Top

Il voto regionale. E ora? Una nuova risposta liberale di Paolo Guzzanti

marzo 31, 2010 di Redazione 

La firma con cui il Politico.it chiude la sua analisi-racconto sul dopo-voto è, ovviamente, la nostra più autorevole e rappresentativa. L’ex vicedirettore de “il Giornale” riprende due temi che abbiamo ascoltato su queste pagine ieri e oggi: il primo, posto ieri dal nostro direttore, riguarda l’incapacità-necessità che il centrosinistra riprenda a comunicare con il Paese, ovvero capisca «come si chiede il consenso». Il secondo è quello di cui avete letto oggi in conclusione dell’analisi di Gaspare Serra – con la quale abbiamo aperto il percorso che portava qui – e cioè il fattore/bacino-astensione e la possibilità, se non la probabilità, che lasciato politicamente alle spalle Berlusconi il sistema si scomponga e ricomponga, e a conquistare la possibile maggioranza degli italiani sia un partito che oggi ancora non c’è. Il partito che ci anticipa, in pratica, l’attuale deputato del Partito liberale italiano, che lancia dalle colonne del “suo” giornale della politica italiana un invito alle persone libere, oneste, responsabili a riprendersi il Paese. E’ questo il – possibile – futuro con il quale chiudiamo questo nostro grande racconto di oggi. Ma restate con noi perché più tardi arriverà il Diario politico con la narrazione (più pragmatica) dell’oggi (è proprio il caso di dirlo) della nostra politica e theHand ci proporrà la sua “chiusa” su come invece il presidente del Consiglio vede il (più immediato) futuro. Ora il grande pezzo di Guzzanti. Buona lettura e buona politica sul giornale della politica italiana.

Nella foto, Paolo Guzzanti

-

di PAOLO GUZZANTI

Berlusconi non ha vinto. Berlusconi ha stravinto, con la Lega che disegna il blocco produttivo del Nord. La sinistra ha perso e ha preso martellate sui denti e le sta bene. Nessuna commiserazione. Si tratta di gente che non ha mai voluto neanche studiare per capire perché gli italiani (gli stessi che una volta la votavano) ora scelgono SB e Lega. Ma un forte partito è emerso: quello dell’astensione che è bilaterale, a destra e sinistra. Un numero enorme di italiani che non ha votato avrebbe potuto votare, se avesse avuto conoscenza della nostra esistenza, per il PLI che però, salvo briciole, non c’era, penalizzato da cattiva organizzazione e raccolta delle firme. Da quel cuneo bisogna passare e la sola cosa da fare è dichiarare aperta la nostra campagna elettorale per le elezioni del 2013.

***

Brevemente. Berlusconi non ha vinto, ma stravinto. Tutti coloro che lo davano per spacciato (e io non ero con loro) hanno perso. Non capiscono un cazzo. La domanda è: perché la sinistra non capisce come si chiede il consenso e SB e Lega sì? Tutto il resto è fuffa, rabbia, frustrazione da “ariani del bene” che si sentono beffati perché l’odiato Berlusconi gliel’ha messa in culo ancora una volta e seguiterà a farlo negli anni a venire.

Berlusconi adesso farà la riforma costituzionale che darà nuovi poteri, alla francese, a un presidente della Repubblica eletto dal popolo, poi si presenterà e verrà portato in trionfo al Quirinale lasciando Palazzo Chigi a un cameriere, o una cameriera, Gelmini o Alfano, magari la famosa Carfagna, chi può dirlo. E tutti quelli che sognavano di farlo fuori, magari a colpi di duomo in faccia, scongiuri, pernacchie, derisioni (che pure hanno, e come, ragion d’essere) friggeranno come gamberi in padella.

E allora? Allora i dati mostrano l’esistenza di fatto di una nuova forza: quel 7 e rotti per cento di nuovi astensionisti che non ne possono più di entrambi i partitoni. Quella gente la pensa come noi ma non ha avuto un partito per cui votare.

Il nostro PLI è stato sbaragliato dal turpe mercato delle firme e dalla sua stessa insipienza, contro la quale mi batto e sempre più mi batterò.

Essere liberali è una novità. Convinti che la libertà sia figlia della verità, siamo gente scomoda che intende dire come stanno le cose e non nasconderle come fa per Dna acquisito il Pd e la sua combriccola di vaneggiatori estremisti perdenti e inconcludenti (Vendola ha vinto perché è un uomo charmant, ma ha accumulato un miliardo di debiti e ha dovuto mettere nuove tasse regionali sulla benzina per pagarsi i suoi lussi ideologici).

Ma ho bisogno di un nuovo partito con nuova gente che abbia voglia di rimboccarsi le maniche e dare senza chiedere.

DARE SENZA CHIEDERE.

Ho scritto “ho bisogno”, ma devo scriver l’Italia ha bisogno di una prospettiva nuova, del sogno di un Paese, di una visione globale diversa e alternativa al pasticcio dei due PD, uno con la ELLE e l’altro senza.

Sapete che vi dico?

Questi risultato per me sono i migliori: se il PD avesse vinto, o se non avesse preso altre martellate sui denti, non avrebbe capito. Ora può capire meglio. Capirà? Non capirà? Dubito, ma non ha importanza: questa sinistra è narcisista, inetta, suicida, pigra e ignorante.

Me ne sono accorto meglio ancora in campagna elettorale. Dunque è una sinistra che per me, così com’è, può anche morire. Non merita nulla, non ha fatto nulla per meritare di vivere. Resterà una curiosità antropologica di nuclei di regioni rosse. Noi abbiamo da fare ed è ora di fare.

Per quel che mi riguarda, l’ho detto ieri nella sede impropria del PLI (la mia stanza), siamo già in campagna elettorale per le politiche del 2013. Raccogliere le firme, raccogliere fondi, raccogliere militanti, chiedere dedizione e risorse, questo ci serve.

Il cuneo dell’astensione dimostra che di lì noi partiamo e che c’è trippa per gatti.

I gatti siamo noi, perché una volta si usava chiamare i liberali “i quattro gatti”. I quattro gatti diventeranno centinaia, migliaia, centinaia di migliaia. C’è un lavoro da fare e io intendo svolgerlo. Chi ci vuole stare ci stia, ma per carità piantiamola di fare boccacce e insultare il vincitore.

Il vincitore è bravo, sa come vincere e ha i mezzi per farlo.

Noi sapremmo come stravincere, ma non abbiamo ancora i mezzi.

Ma abbiamo tempo. E’ ora di mettersi al lavoro.

PAOLO GUZZANTI

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom