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Diario politico. L’immagine (d)e(l)la realtà Berlusconi a Tg1, Tg2, Tg4, Tg5, Ita1, Sky Bersani alle 5 davanti a cancelli Mirafiori E theHand racconta così lo scontro finale

marzo 26, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. Nell’ultimo giorno di campagna elettorale il giornale della politica italiana vi propone un lungo rendiconto del confronto a distanza tra il presidente del Consiglio e il segretario Democratico. Il capo dell’opposizione incontra gli operai Fiat per dimostrare che «siamo un partito popolare». Il Cavaliere, dal canto suo, ripete l’invasione delle tivù delle ultime ore delle ultime due campagne elettorali e impone la propria proiezione della realtà (?), come sempre a tuttocampo. Ora il silenzio. Da domani il grande racconto che il Politico.it farà di queste Regionali, a partire dall’andamento del Mondiale di Formula Uno per le Regioni in bilico. Buon viaggio nelle ultime ore di campagna elettorale, intanto, con Ginevra Baffigo.

Nella vignetta di theHand, il segretario Democratico Pierluigi Bersani

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di Ginevra BAFFIGO

Ultimo giorno (ufficiale) di campagna elettorale. Domenica e lunedì si vota per il rinnovo delle giunte regionali. Per il Cavaliere venerdì è il giorno dell’invasione di ogni spazio informativo: interviste a ben sei telegiornali, al radiogiornale Rai ed ovviamente video messaggi sul web. Obiettivo: raccogliere fino all’ultimo voto. “Ogni regione in più costituirà un successo. Vogliamo avere noi la maggioranza dei voti dei cittadini”. Poi però, un attimo di incertezza. Il premier mette le mani avanti: “Ma comunque non cambia nulla in caso di sconfitta”. Sarà un successo anche in caso di sconfitta? Anche per i più ottimisti sembra una missione troppo difficile.
Che sia l’ultimo giorno di campagna elettorale e che soffi una certa brezza dalla Francia lo sa bene anche Pier Luigi Bersani, che dice di aspettarsi “un’inversione di tendenza che per me significa conquistare la maggioranza delle regioni”.

La chiusura di Bersani. Crisi e lavoro. Questi sono i temi sui quali il segretario Democratico decide di incardinare l’ultimo giorno di campagna elettorale. Anzitutto la crisi: perché “non è finita, ne abbiamo ancora un bel pezzo davanti e spero che dopo le elezioni arrivi un segnale affinché si parli di problemi veri, ne abbiamo un sacco”. Con la crisi economica come non parlare di quella del mondo del lavoro. Una è la diretta conseguenza dell’altra. Ed il leader del Pd, all’alba, sotto la pioggia, sceglie Mirafiori come il luogo-simbolo.
Con accanto la candidata del centrosinistra alla presidenza del Piemonte, Mercedes Bresso, spiega il perché di questa scelta: “Non c’è stata città, regione nella quale non siamo andati, ogni giorno, davanti ad una fabbrica, in un quartiere popolare, ad incontri con i lavoratori perché voglio che il lavoro torni al centro della nostra discussione pubblica”. “Oggi – osserva Bersani davanti a Mirafiori – siamo davanti a una grande fabbrica ma potremmo essere davanti a laboratori artigianali, aziende agricole. La crisi non è passata e dobbiamo reagire con una politica economica che dia un po’ di lavoro, bisogna fare investimenti, mettere un po’ di soldi in tasca ai cittadini che devono consumare perché i consumi sono bassi. Dobbiamo occuparci della vita reale della gente”. Sempre a Torino la chiusura vera e propria, in serata: “Nel 2011 si celebreranno i 150 anni dell’Unità d’Italia ed il Pd deve essere il partito della nuova unità della nazione e dell’antica Costituzione della Repubblica”.
Sulla Fiat: “Serve un negoziato nazionale, il governo deve trovare il modo di portare al tavolo l’azienda e i sindacati per sapere cosa si vuol fare, non può essere che Fiat presenti il suo piano al mercato il prossimo 21 aprile e il governo non ne sappia niente”. Il segretario Pd chiede quindi il tavolo: “Non possiamo diventare la cenerentola della produzione d’auto dove produciamo soltanto il 30% di ciò che compriamo. Serve un negoziato nazionale sull’evoluzione delle cose Fiat che stanno cambiando in modo strutturale e strategico”. Quanto al futuro di Mirafiori, la stessa Mercedes Bresso non ha perso le speranze all’indomani dell’incontro con Marchionne: “Non solo ci ha dato la rassicurazione che Mirafiori per la Fiat resta essenziale ma ci ha dato anche la disponibilità a collaborare sul piano della ricerca e dell’innovazione per la realizzazione dell’auto del futuro proprio a Torino”.
Su Lazio e Piemonte, le due regioni in bilico ora nelle mani di due donne, Bersani non fa previsioni. Giudica così i due candidati della maggioranza: “Polverini e Cota hanno giurato nelle mani dell’imperatore, proprio loro che dovrebbero rappresentare l’autonomia. E’ chiaro – osserva – che se vincono loro due, comanda Berlusconi. Nel caso della Polverini comanderanno Berlusconi e Storace”. “Noi invitiamo anche gli elettori del centrodestra ad andare alle urne – aggiunge il segretario Pd – ma per votare in maniera diversa. Noi non chiediamo di mandare a casa il governo dopo il voto, ma vogliamo mandare con queste elezioni una bella letterina all’esecutivo per dirgli che così non va”.
La campagna elettorale si conclude dunque in un quartiere periferico di Torino. Secondo Bersani, “questa campagna elettorale è servita anche a imparare quello che siamo noi: un grande partito popolare”. E sottolinea di aver deciso di cominciare la giornata ai cancelli Mirafiori perché “è ora che l’Italia sappia che c’è gente che va a lavorare alle cinque per un salario di 1250 euro e rischia la cassa integrazione”. Spiega che quella che si è chiusa oggi è stata una campagna elettorale “non semplice” e che la destra “pensava di essere in carrozza dopo le batoste che avevamo subìto alle Politiche e alle Europee, pensavano che saremmo finiti nella riserva indiana con tre-quattro regioni e che avrebbero potuto fare la cavalcata sulle riforme che piacciono a lui. Invece – insiste – il motore gira e gira e non siamo messi così male come pensavano”. “Noi – dice poi riferendosi alle differenze tra Pd e Pdl – discutiamo ma non abbiamo un imperatore e quando è ora di combattere ci ritroviamo intorno ai nostri valori”. In caso di vittoria poi il segretario Pd “si rivolgerà a Berlusconi per chiedergli: hai capito o no che è ora di discutere dei problemi della gente e non dei tuoi? Questo – conclude – è il senso del nostro sforzo elettorale”.

