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***Pd sconfitto: e ora?***
RIPRENDERE A COMUNICARE
di MATTEO PATRONE

marzo 30, 2010 di Redazione 

Comunicare che, scrive il nostro direttore, non significa semplicemente fare propaganda; significa capire il punto di vista degli italiani e modulare la propria proposta così da corrispondere alle loro esigenze, contemporaneamente contribuendo a rinnovarle. Con questo editoriale del capo del giornale della politica italiana, il Politico.it apre oggi, il giorno dopo la vittoria del centrodestra e la pesante sconfitta (anche se non la vuole vedere) dell’opposizione – ultima di una lunga serie: dopo la caduta del governo Prodi, siamo alla quinta consecutiva – una riflessione su cosa non va nel centrosinistra, e cosa dovrà necessariamente cambiare. Dopo Matteo Patrone si alterneranno sulle nostre colonne le nostre maggiori firme di orientamento progressista, per un grande dibattito dedicato per una volta alla sinistra, vero protagonista (anche se in negativo) di questa tornata elettorale. Come sempre per il giornale della politica italiana, un dibattito rivolto al futuro.

Nella foto, Bersani: non è convinto?

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di MATTEO PATRONE

Il centrosinistra perde perché, come dice Nichi Vendola, non ha (più) la «connessione sentimentale» con il (proprio?) popolo. Più prosaicamente, si tratta di entrare in comunicazione con il Paese. I Democratici, a nostro modo di vedere, devono cominciare da due punti.

a) – capire che cosa il Paese sente e pensa davvero, dopo quindici anni di egemonia culturale non del centrodestra ma berlusconiana che evidentemente ha cambiato (o portato alla luce), piaccia o no, il modo di pensare e sentire (profondo) degli italiani. Per riuscirci devono inevitabilmente farsi contaminare da chi vive fuori dalla politica italiana, e dunque ha il punto di vista del Paese profondo, che non è quello delle elitè e, appunto, della nostra politica.

b) – Fondare – è proprio il caso di dirlo – una propria idea, un proprio “racconto”, come dice Vendola, del futuro. Ma per poterlo fare devono accadere altre due cose: la prima è che i dirigenti del centrosinistra – ma anche il loro popolo, che del resto segue, in larga parte, loro – devono liberarsi dell’ossessione Berlusconi ma anche di tutto il resto che caratterizza il presente del teatrino politico italiano. Sgombrare la mente da questo e rivolgersi al solo futuro rispondendo alla domanda su cosa serva al nostro Paese anche alla luce di ciò che avranno capito di ciò che pensa e sente – e dunque vuole – la gente.

L’idea del futuro del centrosinistra deve dunque essere una sintesi intelligente tra ciò che chiedono gli italiani e la direzione che i Democratici vogliono fare prendere al loro Paese. Tutto questo si risolve in una sola parola: comunicare. Che non è un peccato capitale reinventato da Berlusconi ma la capacità di comprendere ciò che pensano e sentono le persone, e modulare il proprio messaggio in funzione di questo; in parte cambiandone la sostanza, ma senza stravolgerla; facendo in modo che coincida con, e insieme cominci a cambiare, le aspettative delle persone.

Un esempio. L’immigrazione. E’ davvero (solo) un fenomeno razzista quello che spinge a votare in massa per la Lega? Oppure rischia di diventare razzismo, nel tempo, se il centrosinistra non assolve al proprio compito di rispondere alla preoccupazione – che ne è alla base – degli italiani? Le persone che non vedono di buon occhio il fenomeno immigratorio non sono necessariamente razziste; alcune di loro, spesso, vivono una situazione di difficoltà a fronte della quale lo “sbarco” (in tutti i sensi) di altre donne e uomini – di cui peraltro l’opposizione mostra di interessarsi più che a loro – non sembra facilitare la risoluzione dei loro problemi.

Su questo tema il centrosinistra deve ricominciare a mostrare di dare “priorità” agli italiani, non discriminando le persone che vengono da fuori ma facendo sentire al nostro popolo l’attenzione che, molto naturalmente, il nostro popolo pretende di sentire dalla politica italiana. Si può stare certi che rispondendo a questa esigenza, il Paese vivrà con minor tensione il fenomeno immigratorio e questo sgonfierà la bolla di razzismo che rischia di gonfiarsi e, con essa, anche il consenso della Lega.

Ma per riuscire in tutto questo, una volta preso coscienza di tutto ciò, il centrosinistra deve appunto (ri)cominciare a lanciare il proprio messaggio, a farsi sentire, a comunicare (anche nell’altro senso), effettivamente, con il Paese. Sì: anche e soprattutto utilizzando le televisioni (per quanto possibile, a questo punto). La comunicazione non è infingimento, non è propaganda. La comunicazione è ciò che consente di entrare in contatto con le menti e i cuori delle persone. La «connessione sentimentale», appunto. Nessuno obbliga a farlo in maniera “falsa”, deviata. Anzi: proprio per evitare che altri possano farlo in questo modo deve alzarsi forte la voce di un centrosinistra che tornando a comunicare (impetuosamente, verrebbe da dire), sia in grado di imporre una nuova, propria proposta culturale a questo Paese – in grado di ridiventare egemonica – riportandolo a vedere le cose nel modo in cui le ha viste, più o meno (e magari anche meglio) fino a quindici anni fa. O sarà sempre peggio (per loro).

MATTEO PATRONE

Commenti

2 Responses to “***Pd sconfitto: e ora?***
RIPRENDERE A COMUNICARE
di MATTEO PATRONE

  1. Mario on marzo 30th, 2010 22.55

    Per comunicare bisogna avere qualcosa da dire. Ma ce li vedete voi Bersani o Vendola che dicono che l’integrazione non è uno scambio alla pari tra due culture diverse ma il dare sostegno all’inglobamento volontario e pacifico di chi viene da fuori all’interno della nostra cultura?

  2. diddlina on aprile 1st, 2010 18.34

    Concordo con il Direttore e, purtroppo, devo dare ragione al mio quasi-marito veterocomunista:)! Occorre tornare a far politica comunicando con le persone, anche nelle piazze e nei mercati, come ha fatto, con successo, la Lega in Piemonte; bisogna proporre un progetto e non semplicemente gridare contro l’avversario. Per quanto riguarda l’immigrazione, per arginare la “paura del diverso” occorre aiutare, ad esempio con interventi di sostegno sul lavoro, le classi medio-basse, ossia quelle che si sentono più minacciate dalla presenza degli immigrati

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