomatico? Il grande pezzo di Gaspare Serra. Buona lettura e buona riflessione.                   Read more

Cresce il consenso al “partito di Fini”: 9% Per 66% elettori Pdl non deve dimettersi Altro rilevamento firmato Crespi – Tabelle

aprile 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Dopo il monitoraggio effettuato nelle ore dello scontro, ecco come la pensano (oggi) gli italiani sul presidente della Camera e il presidente del Consiglio, e sui possibili scenari. Il giornale della politica italiana aveva dato per primo il dato relativo al possibile valore elettorale dell’eventuale formazione dell’ex leader di An, qualora avesse portato alle estreme conseguenze il proprio dissenso dentro il Pdl e avesse deciso di lasciare: il partito di Fini si attestava intorno al 6%. Oggi il grande sondaggista ci segnala una crescita delle intenzioni di voto nei confronti di Fini, una tendenza ad un “ripensamento” a favore del capo di Montecitorio che, vedrete, si riscontra nelle risposte a tutte le domande sul confronto con il premier. Come a dire, gli italiani hanno avuto modo di conoscere e valutare meglio le ragioni di Fini e, con una differenza a vantaggio di Berlusconi nei rilevamenti che coinvolgono solo gli elettori Pdl, ora “stanno” di più con il presidente della Camera. Lo dimostra anche come gli intervistati dicano “no” alle dimissioni del cofondatore del Pdl dalla sua carica istituzionale. Ma ecco i dati.            Read more

Diario politico. Dove giustizia(?) è politica Bocchino: “Io mi candido a capogruppo” E ora Berlusconi non può rischiare voto Se governo cade ritorna processabile Napolitano: “Magistrati, fare autocritica” E in Calabria cittadini applaudono boss

aprile 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. La chiave di lettura che vi proponiamo stasera è il rapporto tra nostra politica e giustizia. Il presidente della Camera continua a rassicurare: «Esecutivo durerà». Ma la sua minoranza va all’attacco. E stringe in una morsa il premier. Che a sua volta frena e non fa saltare il banco perché non può. Lui. Perché se si va alle elezioni anticipate cade il legittimo impedimento. E – qui sta il punto – anche in caso di vittoria non farebbe più in tempo, nella nuova legislatura, ad approvare la legge costituzionale. Quella che gli garantirebbe l’imm(p)unità anche oltre i 18 mesi della sospensione. E naturalmente potrebbe anche non vincere le elezioni. E qualora il processo riprendesse il rischio di una condanna è elevatissimo. Per questo Berlusconi è giunto a più miti consigli. Il capo dello Stato intanto si rivolge alle toghe e invita i magistrati a lavorare per recuperare «la fiducia dei cittadini». L’Anm: «Difficile farlo (autocritica) quando ci si trova sotto attacco». Alfano: «Intervengono su tutto considerando il Parlamento un’istituzione di serie B». Fin qui la (ir)regolare amministrazione. A Reggio Calabria viene arrestato Giovanni Tegano, uno dei trenta latitanti più pericolosi secondo la “graduatoria” del ministero dell’Interno. Ma di fronte alla polizia che si allontana con il capomafia centinaia di persone salutano quest’ultimo. Politica e (mancanza di) senso della legalità. Il racconto, all’interno, di Finelli. Read more

E su Fini un duro attacco di Idv a Bersani “Pensa di fare un nuovo centrodestra?” Su il Politico.it ecco intervento di Donadi

aprile 27, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Il capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera accusa il segretario Democratico: «Cos’ha in testa Bersani? O nel Pd regna grande confusione, o quella, né più né meno, sarebbe la soluzione che propongono all’ex leader di An». Eccolo. Read more

E dopo l’Udc e Casini ora è la volta di Fini Pd di Bersani costretto ad affidarsi a terzi Debenedetti: ‘Colpa d’antiberlusconismo’ Certo (gli) manca completamente un’idea Comunicare per superare choc elettorale

aprile 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è l’unico grande quo- tidiano in grado di proporre il filo di una narrazione tra i temi di una giornata e anche tra giornate successive. Dopo aver posto complessivamente la questione del rischio-count-down verso elezioni anticipate, e avere raccontato della chiusura Democratica (o no?) sulle riforme legata alla speranza-auspicio da parte di Bersani che sia possibile intavolare un confronto con l’ex leader di An per fare subito la riforma elettorale e prendere qualche provvedimento d’urto per migliorare le condizioni sociali di vita degli italiani dopo la crisi, il Politico.it sviluppa questi i due filoni nel dettaglio. Cominciamo con la chiamata del segretario del Pd a Fini. Che evoca la ricerca salvifica di un accordo con l’Udc – poi un po’ demotivata dal cattivo risultato elettorale dell’alleanza alle Regionali in Piemonte – oggi sostituito appunto dal presidente della Camera. Il ruolo di queste sponde cercate e tentate dai Democratici è, evidentemente, sopperire alla mancanza di una propria consapevolezza – perché l’identità e anche le proposte conseguenti non dovrebbero mancare ad un partito che ha la tradizione e la funzione del Pd, come ebbe a dire lo stesso Bersani; dunque ciò che manca è il senso di sé e questo probabilmente è dovuto, come abbiamo già avuto modo di scrivere, e come ha ripetuto peraltro ieri Gianni Alemanno anche se riferendosi specificamente alla situazione romana, allo “smarri- mento” seguito alle cinque sconfitte consecutive – e dunque di una propria capacità di comunicare e così di essere in campo. Lo ha detto il senatore del Pd, e ce lo spiega meglio, ora, Marco Rosadi. Read more

Diario politico. (Brutta) fine legislatura (?) Ora il Pd si incunea tra Berlusconi e Fini: “Niente riforme, premier pensa a voto” Innocenzi: “Sì ma loro non sono pronti…” I finiani: “Federalismo non è una priorità” La Lega: “Senza però si torna alle urne” Sulle intercettazioni il possibile big-bang

aprile 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. Dopo un 25 aprile di (apparenti) grandi speranze (è proprio il caso di dirlo), in cui il premier prova a rilanciare l’azione di governo aprendo implicitamente a Fini, un’intervista di Bersani a Repubblica sgonfia la bolla (speculativa: è di nuovo proprio il caso di dirlo) delle riforme e con essa avvia rapidamente il count-down verso possibili elezioni anticipate. E’ un mosaico (o, se preferite, un puzzle) in cui tutte le tessere vanno al proprio posto: il passo indietro dei Democratici, che, come dice Cicchitto, «pensano solo a fare sponda a Fini», nella speranza di coinvolgerlo in un «patto» che consenta almeno di fare la riforma della legge elettorale e magari di varare qualche provvedimento d’urto a fronte della crisi economica del Paese, rende praticamente impossibile il cammino del grande ammodernamento «condiviso» dell’architettura co-istituzionale. Contemporaneamente dalla neo-corrente del presidente della Camera nel Pdl arriva una dichiarazione di lealtà al governo ma anche – per bocca di Raisi ospite di Otto e mezzo – una frenata sul federalismo fiscale. In queste condizioni, Bossi aveva già annunciato che «è meglio andare al voto». E all’orizzonte c’è la discussione sul ddl intercettazioni, su cui la minoranza finiana vuole dire la sua e promette (o minaccia?) di mettere in pratica la “pretesa” di fare pesare democraticamente la propria «opinione differente», pure nella cornice della lealtà al governo. E’ un possibile punto di rottura di questo quadro fragile, che potrebbe del resto naufragare anche su altri provvedimenti-limite sempre in campo giudiziario come il processo breve. Non è detto si arrivi ad una fine anticipata della legislatura, se sarà così lo capiremo solo nei prossimi giorni/settimane, ma le pre-condizioni sembrano esserci tutte. E in questa situazione, come raccontato oggi da Giulia, il segretario del Pd annuncia che «l’alternativa» verrà “varata” solo nel 2011… Il racconto, all’interno, di Baffigo. Read more

“Gli antipartitocratici”, di Giulia Innocenzi Ah Pierluì, nun ce lo dì

aprile 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ancora sul travaglio del centrosinistra alla ricerca di un’identità e di un leader. La giovane esponente Radicale ci segnala l’ingenuità di Bersani che oggi ammette, di fatto, che il Partito Democratico non sarebbe pronto ad elezioni anticipate. Un segno, l’ennesimo, della difficoltà a stare in campo del segretario del principale partito di opposizione. Che infatti manca completamente dalla partita. Sentiamo. Read more

La “prima” di Vendola a Che tempo che fa Ma a noi non ha convinto: ecco perché Centrosinistra parli (anche) ai moderati
Il comunismo già sconfitto dalla Storia…

aprile 26, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Il presidente della Puglia è apparso per la prima volta in tivù come candidato leader in pectore del centrosinistra. Ha proposto un profilo molto radicale in linea con la propria storia. Non un progetto organico per il futuro dell’Italia (siamo in fase embrionale, ma le idee, quando sono presenti, di solito ci sono dall’inizio seppure contenute in nuce) ma l’enunciazione di principi che sono quelli della sinistra (quasi) estrema. Del resto lui non lo nasconde: «Sono un po’ comunista». Ed è in campo da oltre vent’anni. E’ di questo che ha bisogno l’opposizione per vincere e, poi, cambiare il Paese? Le nostre “pagelle” sull’apparizione di ieri.            Read more