La chiusura di Berlusconi. Il presidente del Consiglio però fa del suo per mettere a rischio questa previsione. Tornato dal vertice Ue a Bruxelles, ha fatto in tempo a rilasciare interviste a Studio Aperto, Tg4, Tg1, Tg5 e Tg2 ed anche al Gr1 delle 19. Poi, nel pomeriggio, è stato intervistato per circa un’ora da Sky Tg24. Il mantra è sempre quello, “per dialogare bisogna essere rispettati e la sinistra non mi rispetta, anzi continua a calunniarmi ed offendermi e con chi calunnia non c’è nessuna possibilità di dialogo”. Con queste parole ancora una volta è riuscito a scansare il confronto con l’opposizione ed il duello dunque procede a distanza anche alla vigilia dell’apertura delle urne.
Berlusconi vuole vincere, su tutti. Liquida così l’ipotetico sorpasso del Carroccio: “Non ci sarà”. Bossi, spiega, “è un alleato leale e coerente” e comunque non nutre “nessuna preoccupazione se la Lega si irrobustirà”. Il Cavaliere parla del postberlusconismo: “Ci sarà un tipo di elezione, chiamiamole primarie o in un altro modo. Comunque non sarò io a indicare il mio successore, questo potrebbe accadere solo in una monarchia”. “A posteriori, dirò la mia”, ammette il premier, ma intanto sottolinea il “gradimento del 62 per cento degli italiani” per “un leader che ha davanti a sè una lunga operositá da affrontare”, anzi per “un tycoon tra i colleghi capi di Stato e di governo. Invidia da parte loro? Qualche volta me lo dicono anche”.
Fra i tanti temi affrontati, urgenti le questioni economiche: “La pressione fiscale che abbiamo ricevuto dal precedente governo era al 43,1% e ora sta al 42,7%. Un abbassamento seppur minimo, ma c’è la crisi economica”, ribadisce il premier e nega piuttosto di aver mai detto che che l’evasione fiscale “era moralmente accettabile”. Il premier sa che la crisi è una coperta troppo corta per giustificare il dissesto economico italiano, ed allora tira in ballo il debito pubblico, lasciato in dote dal suo spesso encomiato amico Bettino Craxi. “Noi abbiamo ereditato il terzo debito pubblico del mondo”, e la sinistra ha “partecipato al miracolo della moltiplicazione per otto del debito pubblico italiano. Ogni anno paghiamo molti interessi passivi. Nessuno dei Paesi europei con cui collaboriamo è riuscito ad abbassare le tasse: il nostro vanto è quello che abbiamo abbassato la pressione fiscale, mantenendo in ordine i conti pubblici e non mettendo le mani nelle tasche degli italiani, mantenendo anche la pace sociale”. Berlusconi vorrebbe, dopo la crisi, ridurre l’Irap, “quella che ho definito “imposta rapina”, e introdurremo – promette agli elettori – il quoziente famigliare. Sono iniziative nel nostro programma e lo faremo quando i conti del bilancio pubblico lo permetteranno. Vogliamo attuare la nostra rivoluzione liberale che nel dna ha la diminuzione fiscale”. E anche se “in questo momento i conti non permettono un abbassamento delle tasse, noi abbiamo ridotto di poco la pressione fiscale, riteniamo che in questo momento sia fantastico non aver aumentato le tasse”.
Poi come era facile prevedere il guanto di sfida. Diretto e violento. Ma ancora una volta a distanza. “Non siamo come la Grecia grazie alle misure del nostro governo – sostiene – Se avessimo applicato le ricette della sinistra saremmo come la Grecia”. E la sinistra poi vuole “spalancare le frontiere”: “In questo modo pensa di dare la cittadinanza a questi poveretti dopo qualche anno e cambiare così l’equilibrio del voto”. Per il Cavaliere infine la “sinistra” “vuole reintrodurre l’Ici e mettere le tasse sui risparmi Bot e Cct. Vogliono la patrimoniale a partire da piccoli appartamenti e addirittura vogliono abolire la moneta, vietando i pagamenti in contanti dai cento euro in su, sarebbe uno stato di polizia tributaria”.
Non perde di vista l’appuntamento del week-end Silvio Berlusconi, che dopo mesi di silenzio torna oggi a parlare di Termini Imerese. Dieci proposte sul tavolo, dice, ed alla fine “ci sarà un potenziamento, un incremento dei lavoratori. Mi sono occupato anche io di questa vicenda”. Confindustria non è dello stesso avviso; ma “la Marcegaglia ha un suo elettorato da accontentare. Dice sempre le stesse cose. Vuole ridurre l’Irap, anche io se fossi al suo posto farei lo stesso”.

