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Pd sconfitto: e ora? Risvegliar(ci) dal torpore di Cristiana Alicata

marzo 30, 2010 di Redazione 

Il dibattito interno al centrosinistra è solo sul giornale della politica italiana. Il giorno dopo la debacle progressista, le più autorevoli firme di area de il Politico.it si confrontano sulle cause e, soprattutto, le prospettive: cosa (si) deve fare per tornare a vincere, dopo le cinque battute d’arresto consecutive che segnalano evidentemente una sofferenza di fondo, strutturale, e non (più) solo problemi legati a dinamiche elettorali contingenti. Dopo l’intervento di “apertura” del nostro direttore e l’invito al rinnovamento di Adinolfi, tocca alla giovane scrittrice collaboratrice del giornale della politica italiana e de l’Unità, intellettuale e candidata proprio a queste regionali nel Lazio. L’impegno in politica (italiana). Su cui Cristiana ha già scritto, come i nostri lettori più affezionati ricorderanno, diverse volte. Stavolta il tema è però, appunto, la caduta del Pd, e Alicata giunge ad una conclusione simile a quella di Adinolfi passando per una disamina socio-politica dell’esito del voto di ieri e in particolare sulla sconfitta Democratica in provincia, a fronte della tenuta nelle città. Dunque: il filone del dibattito interno al Pd dopo la caduta; il ritorno all’impegno in politica degli intellettuali; il ritrovarsi su queste colonne delle voci che con più forza chiedono il rinnovamento tra i Democratici, espressione di quell’area moderna che al congresso promosse e fece riferimento alla candidatura di Ignazio Marino, per il quale il Politico.it, come ricorderete, fece il proprio endorse- ment. Su questa tripla nervatura la bella riflessione di Cristiana Alicata. E il dibattito prosegue. Buona politica (italiana) solo sul suo giornale.

Nella foto, Cristiana Alicata

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di CRISTIANA ALICATA

Ecco.

Prendete il cuore di Roma caput mundi. Il I Municipio. Quello del centro. Di chi abita a Trastevere e a Campo de Fiori. Lì la Bonino ha stracciato la Polverini 57 a 42. Per cento.

Poi allontanatevi. Cominciate a non permettervi più la casa in centro. La bella macchina, la barca. Cominciate a non arrivare più alla fine del mese. Sì, certo. Troverete roccaforti radical anche in altri municipi. Vorrei vedere.

Ma arrivate fino a Latina. Fino a Viterbo.

Nell’agro pontino dove i contadini (agricoltori? Ma dove?) svendono i campi per farci su impianti fotovoltaici.

Le provincie?

Aveva forse ragione Melilli, presidente del PD Lazio, presidente della provincia di Rieti, quando si dimise dopo avere visto la romanità del listino? Chi li conosce gli altri? I pezzi grossi sono solo a Roma e Provincia nella nostra lista. Pezzi da 90, eh. Grosse preferenze personali. Le sto guardando crescere come una torta nel forno.

Il Romacentrismo uccide persino nel Lazio.

Poi allargatevi.

Beccatevi:

1) – Campania: dove l’anti Bassolino, tale De Luca, perde vergognosamente. Non nella sua città, dove governa. Qualche domanda è d’obbligo, malgrado tutto. Bassolino chi? Sì quello che portò la Bersani alla vittoria, dove noi andavamo ai congressi ed era già tutto fatto.

2) – Calabria: non disponibile.

3) Puglia: omosessuale comunista vince per la seconda volta di seguito dopo aver parato le coltellate alle spalle per mano dello stesso povero Cristo (Boccia) armato dallo stesso in malafede (D’Alema) ispirato dalla GRANDE ALLEANZA con l’UDC e dal controllo dell’acqua. Pubblica. In Puglia abbiamo capito? Capito? Ehi….hai capito? A casa. Subito. Cartellino rossissimo. Più rosso di così c’è solo l’arcobaleno. Vendola fa più voti della coalizione. Misteri della fede o misteri di leadership? Quello con la gente ci parla. Ti ci puoi avvicinare. Lasciamo stare i nostri. Una nobiltà di altri tempi che evoca la rivoluzione francese ed un uccidere il padre di antica memoria.

4) – Basilicata: non so cosa sia successo, la Basilicata è in realtà uno stato federato dei Paesi Bassi. Nessuno ne conosce nulla, nessuno se ne occupa. Esiste la Basilicata? (sappiamo solo che stanno partendo treni in quella direzione).

5) – Lombardia: vergogna. Vergogna. Vergogna. Si perde sapendo di perdere e si perde malissimo. Civati presidente valeva almeno 6/7 punti di più. Consiglieri in più. Mattoni per il 2013. Ma tanto….2013? Cosa può fregare del 2013 ai nostri vetusti?

6) – Veneto. Idem con patate. Laura Puppato grida vendetta ancora di più di Pippo Civati presidente. Arivergogna.

7) – Piemonte. Piemonte Torinocentrico? Grillo cretino? Entrambe le cose. Paghiamo anche lì un divario folle tra la città e la provincia. Tra il voto di opinione solidale ed il voto di pagnotta egoistico. Dobbiamo stravolgere il senso dell’egoismo. Insegnare che pensare a tutti è pensare a se. Non siamo riusciti. Questa è la sconfitta che brucia di più. I celti ci metteranno mesi prima di capire come leggere lo Statuto Regionale. Scommetto che Mercedes sarà assoldata come consulente.

8 ) – Emilia-Romagna. Lì Grillo ha fatto bene a mettere un paletto alla nostra arroganza. Abbiamo vinto ma non come si dovrebbe vincere in Emilia-Romagna. Vediamo se arriviamo al quinto mandato per capirlo.

9) – Toscana. A mani basse. E senza UDC. La terra di Dante resiste e persiste. Malgrado noi.

10) – Umbria. Vince la Marini dopo essere passata dalle primarie. Eh. Appunto. Il peso della Binetti è finalmente decretato. Non dà valore aggiunto al voto cattolico.

11) – Marche a mani basse senza l’estrema sinistra (vabbé, consentitemi senza pensarlo) ma con l’UDC. Rovesciando gli addendi. Se nelle Marche fossimo andati senza UDC e con la sinistra avremmo preso 2 punti in più. Non oso pensare il dazio di assessorati a quelli che “sosteniamo solo i migliori”.

Ed infine, miei cari. Voi. Cittadini italiani. Stanchi, annoiati, pigri. Guardo le mie preferenze faticose…vedo quelle dei pezzi da novanta lievitare. Territoriali. Ben piazzate. Le scrivete voi. Oppure non le scrivete. Noi dobbiamo cambiare. Acquistare fiducia. Voi dovete svegliarvi dal torpore. Il paese cade a pezzi ed ora ci casca in testa in formato calcinacci. C’è poco da ridere. Qui è tutto da rifare. A partire dal PD.

Abbiamo perso. Io lo dico. Chiaro. Tondo. Leghista e laziale.

Purtroppo cammellare un congresso non basta per cammellare un Paese.

Ho appena convocato un congresso generazionale ed intra-partito. Vediamo se i giovani sono vecchi. O se partiamo alla carica. Questo è il fondo. Ma si risale solo azzerando anche in modo maldestro.

CRISTIANA ALICATA

Commenti

One Response to “Pd sconfitto: e ora? Risvegliar(ci) dal torpore di Cristiana Alicata

  1. federico on marzo 30th, 2010 17.43

    Forse servirebbero meno persone che fanno parole e più persone che sanno catalizzare consenso e prendere voti

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