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Diario politico. Ora parliamo di migranti Fini: “Subito cittadinanza per i loro figli” No della Lega, spieghino il vero perché

marzo 23, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Mentre il presidente del Consiglio va avanti sulla sua (è proprio il caso di dirlo) strada – «Faremo la riforma della giustizia per superare questa situazione di democrazia violata anche senza il concorso dell’opposizione»; «I cittadini ai gazebo sceglieranno se eleggere direttamente il presidente della Repubblica o il presidente del Consiglio», ovvero tra il presidenzialismo e il presidenzialismo, una sorta di plebiscito che prepari quello sulla propria persona per la stessa poltronissima – il capo di Montecitorio torna su un proprio cavallo di battaglia dedicato, in questo caso, alla situazione dei bambini. Fini, favorevole ad una riduzione dei tempi necessari all’acquisizione della cittadinanza per chi sia venuto dall’estero a vivere nel nostro Paese, li chiede a maggior ragione per i figli di immigrati nati qui, culturalmente italiani (e non solo, naturalmente) a tutti gli effetti. Stasera in una delle poche trasmissioni televisive in cui si possa parlare di politica italiana (in modo serio) rimaste (in questo mese di campagna elettorale ma non solo) Casini e Castelli si ritrovavano sull’idea che l’Italia non debba comunque, però, cedere al multiculturalismo. Ovvero, spiegava Casini, chi viene qui deve sapere di dover riconoscere e rispettare la nostra cultura, che secondo il leader Udc è la cultura della tradizione «cristiana». E siccome, appunto, i figli di immigrati sono appunto da questo punto di vista perfettamente integrati come qualsiasi altra persona nata in Italia, sì – era il senso dell’intervento di Casini – alla proposta di Fini. Castelli non è d’accordo. Ma i problemi legittimamente e anche doverosamente posti dalla Lega sull’immigrazione hanno a che fare con la sicurezza (che non si lega in nessun modo a questo tema), il tema della “priorità agli italiani” (e il Politico.it condivide l’idea che la politica italiana debba occuparsi in primo luogo dell’Italia, a partire da quel tema della sostenibilità che deve essere ben coniugato con il privilegio della solidarietà e il riconoscimento che i processi storici non possono essere arrestati), che però vale ovviamente per chiunque sia italiano a tutti gli effetti e dunque per i bambini figli di immigrati come per i bambini italiani di seconda e più generazione, l’integrazione (naturale nel caso di questi bambini che crescono nel nostro Paese insieme agli altri bambini nelle nostre scuole). E dunque (appunto) non riguardano in nessun modo questi bambini. Rispetto ai quali la sola ragione per dire no al riconoscimento di una cittadinanza veloce si chiama razzismo. Non tutte le istanze della Lega sono razziste; il giornale della politica italiana non ama il modo di giudicare tranchant e preferisce cercare di comprendere, e spiegare i fenomeni. In questo caso, però, c’è poco (d’altro) da capire. Il racconto, all’interno, di Finelli.

Nella foto, Gianfranco Fini sembra svicolare da Bossi e dalle “posizioni” della Lega in tema di immigrazione

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di Carmine FINELLI

Sembra quasi che la politica italiana sia asfittica. Non riesce più a respirare con i suoi polmoni. Lo dimostra questa pseudo-campagna elettorale che non regala emozioni, solo polemiche, strumentalizzazioni e nessun programma concreto posto al centro del dibattito. Eppure, il presidente del Consiglio riesce sempre a trovare la chiave giusta per avviare polemiche e far parlare di sé. Ne è la prova anche l’intervento di oggi a Torino.
Silvio Berlusconi si presenta a Torino con un colpo di scena. Viene ferito sotto il mento da un sostenitore. “Il troppo affetto può essere pericoloso: salutando la folla ho subito un uppercut con un’unghia. Porterò a Roma il sangue versato a Torino per la nostra vittoria”. Il presidente del Consiglio, al Lingotto di Torino, inizia il suo comizio elettorale riscaldando la folla con una battuta in favore del candidato di centrodestra per le regionali piemontesi, Roberto Cota. In seguito accusa, come al solito, la “magistratura politicizzata. C’è un partito dei giudici – dice il premier – che interviene nella politica con il fine di cambiare i governi voluti e votati dagli elettori”. Quindi “siamo di fronte a una malattia della democrazia, ad una vera patologia”. Poi, afferma Berlusconi, “la sovranità nei fatti appartiene non più al Parlamento ma ai giudici di sinistra. Se a questi giudici le leggi non vanno bene – spiega Berlusconi – fanno eccezione di costituzionalità e fanno ricorso alla Corte costituzionale che è composta da 11 membri della sinistra e da quattro di centrodestra e così ottengono che tutte le volte la Corte abroghi la legge fatta del Parlamento. Conseguenza: la sovranità nei fatti non appartiene più al Parlamento, ma ai giudici di sinistra”. Di conseguenza, aggiunge il capo del governo, “nei prossimi tre anni di lavoro faremo per prima cosa una grande riforma della giustizia perché dobbiamo uscire da questa situazione di democrazia ferita e violata. Sarà la prima grande riforma che presenteremo al parlamento dopo le Regionali e il centrodestra la approverà anche se non avremo il concorso dell’opposizione”.

