Top

Diario politico. Siamo pure in buone mani Così Fini (redarguisce Berlusconi di ieri): “Fare le riforme nello spirito costituente” Segue Napolitano: “Per l’unità del Paese”

marzo 24, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Diario istituzionale (che non significa affatto neutro o poco incisivo, anzi, e ora ci veniamo) in cui per una (nostra) par condicio diamo spazio all’intervista di oggi di Mentana a Pierluigi Bersani così come ieri avevamo raccontato l’intervento di Berlusconi in Piemonte, senza però titolarvi su (come ieri) e dando priorità, ancora una volta, alla prospettiva di lungo periodo e al futuro del Paese. Per chi non dovesse averlo in mente, lo “spirito costituente” al quale fa riferimento il presidente della Camera si può descrivere come la disposizione (d’animo) di chi vuole davvero fare le cose nell’esclusivo interesse del proprio Paese e di tutti (quello invocato dal nostro direttore – da lui non solo per le riforme istituzionali – nell’editoriale di sabato scorso, che trovate nella rubrica e ancora anche nella vetrina Politica) figlia, questa disposizione, dell’esigenza e della grande voglia di avere o fare (bene) qualcosa di chi per troppo tempo ne è stato privato e, ora, ha  modo di esprimere tutta la propria intensità e il meglio di sé producendo (spesso) le opere migliori della vita (personale o di una comunità), come appunto nel caso della nostra Costituzione. Quella alla quale fa riferimento anche Giorgio Napolitano, che come proseguendo il discorso di Fini indica un possibile (benefico) effetto collaterale (o perseguito) di questo modo di agire (o più difficilmente una sua precondizione): appunto l’unità, il senso di appartenenza comune e di vicinanza e solidarietà tra gli italiani e tutte le parti del nostro Paese. E’ su questo che, portando le nostre idee anche sul modo specifico in cui tutto questo si possa realizzare, il Politico.it continuerà ad insistere. Per il bene del proprio Paese. Ora il racconto: Finelli.

Nella foto, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il presidente della Camera Gianfranco Fini

-

di Carmine FINELLI

La campagna elettorale giunge nel vivo. Mancano solo due giorni alla chiusura ed i leader scendono in campo. Silvio Berlusconi, a Bari in questo momento per presentare Rocco Palese, mentre Bersani è stato intervistato da Enrico Mentana per “Mentana Condicio” il talk show di “CorriereTV” condotto dall’ex direttore del Tg5. La bizzarra legge sulla chiusura de tak show ha generato a una “campagna elettorale anonima, in cui il capo del governo rimette su un disco rotto, che è sempre lo stesso dal 1994 Ma il disco non è un evergreen e a poco poco comincia a far sentire i suoi fruscii” si presenta così, Pierluigi Bersani con un attacco diretto al presidente del Consiglio. Per il segretario Democratico, Berlusconi è “nervoso, dice amore amore e digrigna i denti, ha dei problemi che prova a risolvere cercando di occupare gli spazi elettorali. Abbiamo – continua Bersani – la responsabilità di cominciare a dire qualcosa sul futuro”.
Nell’artistica stanza, trasformata in salotto televisivo da Mentana, Pierluigi Bersani torna su un tema di grande attualità come quello dell’aborto e sull’appello della Cei, non risparmiando qualche stoccata anche ai giornalisti del Corriere Maria Teresa Meli e Sergio Rizzo. Il leader Pd non ritiene “un’invasione di campo gli interventi dei vescovi”, ma sottolinea che il nodo è quello della “responsabilità della politica e anche dell’elettorato cattolico chiamato a districarsi tra i valori”. Poi Bersani ammette che il primo intervento di Angelo Bagnasco “è stato un po’ squilibrato ma poi la posizione è stata ribadita in modo più equilibrato. Davanti al voto – spiega Bersani a Mentana Condicio – i vescovi hanno il diritto di far rimarcare i punti essenziali del messaggio della Chiesa. I cattolici poi votano da cittadini e devono essere capaci di districarsi tra i valori trovando un punto di equilibrio tra temi sociali e etici”. Secondo l’ex ministro del governo Prodi la politica “deve prendersi le sue responsabilità dicendo cosa si può fare e cosa no”.
Quando le domande si fanno più strettamente “elettorali” Bersani non sembra volersi sbilanciare sul risultato delle urne. Tuttavia, avverte: “Se dovesse arrivare una lettera brusca al governo, certo si creerebbero dei problemi per loro. Noi dobbiamo lavorare nello schema del 2013 perché dobbiamo prepararci bene” aggiunge il segretario del Pd che si scaglia contro la “curvatura plebiscitaria del governo. Le regole vengono prima del consenso. Non puoi chiamare l’Authority neanche se hai il 99% del consenso” ammonisce ancora Bersani. Il quale vede il suo obiettivo come quello di “saldare tema democratico e tema sociale”. E nel 2013, su una probabile candidatura a Palazzo Chigi? Il segretario risponde diplomaticamente: “Non ci penso ma non lo escludo”. E coglie l’occasione per ribadire di non ritenere scontato il ricorso alle primarie e che toccherà decidere assieme agli alleati. “Se toccasse a noi le faremmo ma ragioneremo insieme agli alleati. Prima di scegliere il candidato premier serve uno schieramento e poi quando si arriverà alla scelta, è chiaro che io, ma anche gli altri, vogliamo vincere e sceglieremo il candidato in condizione di vincere”. In merito ad una possibile confluenza con Sinistra Ecologia e Libertà di Vendola, il numero uno Pd chiarisce che «bisogna continuare la discussione anche in vista di una semplificazione del quadro che io vorrei – aggiunge – avvenisse per via politica e non in virtù di regole che strozzano”.
A tenere banco però è la cosiddetta “questione morale”. Bersani non nega che esista e ammette anzi che è “un problema del Paese”. Ma ci tiene a rimarcare che tra il centrosinistra e il centrodestra esistono differenze profonde. Il Pd ha “un suo modo di affrontare la questione morale, un modo che prevede che un esponente politico indagato, come Frisullo, si dimette da ogni incarico e non viene più candidato”, dice il leader Pd. “Noi – continua Bersani – quando eravamo al governo non abbiamo mai avuto un sottosegretario, come Cosentino, nei confronti del quale la magistratura chiede l’arresto e non si prende nemmeno la briga di dimettersi. Una riforma – prosegue – che certifichi i codici deontologici dei partiti e fissi dei meccanismi di garanzia sarebbe utile e bisogna lavorarci perché il problema non è scomparso ed è serio”, dice Bersani, che, più in generale, sottolinea la necessità di affrontare anche il tema dei costi della politica. “Negli ultimi nove anni Berlusconi ha governato per sette” dice Bersani.

