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Diario politico. Questa sera apriamo così ‘Rispetto della legalità, senso dello Stato’ (Cioè le ‘nostre’ onestà e responsabilità) A chiederle non è però il “solito” Marino Bagnasco: “Sono questi i valori cristiani”

marzo 19, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, per un grande Diario, è di Ginevra Baffigo. Nel giorno dell’arresto dell’ex vicepresidente Democratico della Regione Puglia Sandro Frisullo, a dieci giorni dalle elezioni, che può configurarsi come un caso di “giustizia (magari fondata ma) ad orologeria” come altri precedenti nel verso (politico) opposto, e pone comunque il tema del rapporto tra politica& magistratura e del rischio di una politicizzazione e di un eccesso di protagonismo da parte di alcuni magistrati; nel giorno in cui il presidente del Consiglio torna ad attaccare la magistratura «amica (al contrario, ndr) della sinistra» e ribadisce l’intenzione – che avevamo sottolineato in un Diario di qualche giorno fa – di una “riforma” della giustizia (che ha del minaccioso), il giornale della politica italiana sceglie il “disarmo” (anche se da parte nostra non ce n’era bisogno), di dare un seguito al proprio invito alla nostra politica ad assumersi la responsabilità di fare un passo indietro e di stemperare per prima i toni del confronto con la Giustizia, e si sforza di cominciare (continuare) a fare ciò che è necessario perché tutto questo sia, nel tempo, possibile: ovvero guardare (come sempre) al futuro, producendo una cesura e lasciandosi alle spalle le scorie di questi quindici anni di politica italiana (autoreferenziale: il male è tutto qui, come abbiamo denunciato nelle ultime due settimane). Lo fa, il Politico.it, assumendo il punto di vista del capo dei vescovi italiani, a dimostrazione di come il fronte dell’onestà e della responsabilità abbia dalla sua forze di grande spessore e assolutamente trasversali (politicamente, socialmente e culturalmente), anche per ribadire che la tradizione cristiana, i suoi valori non si esauriscono e non sono rappresentati (solo) da chi oggi si fa portatore della loro bandiera in politica. Lo provano queste parole, sagge, di Angelo Bagnasco, con cui abbiamo scelto di aprire e che costituiscono il manifesto ideale di ciò che pensa il giornale della politica italiana. Il racconto della giornata, firmato Ginevra Baffigo.

Nella foto, il presidente della Conferenza episcopale italiana e Arcivescovo di Genova, Cardinal Angelo Bagnasco

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di Ginevra BAFFIGO

“Se io sono Paperone loro sono la Banda Bassotti”. Metafore disneyane in un comizio napoletano a sostegno del candidato del Pdl Stefano Caldoro. Il protagonista però, ancora una volta, è Silvio Berlusconi.
Dal palco inveisce contro la “sinistra” che “ha cercato di gettare fango sulla Protezione civile, su Bertolaso, sugli eroi che hanno realizzato un miracolo”. Ancora più amaro sulla magistratura, che “guarda caso”, sostiene il premier, rifiuta le liste a Roma e Milano “violando le leggi e tentando di farci passare degli incapaci”. Sulla ‘querelle’ delle liste, sui ‘panini’ galeotti ed una guerra intestina nelle file Pdl, il Cavaliere nega: “Ho fatto io il pm, interrogando sei persone separatamente per capire cosa era successo, e ho verificato che i nostri rappresentanti non hanno colpe”. “Non è un caso che abbiano escluso le nostre liste a Roma e a Milano – sospetta Berlusconi – I nostri rappresentanti di lista non hanno colpe. Sono stati mandati via dal Tribunale da un magistrato che aveva in ufficio il ritratto del Che. Invece avrebbero dovuto rincorrerli per far presentare le liste e consentire agli elettori del primo partito italiano di poter votare”. “I nostri uomini non hanno avuto nessuna responsabilità, nessuna colpa è venuta fuori – aggiunge infine – la loro vecchia abitudine del ’94 quando avevano fatto fuori tutti i partiti. Se non ci fossimo stati noi a scendere in campo i comunisti avrebbero avuto il 92% dei seggi”.

