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E’ il trionfo del centrodestra Lazio e Piemonte a Pdl-Lega Nichi “salva” centrosinistra Ecco Diario politico speciale

marzo 29, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Le firme sono di Ginevra Baffigo e Carmine Finelli. Oltre a Campania e Calabria, e alla conferma di Lombardia e Veneto, anche le due regioni-chiave di queste Regionali vanno al centrodestra. E per Berlusconi e per il governo si spalancano le porte di una vittoria (nazionale) piena: successo nelle regioni-motore del Paese (Lombardia, Veneto, più il Piemonte), più popolose (oltre alla Lombardia, Campania, Lazio, Calabria), con la regione di Roma. Un quasi pareggio per ciò che riguarda il numero complessivo delle Regioni (7-6 per il centrosinistra) che però, a sistema con una stragrande maggioranza assoluta di elettori portati conquistati, il computo complessivo (con le Regioni non “disputate” a questa tornata – Abruzzo, Friuli e Sardegna; le regioni autonomiste, Valle d’Aosta, Trentino e Sicilia a parte – già acquisite) a favore, e a questo punto anche il confronto con il 2-11 del 2005, conferma un’affermazione chiara anche per ciò che riguarda il confronto specificamente amministrativo. Il racconto di Ginevra Baffigo e Carmine Finelli.

Nella vignetta, di theHand, il testa a testa (ormai in via di risoluzione) nel Lazio

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di Ginevra BAFFIGO e Carmine FINELLI

Finito lo scrutinio non ci son vinti ma solo vincitori. I protagonisti della politica italiana infatti rivendicano, ognuno per sé, la conferma ed il sostegno degli elettori. La vittoria di tutti però equivale a quella di nessuno nel gioco politico.
Quelle rivendicate quest’oggi non sono che vittorie parziali in un quadro tristemente segnato dal forte astensionismo. La classe politica è richiamata ancora una volta ad una seria autocritica ed ad una diversa presa di coscienza rispetto al ruolo che ricopre, e che è chiamata a ricoprire, nella nostra società.

Nel dettaglio, l’agognato ‘sorpasso’ del centrodestra non c’è stato e per i prossimi cinque anni, salvo ‘imprevisti’, il più delle Regioni continuerà ad esser gestito dal Pd. Berlusconi però canta ugualmente vittoria, il 6 a 7 è un ottimo risultato rispetto al 2 a 11 del 2005. “Governeremo la maggioranza degli italiani”, avrebbe perciò detto il capo del Pdl ai suoi in quel di Milano. Ed è chiaro che con questo risultato sarà facile ripartire con le riforme, giustizia in primis: questa potrebbe infatti approdare al prossimo Cdm per una prima valutazione.
Il Pd perde due regioni rispetto alla tornata 2005. In Lazio e Piemonte la partita si gioca sul filo di lana, ma alla fine lo scranno più alto in giunta se lo aggiudicano rispettivamente Renata Polverini (50,6) e Roberto Cota (47,3).

Il caso laziale. Il Lazio è il vero caso di queste Regionali. L’affluenza alle urne qui è andata a picco, soprattutto nella Capitale. Tra Emma Bonino e Renata Polverini è stato un testa a testa estenuante sul filo della parità. Ma soprattutto grazie all’apporto di voti delle province, l’ex sindacalista in corsa per il centrodestra ha avuto la meglio, per un pugno di voti.
La senatrice radicale si ferma quindi al 48.8% dei voti e, malgrado la sconfitta, ci regala parole piene d’ottimismo: “Mi auguro che i temi della legalità, dello stato di diritto e del rispetto delle regole rimangano nell’agenda politica come priorità e riscossa di questo paese”. Dalla sede di Trastevere la Bonino commenta l’esito del voto delle regionali: “Gli episodi che hanno distinto questa campagna fino agli ultimi giorni impongono a questo paese di riscoprire legalità, senso delle regole e delle istituzioni”.?? La senatrice radicale chiosa la campagna elettorale, “non può essere sfuggita l’occupazione da parte del premier di tutti gli spazi possibili e immaginabili”. “Credo – dice ancora la candidata del centrosinistra – che anche a questo un paese normale dovrebbe saper rimedio”. L’esponente radicale ha poi rivelato di aver chiamato Renata Polverini per “farle i complimenti e gli auguri di buon lavoro e sono contenta di averne ricevuti altrettanti”. ?”La forte astensione – conclude – ci interpella poi tutti quanti, ma questo è solo l’inizio di una esperienza politica nuova”.

Il Pd resiste. Toscana, Marche, Emilia Romagna e Umbria continuano a battere bandiera ‘rossa’. Almeno loro resistono, anche se in alcuni casi i risultati tradiscono le attese.
Errani ha vinto per la terza volta e si è riconfermato presidente dell’Emilia-Romagna, ma perde oltre 10 punti di consenso rispetto all’ultima tornata. In Toscana la vittoria di Enrico Rossi, settimo presidente della Regione, al di là di ogni “proclama” della sua principale avversaria, Monica Faenzi, era tutt’altro che scontata. Meno scontato era l’aumento di quasi il 10% delle astensioni (il peggior risultato dal 1970). Malgrado la conferma, per i democratici c’è ben poco da festeggiare a Palazzo Panciatichi: il Pd perde la maggioranza assoluta, passando da 32 a 25 consiglieri, e si infiltrano l’Italia dei Valori (9,4%) e Lega Nord (6,5%), che ora hanno una buona carta da giocare all’interno delle rispettive coalizioni.
Il segretario democratico però riesce ancora a vedere il bicchiere mezzo pieno. Secondo Bersani infatti “l’inversione di tendenza c’è e lo si vede dalla conquista della maggioranza delle regioni”. “Il partito dimostra di avanzare” sostiene ancora Bersani, anche se, dati alla mano, ora che in Campania, Calabria, Lazio e Piemonte si assiste al cambio della guardia le distanze sono decisamente ridotte. La Bindi rincara la dose e conferma la tesi ottimista del segretario: “Un recupero c’è stato, ma non c’è dubbio che il governo e il partito di maggioranza relativa hanno avuto una battuta d’arresto”. ?”Finalmente questa sera sappiamo dalla maggioranza che la crisi c’è – dichiara ancora la Bindi, ospite a Porta a Porta – ci auguriamo che il governo ora la voglia affrontare”, ed ancora: “C’è un’inversione di tendenza comunque, che non va a favore del centrodestra”.

Tsunami leghista al nord. Il ‘senatur’ è, come sempre, di tutt’altro avviso: “Il Pdl è l’unico partito che ha tenuto allo tsunami della Lega Nord”. E la Lega che esce da questa tornata è decisamente “scatenata”, a detta del leader del Carroccio. Bossi ne è talmente convinto che, noncurante ed impavido, ben prima della fine dello scrutinio annuncia in conferenza stampa la vittoria di Roberto Cota in Piemonte. Forte dell’affermazione del Carroccio soprattutto in Veneto (60’1%), il ministro delle Riforme non perde tempo e chiede per sé la candidatura a sindaco di Milano: “Per ora metto il mio nome”, fa sapere dal quartier generale di via Bellerio a Milano. Ma solo per il momento, ”Poi decide il Consiglio federale della Lega Nord”. Roberto Formigoni, che con la Lega non ha certo avuto vita facile, non si sbilancia: “C’è ancora tempo. Se ne parlerà con calma e serenità”. Il leader padano sa bene quanto questo risultato possa pesare in Consiglio dei Ministri: “Io sono l’arbitro della situazione”.
“Non cambierà gli equilibri” interni alla maggioranza rassicura il senatur, ma non teme di ripagare i suoi elettori con l’annuncio del federalismo in agenda: “con Berlusconi troveremo, come sempre, l’accordo per definire il federalismo. E nel federalismo – aggiunge – si può mettere anche il presidenzialismo”. Dalle parole dell’ “arbitro Bossi”, si capisce che l’accordo deve arrivare e “subito”: “Ora facciamo le riforme e realizziamo subito il federalismo”. “La gente ci ha votato – ribadisce il leghista – perché la Lega vuole cambiare il Paese. Abbiamo vinto in Veneto, in Piemonte e abbiamo un grande risultato anche in Lombardia. I lombardi sono svegli e hanno capito prima di tutti che si deve cambiare”.
Nella nuova veste di ‘arbitro’, tributata da queste Regionali al Carroccio, Bossi amplia l’analisi. Ovviamente non abbandona il punto di vista “Lega-centrico”, ma con percentuali alla mano dichiara come Il Popolo della Libertà abbia “tenuto” davanti ad una Lega scatenata (nelle tre regioni del Nord, il Pdl è avanti ma di poche migliaia di voti), mentre la sinistra “è andata a picco, è finita ko”. La sinistra sarebbe infatti “poco sveglia” a detta di Bossi, la cui filosofia sembrerebbe riassunta dal motto “squadra vincente non si cambia” ed allora perché non prenderla in prestito dagli altri? Il leader del Carroccio dispensa infatti consigli utili ai rivali in corsa: la sinistra “poteva spingere anche lei sul federalismo”. Secondo Bossi infatti, a elezioni concluse, “Chi ha perso è la sinistra. La gente non la vota perché non si può votare chi dice sempre di no. La sinistra al Nord è sparita. Devono interrogarsi sul perché”.

Grillini in Emilia. Un risultato “significativo” arriva anche per il Movimento a 5 stelle di Beppe Grillo, che in Emilia ottiene il 7% dei voti, assicurando a Favia un posto in giunta. Secondo Vasco Errani, riconfermato dalla urne governatore della Regione Emilia-Romagna il successo dei ‘grillini’ è sintomatico del “disagio” dei cittadini. “Il risultato di Grillo è un risultato significativo – spiega infatti Errani in collegamento a Porta a Porta – che si inquadra in quella rappresentazione che viene data della politica che propone grande disagio tra le persone e i cittadini. Il movimento Grillo incassa questo disagio ma il problema rimane quello di fare la buona politica di rispondere ai problemi dell persone, di smettere di fare il teatrino della politica, di rispondere al problema del lavoro e delle imprese. Credo che sia questo il problema che ci dobbiamo porre, tutta la politica italiana”.

Regione per regione (le altre). Niente di nuovo per quanto riguarda la Lombardia. Roberto Formigoni stravince su Filippo Penati, il candidato del centrosinistra. Il candidato del centrodestra arriva al 56% contro il 33% di Filippo Penati, candidato del centrosinistra. Il Pdl si riconferma anche in Lombardia primo partito con il 31%, seguito dalla Lega Nord con il 26%. Il Partito Democratico è al 22%. “Siamo alla quarta vittoria consecutiva in Lombardia – ricorda Formigoni – abbiamo aumentato i voti di coalizione nonostante la fuoriuscita dell’Udc e ho raddoppiato il distacco rispetto al mio sfidante diretto, che nel 2005 era di circa 10 punti percentuali e ora è di circa 20. I cittadini ci hanno dato ancora fiducia e noi continueremo a governare all’insegna delle cose belle che i cittadini ci chiedono”.

Luca Zaia spicca il volo in Veneto. Il candidato leghista, fortemente voluto da Umberto Bossi e appoggiato dal centrodestra, si attesta attorno al 63%. Giuseppe Bortolussi del centrosinistra è lontanissimo, al 28%. Il candidato dell’Udc è al 6%. Ancora il candidato del movimento 5 stelle-Beppe Grillo, David Borrelli, è attorno al 3%. In Veneto, il primo è la La Lega Nord con il 37% dei voti. “Questo risultato mi dà grande responsabilità – esulta Zaia – Ci sono oltre 4 milioni di veneti che attendono risposte. La prima risposta è quella del federalismo. Questa elezione ha il significato di un premio al governo per la sua attività. Il Veneto inaugurerà da subito la stagione delle riforme”.

Dopo l’incertezza iniziale, in Liguria il candidato del centrosinistra, Claudio Burlando, conquista un margine abbastanza rassicurante salendo oltre il 52%. Sandro Biasotti del centrodestra non è andato oltre il 48%. Risultato positivo, ma non sufficiente per strappare la Liguria al centrosinistra.

In Emilia-Romagna, la regione rossa per eccellenza Vasco Errani appare saldamente al comando. Il candidato del centrosinistra ottiene 51%. La candidata del centrodestra, Anna Maria Bernini, è al 38%. Degno di nota è l’exploit del candidato del “Movimento cinque stelle – Beppe Grillo” Giovanni Favia, il quale ha ottenuto è intorno al 7%, ed anche l’ottimo risultato della Lega, che ottiene il 13%.

Il candidato del centrosinistra vince anche in Toscana: Enrico Rossi ottiene circa il 59% delle preferenze. Al centrodestra con Monica Faenzi è al 34%, indietro invece il candidato Udc, Francesco Bosi che ottiene solo il 4%.?”Mi impegnerò nel modo più assoluto per essere il presidente di tutti i toscani – assicura Rossi – di qualsiasi colore e di qualsiasi opinione. Credo che la serietà delle nostre proposte – afferma – abbia dato ai toscani una opportunità che mi pare sia stata colta anche al di là degli schieramenti”.

Per il centrosinistra c’è anche la regione Marche. Il candidato del centrosinistra, Gian Mario Spacca, è avanti con oltre il 52%, mentre il candidato del centrodestra, Erminio Marinelli è al 40%. La sinistra estrema, con Massimo Rossi si è attestat intorno al 7%.

Trend confermato anche in Umbria, dove è in testa la candidata del centrosinistra Catiuscia Marini con oltre il 55% dei voti rispetto a quella del centrodestra Fiammetta Modena, con il 39%. Paola Binetti sostenuta dall’Udc, è ferma al 5,3%. Anche qui, il Popolo della libertà potrebbe diventare il primo partito della regione, sempre governata dai partiti di sinistra. Il Pdl raggiunge e supera il 34% dei consensi contro il 33% del Pd. Al terzo partito sarebbe l’Idv con l’8,2%. Importante anche la penetrazione della Lega, qui al 5,3%.

Ribaltamento di fronte invece per quanto riguarda la Campania. Il centrodestra con Stefano Caldoro trionfa largamente in Campania. Sono quasi venti i punti di vantaggio, attestandosi al 57% dei voti contro il 39% del candidato di centrosinistra, Vincenzo De Luca.

Situazione pressoché simile per la Calabria. Oltre 20 punti di distanza separano il candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, che raccoglie il 58% delle preferenze, mentre Agazio Loiero del centrosinistra si fermerebbe al 31,5%. Filippo Callipo della lista Bonino-Pannella è al 10%. “Dedico questa vittoria ai tanti calabresi onesti che hanno avuto la voglia di cambiare – dichiara Scopelliti – e che mi hanno dato la grande forza di condurre questa grande campagna elettorale. Era palpabile questa grande voglia di riscatto riscontrata in giro per le strade della Calabria nelle tante manifestazioni. La cosa più bella è che al momento siamo sopra dovunque”.

Ma ancora in Puglia è il centrosinistra che vince con Nichi Vendola, presidente uscente. Il candidato del centrosinistra è dato al 47% circa contro il 44% di Rocco Palese, candidato del centrodestra. La candidata centrista di IoSud Adriana Poli Bortone supera l’8%. Nettamente al centrosinistra anche la Basilicata dove Vito De Filippo ottiene più del 62% delle preferenze, al contrario del suo sfidante sostenuto dal centrodestra Nicola Pagliuca che subisce una vera e propria debacle, fermandosi al 27,8%. Il candidato dell’Udc Magdi Cristiano Allam ottiene un 7,5%.