Diario politico. Festa dell’unità (d’intenti) “Ora facciamo insieme l’Italia moderna” Lo dice Berlusconi già pungolato da Fini Così il premier dà ascolto a il Politico.it Napolitano: “L’esempio dei nostri padri” (Ma stiamo dimenticando il Paese in crisi) Presidente, avanti nell’interesse di tutti

aprile 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La festa della Liberazione coincide – non a caso naturalmente – con un giorno di grande politica (italiana). Anche se per ora solo a parole. Il presidente del Consiglio raccoglie nei fatti il nostro appello (non sappiamo se e quanto direttamente, di certo il Politico.it è letto – e in qualche caso fatto – anche dalle persone vicine al Cavaliere, sta di fatto che recepisce in toto il nostro invito) e aprendo implicitamente ad un presidente della Camera che da un’altra tribuna televisiva rinnova la propria spinta di modernizzazione (anche) del Pdl con toni concilianti che favoriscono la dialettica interna, rilancia sulla strada della modernità che il giornale della politica italiana gli aveva indicato. Per capire meglio cos’è accaduto in questo 25 aprile che (non vorremmo essere ingiuriosi) evoca un’altra liberazione, quella dai «lacci e lacciuoli» imposti al Paese negli ultimi vent’anni, non è retorico fare riferimento alla carica morale dei nostri padri costituenti, evocata sabato dal presidente della Repubblica, figlia della Resistenza e della “necessità” di rifare (grande) il Paese dopo la distruzione seguita al ventennio e della guerra (civile e non). Parlano dunque Berlusconi e Fini. I loro discorsi sono caratterizzati da una grande assenza: la crisi economica e la situazione (e l’urgenza) di migliaia di (altri) italiani caduti (è proprio il caso di dirlo?) o che rischiano di cadere in povertà a seguito dello sconquasso di mercati (tutti, anche quello del lavoro) di questi mesi. Ma la maggioranza, lo sappiamo, è una maggioranza di destra, e per quanto non rinunciamo a sperare (e a lavorare per) delle risposte, rapide, può rientrare nell’ordine (non) naturale (politicamente parlando) delle cose che la priorità venga data ad altro, ad esempio alla riforma dello Stato inteso come spina dorsale della nazione (ed è già qualcosa, anzi, che si parli di riformarla). A venir meno alla propria responsabilità (relativa, in tutti i sensi) è – piuttosto – il centrosinistra, ancora una volta del tutto fuori dalla discussione di queste ore. La politica italiana la fa tutta il centrodestra. E, come dicevamo, a parte il “trascurabile dettaglio” di cui vi abbiamo appena riferito, lo fa con uno spirito in linea con l’importanza di questa giornata. Il premier parla in un messaggio video mandato in onda dai telegiornali (che a qualcuno è sembrato un’anticipazione di un possibile futuro da presidente della Repubblica) e fa ciò che il giornale della politica italiana aveva invitato a fare: rilancia rispetto alla dialettica interna al Pdl e quindi l’azione di governo (e del Parlamento); non cita direttamente i rapporti con Fini ma è chiaro che le mosse dell’ex leader di An influiscono su ciò e su come Berlusconi dice. Il capo dell’esecutivo torna a porre (appunto) il tema delle «riforme condivise» nella prospettiva di fare «l’Italia del futuro». il Politico.it da mesi offre idee e spunti per quello che potrebbe essere il Paese del domani (qui, ad esempio, e qui); non è ragionevole aspettarsi vengano recepite (pure queste) in toto perché sono riconducibili ad una sensibilità maggiormente moderata (e, insieme, radicale) ma che si ponga il tema complessivo è già qualcosa di importante. E, naturalmente, l’apporto di Fini è e sarà/è auspicabile che sia sempre più decisivo. E anche lo spirito dei Costituenti: visto che sembra ascoltarci, presidente, vada fino in fondo, lo faccia nel solo ed esclusivo interesse di tutti gli italiani. Coinciderà con il suo, di capo del governo che pas- serà alla Storia per avere (finalmente) modernizzato questo Paese. Il racconto, ora, all’interno, di Finelli. Read more

Giano Accame: “Vissuto bene lo stesso” Il contrario non sarebbe potuto accadere Il 25 aprile è la festa della Libertà. Di tutti Resistenza raccontata dal grande Rosadi

aprile 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il grande scrittore e giornalista, venuto a mancare un anno fa, cui va il ricordo del giornale della politica italiana, lo disse durante una trasmissione televisiva: anche senza fascismo, in cui credeva, aveva appunto «vissuto bene». Cosa che certamente non avrebbero potuto dire gli italiani oppressi da un regime che fosse proseguito nel tempo (non sappiamo tuttavia – lo diciamo per esercitare la massima onestà intellettuale – se Accame avrebbe potuto pensarla alla stessa maniera). Tutti: perché oggi che abbiamo riconquistato la libertà sappiamo (o meglio, avremmo le basi per sapere) che è la condizione necessaria. Anche chi ha creduto nel fascismo, siamo certi, oggi riconosce che la libertà è un bene indisponibile per tutti. Il 25 aprile è dunque la festa di tutti: perché non importa (tanto) contro chi si è combattuto, ma per cosa si è combattuto, che come riconosce lo stesso Accame (volontario a Salò che – lo raccontò lui stesso – riuscì a scappare grazie alla neutralità dei “suoi” partigiani) è stato poi condiviso da tutti, al di là della provenienza di ciascuno. il Politico.it, giornale di tutta la politica italiana – libero e sopra le parti al punto da proporre, nello stesso giorno, le critiche alla Lega e, insieme, i “consigli” al presidente del Consiglio su come uscire dall’impasse – festeggia dunque la festa della Liberazione raccontando, con una delle sue grandi firme, cosa accadde prima e dopo quel 25 aprile del 1945. Buona lettura e buon 25 aprile ai nostri lettori, di destra e di sinistra.
Ai giovani sulla Costituzione di P. CALAMANDREI Read more

Oggi è il ministro più amato dagli italiani Equilibrio e rigore: Maroni al 55% fiducia Osservatorio settimanale firmato Crespi Pdl al 34%, Pd al 26%: su Lega, Idv e Udc

aprile 24, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Rilevamento di aprile nel pieno dello scontro Berlusconi-Fini: il capo del Viminale ottiene il più alto tasso di apprezzamento tra i membri del governo (Berlusconi, per dire, è al 54%). Frutto di un’immagine (e di una sostanza) fatta di risultati (ad esempio nella lotta alla criminalità organizzata) che smorza gli eccessi della Lega (i giorni dei respingimenti sono lontani, anche se restano come una ferita) e ne elevano il pragmatismo (e contatto con il sentire – e il sentore – degli italiani) a modello. Questo almeno è quanto emerge dall’indagine del grande sondaggista dopo il silenzio pre (e post) elettorale. E sul giornale della politica italiana è lui in persona, come sempre, a presentarci i dati.           Read more

Diario politico. Sono matti da Lega(re) (?) Test d’italiano per commercianti stranieri Oltre l’obbrobrio, ad Adro con i “nostri” Da Pd grande, giusto sdegno antirazzista Ma (solo così) i voti vanno al Carroccio Stare dalla parte anche dei poveri italiani

aprile 23, 2010 by Redazione · 1 Comment 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. Mentre Bossi recita il de profundis del federalismo e, con esso, della legislatura salvo poi farsi rassicurare dal premier (che però non può stare altrettanto tranquillo), i suoi uomini si sguanzagliano in Parlamento e sul territorio per promuovere l’avanzata (politica, perché culturale) leghista. Il caso, inaccettabile, dei bambini lasciati a pane e acqua nel (e dal) comune del bresciano (naturalmente guidato da una camicia verde) perché i loro genitori non avevano pagato la retta della mensa, si trasforma ben presto in una schermaglia (tra poveri) italiani-extracomunitari. Nel collegamento di ieri di Annozero è andato in onda uno “spettacolo” (si fa per dire) che dovrebbe però redarguire chi liquida il problema con facilità: da una parte c’erano gli stranieri, idealmente rappresentati dal Partito Democratico; dall’altra gli italiani, pressoché compatti, ad applaudire il sindaco leghista. Oggi poi una deputata della Lega, Silvana Comaroli, presenta alla Camera un emendamento che istituirebbe un test obbligatorio di italiano per le persone di provenienza extracomunitaria che vogliono aprire un’attività commerciale nel nostro Paese. Anche qui, un grande turbinio di dichiarazioni e attacchi e prese di distanza; ma in un ideale nuovo collegamento di Annozero con una strada qualsiasi del nostro Paese (soprattutto al nord, ma non solo), in cui convivono attività commerciali condotte da stranieri e attività commerciali condotte da italiani la scena sarebbe più o meno la stessa di ieri. Con, magari, l’aggiunta dei cittadini che si servono di quegli esercizi, naturalmente anche loro schierati con la deputata leghista. Il Pd, come tutte le altre forze sane della politica italiana, fa bene ad indignarsi di fronte alle “scelte” della Lega che, al di là di ciò che stiamo per dire, hanno un chiaro sfondo razzista. Ma l’indignazione non fa presa sull’italiano medio, che chiede risposte concrete alle proprie difficoltà economiche e sociali, difficoltà che ha, oggettivamente o meno – piaccia o meno – anche in rapporto ai flussi immigratori. E la politica del «si deve» non consente di tornare a vincere al Nord, né tanto meno di scongiurare il rischio-razzismo e favorire l’integrazione. Le forze oneste e responsabili di questo Paese devono saper coniugare la denuncia e l’indicazione della strada da percorrere con la conoscenza del disagio e l’offerta di vicinanza e risposte anche e forse anche prima agli italiani. Solo così potrete sperare, cari Democratici, che prima o poi anche loro vi seguano su quella strada – dell’accoglienza, della condivisione, della fratellanza – che gli avete indicato, abbandonando, a quel punto, quella leghista. Il racconto, all’interno, di Baffigo. Read more