“E’ auspicabile che si crei un nuovo clima politico per arrivare a delle riforme che siano condivise. Però, sarebbe necessario che la sinistra cambiasse atteggiamento, smettendo di cavalcare le calunnie, l’invidia sociale, l’odio nei confronti degli avversari che considerano dei nemici. Non è soltanto un auspicio per il bene del Paese, ma è anche un suggerimento sincero ai leader della sinistra se hanno ancora un briciolo di amor patrio”. Sarà dialogo quindi? Almeno sulla legge elettorale? “Io sono disposto a dialogare sempre con chiunque, a farmi concavo e convesso, basta che ci sia dall’altra parte un minimo di oggettività e di buona fede”. Ma poi perché cambiarla? “Questa legge” ha funzionato. E sul presidenzialismo “è l’Italia che deciderà”. Sul presidenzialismo si è consumato l’ultimo contrasto con Fini ed i suoi sostenitori e Berlusconi su questo interrogato torna a ripetersi: “Ho già detto che in un grande partito del 40% che punta al 50-51%, e che con orgoglio ho realizzato, le differenti sensibilità sono una ricchezza. Se non si trova l’unanimità si discute e la minoranza deve attenersi al voto della maggioranza”. Berlusconi ha ricordato come nella Dc che era un grande partito c’erano anche le correnti. “Noi non abbiamo le correnti – spiega ancora – ma soltanto delle differenze”.
Berlusconi non poteva poi evitare di rispondere sulle sue vicende giudiziarie. “Siamo l’unico Paese al mondo in cui ci si permette di intercettare un presidente del Consiglio”, sostiene, annunciando subito “la legge sulle intercettazioni. Già approvata alla Camera, andrà al Senato”. Sulle indagini a suo carico ribadisce che “oggi in Italia c’è una malattia della nostra democrazia molto grave: c’è una corrente della magistratura, in prevalenza quella di Magistratura democratica, che assume su di sé la sovranità del popolo e del Parlamento”. “Io voglio andare in aula in tribunale a portare la mia difesa – dichiara – Ma i miei avvocati mi dissuadono dicendomi che non mi troverei delle corti, ma plotoni di esecuzione. Stamattina mi ha chiamato il mio avvocato, disperato, e mi ha detto che ci ha negato i testimoni alla difesa. Io ho giurato sulle persone più care che i fatti che mi attribuiscono non sono veri”. Poi aggiunge: “Il palazzo di giustizia di Milano ha rivolto a me delle aggressioni sul nulla. La giustizia è malata. Tutte le corti hanno respinto i ricorsi della lista Pdl nel Lazio? Sono formalisti e ci hanno negato il diritto di votare. Questa vicenda fa venire il mal di stomaco e il mal di cuore”. “Non c’è stato nessun caos liste, ma una violenza contro i nostri delegati” ricorda. Ed infine per il premier “è allucinante che la sinistra abbia dimostrato la sua antidemocraticità battendosi affinché la nostra lista restasse fuori”.
Il Cavaliere lancia infine un appello al voto: “C’è una telecamera alla quale mi posso rivolgere? Questa? Ditemi quale?”, chiede al termine dell’intervista a Sky Tg24. “Dico a tutti gli italiani che anche queste elezioni hanno una valenza politica nazionale, se volete davvero essere liberi e se non volete un’Italia meno libera non potete che scegliere il Pdl. Vedrete che non vi deluderemo e manterremo tutte le promesse. Dovete andare a votare e votare bene. Per Roma e provincia basta una sola croce per Polverini. Grazie e mi raccomando”.

