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Vince chi se si afferma in quante Regioni Centrosinistra ora favorito per un 8-5/9-4 A destra l’idea: contiamole proprio tutte

marzo 24, 2010 di Redazione 

Ieri il giornale della politica italiana vi ha raccontato come stanno andando le prove del Mondiale di Formula Uno. Una narrazione nella narrazione che colma il vuoto mediatico di questo periodo e che ci ha permesso (insieme al resto della proposta della giornata, di altissima qualità come sempre), peraltro, di scrivere il nostro record mensile di accessi e di avvicinarci al nostro picco assoluto. E di questo, ovviamente, ringraziamo voi, care lettrici, cari lettori. Ma veniamo al tema di oggi, che è collegato. Comincia ad essere oggetto di dibattito, a pochi giorni dal voto, quale sia l’asticella, ovvero la soglia di regioni (?) “conquistate” oltre la quale centrodestra e centrosinistra possano cantare vittoria. Di questo ci parla il nostro Andrea Sarubbi. Ma c’è un dato che riguarda più la comunicazione che non l’analisi politica che cominciamo col segnalarvi qui: il presidente del Consiglio ha già lanciato la strategia di comunicazione, appunto, per la quale non sarà il numero delle vittorie nelle Regioni a determinare l’esito nazionale, bensì il numero di elettori. Tutto questo si intreccia con un’altra versione proposta da Giorgio Stracquadanio (nella foto), parlamentare Pdl e numero uno dei berluscones, direttore – tanto per capirci – di un quotidiano che si chiama Il Predellino: Stracquadanio, invitato ieri alla trasmissione sulle Regionali di Antonello Piroso segnala che il conteggio può essere fatto sulle Regioni, ma tenendo conto anche di quelle che non vanno al voto. La sintesi di tutto questo è che, nel caso in cui i numeri non dovessero essere favorevoli al centrodestra, il premier potrebbe proporre di contare il numero di elettori compresi quelli delle precedenti elezioni. Ci ha provato per noi il deputato del Pd.        

Nella foto, Giorgio Stracquadanio

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di ANDREA SARUBBI*

Sono giorni, forse settimane, che si ragiona dell’ipotetica asticella, per capire come interpretare politicamente il voto di domenica e lunedì: per calcolare, insomma, chi avrà vinto e chi avrà perso.

Al momento attuale sembra che ci siano 3 Regioni sicure al Centrodestra, 5 sicure al Centrosinistra e 5 in bilico. È comprensibile, dunque, che il Pd cerchi di mettere l’asticella in base al numero delle Regioni conquistate: basterà vincerne almeno 2 delle 5 in bilico (cosa assai probabile) e si potrà cantare vittoria, dicendo che il governo è stato battuto nella maggioranza delle votazioni. Il che, naturalmente, ha una sua logica, perché stiamo parlando di amministrative e dunque ogni voto è diverso dall’altro: cambiano i candidati, cambiano le stesse alleanze e cambia naturalmente anche il posizionamento dell’elettorato più fluttuante, quello che di solito ti fa vincere o perdere un’elezione. Il Centrodestra – che pure non vuole perdere – ha fissato inizialmente un’asticella bassissima: siccome si parte da 11-2 per il Centrosinistra, basterà conquistare 3 Regioni e sarà un successo. Ma siccome non ci credeva nessuno, nemmeno tra i dirigenti del Pdl, allora Berlusconi ha inventato un altro criterio: quello del numero di italiani amministrati. È per questo che mi sono messo a fare due calcoli: per capire dove volesse andare a parare il presidente del Consiglio. Gli italiani – parto da qui – sono ufficialmente 56.995.744, almeno fino al prossimo censimento: la maggioranza è dunque 28.497.873. Considerando le Regioni che non andranno al voto, il Centrodestra amministra già 9.367.628 italiani (Sicilia, Sardegna, Abruzzo, Friuli, Molise) ed il Centrosinistra 1.059.564 (il Trentino e mettiamoci pure la Val d’Aosta, nonostante l’Union valdotaine sia un po’ al di fuori degli schemi). Aggiungiamoci ora le Regioni in cui si vota questo fine settimana: le 3 che verosimilmente finiranno al Centrodestra contano da sole 15.571.714 abitanti, le 5 vicine al Centrosinistra arrivano in tutto a 10.375.327, le 5 in bilico ne fanno complessivamente 20.621.511. Adesso facciamo una somma semplice semplice, mettendo insieme le Regioni già amministrate da una coalizione e quelle date per certe: anche in caso di una catastrofe (vittoria solo in Lombardia, Veneto e Calabria), il Centrodestra amministrerebbe 24.939.342 italiani, mentre il Centrosinistra (confermando Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche e Basilicata) parte da 11.434.891. Per arrivare ai 28 e passa milioni di cui sopra, insomma, a Berlusconi basta una sola Regione tra Campania (5.701.931), Lazio (5.112.413), Piemonte (4.214.677) e Puglia (4.020.707), mentre soltanto la Liguria (1.571.783) non basterebbe. Segnatevi questi numeri, così lunedì pomeriggio ne riparliamo. A proposito: la mia asticella dice 8 Regioni a 5 per noi, ma non saprei dire quali.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

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