Il patrimonio strategico delle rinnovabili Germania: coprirà più di 30% fabbisogno Continuando così noi nel ’20 solo il 9% (!) Costo zero, energia pulita, grandi ricavi Ma Alemanno: “Destra pensa in grande” Solo rifare grande l’Italia lo è davvero

aprile 23, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ uno dei possibili pilastri del futuro. Ci può consentire di produrre energia da soli – ma addirittura in senso stretto: ciascuno di noi può farlo (fare), nel privato della propria casa o della propria azienda – a costi bassissimi, impatto ambientale persino in “saldo” positivo, a sentire il giudizio ad esempio di Vittorio Sgarbi, per il quale le pale eoliche, per dire, sono un «monumento moderno». E soprattutto subito – creando contemporaneamente posti di lavoro (esattamente negli stessi termini del piano casa del governo, ad esempio) – Il fabbisogno energetico cresce. Il ricorso a questa soluzione decisiva (che è come la lettera posta in bella vista e che nessuno vede, o vuole vedere) anche, ma in misura irrisoria al punto da essere – in percentuale sul totale – sempre meno incidente. Persino in prospettiva. Mentre il resto del mondo si (è già) modernizza(to), noi – che più di tutti abbiamo il patrimonio geofisico e climatico per “approfittarne” – arretriamo di vent’anni al nucleare che, si badi, non è necessariamente alternativo a questa soluzione ma, certo, ma non rende tanto quanto le rinnovabili (almeno al Paese) e soprattutto subito (la costruzione delle prime centrali richiederà decenni, l’installazione di un impianto fotovoltaico… una giornata?). Il giornale della politica italiana, a cui non importa della destra e della sinistra e delle loro ideologie novecentesche (dove sta scritto, sindaco di Roma, che come prima abbiamo elogiato, en passant, ora critichiamo – anche se il suo discorso riguarda la costruzione del Ponte sullo Stretto e non l’energia – che il «grande» coincide con il “grande” in senso fisico e che le rinnovabili sono di sinistra, il nucleare di destra? L’energia è di tutti – ma forse proprio per questo), e «novecentesco» rende bene il senso della “pesantezza” e dell’arretratezza della categoria, offre questo nuovo spunto, che potrebbe apparire molto banale, ma che a quanto pare non lo è (abbastanza), alla nostra politica (autoreferenziale) per l’Italia del domani (ma anche dell’oggi, a volerlo). Ce lo racconta Stefano Catone. Read more

Bossi duro: “Crollo verticale del governo Si va verso la fine dell’alleanza Pdl-Lega” Silvio, ecco cosa ti aspetta se non rilanci Lerner: premier gli ha dato troppo spazio

aprile 23, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ecco cosa ti succederà se non ascolti non tanto noi, ma il buonsenso. L’unica strada per evitare il tracollo è aprire, certo nel tempo – lascia passare questi giorni febbrili, non prendere decisioni affrettate, come consiglia saggiamente il sindaco Alemanno – alla dialettica con Fini. (Ri)fondare, con il Pdl, il partito repubblicano italiano rilanciando contemporaneamente verso il bipartitismo. Non serve, hai ragione, un altro Predellino; «certe cose non si ripetono, vanno a segno solo la prima volta», dici giustamente tu. Ma una mossa per uscire dall’angolo, che non coincida con la fondazione di nuovo partito, bensì con la rifondazione – o modernizzazione – di questo, è necessaria. Altrimenti, oggi, o più tardi, resterai imbrigliato nelle maglie della Lega. Perché è vero che ti ritrovi in molte delle loro istanze. Ma, come dicevamo, restano un alleato che rappresenta altri interessi, sai bene di non poterti fidare fino in fondo. Nessuno meglio dell’ex direttore del Tg1 conosce il Nord (che ha raccontato in Milano, Italia) e la stessa Lega. Il giornale della politica italiana affida dunque a lui il compito di spiegarci se e come come possa esplodere il bubbone leghista, motivo in più per compiere quella svolta che può consentire a Berlusconi di salvare il governo, rilanciarne l’azione, evitare il logoramento e realizzare uno dei suoi pochi veri sogni politici, il bipartitismo, contribuendo così a modernizzare decisamente questo Paese.            Read more

Presidente, accetti la dialettica con Fini E’ strada del “suo” bipartitismo (maturo) Per due grandi contenitori all’americana Socialisti- lib-dem, lib-con- conservatori La “concorrenza” bipolare libera energia Se lo farà lei avrà modernizzato l’Italia

aprile 23, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale della politica vera, fatta di visione e scelte concrete per il futuro dell’Italia. E oggi torneremo a proporre idee e progetti per il domani del nostro Paese. Ma l’occasione è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire: lo scontro Berlusconi-Fini, sì, la rissa. Ma come avranno rilevato i commentatori più acuti e politicamente raffinati, così come avevamo già fatto noi di fronte alla vittoria di Vendola alle primarie in Puglia per il Pd,  «dai diamanti non nasce niente. Dalla merda nascono i fior». Il giorno più lungo per il centrodestra può essere – contro tutti i (pre)giudizi – il preludio per la nascita, anche in Italia, di un grande partito (del Popolo) repubblicano, che insieme ai Democratici vari la democrazia italiana del futuro. Perché la riforma del sistema, in senso moderno, prima ancora di ogni rivoluzione riformatrice affidata alla volubilità della politica italiana di oggi, inaspet- tatamente si sta realizzando in modo naturale.            Read more

Diario politico. Il giorno più lungo del Pdl Berlusconi: “Preferivo dicesse: vado via Proverà a logorarmi. Non lo consentirò” Allo studio pure un modo per sfiduciarlo Ma Fini: “Ora in aula vedrete scintille” Granata: “Nascerà Partito della Nazione”

aprile 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it, oggi tutta dedicata alla direzione nazionale del Popolo della Libertà e allo scontro tra i due co-fondatori. Un grande racconto della giornata che potete rivivere (o vivere per la prima volta, se eravate al lavoro e non avete potuto seguirla; se rientrate solo ora nelle vostre case) momento per momento, parola per parola sul giornale della politica italiana. Dopo un pomeriggio di commenti, da quello della finiana Sofia Ventura a Paolo Guzzanti che stronca la «retromarcia» del presidente della Camera, passando per la solita, acuta osservazione della nostra Giulia Innocenzi, il momento della ricomposizione dei fatti che si sono succeduti febbrilmente nel corso della giornata, attraverso un punto di vista maggiormente distaccato e complessivo. Ma è anche il momento, in anticipo su tutti quotidiani cartacei in edicola domani, per cominciare a cercare di capire cosa succederà ora. Vi anticipiamo qualcosa nel titolo; in finale di pezzo le reazioni che lasciano trapelare le intenzioni dei protagonisti. Ma sono intenzioni a caldo; le considerazioni delle nostre grandi firme, che abbiamo ascoltato in queste ore e con cui ci ritroveremo nei prossimi giorni a riponderare e ad analizzare ulteriormente questa giornata, tendono tutte ad indicare che lo “strappo”, che pure c’è stato, potrebbe essere ricucito. La chiave, come indicato per primo ormai giorni fa da questo giornale, sta nella disponibilità del presidente del Consiglio ad accettare un minimo di dialettica interna, e naturalmente da quella di Fini, a questo punto – quando la sua “svolta”, come l’abbiamo definita per primi nei giorni scorsi, comincia ad apparire venata di una possibile strumentalità-pretestuosità nella chiave della lotta per leadership del centrodestra e comunque, ora, gonfiata da un punto di orgoglio – a mantenere la propria posizione critica nell’alveo di una critica, appunto, costruttiva e riconducibile al confronto anche privato e comunque interno e a non farne una battaglia di logoramento di Berlusconi, che pure la teme. Anche se, come abbiamo scritto, come ha scritto FareFuturo e come fa notare ex post anche Massimo Giannini dalle colonne di Repubblica, il tema è certamente anche – ma non solo – quella differenza di visione e di cultura politica che può anche preludere ad una scomposizione e ricomposizione delle forze nella metà di destra dello schieramento politico italiano. In questa chiave, le parole del deputato finiano suonano come una possibile anticipazione di mosse a cui potremmo assistere nelle prossime settimane/mesi, di cui del resto parliamo noi per primi da quando Fini ha cominciato il proprio cammino da presidente della Camera, e si è messo a lavorare alla rifondazione (in chiave moderna ed europea) della destra italiana. Il grande racconto, all’interno, di Finelli. Buona lettura e buona politica con il giornale della politica italiana. Read more

Lo scontro/3. Berlusconi vince per ko (o abbandono?) di P. Guzzanti

aprile 22, 2010 by Redazione · 2 Comments 

E dopo due analisi “favorevoli” al presidente della Camera e in linea con quanto sostenuto da questo giornale, il Politico.it, nel solco, ancora una volta, della tradizione liberale dei grandi quotidiani americani, esce con un’opinione di taglio opposto. L’ex vicedirettore de “il Giornale” e deputato del Partito Liberale Italiano, in genere molto critico con il Cavaliere, assegna dal par suo il “successo” nel confronto di oggi al presidente del Consiglio, accusando Fini, sostanzialmente, di essere corso in ritirata. Dopo, lo ricorderete, avere ieri lanciato un appello all’ex leader di An affinché si facessero carico della «leadership liberale» in questo Paese. Una «delusione», dunque, per Guzzanti. Anche se… Read more