Fini: “Riforme nell’interesse del Paese”. Gli attacchi di Bersani non hanno lo stesso effetto delle parole di Gianfranco Fini. Queste irrompono come fulmini a ciel sereno all’interno del Pdl creando qualche malumore poiché spesso in contrasto con quelle di Silvio Berlusconi. E anche oggi il presidente della Camera non si smentisce. “Per le riforme l’approccio non può essere basato sulle strumentalizzazioni di tipo propagandistico o legato al vantaggio, pur legittimo, che possa trovare questa o quella parte”.
Al contrario di Berlusconi, Fini, che oggi ha partecipato ad un incontro con l’Associazione Civita, cui era presente anche il sottosegretario Gianni Letta, sostiene che “le riforme vanno finalizzate allo spirito costituente ed avere come obiettivo l’interesse generale e il bene comune, nel rispetto della dialettica tra le forze e le culture politiche, garantendo una Costituzione riformata che rappresenti una garanzia per tutti gli italiani, non solo per quelli del nord o del sud o per chi vota legittimamente per questa o quella forza politica”. Poi lancia un monito: “In una fase turbolenta come questa, si tratta di concetti che devono essere ripetuti o comunque vanno tenuti ben presenti almeno dalle istituzioni”.
La terza carica dello Stato auspica “fortemente che non si perda occasione in questa legislatura, accanto al federalismo fiscale, di definire un nuovo assetto parlamentare. Non esiste uno Stato federale al mondo – ha proseguito Fini – che abbia un’organizzazione parlamentare come quella pensata dai nostri padri costituenti. Oggi è inevitabile e doveroso prevedere che un ramo del nostro Parlamento sia come il Bundesrat tedesco, cioè una camera che vada a rappresentare gli interessi del territorio”. Fini riafferma la necessità di una “rivisitazione complessiva delle competenze tra Stato e regioni che oggi creano inevitabilmente conflitti: sono stati fatti molti errori”. Il presidente della Camera ne cita uno su tutti: “Nessuno può sostenere che le infrastrutture possano essere una competenza condivisa”.

Napolitano e la Costituzione. Anche il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, è convinto che bisogna “onorare la Costituzione rispettando tutte le istituzioni dello Stato”. È l’esortazione del presidente della Repubblica durante la commemorazione dei martiri delle Fosse Ardeatine a Roma. “Noi dobbiamo onorare la Costituzione anche rispettando tutte le istituzioni dello Stato democratico” dice Napolitano. Tenere unito il Paese, non penso ad altro che a questo: a come influire su questo per la mia parte.
In seguito, dopo aver visitato il sacrario, il capo dello Stato si è soffermato un attimo e, riflettendo ad alta voce, ha detto: “Ho il dovere, come si sa e come è scritto nella Costituzione, di rappresentare l’unità nazionale”, e dunque “sono qui per ribadire cosa abbia rappresentato il superamento della guerra e della tragica esperienza della barbarie nazista”.

Carmine Finelli

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom