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Pd sconfitto: e ora? Tre anni in cui rimetterci in pista di A. Sarubbi

marzo 30, 2010 di Redazione 

Continua il dibattito sulle cause della battuta d’arresto Democratica e sulle possibili soluzioni (visto che abbiamo stabilito, finora, che si tratta di una crisi strutturale e non puramente contingente, come dimostra che siamo arrivati ormai alla quinta caduta consecutiva del centrosinistra) sul giornale della politica italiana. Un confronto che offriamo ai nostri lettori progressisti affinché possano a loro volta farsi una propria opinione e partecipare, possibilmente – se ci sarà la necessaria apertura – alla ripartenza del Pd. Ma anche a tutti i lettori di centrodestra, che oggi avranno la pazienza di seguire questa discussione (più) interna al centrosinistra – che siamo sicuri, comunque, interesserà molto anche loro, perché i nostri lettori sono tutte persone di ampie vedute e che amano il confronto e andare oltre gli schemi precostituiti attraverso la riflessione (libera) – anche grazie alla serenità che gli può venire dall’affermazione di ieri. Un dibattito plurale, quello che si sta sviluppando sulle nostre pagine, che vede confrontarsi, appunto, personalità di diverso orientamento culturale dentro il Pd: dal cattolico innovatore Adinolfi, alla innovatrice più vicina alla sensibilità radicale Alicata, fino – e siamo a questo nuovo intervento – al cattolico (più) moderato Sarubbi, appunto. Ma i tre – che sono contemporaneamente le nostre firme d’area – hanno qualcosa in comune (oltre all’appartenenza e alla condivisione di valori di fondo) in più: sono giovani e saranno protagonisti del futuro Democratico. il Politico.it è il luogo del dibattito pubblico della nostra politica ma con un’attenzione particolare per chi guarda al domani. Non necessariamente, naturalmente, da un punto di vista anagraficamente privilegiato: chi è moderno, e ha capacità di guardare, appunto, al futuro. Che è ciò che fa ogni giorno questo giornale. E lo continuiamo a fare anche oggi, con l’intervento di Sarubbi. Sentiamo.

Nella foto, Andrea Sarubbi

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di ANDREA SARUBBI*

Abbiamo perso sia Lazio che Piemonte. La mia asticella, se vi ricordate, era 8 a 5, quindi non mi sentirete mai dire che “abbiamo tenuto” o che “abbiamo la maggioranza delle Regioni” o che “il Pdl perde a vantaggio della Lega” o che Venezia e Lecco – per quanto importanti – valgano il Veneto e la Lombardia.

Abbiamo fallito l’obiettivo stagionale, un po’ come la Juve: ad inizio stagione era in lizza per lo scudetto, tre mesi dopo era fuori dalla Champions, poi mirava al quarto posto ed all’Europa League, ora è settima e fuori dall’Europa, l’anno prossimo rischia di avere il mercoledì libero, eppure a fine partita si sentono sempre commenti del tipo “è colpa degli infortuni”, oppure “eravamo stanchi e ci è mancata la brillantezza”, o ancora “loro erano molto motivati”. Nel frattempo, continua a prendere schiaffi ogni domenica: in casa e fuori, contro le grandi e contro le piccole, sui campi possibili e su quelli difficili. Tre allenatori nell’ultimo anno, ma il risultato non cambia: proprio come il Pd, insomma, che si è ormai attestato attorno al 29% e da lì non si muove, anche se magari alle Politiche l’assenza di liste civiche e qualche campagna per il voto utile può regalarti qualche punto in più.

Ci definirono, l’anno scorso, un “partito appenninico”, e per fortuna almeno gli Appennini hanno tenuto: nel resto d’Italia – esclusa la Basilicata, Regione appenninica ad honorem – siamo gli eterni perdenti, alcune volte di poco (Piemonte) ed altre di tanto (Veneto), alcune contro squadre in forma (Lombardia) ed altre contro formazioni falcidiate dalle squalifiche (Lazio), alcune volte per colpa degli autogol (Calabria) ed altre perché giocavamo controvento (Campania).

Sulla diagnosi, mi pare, siamo d’accordo praticamente tutti – chi va in tv a dire che “non arretriamo”, come Bersani, lo fa più per tenere a bada l’opposizione interna che per convinzione – ma non siamo d’accordo sulla terapia perché, come si vede in queste ore anche e anche da questo dibattito, ognuno ha un’idea diversa sulle cause della malattia: se è uno starnuto che viene dall’influenza, mi copro; se viene dall’allergia, mi tengo alla larga dal polline. Se sono convinto che i cattolici siano poco influenti, ad esempio, cito l’Umbria (dove il voto disgiunto dei cattolici Pd a favore di Paola Binetti è stato dello 0,7%); se credo invece che i cattolici siano determinanti, cito il Piemonte (dove lo scarto di 10 mila voti è attribuibile ad una frangia dell’Udc che non ha gradito l’alleanza con la Bresso “per differenze valoriali” e si è messa in proprio: evitare le battute sul cattolicissimo Cota, per piacere).

Insomma, immagino che qualcuno oggi abbia aperto questo sito attendendosi una risposta, una bella diagnosi con cura efficace, ma purtroppo almeno io non ne ho. Il lato positivo – ci scherzavo amaramente ieri sera – è che abbiamo tre anni di tempo per un bel check up, se non crepiamo prima.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

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