Il quadro delle regionali non è dunque molto complesso. Il fatidico sorpasso potrebbe non esserci. Al nord cresce la forza della Lega, ed il Popolo della Libertà continua ad affermarsi come primo partito.

E intanto arrivano le prime reazioni. In Lombardia Roberto Formigoni si dice “emozionato come la prima volta”. Il presidente Formigoni parla della sua vittoria come di “un viatico per il governo nazionale che riceve nuova linfa dagli elettori”. Il governatore a vita, come lo ha definito Silvio Berlusconi, sostiene che il voto “conferma straordinaria in Lombardia e Veneto ma anche della riconquista di regioni come la Campania e la Calabria e di una situazione ancora instabile come quella del Piemonte in cui ce la giochiamo e gioirei molto – conclude – per la vittoria”. Filippo Penati, candidato lombardo del Pd sconfitto, non ha rimpianti. “Abbiamo recuperato rispetto alle Europee, sia come Pd sia come coalizione, abbiamo recuperato rispetto alle provinciali ed è emerso il dato straordinario della Provincia e della città di Milano, dove l’elettorato ha chiaramente bocciato la giunta di Letizia Moratti e dove persino un candidato forte come Roberto Formigoni non ha superato il 50 per cento”.

In Veneto, Luca Zaia sprizza felicità da tutti i pori, che si lancia in analisi un po’ avventate. “Con questi risultati finisce il bipolarismo”. Lo sottolinea il neo presidente del Veneto, Luca Zaia. “C’erano molti segnali in questo senso – dice Zaia – ed oggi abbiamo avuto la conferma di questo anche se nulla cambia nel rapporto del Carroccio con i partner di governo”. Il candidato sconfitto del centrosinistra Giuseppe Bortolussi sostiene che “l’onda anomala della Lega che ha sorpassato nei voti gli alleati del Popolo della Libertà apre una possibilità politica che prima non c’era, il dialogo tra Pd e Pdl”.

Il neo-presidente della Campania, Stefano Caldoro invece parla del suo avversario. “Non faccio una differenza tra De Luca e Bassolino. Ho evitato di farla sin dal primo giorno. È stata sconfitta la loro politica”, dice Caldoro nel corso di una conferenza stampa. “Io ho rispetto per le persone – aggiunge – ed anche per questo motivo tendo a non personalizzare. In Campania ha perso una politica, una cattiva amministrazione. Quando non si risolvono i problemi dei cittadini, c’è un crollo di fiducia. Per questo i cittadini hanno deciso il cambiamento”.

Ginevra Baffigo
Carmine Finelli

Commenti

2 Responses to “E’ il trionfo del centrodestra Lazio e Piemonte a Pdl-Lega Nichi “salva” centrosinistra Ecco Diario politico speciale”

  1. Mario on marzo 30th, 2010 08.22

    Un macrocommento veloce:
    La buona riuscita di IDV mostra che nella sinistra esiste una bella fetta di elettorato che preferisce il contro al pro, lo scontro alla collaborazione, la distruzione piuttosto che la costruzione (niente di nuovo aggiungerei).
    La buona riuscita delle Lega mostra che a centrodestra c’è una buona fetta di elettorato che vuole una identità italiana (w gli italiani) legata alla persona piuttosto che una identità italiana legata all’Italia (abbasso l’Italia), che vuole un superamento dell’importanza della persona rispetto all’importanza dello stato.
    La differenza è che se la sinistra corresse dietro alla fetta di elettorato citata non governerà mai e anche se vincesse le elezioni sarebbe impossibilitata a governare (già visto). Se il centrodestra invece corresse dietro a questa sua fetta di elettorato potrebbe portare a casa un governo più saldo.

  2. craig80 on marzo 30th, 2010 20.25

    questa vittoria è la vittoria di ki era presente alla manifestazione di piazza san giovanni (lega e PDL) e forse la sconfitta di ki quel giorno nn c’era… questo dovrebbe far riflettere il presidente della camera…

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