Lo scontro/2. Gli antipartitocratici Fini-Berlu: 2 a 0 di Giulia Innocenzi

aprile 22, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Dopo la professoressa Ventura, è la volta della giovane esponente Radicale e conduttrice di Annoze- ro, che commenta nella sua rubrica il confronto tra il presidente del Consiglio e il capo di Montecitorio, come farà anche la terza firma alla quale il giornale della politica italiana affida l’analisi della direzione nazionale di oggi. Giulia assegna la vittoria a Fini, non foss’altro perché «per la prima volta Berlusconi è stato costretto a rispondere a qualcuno che gli puntava il dito contro». Ma non solo. Read more

Lo scontro/1. Sì, così Fini ha rotto l’ipocrisia nel Pdl di Sofia Ventura

aprile 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

E dopo il racconto, comincia un po- meriggio di analisi e commenti sul- la direzione nazionale del Popo- lo della Libertà e sul confronto tra i due co-fondatori. Il giornale della politica italiana ospita in apertura questo breve intervento della politologa ed esponente di FareFuturo e LIbertiamo, che “critica” il discorso del presidente della Camera facendo ricorso ad una categoria orwelliana: quella della «Neolingua». La professoressa Ventura riprende, dunque, il filo dispiegato dal nostro giornale: Fini ha «squarciato il velo della propaganda», titolavamo qualche ora fa. Sentiamo. Read more

Fini squarcia il velo della propaganda Pdl Se propone la normalizzazione del partito Ma vero scontro sembra per leadership Ora Berlusconi reagisce ma non “rompe” Gian tiene Silvio politicamente in pugno?

aprile 22, 2010 by Redazione · 1 Comment 

E’ scontro, tra i due co-fondatori del Popolo della Libertà. La direzione nazionale, contro le previsioni degli osservatori, si trasforma in un vero e proprio battibecco-rissa con il presidente della Camera che, incalzato dal premier che ne chiede le dimissioni se «vuoi fare politica», chiede polemicamente «Che fai, mi cacci?» e lascia la sala. L’impressione è che, per la prima volta forse da quando i due sono alleati, la vera partita sia apertamente la guida della destra. Fini rivendica, ovviamente, il modello europeo, ma come funzionale a creare lo spazio necessario alla sua ascesa, attraverso il superamento del partito populista-personale di Berlusconi. Dalla denuncia del rischio di «appiattimento sulla Lega», a quello di offrire agli italiani il senso di un partito che vuole «allargare le sacche di impunità», tutto sembra funzionale ad una normalizzazione che Fini sa troppo bene essere incompatibile con il presidente del Consiglio. Proposte che vanno nell’interesse anche del Paese, forse non in quello, immediato, del Pdl, ma costituiscono una piattaforma per il futuro. Difficile dire quale sia la strada che il presidente della Camera immagina per la “presa del potere”: quella indicata dal giornale della politica italiana, di una mediazione tra apertura all’anima berlusconiana e progressivo accreditamento delle proprie idee, resta la più probabile anche se il livello dello scontro di oggi non la favorisce. E c’è da chiedersi se l’ex leader di An non pensi a questo punto di portare alle estreme conseguenze quell’esercizio del potere contrattuale parlamentare che forse, oggi, gli fa tenere il presidente del Consiglio sotto scacco (al re). Il servizio, all’interno, è di Nicolò Bagnoli.           Read more

Diario politico. Il ritorno del Parlamento? Dice no alla caccia selvaggia tutto l’anno Pure ad arbitrato in caso di licenziamento E no alla causa civile per morti d’amianto Triplo stop ad errori (gravi) del governo C’è già lo zampino (della svolta) di Fini(?)

aprile 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Mentre tutti si occupano della partita a scacchi all’interno del Pdl – su cui ragionere- mo domani, giorno dell’attesa direzione nazionale – il giornale della politica italiana sceglie di sottolineare la ripresa della (piena, e libera) attività legislativa della Camera proprio nei giorni della ribellione del suo presidente. Il primo atto è la limitazione dei danni nell’estensione della stagione venatoria, che sarà accresciuta di una sola settimana a febbraio: un compromesso che trova il “no” della Lega ma incontra il favore di tutte le forze oneste e responsa- bili. Anche se su questo tema, lo abbiamo scritto nei giorni scorsi, le logiche trascendono dal solito in quanto coinvolgono il ruolo di lobbies e sollecitano sensibilità che prescindono dalle disposizioni politi- che pure. Ma si tratta comunque di una scelta libera e indipendente e, anzi, consentita dalla decisione del governo di rimettersi al volere del Parlamento dopo i primi no di trenta deputati del Pdl (va detto, traversali alle anime e, ora, alle correnti). Il secondo stop (indiretto, in questo caso: l’emendamento è stato presentato dal relatore di maggioranza in “accordo” con l’esecutivo) al governo nasce dall’indicazione delle parti sociali e dal rinvio alle Camere del provvedimento da parte del presidente della Repubblica: in caso di licenziamento senza giusta causa, non sarà possibile eludere il giudizio di magistrati e dunque saranno ancora garantite le prerogative dei lavoratori in base anche al loro statuto e all’articolo 18. Il terzo “no” (ancora della Commissione Lavoro della Camera sempre sul dl omnicomprensivo respinto da Napolitano) è all’emendamento del governo che voleva ridurre le responsabilità degli ammiragli per i casi di esposizione da amianto sulle navi di Stato al solo livello civile, escludendo il penale. Dunque un’altra scelta a garanzia di persone più deboli e vittime di un’ingiustizia. Tre “no”, dunque, che correggono scelte sbagliate da parte del governo. Manca ancora la proposta, la visione e la progettazione del futuro dell’Italia. Ma il compito della sintesi spetta ai partiti. Intanto ecco il grande ritorno del Parlamento. Che battendo un colpo restituisce, seppure per ora solo per un giorno – vedremo il prosieguo – la politica vera, fatta di scelte giuste e concrete, al nostro Pae- se. In tutto questo, quanto abbia pesato l’esempio e anche l’implicito “rompete le righe” dovuto alla liberazione (è proprio il caso di dirlo) da parte di Fini e alla prospettiva di una possibile fine anticipata della legislatura (peraltro ancora in campo), non è facile dirlo con precisione. Ma l’impressione è che abbia pesato. Eccome. La svolta del presidente della Camera, come il giornale della politica italiana ha scritto nei giorni scorsi, ha dunque già cominciato a dare i propri frutti. Sta ora a Fini, giostrando al meglio apertura alla cultura politica dell’anima berlusco- niana ed esercizio del proprio potere contrattuale proprio in Parlamento – nient’altro quindi che una sana opera di mediazione – dare loro un seguito, fare la propria parte per consolidare la (ri-trovata) democrazia nel Pdl. E anche nella nostra politica e quindi nel Paese. Il racconto, all’interno, di Finelli.

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Gli antipartitocratici. Popolo della Libertà (di parola?) di G. Innocenzi

aprile 21, 2010 by Redazione · 3 Comments 

La politica italiana non ha oggi solo un problema (che poi è di tutto il Paese, più che altro) di autorefe- renzialità; (ciò accade anche perché) è pure piuttosto “vecchia”, arretrata e demotivata (ma nuove forze emergono, specie in questa fase, a questo punto, di “necessità”, anche grazie a qualche protagonista “antico” come Gianfranco Fini. Il giornale della politica italiana – che si muove nella stessa direzione – già ne è il luogo privilegiato – a cominciare, come si vede, da questa rubrica – e si farà carico di seguirle e raccontarle adeguatamente). Democrazia e merito, per citare due delle chiavi di volta della modernità di altri Paesi, (non) sono declinati ad uso e consumo della nostra politica stessa e dei suoi sodali. Può accadere così che l’assoluta normalità della libertà di dire quello che si pensa (e di criticare), anche (persino) dentro i partiti si trasformi, senza alcun sussulto – questo è il punto – non solo di indignazione ma nemmeno di sorpresa o straniamento, in un traguardo da inseguire e per il quale fare battaglie, appunto, che appaiono come battaglie normali quando invece servono a (ri)conquistare non solo diritti, ma fondamenti stessi dello stare insieme politico e democratico (senza i quali questo non è) la cui messa in discussione, in altri Paesi, verrebbe vissuta come un vero e proprio attentato alla loro libertà. Giulia sceglie oggi di raccontarci l’ultimo caso che, per quanto virtuoso, segnala questa mentalità-visione distorta di cui è ormai impregnata la politica italiana di oggi.            Read more

