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***Il commento***
LA PIAZZA SPINGE IL PDL
di LUIGI CRESPI

marzo 21, 2010 di Redazione 

Il centrosinistra le riempie, il centrodestra vince le elezioni. E’ successo molto spesso negli ultimi anni. Così come l’invito (quando viene lanciato) dei leader Democratici a conquistare porta a porta il consenso decisivo – inaugurato da Veltroni nella campagna elettorale per le Politiche del 2008 – è il sintomo che quella partita è probabilmente già persa. Ma al di là della disputa sui numeri, che tipo di effetto può avere (avuto) la manifestazione di sabato sull’esito finale di queste elezioni? Il grande sondaggista analizza il rendimento del premier a San Giovanni e confronta il centrodestra con la sua alternativa. «Un’altra Italia», quella evocata (dai manifesti) di Bersani, che sembra però, scrive Crespi, non esserci ancora. E dunque è possibile che in due regioni-chiave e in bilico come il Piemonte e il Lazio, Pdl possa anche capitalizzare l’onda lunga della piazza di sabato. Il giornale della politica italiana introduce i giorni decisivi per l’esito delle Regionali con questo editoriale dell’ex spin doctor del presidente del Consiglio, che fa il punto sulla partita.

Nella grafica, Luigi Crespi

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di LUIGI CRESPI

Non mi appassiona la polemica sui numeri dei partecipanti e tanto meno il rimbalzo tra organizzatori e questura. Di certo la gente sabato in piazza San Giovanni era tanta e la manifestazione era più partecipata di quella di sabato scorso della sinistra. Ma la questione vera è l’impatto che questa manifestazione simbolo della riscossa di Berlusconi avrà sulla campagna elettorale.

Dopo l’aggressione di piazza Duomo, Berlusconi, il governo e il Pdl avevano avuto una imperiosa impennata in tutti i sondaggi ma da febbraio il consenso è andato in crisi pesantemente su tutti i fronti e l’effetto di questa crisi può determinare un impatto molto negativo sulle regioni il cui risultato si gioca entro pochi punti percentuali, il Lazio prima di tutti e poi anche il Piemonte e la Liguria.

Quindi nella testa degli organizzatori questa manifestazione avrebbe dovuto avere quell’effetto adrenalinico capace di dare un abbrivio vincente nella fase finale di questa campagna elettorale assurda e surreale.

Dalla piazza nessuna novità: attacco alla sinistra e ai giudici e promessa di una grande rivoluzione liberale che passa attraverso riforme profonde e radicali; su questo Berlusconi ha costruito il suo consenso, gli italiani e non solo i suoi elettori vogliono le riforme radicali e rivoluzionarie che promette da oltre 15 anni.

Sabato dal palco ha giurato e pregato assieme ai 12 candidati (il tredicesimo, Zaia è stato impedito da un lutto) che da domani fisco, giustizia e burocrazia saranno al centro di riforme storiche e per questo – privo di originalità – Berlusconi ha rinverdito uno dei suoi cavalli di battaglia, lo slogan della “scelta di campo”, parola d’ordine che risale al 2000. Tutte cose già viste e sentite che hanno funzionato nel passato e che sono state riproposte con la sola aggiunta del giuramento collettivo dei candidati regionali.

Ma la forza di Berlusconi è nella pochezza dei suoi avversari, comica e inefficace l’evocazione del golpe di Di Pietro e per quanto concerne il Pd non sono andati oltre la polemica sui numero dei partecipanti; molto più efficace l’Udc con Casini che è protagonista di una campagna moderata ma capace di differenziarsi nel linguaggio e nelle proposte: peccato che questa differenziazione trovi una contraddizione nei fatti visto che i centristi hanno scelto di collocarsi nelle regioni con uno schieramento o con un altro senza fare capire perché non sono andati da soli ovunque come è accaduto in Umbria e in Lombardia.

Nonostante tutto credo che l’operazione a Berlusconi sia riuscita: lui ha evocato il referendum su se stesso e la debolezza dell’alternativa è così lampante che non può che determinare un ulteriore successo. Non credo in un trionfo, ma sabato ha dato un grande contributo alla Polverini e indirettamente a Cota e in queste due regioni la partita è apertissima.

Anche se gli attacchi personali e violenti diretti ad Emma Bonino da parte dei cortei mettono in evidenza una paura dell’avversario e un’insicurezza che è più intrinseca nella Polverini che non nella retorica berlusconiana.

Ancora qualche giorno e conteremo i voti.

LUIGI CRESPI

Commenti

2 Responses to “***Il commento***
LA PIAZZA SPINGE IL PDL
di LUIGI CRESPI

  1. Valter on marzo 22nd, 2010 15.35

    Ormai è diventato tutto così opinabile che basta credere una cosa e diventa vera. La Costituzione infatti è opinabile come tutte le leggi, norme e organi di garanzia in Italia. Mangano invece un eroe, la magistratura talebana e/o rossa. L’opposizione è composta dai solo comunisti ed a quanto si capisce gente alla stregua degli estremisti islamici. Pure il concetto di libertà è diventato opinabile, libertà per tutti, per pochi o per uno soltanto? Credere è più importante della realtà. Io credo che l’Italia si meriti di meglio, però non penso lo stesso su l’Italiano.

  2. Mario on marzo 24th, 2010 20.31

    L’Italiano si meriterebbe una storia diversa che nessuno ha voglia di raccontare… per cui ci teniamo giudici e “difensori della democrazia” con che guevara (minuscolo apposta) e politici di bassa capacità al governo.

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