Silvio contro Santoro. Silvio Berlusconi non ha particolarmente gradito il successo incassato ieri sera dall’anchorman di Raidue. Con Raiperunanotte, il tenace Santoro ha scritto una pagina di storia, ma la risposta a un così grande successo (13% di share e un vero e proprio boom di ascolti sul web) arriva oggi da Bruxelles. Il premier infatti a margine della prima giornata di lavori del Consiglio Europeo lo attacca e chiede all’Agcom di sanzionare le sue trasmissioni e non Tg1 e TG5. Non una parola sull’evento mediatico dell’anno, dice di non voler commentare quel “lugubre carro di Tespi”, perché dovrebbe “essere molto severo nei confronti di ciò che è stato fatto in queste trasmissioni”. Preferisce scagliarsi contro le puntate di Annozero andate in onda, dove “accusano qualcuno di tutto e di più senza la possibilità di difendersi”.
Santoro non ci sta: “Chi deve uscire dalla Rai è Berlusconi, che ha dimostrato di saper stare nel privato possedendo tre reti. Non certamente noi”. Risponde così al premier, che chiede all’Agcom di multarlo, ed ai suoi giornali, secondo i quali, visto che il conduttore ha dimostrato di riuscire ad andare in onda al di fuori della Rai, dovrebbe lasciare l’azienda. Santoro insiste: “Cominci Berlusconi a uscire dalla Rai invece di far scrivere ai suoi giornali che dovrei essere io ad andarmene. Quando è sceso in campo aveva detto che non avrebbe toccato neanche una pianta, invece sta arando tutto il giardino estirpando quanto c’è di buono. Le sue reti sono in affanno e quindi togliere Santoro da Raidue significa mandare a nozze Mediaset. E questo è inaccettabile”. Ed ancora: “E’ lui che deve stare zitto, rappresenta la concorrenza. Io sono della Rai e Berlusconi rappresenta il mio concorrente perché è il proprietario di Mediaset. Non può mettersi una volta una giacca e una volta l’altra”.
Mentre il conduttore di Annozero si gode il successo, il direttore generale della Rai, Mauro Masi, chiede al presidente Paolo Garimberti di mettere “con urgenza” il caso “in discussione in consiglio di amministrazione”. Il presidente frena e si riserva di decidere se e quando sottoporre la questione all’attenzione del consiglio, già convocato per mercoledì 31.
Con ogni probabilità i consiglieri parleranno del caso Santoro, che Garimberti lo metta all’ordine del giorno o meno. Il conduttore mette intanto le mani avanti: “Con Annozero la Rai guadagna e il programma è praticamente autofinanziato con gli spot”. Poi torna a guardare soddisfatto e forse anche un po’ sorpreso il fenomeno a cui ha dato vita: “E’ avvenuto un terremoto di proporzioni stratosferiche, ce lo dicono gli strumenti di rilevazione ufficiale, anche se per avere contezza delle proporzioni della cosa, soprattutto sul web, c’è bisogno di tempo”.

Ginevra Baffigo

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