Riguardo alle riforme, Berlusconi dice: “Ho detto prima che dobbiamo decidere fra l’elezione diretta del premier o quella del presidente della Repubblica: sarete voi elettori interpellati attraverso i gazebo a indicare quale via prenderemo. Se davvero vogliamo che il Pdl sia un grande partito che segni la vita politica dei prossimi decenni – continua – deve essere un partito democratico, un partito che ascolta la gente”.
Il presidente del Consiglio torna a prendersela con Antonio Di Pietro, definito “il campione del giustizialismo”, sostenendo che i suoi attacchi sono “pericolosi. Le menti fragili – dichiara il premier – possono armare le loro mani contro chi viene descritto una volta come Nerone, un’altra volta come Saddam Hussein”.

Il dibattito sull’intervento di Bagnasco (sull’aborto). “Rispettiamo il messaggio della Chiesa, mentre non mi sembra che il centrodestra faccia altrettanto: vedo dichiarazioni della maggioranza non rispettose dell’autonomia della Chiesa”, dice il segretario Democratico Bersani che ricorda come Regioni guidate dal centrosinistra sono quelle che hanno speso di più per prevenire l’aborto. “I cattolici non sono un pacco voti che si spostano a pacchi e a tonnellate” sostiene la candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione Lazio Emma Bonino. “Un cattolico, come tutti gli altri, ha molto a cuore la libertà di scelta – dice ancora la Bonino – il libero arbitrio è l’essenza di ogni religione perlomeno questo mi spiegava mia madre che era una cattolica praticante: credo che nessun cattolico voglia imporre ad altri quelle che sono le sue scelte; questo è il senso della laicità inclusiva – continua la Bonino – il ruolo delle istituzioni deve essere quello di stabilire delle norme in cui possano convivere credenti, non credenti e diversamente credenti, perché le scelte individuali attengono alle persone e non alle istituzioni, che non debbono dare dei valori” conclude l’esponente radicale.
La discussione su aborto e politica si arricchisce anche del contributo di Ffwebmagazine. “Il Pdl – scrive il magazine online della Fondazione Farefuturo – non può appiattirsi sulla Cei. Sarebbe il sintomo di un Pdl più realista del re, insomma, viste anche le dichiarazioni dei vescovi liguri. Non sarebbe giusto – continua Ffwebmagazine – non sarebbe lungimirante, non sarebbe rispettoso della complessità dell’Italia reale. Che invece ha bisogno di un grande partito fatto di credenti e di non credenti, di laici e di fedeli, di atei e di cattolici. Che senso ha trascinare queste ultime fasi di una campagna elettorale ‘locale’ sul terreno scivoloso delle questioni ‘eticamente sensibili’? Perché tagliare fuori dal proprio orizzonte tutto un pezzo d’Italia, nell’illusione di inseguire qualche voto in più, sarebbe quantomeno un atto di miopia. E sarebbe il segnale di un partito, un grande partito, che anziché accogliere tutte le anime di un paese, le seleziona all’ingresso. Nulla di scandaloso – scrive ancora Federico Brusadelli proposito dell’intervento di Bagnasco – perché si tratta di posizioni coerenti con la dottrina della Chiesa e con le posizioni da sempre espresse dalla Conferenza episcopale italiana e dal Vaticano. Così come assolutamente non scandalosa (ma legittima, anzi auspicabile per chi crede nella libertà di espressione) è l’intenzione dei vescovi di far ascoltare la loro voce a chi fra pochi giorni si recherà alle urne. Il punto è un altro. E, come sempre quando si affrontano questi temi, non è religioso nè dottrinario, ma esclusivamente politico”.

La giornata di Fini. Intanto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, va avanti per la sua strada su materie come la cittadinanza. L’auspicio dell’ex leader di Alleanza Nazionale è che si giunga presto a concedere la cittadinanza ai bambini figli di immigrati. “Se non fosse per le coppie degli immigrati – dice Fini durante la presentazione del rapporto sulla famiglia Cisf – il tasso di natalità del nostro Paese sarebbe da allarme rosso. Per fortuna nel dibattito politico si sta avviando una discussione sul ruolo degli immigrati che spesso con il loro lavoro servono per pagare le pensioni ma non possiamo fermarci a metà del ragionamento”. A tal proposito il presidente della Camera ha sottolineato la necessità di un percorso sulla cittadinanza, una “questione di civiltà”. “Si può discutere – continua Fini – sui sette, i dieci o i dodici anni ma non lo si può fare per i bambini. Per loro, che sono già negli asili con i nostri figli, che parlano il dialetto, che fanno il tifo per la stessa squadra, è necessario pensare ad un percorso breve per la cittadinanza”.

Carmine Finelli

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