Pd e Pdl (ancora) come Ds e Forza Italia? La transizione verso due partiti di massa La crisi dei co-fondatori già in minoranza Rutelli: “Anch’io faticavo ad esprimermi” Ora il bivio tra bipolarismo e terzo polo

aprile 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

In Inghilterra Labour e persino i Tories, vincitori annunciati di queste elezioni, sono incalzati dai liberaldemocratici-terza via di Nick Clegg, che ha vinto sì il confronto televisivo ma, presumibilmente, anche perché l’opzione nuova o comunque alternativa a quelle “battute” storicamente – destra e sinistra – incontra le aspettative e i bisogni degli inglesi. In Italia l’alternanza tra i due poli non c’è ancora mai stata, anche perché negli ultimi quindici anni si sono confrontate proposte o ancora non perfettamente compiute oltre che divise e contraddittorie (il centrosinistra – in futuro, forse – Democratico) oppure completamente stravolte in forme di partito-coalizione personale e di populismo. Progressisti e conservatori, sì, ma non ancora nell’accezione americana e più moderna dei due termini. E se i progressisti hanno almeno cominciato questo sforzo nella scelta del nome (Partito Democratico, appunto) a destra siamo (ancora, da noi) all’enunciazione di Popolo e ad assolutistici (e demagogici) richiami alla Libertà. Dunque non abbiamo ancora vissuto quel bipolarismo-bipartitismo che oggi una parte della politica italiana, capitanata da Rutelli e Casini, vorrebbe superare in nome di una sua presunta crisi. Che in realtà, come in effetti il leader di Api in qualche caso dice, è, appunto, una difficoltà di concepimento. Ante e non ex post. Il punto sta proprio qui: capire se il terzo polo va incontro alle esigenze del Paese oppure è solo una risposta affrettata alle difficoltà di una transizione che richiede tempo per essere compiuta. La scelta ondivaga dell’Udc alle Regionali fa temere che in gioco, almeno per una parte dei protagonisti di questa “rivolta”, ci siano soprattutto interessi di bottega. E tuttavia la proposta può non esaurirsi in questo. Nel seguire il filo della narrazione del possibile nuovo grande centro (liberale?) in fieri, il giornale della politica italiana, dopo avere ospitato l’appello di Guzzanti a Fini, indaga proprio sulle cause di questa dispersione rispetto ai due poli-partiti (è proprio il caso di dirlo?) di centrodestra e di centrosinistra. Incarnata dai due sue due protagoni- sti principali: Fini nel Pdl, ovviamente, e Francesco Rutelli fuoriuscito dal Partito Democratico. Andrea Sarubbi, che conosce da vicino Rutelli e la sua opzione e che ha deciso tuttavia di non seguirlo è di rimanere nel Pd, è la persona giusta a cui affidare il racconto e l’analisi di queste tendenze centrifughe (o -pete a seconda del punto di vista, in tutti i sensi). Read more

Appello di Guzzanti a Fini su il Politico.it ‘Ora fatti carico della leadership liberale‘ A Franceschini: “Uniti per la democrazia”

aprile 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’ex vicedirettore del Giornale e deputato del Partito Liberale Italiano rilancia l’invito al presidente della Camera avanzato lunedì su queste pagine dal segretario De Luca: «Hai varcato il Rubicone, ora assumi la guida di quest’area usurpata e edificata abusivamente da Berlusconi». Appelli che si inseriscono nel dibattito su se e quanto Fini possa rappresentare fino in fondo l’opzione liberale, nonostante la destra storica e alla luce dei passi compiuti in questi anni. Sofia Ventura: «Da liberale sono contenta di avere scelto l’ex leader di An». Dubbi (di altri) che non sembra avere Guzzanti.            Read more

Diario politico. Ecco dunque la svolta di Fini. Intercettazioni, stretta per la stampa

aprile 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. Come vi abbiamo raccontato nel pomeriggio, il presidente della Camera resta nel Pdl e ricomincia il proprio cammino per cambiare dall’interno la destra italiana aspirando a diventarne il leader del futuro. Il tema, come segnalato dal giornale della politica italiana già lunedì sera, è quanto Berlusconi sarà disposto ad accettare una dialettica interna attraverso la quale passano le possibilità di Fini di andare fino in fondo. Primo passaggio-chiave, la direzione nazionale di giovedì: lì conosceremo le intenzioni, almeno, del presidente del Consiglio (anche attraverso la disposizione dei suoi colonnelli, tra cui, oggi, molti ex di Fini e suoi “traditori”), che poi dovranno comunque essere vagliate alla difficile prova dei fatti di qui al 2013 (e oltre). Intanto, il discorso del capo di Montecitorio, il documento che segna la nascita della minoranza interna e la risposta de(gl)i (stessi) colonnelli. E poi vi raccontiamo delle modifiche al ddl per la (estrema) limitazione della possibilità di eseguire e utilizzare le registrazioni telefoniche (e non), audio e visive, che ha cominciato ieri il proprio iter alla Camera. Il racconto, dunque, di Baffigo, all’interno. Read more

E’ la più giovane conduttrice di Annozero Ora Giulia Innocenzi torna su il Politico.it Colpirà vizi (e virtù) della politica italiana Post numero zero: Bossi jr. non tifa Italia

aprile 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Di qui era partita, nel dicembre 2008, dopo essersi candidata (senza rete) alla guida dei Giovani democratici, lei, Radicale (e quindi) esterna-ed-estranea alle logiche (di) partito(cratiche), riscuotendo ciò nondimeno (o forse proprio per questo) un grande successo. E’ una possibile futura leader di un centrosinistra rinnovato. Nell’attesa si “diverte” conducendo il principale (e più seguito) programma di approfondimento politico della televisione italiana, scelta da Michele Santoro per raccontare il futuro dell’Italia, intervistando i protagonisti del domani. Con questo incipit bruciante, senza commento, di una dichiarazione del figlio del Senatùr eletto in consiglio regionale della Lombardia, Giulia riprende la sua collaborazione con il giornale della politica italiana. Eccola. Read more

Fini-Berlusconi, cosa pensano gli italiani Grande sondaggio-analisi firmato Crespi Per il 61,2% di elettori Pdl si separeranno

aprile 20, 2010 by Redazione · 4 Comments 

Ve lo avevamo annunciato, ad inizio di giornata, ed ecco il grande spaccato dell’opinione dell’Italia sul presidente del Consiglio e sul capo di Montecitorio e, ovviamente, sul loro scontro-divisione rientrato stamattina (per ora. E’ proprio il caso di dirlo perché) per la grande maggioranza di coloro che vivono più da vicino questa realtà, e dunque ne subiscono maggiormente l’impatto emotivo ma, anche, la conoscono più a fondo (ovvero chi vota – e magari milita nel – Popolo della Libertà) pensano che, comunque, la rottura prima o poi sia inevitabile. Un altro sintomo di come quel redde rationem nel Pdl che il giornale della politica italiana aveva annunciato per primo – proprio, peraltro, per la firma del grande sondaggista – coinvolga e spacchi in profondità il partito, e sostanzialmente tra ex Fi ed ex An, anche se la linea di frattura non è più, abbiamo visto, esattamente quella delle vecchie appartenenze (soprattutto a livello di vertice, dove l’influenza della leadership di Berlusconi si fa sentire ancora più forte, a livello personale-individuale). Read more

L’intervento. La mia impopolare opinione su Saviano di C. Alicata

aprile 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Gianfranco Fini ha anche detto che non si può essere d’accordo con il premier che parla dell’autore di Gomorra come di qualcuno che «aiuta la camorra». Dopo le affermazioni di Berlusconi e la risposta dello scrittore napoletano su Repubblica, che ribadisce che continuerà a parlare e «a voce alta», si è sviluppato un dibattito – sempre sulle pagine del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari – a cui hanno preso parte Marina Berlusconi presidente di Mondadori e il direttore generale della casa editrice, Ricky Cavallero. Alla giovane scrittrice collaboratrice del giornale della politica italiana e de l’Unità tutto questo puzza. Puzza come (e di) quell’operazione di (web)marketing che Repubblica starebbe facendo sul nome di Saviano, secondo l’opinione di un altro grande autore italiano citato da Cristiana che, nondimeno, non ci rivela il nome. Gli intellettuali tornano ad avere un ruolo attivo nella politica italiana e, in particolare, nel confronto sulla criminalità organizzata (e, appunto, sulle sue forme). Lo fanno sulle colonne di Repubblica e di questo giornale, dal quale Alicata sceglie di “rispondere” a Saviano. Read more

Avevamo (ancora una volta) ragione noi Fini resta dunque nel Pdl. Per cambiarlo Ma “Berlusconi accetterà il dissenso(?)” FOTO: la risposta del premier “monello” E più tardi come la pensano gli italiani

aprile 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Lo avete trovato qui, in apertura, fino a pochi minuti fa. Ora è qui sotto. Con il Diario politico di ieri sera, il giornale della politica italiana aveva offerto un punto di vista completamente diverso da quello proposto dagli altri grandi quotidiani (soprattutto, va detto, di sinistra) sulla crisi nel Pdl: «Fini – avevamo scritto – ha il dovere di vagliare un’ultima volta la possibilità di proseguire il suo percorso per cambiare la destra da dentro il partito di cui è cofondatore». E, pure tra mille dubbi, lo avevamo esortato a seguire questa strada. Oggi il presidente della Camera annuncia che è proprio quello che farà: non sappiamo se e quanto la nostra indicazione abbia pesato (di certo il Politico.it è ascoltato ai massimi livelli della nostra politica e letto quasi quotidianamente da Fini e dai suoi uomini, come dimostra, tra l’altro, la rettifica richiesta al nostro giornale qualche settimana fa), certo è che ancora una volta il giornale della politica italiana mostra tutta la propria intelligenza politica, e dice ai suoi lettori: quello che leggete qui, è qualcosa che ha valore. Le chiavi del nostro successo sono le stesse che possono rifare grande la politica italiana e il nostro Paese: onestà e responsabilità, le uniche “lenti” non deformanti attraverso cui leggere con lucidità la nostra politica. Ma passiamo ai fatti di stamattina. Fini dunque resta nel Pdl. Lo fa tuttavia da una posizione di dissenso nei confronti del presidente del Consiglio rispetto alla quale è legata proprio l’incognita che il Politico.it segnalava ieri sera e che Fini ha ripreso oggi nel suo discorso alla riunione di ex An (finiani): «Berlusconi deve accettare almeno un po’ di dialettica interna. Solo se Fini saprà giostrarsi tra apertura nei confronti della cultura politica dell’anima berlusconiana e capacità di far valere il proprio peso (anche) numerico per far passare/non far passare (o meglio per favorire o dissuadere) iniziative che rappresentano o contraddicono quella cultura, potrà aspirare ad essere il leader che succederà al Cavaliere e dunque portare a compimento il proprio percorso». Ed è proprio su questo punto, naturalmente, perché la lettura è la stessa, che il presidente della Camera ha posto il proprio interrogativo, che dovrà trovare una risposta nella direzione nazionale di giovedì. Ma sentiamo nel dettaglio cos’ha detto Fini, in questo servizio, all’interno, di Nicolò Bagnoli. Read more

Diario politico. Ora la (vera) svolta di Fini Grazie a lui il Pdl sta (già) cambiando (?) Se 30 deputati dicono no a ddl pro-caccia Resti dov’è ed eserciti sua golden share Dopo Berlusconi la “sua” destra europea

aprile 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, stasera, è di Nicolò Bagnoli. Alcuni dei maggiori editorialisti del giornale della politica italiana (che, nel solco della tradizione liberale dei grandi quotidiani americani ospita anche opinioni che, naturalmente sulla base di una condivisione di fondo, possono non esprimere la linea del giornale) hanno scritto su queste stesse colonne, nei giorni scorsi, che la “rottura” (che noi non abbiamo mai chiamato in questo modo, in realtà, perché di questo ancora non si tratta) tra Berlusconi e Fini è definitiva, perché il processo è giunto ad un punto di non ritorno. E stamattina, accompagnando l’intervento di Stefano De Luca, abbiamo ribadito – e questo è un punto di vista ormai condiviso – che tra l’anima finiana e quella berlusconiana ci sono differenze culturali che non potranno essere cancellate. Ma. Ma la “sensibilità” (è proprio il caso di dirlo – ?) politica dei cosiddetti berluscones è figlia direttamente della leadership del presidente del Consiglio. Che polarizza queste stesse posizioni e quelle del centrosinistra. Anche per questo l’unica opposizione credibile riesce, come ha scritto oggi Luigi Crespi, proprio quella di Gianfranco Fini: perché è l’unica che guarda al Paese e prescinde, appunto, da questa contrapposizione sterile. Per questa stessa ragione, comunque, è presumibile che quando quella leadership verrà meno l’anima del Pdl che vi fa riferimento possa, magari nel tempo, aprirsi maggiormente all’esterno e amalgamarsi con maggiore facilità con altre contigue. Se tuttavia a quel punto il presidente della Camera avrà lasciato il Popolo della Libertà sarà molto più facile per un erede diretto di Berlusconi prenderne la guida e mantenerne – con più o meno successo, sarebbe tutto da verificare – l’impostazione. Se, al contrario, Gianfranco Fini sarà rimasto nel partito del premier magari svolgendo un’intelligente opera di mediazione tra la propria cultura politica e, appunto, quella della maggioranza interna di oggi – concedendo qualcosa su questo piano, come del resto ha fatto fin’oggi – e contemporaneamente spingendo sulla strada della democratizzazione attraverso, anche, il sano esercizio di far valere il proprio peso (anche) numerico in Parlamento per far passare/non far passare (o meglio per favorire o dissuadere) iniziative che rappresentano o contraddicono quella cultura politica, Fini potrebbe esserne il leader naturale – quel ruolo al quale aspira da sempre ma che per varie ragioni non è ancora riuscito a preparare efficacemente – e, a quel punto, portare tutta la destra italiana sulla strada intrapresa. Questa del resto non è un’ipotesi così innovativa, è quella alla quale Fini lavora da tempo. E potrebbe apparire paradossale che si ponga di nuovo nel momento di massima distanza dentro il Pdl. Ma segnali di crescente democrazia interna – come il voto di oggi sulla stagione venatoria, per quanto sia un tema che si lega a logiche lobbistiche che dividono trasversalmente la politica italiana, e superano la questione dell’appartenenza o meno a parti anche interne ai partiti anche perché, nello specifico, non interessa direttamente a Berlusconi; ma anche le riunioni, che continuano a tenersi, degli organismi dirigenti. Decisivo in questo senso sarà l’esito, anche formale, della direzione nazionale di giovedì – e la necessità per la nostra politica di avere, prima o poi, una destra normale suggeriscono e invocano almeno un’ultima verifica sulla possibilità di percorrere questa strada. Due sono gli interroga- tivi. Il primo riguarda la disponibilità di Berlusconi ad accettare almeno un po’ di questa dialettica interna, anche a livello e in funzione parlamentare. E conoscendo il presidente del Consiglio diremmo che i margini sono molto ristretti. Il secondo riguarda i reali confini della cultura politica a cui fa riferimento Gianfranco Fini: in molti casi le sue posizioni sono apparse davvero innovative, forse “troppo” persino per una moderna destra europea. E dunque irrimediabilmente lontane da quelle con le quali, superata la polarizzazione, dovrebbe amalgamarsi. Ma, a questo punto – e lo diciamo contro i nostri stessi principi – un po’ di pragmatismo politico si impone anche al presidente della Camera. Se il “pia- no” sarà predisposto con accortezza, può essere de- cisivo per il bene del Paese. Ora Bagnoli, all’interno. Read more

E’ giornale dell’università e della ricerca Sia al centro di un nuovo sistema-Paese Su il Politico.it parola anche ai ricercatori G. Rotondo: “Così produciamo ricchezza
E cultura scientifica può aiutare il merito”

aprile 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ve lo avevamo promesso e speriamo vi piaccia, ma siamo certi sarà così perché i nostri lettori sono persone che amano la politica vera – quella fatta di visione e scelte concrete per il futuro dell’Italia – e sono disposti a sacrificare un po’ di glamour per ragionare di ciò che effettivamente può rifare grande questo Paese (come dimostra la crescita in termini di accessi ogni qual volta abbiamo affrontato questo tema: si avverte un vero e proprio bisogno, nel Paese come altrove, anche a causa della crisi, di, appunto, vera politica). La chiave, lo ha scritto il nostro direttore, è la ricerca (con l’università e la formazione permanente) fulcro di una (nuova concezione di un’)Italia che capisca che la sfida con i grandi Paesi in via di sviluppo non può essere vinta, e ci consegnerebbe ad un conseguente declino, a meno che l’orizzonte non passi dalla semplice produzione (o dalla produzione semplice) – nel campo della quale «Cina, India, il Brasile, dove il costo della manodopera è ancora basso» (e così cominciamo ad introdurvi all’intervista al nostro primo ricercatore) sono (progressivamente) imbattibili – alla produzione di idee – ovvero dei concept di ciò che poi viene realizzato altrove – e, naturalmente, alla «produzione (dell’industria) tecnologicamente avanzata». Ovvero ciò che già è avvenuto in larga parte negli Stati Uniti e in altre parti d’Europa, e che in Italia non è stato ad oggi nemmeno preso in considerazione (da una politica italiana miope e autoreferenziale, incapace di qualsiasi visione; come leggerete tra poco, c’è invece tutto un mondo, sommerso – è proprio il caso di dirlo – che ha già cominciato a farlo). Eppure la partita del futuro non si vince inseguendo affannosamente, ma rilanciando a partire da un proprio progetto di domani. Quello che il Politico.it vi propone a cominciare da oggi (ma, come avrete visto, non solo). Parte dunque questa inchiesta (che sarà prima ancora un laboratorio di idee) con grandi ricercatori impegnati in Italia e all’estero, con i quali ragioneremo di ricerca, ma sempre nella chiave di volano per il futuro dell’Italia. Il primo della serie è Giuseppe Rotondo, biologo molecolare e cellulare alla statale di Milano. Lo ha sentito Stefano Catone. Read more

Il commento. Se oggi l’opposizione la fa Gianfranco Fini di Luigi Crespi

aprile 19, 2010 by Redazione · 1 Comment 

C’è un grande perdente, non può che esserci nello scontro-rottura (in fieri) tra il presidente della Camera e il presidente del Consiglio. Ed è chiaramente il centrosinistra, e (quindi) il Partito Democratico in particolare. Non solo non sa approfittare della divisione in casa Pdl, ma riesce a sua volta a dividersi – il litigio tra D’Alema e Franceschini – annullando (o quasi), così, l’effetto elettorale dello strappo di Fini. Che, scrive l’ex spin doctor del capo del governo, ricopre in toto il ruolo che dovrebbe essere di Bersani: «che continua a parlare come un funzionario degli anni 70, senza rendersi conto che non solo non funziona ma non c’è più manco il partito». Continua dunque l’indagine del giornale della politica italiana sul confronto tra l’ex leader di An e Berlusconi, ma, come sempre per il Politico.it, su un piano culturale (politico) e attraverso l’analisi raffinata delle maggiori firme del giornalismo politico italiano, ben oltre l’autoreferenzialità dello scontro tout court così come raccontato da (una parte de) gli altri grandi quotidiani. Read more

Sta (ri)nascendo ora il grande centro (?) Non la (nuova) Dc ma terzo polo liberale In tutta Europa riscuote grande successo “Fini abbia coraggio andare fin in fondo” Ecco l’analisi del segretario Pli De Luca

aprile 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana, i nostri lettori lo sanno bene, ha una caratteristica e un merito. La caratteristica è guardare avanti, sempre; al futuro della nostra politica e dell’Italia. E anche oggi, vedrete più tardi, daremo il nostro contributo alla costruzione (speriamo) del Paese del domani. Il merito è prenderci spesso, nell’anticipare ciò che potrà accadere. E’ avvenuto anche proprio per questa crisi tra Berlusconi e Fini, e in generale per il redde rationem nel Pdl, di cui il Politico.it ha scritto prima di chiunque altro. Oggi siamo in grado di mettere in campo una nuova “pre-visione”. Il presidente della Camera è prudente, aspetta la direzione di giovedì, ma comunque vada a finire questa (prima, nuova) crisi con il presidente del Consiglio il dado, per così dire, è tratto. E’ tratto perché le differenze politico-culturali e di visione tra le due anime – quella finiana, e quella berlusconiana – del Pdl sono tali da rendere molto difficoltosa la prosecuzione di questo cammino. Almeno finché Berlusconi sarà in campo. La svolta di Fini non avviene oggi ma risale all’inizio della legislatura, quando con l’assunzione delle responsabilità istituzionali di terza carica dello Stato l’ex leader di An ha avviato un cambiamento di contenuto, abbracciando la linea di una moderna destra europea. In Italia la presenza, come detto, del Cavaliere impedisce, al momento, il rinnovamento dall’interno del centrodestra, appunto, e (semmai) del Pdl. Gli abboccamenti che si susseguono ormai da diversi mesi – comprese le invocazioni più o meno implicite da parte di Francesco Rutelli – lasciano intravvedere la possibile via alternativa: la nascita di una terza coalizione formata da Udc, Api e, appunto, la nuova eventuale componente finiana, di collocazione centrista e stampo liberale. Quella stessa terza via che nel resto del Vecchio continente, dalla partecipazione decisiva al governo di Angela Merkel in Germania alle previsioni di sfondamento (e, anche lì, di assunzione di un ruolo di ago della bilancia) alle ormai prossime elezioni in Inghilterra, sta facendo breccia. Il motivo? La crisi e il bisogno di guide equilibrate e responsabili, ma anche una certa stanchezza per le due opzioni bipolari che si alternano da decenni. In Italia tutto questo potrebbe prendere, inizialmente, la forma di una coalizione di unità (e salvezza) nazionale che comprenda anche il Pd per scongiurare il pericolo per la democrazia che da molte parti si vede legato alla prosecuzione (o al rilancio, dopo nuove elezioni) del governo Berlusconi. E si tratterà certamente di un esperimento di grosse koalition all’italiana da osservare con interesse. Ma la vera novità politica è il (possibile) ritorno di una visione puramente liberale al centro dell’agone politico. il Politico.it è il giornale della nostra politica e dei suoi protagonisti: è qui, che i grandi passaggi della nostra politica hanno luogo. Il giornale della politica italiana ospita oggi in esclusiva la grande analisi-intervento-appello a Fini del segretario del (piccolo) partito che oggi conserva la bandiera liberale, il Pli, appunto, da mesi lavora a questa prospettiva e che ha un punto di osservazione privilegiato su quanto avviene in Europa e, in questo senso, nel nostro Paese. L’intervento di De Luca, dunque. Da non perdere. Read more

Il commento. Berlusconi-Fini, ora indietro non si torna A. Torchiaro

aprile 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La grande firma di E Polis e del giornale della politica italiana fa il punto sullo scontro tra i due cofondatori del Pdl.

Nella foto, Aldo Torchiaro

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di ALDO TORCHIARO

Fini darà o meno vita a gruppi parlamentari separati? E se sì, dato che l’iniziativa sarebbe prodromica alla nascita di un nuovo soggetto politico, come farebbe a resistere all’assalto che in molti, nel Pdl e persino tra le fila degli ex An, stanno già dando al suo scranno?

La risposta alle due domande, per il momento, alberga nella mente dello stato maggiore che il presidente della Camera mantiene da due giorni in stato d’allerta. Berlusconi lo avvisa: al varo di un gruppo parlamentare distinto dal Pdl, la scissione sarà consumata. E indietro non si torna, dicono in coro i vertici del Pdl. Secondo due tra le personalità più influenti della maggioranza, il presidente del Senato, Schifani e il segretario della Lega, Bossi, si deve andare a votare. A quel punto il soggetto di Fini – al netto dei Fighetti, movimento non proprio di massa che al momento lo anima – dovrebbe fare i conti con l’esercito del tycoon della politica italiana. Con quello stesso Berlusconi che ha sdoganato l’Msi, che nel 1993 contava sì e no sul 7 per cento dei voti, e ha portato Fini alla terza carica della Repubblica. Il disegno del cofondatore del Pdl è chiaro: dare vita ad una destra moderna, sull’esempio di Sarkozy e di Aznar, con i quali vanta un’amicizia personale, e finirla con il centrodestra all’italiana. Ricacciare la Lega a fondovalle e ristabilire con i moderati dell’Udc una sinergia dalla visione ambiziosa: riscrivere le regole del consesso politico, portando gli italiani in una terza repubblica, dal presidenzialismo ad alta velocità.

E’ un progetto audace, nell’Italia di oggi. I conti con la realtà indicano nel radicamento del Carroccio e nel consenso del Cavaliere due scogli difficili per qualunque attracco. E il silenzio con cui, a sinistra, si vive l’avvisaglia del divorzio tra gli avversari è assai eloquente. Repubblica proponeva a tutta pagina un titolone, Appello a Fini perché non se ne vada, che nel rilanciare le parole del premier sembrava sponsorizzarle, facendole proprie. Immaginate che si vada davvero a votare a breve, cosa rimarrebbe del Pd? E’ su questa domanda che si incrociano i desiderata, le paure e le speranze degli strateghi che, da cabine di regia contrapposte, studiano il da farsi. Gli italiani, nel frattempo, si fregano le mani. Domenica la Roma incontra la Lazio, sarà il derby più seguito in questo campionato. I derby nel Pdl, per ora, non sembrano appassionare le masse.

ALDO TORCHIARO

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Civati a il Politico.it: “Ora anche il Pd trovi il suo Fini” di A. Ievolella

aprile 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

«Una personalità che aggiunga, e non pensi solo a togliere. E invece di discutere sui giornali comin- ciamo a farle, le cose. Assieme. Individuiamo – incalza il consigliere regionale della Lombardia – qualche parola-chiave, non slogan, forte, nostra, e cominciamo a proporla con costanza al Paese. Il ricambio? E’ necessario, ma non è il nostro fine». Il possibile leader del domani consegna al dibattito interno al Partito Democratico la sua ricetta per uscire dall’impasse. Lo fa dalle colonne del giornale della politica italiana. L’intervista è di Attilio Ievolella. Read more

La riflessione. Costituzione (e “grandi riforme”) di Marco Rosadi

aprile 17, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Il giornale della politica italiana è il giornale della modernità. La modernità, nondimeno, non è scollamento dalla Storia ma sua reinterpretazione. Per essere tale e non costituire un salto nel buio ha bisogno di due punti di riferimento: l’esempio; le regole. L’esempio è il precedente di grandi personalità o grandi momenti della Storia di un Paese in cui sono state rappresentate le energie migliori, secondo le linee-forza – ovvero gli schemi di rappresentazione di quelle energie – tipiche di un popolo e non solo. Il nostro Paese – e, in particolare, la Repubblica – ha, da questo punto di vista, un patrimonio straordinario: quello dei Costituenti, veri padri della nostra nazione che illuminati da un profondo senso di (alta) “necessità” (morale) nato dalla Resistenza hanno prodotto le migliori regole forse del mondo. E anche da questo punto di vista abbiamo dunque forse il maggiore patrimonio delll’intero pianeta democratico (e, quindi, non), degno di quel grande Paese che l’Italia può e deve tornare ad essere. Ovvero la nostra Costituzione. Nei giorni in cui si torna a parlare di riformarla, da parte di una classe “dirigente” che ha mostrato tutta la propria autoreferenzialità, a cui dunque i panni di una «legislatura costituente» stanno davvero molto, troppo larghi, la grande firma del giornale della politica italiana torna a raccontarci il senso della nostra Carta e ci parla di ciò che i Costituenti, appunto, e la Costituzione ci consegnano riguardo ai modelli che vengono oggi presi in considerazione. Read more

Diario politico. Crisi tra Berlusconi e Fini FareFuturo: ‘C’è una differenza culturale‘ “Legalità, noi pensiamo Paolo Borsellino Loro prima tempistica di processo Mills” Premier: “Saviano propaganda la mafia”

aprile 16, 2010 by Redazione · 1 Comment 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. I giornali della destra finiana vanno all’attacco del presidente del Consiglio che, involontariamente, nel giorno in cui peraltro il governo – va detto – comunica i buoni risultati nella lotta alla criminalità organizzata, sembra dare loro ragione, rispolverando un punto di vista già espresso sul tema della lotta alla mafia: ovvero quello per cui parlarne sia un modo non per contribuire a sconfiggerla ma, più che altro, per macchiare l’immagine dell’Italia all’estero. Una concezione strettamente connessa con la sua abilità di comunicatore e, per estensione, con il tentativo di chiudere le trasmissioni che “macchiano”, a loro volta, la sua immagine, costruita con, appunto, tanta capacità e nel tempo e rispetto alla quale quindi ogni intervento esterno che la può colpire è un vero e proprio atto di lesa maestà. In ogni caso una presa di posizione inaccettabile, quella del premier nei confronti dell’autore di Gomorra, che conferma ciò che, appunto, FareFuturo e Flavia Perina sul Secolo d’Italia scrivono oggi: tra Fini e Berlusconi c’è una differenza culturale, che si manifesta anche, tra il resto, nella diversa concezione della legalità. Tutto questo per spiegare quello scontro, tra i due cofondatori del Pdl, che dopo lo strappo di ieri prosegue e che Baffigo ci racconta, all’interno.

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L’analisi. Chi ha vinto il confronto televisivo in Inghilterra di L. Crespi

aprile 16, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Si è svolto ieri tra il laburista e pre- mier uscente Gordon Brown, il con- servatore Cameron (in vantaggio secondo i sondaggi) e il terzo incomodo lib-dem Nick Clegg. La vittoria nelle elezioni che si terranno tra poche settimane a Londra se la giocano – presumibilmente – Brown e Cameron, ma il successo nel primo “triello” – come lo definisce Crespi – di questa campagna elettorale è andato a Clegg, che propone agli inglesi una prospettiva di «change» radicale rispetto alle due opzioni storiche, che si trascinano un po’ stancamente dopo il quindicennio glorioso di Blair. Il maggiore esperto di comunicazione politica del nostro Paese giudica sul giornale della politica italiana il rendimento dei tre contendenti, che ci interessa non solo perché in gioco c’è la premiership di un Paese-guida del Vecchio continente e dello scacchiere internazionale, non solo come fatto di rilievo e non solo perché ci parla di una consuetudine delle grandi democrazie occidentali – il confronto televisivo tra i candidati – che in Italia non vediamo dal 2006, a causa delle resistenze di Berlusconi, che è disposto ad affrontarlo solo quando deve recuperare e non rischia di perdere ma solo di conquistarsi la possibilità di vincere, ma anche perché nel merito del confronto della politica inglese possiamo trarre qualche spunto anche per ciò che riguarda il futuro della nostra politica e del nostro Paese, che chiede il ritorno ad una politica italiana fatta di visione e scelte concrete per il futuro dell’Italia, una prospettiva di cui, forse, solo – oggi, anche vista la situazione dopo i quindici anni berlusconiani, ben diversi da quelli di Blair ma che hanno avuto lo stesso effetto di impedire-”congelare” per troppo tempo un cambiamento di cui ora i nostri due Paesi hanno più bisogno - una soluzione onesta e responsabile ed equidistante proprio come quella che propone il vincitore di ieri Clegg – che è schizzato nei sondaggi addirittura sopra il 35% dopo la performance televi- siva – può farsi carico. Il pezzo di Crespi. Sentiamo. Read more

E’ in pagina la vignetta d’oggi di theHand Protagonista Ignazio La Russa. Scopritela

aprile 16, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Raccogliamo l’assist della puntata di Annozero di ieri sera per raccontare la contrapposizione ideologica sul tema della pace, che la pace, certamente, non aiuta. Il giornale della politica italiana è il giornale dell’onestà e della responsabilità. Le persone responsabili sono quelle incapaci di «non pensarci» e che devono fare qualcosa per contribuire alla risoluzione dei problemi. Quelle sulle cui spalle si reggono i sistemi in cui viviamo, che le persone responsabili fanno funzionare. Quando assumersi la responsabilità significa fare la guerra, e rischiare l’uccisione di altre persone, siano esse militari o civili, la responsabilità, abbiamo scritto, non può coincidere con alcuna forma di entusiasmo, bensì dev’essere, diciamo così, sommessa. Nella nostra politica si contrappongono due concezioni invece estreme che o non tengono conto della responsabilità, o la assumono (quasi) entusiasticamente. Una di queste è incarnata dal ministro della Difesa, la cui visione ci viene raccontata dal nostro Maurizio Di Bona. Così.           Read more

Se si votasse il partito di Fini tra il 4 e 8% E sullo sfondo rimane la Kadima italiana Ma centrodestra vincerebbe comunque

aprile 16, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Studio-rilevamento Bidimedia per il giornale della politica italiana, qualora la rottura tra il presidente della Camera e il presidente del Consiglio si consumasse questa sarebbe la forza, al momento, della nuova proposta indipendente dell’ex leader di An: circa la metà del suo vecchio partito. Ne guadagnerebbe, secondo Bagnoli, anche la Lega che potrebbe crescere di altri due punti e attestarsi al 14%. Ma c’è anche un’altra possibilità: un Fini fuoriuscito dal Pdl avrebbe finalmente le mani libere per dare seguito al progetto che il Politico.it ha raccontato per primo al momento dell’uscita dal Pd di Francesco Rutelli: quello del partito neo-centrista con Casini e Api. In quel caso si tornerebbe ad una situazione assimilabile a quella del 1994, con Fini nel ruolo che fu di Segni e tre partiti-coalizioni in campo: a vincere, salvo improbabili, diverse alleanze, sarebbe comunque ancora Berlusconi anche se con un margine molto ridotto rispetto ai 6 punti di cui vi abbiamo riferito ieri. Ci spiega tutto il capo di Bidimedia, Nicolò Bagnoli. Read more

Diario politico. E’ il redde rationem nel Pdl Fini: “Ora pronto a fare gruppi autonomi” La coperta corta del governo Berlusconi Se “tira” la Lega, scopre più responsabili Schifani: ‘Se ci si divide si torna a votare’

aprile 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. Il presidente della Camera “minaccia” la rottura dal premier qualora la maggioranza continui a rimanere «schiacciata» sulle posizioni delle camicie verdi. Salvo poi, in serata, gettare acqua sul fuoco: «Berlusconi deve governare fino alla fine della legislatura». Ma dai colonnelli del presidente del Consiglio sembra venire, al contrario, un’accelerata, al punto che oltre al presidente del Senato anche Cicchitto parla della possibilità di un ritorno anticipato alle urne. L’esito delle Regionali – positivo per il centrodestra – aveva posto il silenziatore su quella resa dei conti dentro il Pdl che il giornale della politica italiana aveva annunciato. Ma anche quella vittoria conteneva il seme di una possibile divisione: a differenza della coalizione (trainata dalla Lega) il partito di Berlusconi perde consensi e – effettivamente – vede ridursi il margine sul Pd nella contesa tra i primi due partiti, appunto, italiani. E tutto questo accresce decisamente il peso di Bossi e dei suoi. Finora i finiani erano rimasti in silenzio ma la rivendicazione di una possibile candidatura leghista alla guida del governo nel 2013 da parte del leader della Lega deve avere edotto Fini sulla reale entità del patto con Berlusconi. Che, appunto, schiaccia il Pdl. E in particolare la sua anima più europeista e responsabile. Quella di Fini. Che, a questo punto, mette sul tavolo tutto il peso della propria leadership arrivando a minacciare la tenuta stessa della maggioranza e forse la legislatura. E una mossa finiana in questo senso potrebbe sparigliare le carte elettorali, rendendo molto meno scontata un’eventuale affermazione di Berlusconi. Che si è preso 48 ore per tirare le fila. Ed è probabile che alla fine si arrivi (per il momento) ad una soluzione. Ma la coperta della maggioranza è corta. E la sproporzione di forze alla Camera – che peraltro, abbiamo visto oggi, non è poi, comunque, così salda e costante – potrebbe non bastare ad assicurare un decorso tranquillo e soprattutto la possibilità di fare le riforme. Ma proprio il presidenzialismo – desiderato da Fini – potrebbe rappresentare la chiave di volta di un nuovo accordo. Il racconto, all’interno, di Baffigo. Read more

Quando storia (tragica) si ripete in farsa Il tg di “regime” di Minzo crolla in ascolti Tentativo di censura aggirato su internet Decade il dl cambia-regole pluribocciato Maggioranza sotto 38 volte alla Camera Eppure vince sempre lui… Pd, dove sei?

aprile 15, 2010 by Redazione · 1 Comment 

«La storia si ripete sempre due volte: la prima volta in tragedia la seconda in farsa»: Marx va per la maggiore da quando la democrazia italiana si è trasformata, definizione di un autorevole studioso, in democrazioide, ovvero una democrazia un po’ deformata e non più tale in tutti i suoi aspetti. A questo concorrono il conflitto di interessi e il controllo delle tivù da parte di Berlusconi, i tentativi (comprese le telefonate di sollecito al membro dell’Authority affinché l’arbitro intervenisse a fischiare un rigore inesistente alla squadra “avversaria”) di fermare l’informazione ancora libera che si fa sulle reti pubbliche, lo stravolgimento delle regole per favorire la maggioranza, tutto questo consentito da una legge elettorale che impedisce agli elettori di leggere parlamentari sottoposti al controllo diretto del presidente del Consiglio, in un Parlamento svuotato del proprio potere e poi della propria funzione. Ma… La censura di Santoro si traduce in una straordinaria pubblicità per lui che riesce ad andare in onda anche nei giorni delle elezioni, nonostante il blitz, riuscito, della sospensione dei talk show, grazie alla rete che squarcia il velo (anzi, oggi, il sacchetto di plastica), appunto, della censura. Il Minculpop del primo telegiornale italiano (ora il primato è a rischio) non piace agli italiani che ne fanno crollare lo share, consentendo al Tg5 di avvicinarsi pericolosamente: «Nel momento in cui gli ascolti non mi dovessero premiare io o altri ne trarremo le conseguenze», disse una volta Minzo; vedremo se tradurrà le parole in fatti. E intanto da qualche parte si comincia a parlare di una sua possibile sostituzione. «Non si è mai visto un golpe fermato dal Tar del Lazio», fu il commento sarcastico di Massimo D’Alema (in questo lancio, va detto, vengono citati soprattutto comunisti) allo stop del decreto salva-liste da parte del tribunale amministrativo, una bocciatura poi ripetuta altre enne volte da (altri) organi giudiziari. E poi anche dal Parlamento, dove, alla Camera, nonostante una maggioranza schiacciante, il centrodestra va sotto ancora una volta (è, appunto, la 38esima). Un assenteismo che, scrive oggi il Giornale (di famiglia), mette a rischio lo stesso iter delle riforme istituzionali. Insomma, il “regime” fa acqua da tutte le parti. E nondimeno il presidente del Consiglio continua a vincere tranquillamente. Alla domanda che si faceva una trasmissione televisiva – «Le Regionali sono state vinte da Berlusconi o perse dal centrosinistra?» – ci sembra, a questo punto, di poter dare una risposta (certa). E ora i “casi” del crollo dello share del Tg1 e dell’affondamento politico-parlamentare del decreto salva-liste raccontati da Donadi e Sarubbi. Read more

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