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Berlusconi strumentalizza(va) la malattia Barack cura (sul serio) 32 milioni in più FOTO: Obama applaude a sì della Camera

marzo 22, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana ha raccontato in questi mesi tutto l’iter che ha portato all’approvazione, ieri notte, di quella storica riforma della sanità che consente a milioni di americani di trovare, o di ritrovare quel sostegno medico che non avevano (più). Si tratta in concreto di persone malate che non potevano curarsi e ora potranno farlo. Il contrario della politica (italiana) autoreferenziale che agisce per i propri protagonisti e non per i cittadini. Anzi: sabato in piazza il presidente del Consiglio “annuncia” (evidentemente in chiave di propaganda) l’intenzione di trovare entro i prossimi tre anni una cura per il cancro. Mostrando indifferenza, quanto meno, nei confronti delle persone che hanno sofferto e soffrono per la malattia (tra cui, peraltro, va detto, c’è stato anche lui stesso). il Politico.it non ha mancato di sottolineare come piazza San Giovanni possa avere (avuto) comunque un effetto positivo per il Pdl. Non possiamo, oggi, contemporaneamente, non rilevare questa a-simmetria tra ciò che succede qui (dove le cure sono già garantite a tutti, e dove piuttosto c’è qualcuno che vorrebbe portarci – mentre loro se ne allontanano – nella condizione americana precedente la riforma di ieri) e quanto avvenuto in America. Ci racconta tutto Stefano Catone.           

Nella foto, Obama apprende del “sì” della Camera alla sua riforma alla Casa Bianca

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di Stefano CATONE

Le sorti della presidenza Obama, il giudizio storico che se ne darà ma anche l’immediato destino politico, passavano per la riforma sanitaria, uno dei cardini del cambiamento invocato dal presidente durante la campagna elettorale.

Ebbene, nonostante le difficoltà incontrate la scorsa notte, a mezzanotte, la Camera ha espresso 219 voti favorevoli contro 212 voti contrari.

“Non è una riforma radicale, ma una grande riforma. Questo è il vero cambiamento”. Con queste parole Obama ha commentato il voto, evocando le contrattazioni avvenute nei mesi precedenti – ma anche nelle ultime ore – al voto. Compresa quella dell’ultimo minuto con il gruppo antiabortista del democratico Stupak. L’intesa, piuttosto vaga e con ampi margini interpretativi, ponendo dei limiti al finanziamento pubblico di pratiche abortive ha garantito i voti necessari al varo della riforma.

Ma cosa prevede il testo approvato? Gli effetti immediati contrasteranno alcune pratiche particolarmente spiacevoli delle assicurazioni, come la rescissione della polizza – da parte appunto delle assicurazioni – quando il paziente si ammala, oppure l’invocazione di malattie precedenti per motivare il rifiuto di copertura dei costi o, infine, il tetto massimo di spesa rimborsabile, un limite costantemente superato da cure per malattie difficilmente debellabili e che richiedono cure continuative e costose, come i tumori.

Nei prossimi mesi la riforma estenderà l’assistenza sanitaria gratuita a tutte le famiglie con un reddito annuo lordo inferiore ai 29.000 dollari (prodotto da quattro persone), cioè circa 32 milioni di persone. Altri 16 milioni di persone potranno invece accedere a sussidi fino a 6.000 dollari per stipulare un contratto assicurativo.

Non fa parte della riforma, a causa, appunto, dei compromessi, la previsione di “un’assicurazione pubblica, statale” che, garantendo prezzi più accessibili, sarebbe entrata in competizione con le assicurazioni private.

Non una riforma radicale, quindi, come ha detto Obama, ma un cambiamento che tocca da vicino milioni di Americani che avranno ora garantito il diritto alla salute.

Stefano Catone

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