Top

Tutta domenica al cinema con il Politico.it Ulivieri: ‘Forse Il Profeta è un capolavoro’

marzo 21, 2010 di Redazione 

Comincia domani la settimana più lunga. E anche più appassionante, per chi ama (nonostante tutto) la politica italiana. Poi per tre anni niente più voto. Finalmente. Ma ciò rende, anche, (ancora) più politicamente rilevante la tornata Regionale. E dunque da domani il giornale della politica italiana si dedicherà anima e corpo a questo momento, che racconteremo poi nelle ore dello spoglio con la grande diretta dei passaggi decisivi. Oggi però è domenica, e il Politico.it è anche il giornale del cinema. Dopo il gran ritorno di Attilio Palmieri per raccontare l’uscita di maggior spessore dell’ultimo periodo, Shutter Island, di cui trovate la recensione nella rubrica (o nella vetrina) Cultura, riecco anche la firma dello scrittore de il Politico.it. Buona visione.

Nella foto, un fermoimmagine de Il Profeta

Il Profeta

Un film di Jacques Audiard. Con Tahar Rahim, Niels Arestrup, Adel Bencherif, Reda Kateb, Hichem Yacoubi. Titolo originale Un Prophète. Drammatico, durata 150 min. – Francia, Italia 2009

-

di FABRIZIO ULIVIERI

Malik Ed Djebena arabo francese viene arrestato. Forse ha tentato di accoltellare un poliziotto. E’ maggiorenne e viene trasferito al Centrale con i detenuti comuni. E’, probabilmente, buono. E’, probabilmente, un bravo ragazzo. Non sa leggere né scrivere, non ha un lavoro, una formazione professionale. E’ uno che non esiste ma ha solo sei anni da scontare. Saranno i sei anni che cambieranno la sua vita.

Arriva al Centrale e la camera gli si stringe addosso soffocando, da subito, in modo ossessivo le scene. E’ tensione fin dalle prime scene. Tensione ed attesa.

Tensione perché viene aggredito, derubato, maltrattato.

Attesa perché viene chiuso in rete senza scampo dalla mafia còrsa capeggiata da Luciani. Deve uccidere un arabo che andrà a testimoniare contro Luciani. O lo uccide o sarà ucciso. Non c’è scampo.

Si prepara all’omicidio. Qualcuno lo istruisce. La tensione sale. Deve sgozzare. Sgozzare come un maiale un altro arabo che, nei bagni, gli ha chiesto una fellatio in cambio di fumo. E’ l’occasione giusta che la mafia còrsa cercava per avvicinare uno che non esce mai di cella e non ha mai contatti con altri detenuti. Tensione senza fine. Tensione ancora. Ossessione. Umiliazione senza fine.

C’è salvezza per un-senza-identità che né i cristiani né i musulmani rispettano?

Sì. Uccidere ed essere più furbo e più scaltro degli altri.

Ha bisogno di protezione in quel carcere: senza protezione non sopravvivrà. Luciani gliel’ha detto. Se sgozza l’altro avrà la protezione e sopravvivrà.

Finalmente sgozza l’altro. Ma ancora è sottomissione ed umiliazione. Luciani e la sua banda lo usano come serva e lo maltrattano. Gli arabi lo odiano perché sta con i còrsi.

Avrà visioni dopo quella notte che ha sgozzato l’altro. Visioni come gli antichi profeti musulmani.

Luciani gli farà avere i permessi per uscire dal carcere: sta perdendo potere ed ha bisogno di qualcuno che lavori per lui fuori dal carcere. Le cose a Luciani non vanno come dovrebbero. Chi lo protegge lo sta mollando e lui ha bisogno di qualcuno che gli tenga i collegamenti fuori e dentro il carcere.

Un fratello arabo gli troverà una copertura come meccanico presso la moschea di un Imam (che forse indottrina gli arabi alla ribellione), Luciani i contatti per ottenere i permessi a tempo di record.

Finalmente esce in permesso, dalla mattina alla sera. Respira finalmente la libertà dopo tre anni. Ma è una libertà compromessa. Una libertà da doppiogiochista. Di nuovo senza via d’uscita. Ma lui è un profeta. Uno spirito lo aiuta. Nasce in lui il genio per il business. Il business pericoloso della droga. Diventa una guerra fuori e dentro il carcere. Ma lui è un profeta inspirato. Lui ha il genio del leader, del capo spirituale. Luciani ancora detta legge. Gli altri arabi in carcere ancora gli sono ostili. Ma lui ha più cervello. Lui è divinato. Lui ha le visioni….

Bello bellissimo film. Se avete la forza di resistere fino in fondo, fino all’ultima scena…

Forse un capolavoro.

FABRIZIO ULIVIERI

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom