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Ma il 25 marzo è anche la festa di un mito Grande Mina compie 70 anni: voce e idee Ed ecco l’omaggio della politica italiana

marzo 19, 2010 di Redazione 

La nostra politica sceglie il suo giornale per celebra- re pubblicamente il compleanno della «voce bianca più bella del mondo», che è anche una grande intellettuale. Lo fa per la penna di un amico, di Mina, il “nostro” Franco Laratta, che firma il ritratto che stiamo per proporvi. Un pilastro, della musica ma anche (più in generale) della cultura (civile) italiana degli ultimi cinquant’anni che non è più possibile ascoltare dal vivo dopo il suo ritiro, ormai 30 anni fa, dalle scene. Ma che gli italiani continuano ad ascol- tare nella sua rubrica settimanale su la Stampa, e negli interventi sulle più prestigiose testate del Pae- se. Brevissima pausa (ma fino a che punto?) dalla politica italiana per questi auguri speciali a Mina.

Nella foto, Mina Mazzini

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di FRANCO LARATTA*

Quando Carlo Azeglio Ciampi lascia il Quirinale, dice di voler seguire il ‘metodo-Mina’. Ovvero continuare a lavorare, ad esserci, senza più apparire. Basta tv, basta interviste, basta incontri pubblici.

Il ‘metodo-Mina’ a cui fa riferimento il presidente emerito, consisterebbe in una vero e proprio suicidio artistico per chiunque lo dovesse praticare. Fu così per la grande Greta Garbo, morta in condizioni di totale abbandono e isolamento nel suo rifugio; fu così per Lucio Battisti, che per colpa del suo ritiro dalle scene e da ogni contatto umano, non riuscì più a trovare un’etichetta che distribuisse i suoi ultimi controversi Album. Fu così per illustri personaggi della storia e della politica.

Non è stato così per Mina. Nel suo caso, dopo esattamente 30 anni dal suo ritiro dalle scene (ma in realtà smise di fare film a fine anni ’60; lasciò la tv nel 1974 dopo 15 anni di trionfi al sabato sera, quindi abbandonò i concerti dal vivo nel 1978), lei non solo non ha subito alcuna conseguenza in termini di successo e di vendita di dischi. Al contrario, è diventata una leggenda vivente, un’assenza più forte della presenza stessa. Lei è tutt’ora osannata, amata, desiderata da tutto il mondo dello spettacolo. E continua a vendere dischi nonostante la grave crisi del settore discografico. E continua a scrivere deliziosi fondi su alcuni giornali e riviste, e continua a interessarsi di musica e delle nuove generazioni che coccola e sostiene.

Il 25 marzo Mina compie settant’anni. In spregio alle tante mode buone per una stagione, ai prodotti discografici usa e getta – dove l’immagine fagocita la musica, appaltata agli Auto-Tune delle sale d’incisione: miracolosi nel raddrizzare stonature sui ‘tormentoni in serie’, impietosi nello standardizzare l’emozione – la Tigre di Cremona, come la ribattezzò Natalia Aspesi, non conosce ‘acciacchi’, e ruggisce incontrastata col suo regale, inconfondibile strumento: “la più bella voce bianca del mondo” secondo Louis Armstrong e molte altre star internazionali (Sinatra, Minnelli, Fitzgerald…), rapite dallo straordinario talento musicale della signora Mazzini.

Tre ottave percorse con funambolica agilità e un timbro originale, caldo, che con la maturità si è colorato di nuance più scure valorizzando la già spiccata forza interpretativa, costituiscono il ricco bagaglio tecnico e di temperamento con il quale Mina ha attraversato cinquant’anni di successi, da poco ricordati nonostante la sua rispettabile insofferenza a tutto ciò che ha il sapore di anniversario o celebrazione.

Le ineguagliate qualità vocali e un repertorio ampio, policromo e di ottima fattura, assemblato d’istinto e slegato da vincoli stilistici, non sono tuttavia sufficienti a dipanare un personaggio così complesso; tanto meno a spiegare come l’interprete italiana per antonomasia, disobbedendo alle più elementari regole sulla costruzione sociale dei divi, sia riuscita a scavalcare il recinto delle canzonette e guadagnarsi presso i diversi strati della società un’autorevolezza di donna comune circondata dall’aura del mito che, per quanto ella stessa si ostini a cancellare, le rimane tatuato indelebilmente sulla pelle.

Ciò accade perché Mina non è solo la splendida cantante, prima urlatrice, poi sofisticata, ma sempre anticonformista e innovativa. È da cinquant’anni la voce del nostro Paese, imbrigliato nelle sue mille contraddizioni. Sin dagli esordi, non si è limitata a raccontare le pagine della storia, ma ha contribuito a rovesciare i gusti e il costume di un’Italia provinciale e bigotta che usciva dalla guerra e cominciava a sentire il profumo di nuovi fermenti sociali, economici e culturali.

L’esuberante presenza scenica di una spilungona di 1,78, mediamente più alta dei suoi talvolta imbarazzati colleghi maschi, era una novità per il mondo dello spettacolo. Gli occhi grandi, le labbra carnose, un sorriso avvolgente, e gambe lunghe che sfoggiarono le prime minigonne in tv, turbavano gli ambienti meno progressisti. Totò l’accostò ad “[...] un contrabbasso, con quelle carni bianche da gelato alla crema. Ma se si spengono le luci e comincia a cantare, da quella voce escono grandi palcoscenici, pianto e risate”.

Mina mette in naftalina le mise inamidate, gioca sul look, a tratti eccessivo ma mai volgare, e diventa presto un’icona per le ragazze degli anni ’60, che ne imitavano il trucco, l’abbigliamento, lo stile.

Ai fraseggi morbidi, predilige un uso della voce ora divertito, ora sfacciato, accompagnato da gesti frenetici per scandire ritmi estranei alla tradizione melodica di quegli anni. Adotta invece la sensualità per interpretare testi ‘forti’, ammiccanti, su cui la solerte censura del tempo non risparmiò la sciagurata mannaia (Ancora ancora ancora, L’importante è finire, Nuda).

Domina le scene, presta il volto e la voce alla televisione, lancia le mode, cambia la musica italiana, apre la strada del successo a quei cantautori che diversamente sarebbero stati dimenticati (Il cielo in una stanza di Gino Paoli diventa un clamoroso successo solo dopo l’interpretazione di Mina. Stesso discorso per La canzone di Marinella di De Andrè, a proposito della quale l’autore scrisse : «Se una voce miracolosa non avesse interpretato nel 1967 La canzone di Marinella, con tutta probabilità avrei terminato gli studi in legge per dedicarmi all’avvocatura. Ringrazio Mina per aver truccato le carte a mio favore e soprattutto a vantaggio dei miei virtuali assistiti»).

Mina deborda dall’angusto perimetro dello spettacolo grazie alla sua personalità: la impiega tanto nelle canzoni quanto nel difendere le proprie scelte di vita, scoperchiando le ipocrisie di un Paese profondamente arretrato che mortificava la condizione femminile aggrappandosi ad un retaggio farcito di conformismo culturale e invadente clericalismo.

La scelta di tenere il bambino (Massimiliano Pani) concepito con un uomo già sposato le costa l’allontanamento dallo show del sabato sera. Era il 1963, la Rai e parte della stampa additano, biasimano quella ragazza trasgressiva a cui è giusto precludere il video. L’ostracismo riservato alla ‘peccatrice’ non condizionò l’amore che il pubblico nutriva nei suoi confronti. Lo testimoniano la spasmodica attesa per un suo ritorno sulle scene e i tantissimi attestati di solidarietà espressi: « Mai vista – dichiara la cantante ad un intervistatore – una serie così di regali da tutta Italia, di lettere. ‘Stai tranquilla,’ per la strada mi dicevano ‘non ti devi preoccupare’».

Quel suo gesto produsse una prima clamorosa reazione nell’opinione pubblica, S’infranse un tabù che opprimeva le donne italiane. Nei ceti più elevati e nei contesti metropolitani si cominciava a parlare di liberazione femminile.

Per tutto questo, Mina è considerata un illuminato e illuminante personaggio della storia moderna del nostro Paese, che ha accompagnato gli italiani nelle tappe sociali, economiche, culturali di cinque decenni.

Dal boom economico (La canzone di Marinella, Tintarella di Luna, Nessuno, Il cielo in una stanza) ai difficili anni ’70 (Grande grande, Parole parole, E poi, L’importante è finire, Ancora ancora ancora); dagli anni ’80 dell’ ‘edonismo reaganiano’ (Questione di feeling, Via di qua, Serpenti) agli anni ’90 dei grandi cambiamenti politici e sociali (Mina trionfa in classifica con eleganti e raffinati album: Cremona, Napoli, Mina Celentano), fino agli inizi del terzo millennio che segnano eventi drammatici in tutto il mondo (Mina dà il meglio di sé con album di indiscusso valore: Dalla Terra – ovvero mille anni di musica sacra in latino, Todavia – con il quale torna sui mercati latino-americani, Sulla tua bocca lo dirò – omaggio a Puccini).

Per lei si sono spesi grandi artisti a livello mondiale. Frank Sinatra la voleva negli States per una serie di concerti insieme. Federico Fellini la voleva nei suoi film. Mina che poteva diventare una grande attrice, dice di Fellini: “Un uomo di genio toccato dalla grazia. Mi rendevo perfettamente conto di essere di fronte a una di quelle rarissime miracolose creature che scendono sulla terra per consolarci e migliorarci.

[...] sono quelle genialità imprevedibili, quelle umanità inspiegabili coi criteri razionalistici, che innestano un pezzetto di cielo nella nostra quotidianità…”.

“E la controprova del genio – prosegue la cantante - è che gli viene tutto facile, che la melodia scorre come l’acqua di un ruscello e si fissa sul pentagramma, come per Mozart che non aveva bisogno di cancellature”.

Ma né con Sinatra né con Fellini, Mina volle far qualcosa.

E proprio all’apice della sua carriera, consacrata regina della canzone, dei juke box, della tv e della stampa specializzata, abbandona le scene: al 1974 risale l’ultimo show televisivo, Milleluci, in coppia con Raffaella Carrà (sua, la profetica sigla finale Non gioco più); il 1978 è l’anno del suo ultimo concerto, tenutosi alla Bussola di Viareggio e replicato per 15 serate durante l’estate.

Nessuno conosce le ragioni di questa scelta. Forse per la sua pigrizia, forse perché già troppo oppressa da tv, spettacoli, concerti dal vivo. Quasi certamente perché braccata dai giornalisti che le rendevano la vita impossibile, sempre a caccia di scoop e di fatti clamorosi che la riguardassero. Di sicuro, lei ha sempre desiderato fare l’interprete, essere solo cantante, a tempo pieno, scegliere lei come, quando e soprattutto cosa cantare. “Io voglio solo cantare” dirà sin dal primo momento, anche se finirà per essere una diva a tutto campo. Grazie alla casa discografica fondata nel 1967, la Pdu, si libera dai condizionamenti dei discografici, se ne va in Svizzera e diventa padrone di sé stessa.

La Mina che oggi compie settant’ anni vive nella sua Lugano, rifiuta le tv e la scena pubblica. Per nulla rivolta al passato, segue dal suo rifugio le mode e la musica, affascinata dalle novità, dai segni del cambiamento, dall’originalità. Continua ad incidere un disco doppio all’anno (e per venticinque anni, caso unico al mondo). Con la sua etichetta, libera e indipendente, esplora il mondo musicale spaziando tra i diversi generi, ribadendo la sua innata versatilità: canta l’America degli ’30 e ’40 (Plurale); incide i brani dei più importanti artisti (Minacantalucio, Mina quasi Jannacci; Mina canta i Beatles, L’Allieva, dedicato a Frank Sinatra, Mina Celentano); passa dalla sua grande passione, il jazz (Lochness), alla musica sacra (Dalla Terra); riprende in maniera splendida la musica napoletana (Napoli e Napoli secondo estratto); si diverte con musica di qualità, strizzando l’occhio alla novità (Attila, Kyrie, Bula Bula, Veleno, Facile), per culminare nel suo delizioso e rispettoso omaggio al melodramma italiano (Sulla tua bocca lo dirò).

Mantiene i contatti coi grandi nomi italiani e stranieri della musica, ma non trascura le nuove generazioni di autori e interpreti che con generosità e immutata lungimiranza coinvolge in collaborazioni artistiche (nel suo ultimo cd, canta con Manuel Agnelli degli Afterhours e Boosta dei Subsonica).

Scrive su quotidiani e settimanali, confermandosi donna colta e ironica, attentissima ai temi dell’attualità (basti leggere ogni sabato la sua nota sulla prima pagina della Stampa). Telefona ogni tanto a coloro cui vuole esternare il suo pensiero (nel marzo 2010 ha chiamato anche me, ma questo è irrilevante nel contesto).

Nel 2001 la cantante torna a sorpresa sulle scene, ma solo attraverso Internet, sul portale Wind, dove vengono trasmesse le riprese di alcune sessioni di registrazione. Dalle riprese verrà tratto il DVD Mina in studio, con vendite record che supereranno le 50.000 copie (la media dei DVD non supera in quegli anni le circa 3.000 copie vendute per titolo). L’evento, con un record di 15 milioni di contatti da tutto il mondo, è stato fra i più seguiti di tutti i tempi in Italia.

Il 17 febbraio 2009 Mina torna a stupire: appare a sorpresa in televisione con un video, come sigla di apertura del 59º Festival di Sanremo. Nel video Mina interpreta dal vivo con l’orchestra di Gianni Ferrio Nessun dorma dalla Turandot di Giacomo Puccini. Il brano fa parte del nuovo album di arie classiche uscito il 20 febbraio 2009 dal titolo Sulla tua bocca lo dirò. L’album viene pubblicato in tutto il mondo su etichetta Sony Classical.

Dietro a buona parte di queste clamorose operazioni c’è sempre lui, Massimiliano Pani, autore, compositore, arrangiatore, produttore stimatissimo e apprezzato. Da oltre 20 anni è l’anima della Pdu, l’ombra fedele di Mina, l’intelligente e garbatissimo contatto di Mina con il mondo esterno. E’ il figlio dello ‘scandalo del ‘63′, per il quale Mina avrebbe anche sacrificato la sua carriera!

Per il resto, nessuno la vede, né la incontra, ma tutti la ricordano con nostalgia. I tanti fans attendono i suoi album annuali, puntuale interfaccia tra il pubblico e l’artista, con lo spirito delle feste comandate. Quando Carlo Azeglio Ciampi (che l’aveva insignita del prezioso riconoscimento di ‘Grande Ufficiale della Repubblica’) lasciò il Quirinale, dichiarò al Corriere della Sera che avrebbe seguito il ‘metodo Mina’: lavorare senza più apparire.

Che Mina sia diventata già leggenda lo dice la sua vita, la sua storia, la sua immensa voce. Ma anche il fatto che i ventenni di oggi ascoltano la sua musica, che i maggiori artisti americani l’ascoltano, che nel mondo è ancora ricordata come una delle più belle voci viventi, che i giovani interpreti italiani, e non solo, cercano disperatamente un contatto con lei.

L’Intramontabile popolarità, conservata e, forse, lievitata dopo il ritiro dalle scene, è la magia che Mina ha saputo compiere. Scomparire ma essere presente, affidarsi alla sola voce, annullare l’immagine, fondamentale nella moderna comunicazione per non cadere nell’oblio, è stato un azzardo a quel tempo, la garanzia, oggi, che Mina non passerà mai di moda.

La sua assenza-presenza alimenta uno dei pochi autentici miti prodotti dal nostro star-system. Un mito che non fa nulla per esserlo e, messi in soffitta i lustrini, ha scelto di condurre un’esistenza ‘normale’ dall’alto della sua eccellenza artistica. Il suo segreto forse è stato quello di assecondare sempre i suoi desideri, di respingere il compromesso, di essere, banalmente, ma saggiamente per chi ci riesce, se stessa… Mina! Con 70 anni di età, 50 di carriera, 100 milioni di dischi venduti, i numeri di Mina sono da capogiro.

Come le emozioni che ha saputo suscitare con le sue splendide interpretazioni, mai uguali a sé stesse.

Per molti di noi Mina è stata ed è tuttora la colonna sonora della nostra vita.

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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La carriera

Le tappe della leggendaria carriera artistica di Mina
1958, il debutto. Quasi per caso, si esibisce in pubblico sul palco di Rivarolo del Re, Cremona.
1960-1973: trionfa in tv, incide 45 giri e long plaing che la portano costantemente ai primi posti della hit parade. Canta in inglese, spagnolo, portoghese, cinese, tedesco, francese. Gira il mondo per una serie di concerti.
1974: dopo 15 anni di grandi successi televisivi, Mina registra l’ultimo suo show: Milleluci, con oltre 15 milioni di ascolti a puntata.
1978: alla Bussola di Viareggio i suoi ultimi concerti dal vivo nel corso dell’estate. Decine di migliaia di fans accorsi da tutta Italia assistono alla trionfale esibizione in 15 grandi concerti.
2001: a sorpresa trasmette su internet un suo concerto live dal suo studio di Lugano. Ben 15 milioni i contatti in pochi minuti da tutto il mondo, e la rete va in tilt.
2009: apre il festival di Sanremo di Bonolis con un video: canta dal vivo ‘Nessun dorma’ di Puccini. Oltre 17 milioni di ascoltatori durante la sigla. L’album ‘Sulla tua bocca lo dirò’, dedicato al melodramma italiano, viene stampato e diffuso anche negli Stati Uniti d’America.

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Le onorificenze

- 1º giugno 2001. Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Di iniziativa del Presidente della Repubblica Ciampi.

– Nel 2009 circa 20 parlamentari (tra i primi firmatari Laratta, Versace, Merlo) scrivono al Presidente Napolitano per proporre la nomina di Mina quale ‘senatore a Vita’ per meriti artistici e per avere dato lustro all’Italia in tutto il mondo.

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