Giustizia&intercettazioni. Da Napoli il premier non solo fa campagna elettorale, ma non perde l’occasione per sferrare l’ennesimo attacco alle toghe: “I tempi della campagna elettorale sono dettati da una magistratura politicizzata e amica della sinistra”. “Avete mai letto su un giornale i risultati di questo governo e le critiche al malgoverno della sinistra? – chiede il premier alla platea non attendendo però alcuna risposta – Purtroppo no”. Ed infine il commento: “I magistrati non fanno certo gli interessi degli italiani”, per questo “dopo il voto ci sarà una grande, grande e radicale riforma del sistema giudiziario”.
Parlando di giudici Berlusconi torna sull’inchiesta di Trani e sulle intercettazioni: l’Italia, sostiene, è “l’unico paese dell’Occidente in cui si intercetta un presidente del Consiglio”. Un presidente del Consiglio che non ritratta neppure una di quelle parole su cui si indaga in queste ore: “Non solo sono lecite ma sono doverose”. Nelle sue telefonate a Giancarlo Innocenzi, membro dell’Agcom “eletto da noi”, faceva notare come la trasmissione di Michele Santoro fosse “inaccettabile. Era inaccettabile che si facessero i processi in tv senza la presenza di un avvocato”. Da Santoro il premier loquace come sempre passa ai “comunisti”, veri o presunti. Berlusconi infatti si interrompe sulla vicenda di Trani per leggere un cartellone: “Silvio ci devi liberare dai comunisti”. “Ebbene – risponde il premier – sono qui per questo!”.
Se infatti i comunisti, o i più comunemente noti esponenti del centrosinistra, dovessero vincere la tornata elettorale “raddoppierebbero le imposte”, verrebbero vietati “i pagamenti in contanti, ci sarebbe uno Stato di polizia tributaria, tutti noi perderemmo la nostra libertà”: il programma Pd-Idv secondo Berlusconi, ironizza qualcuno. Ma il premier insiste con uno scenario preso in prestito a George Orwell: “Saremmo tutti intercettati, intercettati su tutto e le intercettazioni finirebbero sui giornali. Chi di voi – domanda ancora il Cavaliere al suo pubblico – è sicuro di non essere stato intercettato? Vi sembra che questo sia un Paese libero? Vi sembra che l’Italia sia una democrazia quando viene calpestato il primo diritto, la privacy? Con la sinistra diventeremmo uno Stato di polizia. La sinistra non sa cosa è la democrazia”, tuona Berlusconi. “I nostri comunisti – conclude – sono sempre gli stessi, fanno la campagna con i metodi di sempre”.

Rifiuti&lotta alla criminalità. Il leader del Pdl, invece, rinnova le sue strategie elettorali: se in vista delle politiche la crisi rifiuti era da imputare al breve governo Prodi-bis, ora ad ingombrare le strade campane sarebbero “dei rifiuti elettorali” generati “da un problema piccolissimo, un ostacolo burocratico per il pagamento degli stipendi dei dipendenti dei consorzi. Ieri me ne sono interessato e abbiamo risolto. Ma non deve capitare e non capiterà più”. Il premier ne approfitta per ricordare la prima emergenza che ha dovuto affrontare il suo governo, la “crisi rifiuti”: “L’abbiamo risolta – sostiene il presidente del Consiglio – per Napoli e per 552 Comuni in 58 giorni e ora c’è un termovalorizzatore e quattro discariche che funzionano benissimo”.
Restando in tema di rivendicazioni il premier fissa un appuntamento, al quale saremo lieti, tutti, di poter presenziare: “In tre anni sconfiggeremo la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta”. “Lo Stato è tornato ad essere lo Stato”, ricordando i risultati ottenuti dal governo contro la criminalità.

L’inchiesta di Trani. Potrebbe arrivare già questo venerdì al tribunale dei ministri. Da Trani verrebbe quindi spostata a Roma, città in cui probabilmente ci si occuperà degli atti relativi al premier, al quale i pm contestano la concussione e le minacce. In Puglia proseguirà l’inchiesta sulle posizioni del direttore del Tg1, Augusto Minzolini, e del commissario dell’Agcom, Giancarlo Innocenzi. Su Innocenzi, tra l’altro, stamani l’Agcom ha avviato un’istruttoria, in quanto l’Autorità ha richiesto al Comitato etico di pronunciarsi «in relazione alle notizie su alcune intercettazioni telefoniche che riporterebbero brani di conversazioni tenute, tra gli altri, da un componente dell’Autorità».
Repentino il commento di Bersani: «Mi pare il minimo. Mi pare che andare a dare un’occhiata su come si siano sviluppate queste vicende, da parte dell’Autorità sia giusto e doveroso. Abbiamo assolutamente bisogno che Autorità indipendenti siano davvero tali». Sempre dalle opposizioni, l’eurodeputato Idv, Luigi De Magistris, ha depositato oggi un’interrogazione alla Commissione europea sulle ingerenze del presidente del Consiglio nell’autonomia dell’Agcom. In particolare chiede alla Commissione se non ritenga «che la gravissima ingerenza del premier italiano abbia minato l’indipendenza e l’autonomia dell’Agcom, violando i principi sanciti dalla nuova direttiva sui servizi audiovisivi senza frontiere (2007/65/CE) e più specificatamente dall’art. 30».

Sì (ma non di merito) della Consulta al decreto salva-liste. La Consulta rigetta oggi la richiesta avanzata dalla regione Lazio di sospensione del decreto legge salva-liste. Non vi sarebbe infatti il rischio di un “danno grave e irreparabile” al regolare svolgimento della tornata elettorale sulla base di norme suscettibili di una successiva bocciatura. La Corte Costituzionale infatti, si pronuncerà solo tra uno o due mesi, a elezioni concluse quindi, sul merito della legittimità del decreto. Una decisione questa che non piace alla giunta laziale: potrebbe creare “un danno per l’interesse pubblico”, nel caso in cui il ‘salva-liste’ venisse dichiarato incostituzionale.
Ma le toghe della Consulta sono di tutt’altro avviso: “l’eventuale sospensione dell’efficacia” del dl “salva liste” “non potrebbe rimuovere in via definitiva la condizione di precarietà che caratterizza l’imminente competizione elettorale, in ragione della vigenza di un decreto legge non ancora convertito ed al momento già oggetto di ulteriore ricorso in via principale”. I costituzionalisti, a fronte di una così grave situazione ritengono che le condizioni di precarietà dell’imminente appuntamento elettorale sono “in sèésuscettibili di generare gravi incertezze che si potrebbero ripercuotere sull’esercizio di diritti politici fondamentali e sull’esito stesso delle elezioni”, ma anche se si procedesse altrimenti “permarrebbe con identica gravità anche nel caso in cui fosse accolta la domanda di sospensione cautelare del decreto legge salva liste”. Guardando a ipotesi future, l’Alta Corte afferma, nell’ordinanza n.107 depositata in serata in cancelleria scritta dal vicepresidente della Corte Ugo De Siervo, che “ben potrebbe verificarsi” che il giudizio di legittimità costituzionale sul decreto “si concluda definitivamente con una pronuncia di non fondatezza, ovvero di inammissibilita”; in tal caso – sottolinea ancora la Consulta – la sospensione dell’efficacia del dl “potrebbe produrre un danno analogo, per qualità ed intensità, ai diritti e agli interessi implicati dallo svolgimento delle elezioni, che deriverebbe, in senso uguale e contrario, dall’applicazione delle disposizioni censurate”.

Sgarbi chiede il rinvio. Resta aperta, invece, la questione sollevata da Vittorio Sgarbi. Ora che la sua lista, Rete Liberal-Sgarbi, è stata riammessa dal Tar chiede di rinviare le elezioni: “Ho diritto a un mese di campagna elettorale a partire da oggi. Per questo non posso che chiedere il rinvio delle elezioni”, sostiene il critico d’arte, capolista nel Lazio, indicando come data quella dei ballottaggi nel resto d’Italia. “Per una volta nella vita sto dalla parte dei magistrati e chiedo il rispetto delle regole – prosegue il candidato – Noi avevamo fatto tutto per bene, tanto che la nostra lista è stata riammessa dal Tar. Ora, per un errore non nostro ma del tribunale, non è accettabile che ci siano concessi solo otto giorni di campagna elettorale. Dobbiamo avere anche noi, e lo chiederemo in tribunale, 30 giorni di campagna elettorale a partire dal 18 marzo”. “Altrimenti – conclude – il tribunale non ci mette nelle condizioni di pari opportunità rispetto alle altre liste. Poi potremo essere noi a decidere di non utilizzare i 20 giorni in più di campagna elettorale ma che ci debbano essere concessi è indiscutibile e vorrei che i Di Pietro e i Travaglio chiedessero il rispetto delle regole anche per noi”. La richiesta sarà quindi presentata formalmente alla prefettura e per conoscenza alla Corte d’Appello, alla regione Lazio ed al ministero degli Interni. Per Renata Polverini “è un loro diritto. Però io non ho titolo per intervenire”, malgrado la lista Sgarbi la sostenga come presidente. Mentre Emma Bonino non avrebbe nulla in contrario di fronte ad un eventuale rinvio dell’appuntamento alle urne.

Alfano&Csm: sale la tensione. Palazzo dei Marescialli corregge il tiro: l’ispezione sull’inchiesta di Trani, richiesta dal Guardasigilli Alfano, potrebbe infatti non necessitare di alcuna istruttoria della sesta commissione, competente in materia ordinamentale. I consiglieri, riunitisi stamani, hanno infatti deliberato a maggioranza (contrario solo Gianfranco Anedda Pdl) che si limiteranno a mettere a punto una delibera con cui fare un riepilogo dei principi espressi dal Csm sui rapporti tra poteri ispettivi e indagini giudiziarie.
Il Csm decide quindi di non acquisire il mandato che Alfano ha affidato ai suoi incaricati, (fulcro delle polemiche), di non sentire gli 007 di ritorno dalla missione tranese, né i pm della stessa procura. La sesta commissione fissa piuttosto una nuova riunione, in calendario per mercoledì 24, contando di approvare il documento entro la fine di quella stessa settimana. Resta vivo il dissenso di Anedda, secondo cui il Csm non dovrebbe intervenire sul potere del ministro di inviare gli ispettori negli uffici giudiziari. L’esponente di maggioranza si dice «soddisfatto» in quanto «la commissione ha riconosciuto che si era ecceduto nella richiesta». Ad ogni modo l’apertura di una pratica, ribadisce Anedda, «può rappresentare una forma indiretta per intimidire gli ispettori».
Non intimidatori, ma senz’altro duri i toni del vice presidente del Csm, Nicola Mancino: «Alfano può mandare gli ispettori ma non interferiscano», poi aggiunge: «Anche lo scontro verbale può creare fenomeni di terrorismo». Da Palazzo Madama, Renato Schifani ribadisce l’opportunità della misura adottata dal ministero Giustizia: «È opportuno che si faccia luce al più presto su questa preoccupante fuga di notizie. Non è la prima volta che avviene nel nostro Paese. Ormai il segreto istruttorio con la pubblicazione delle intercettazioni credo che non esista più». Per Bersani invece «è giusto che sull’inchiesta di Trani si pronuncino solo le autorità preposte». Sul tema del momento interviene anche Michele Santoro: «Se i fatti messi in risalto dall’inchiesta di Trani sulla Rai e l’Agcom fossero successi negli Stati Uniti sarebbe scoppiato un watergate, che avrebbe portato alle dimissioni automatiche di tutti i protagonisti della vicenda».

Bagnasco: «Una politica italiana onesta e responsabile». Rinnovamento della politica. Questo l’auspicio che oggi lancia Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, in occasione del convegno sulla «Sfida educativa», organizzato da Comunione e Liberazione. Una politica rinnovata, capace di riportare in primo piano i valori del rispetto della legalità e del senso dello Stato, e quindi della cittadinanza: fra gli impegni irrinunciabili dei cattolici infatti, Bagnasco annovera anche «l’attenzione alla res publica e quindi alla cittadinanza nella polis che trova nell’impegno politico la sua più alta forma di espressione». «Il sogno di allargare le generazioni dei politici cristianamente ispirati – aggiunge il porporato – che siano in grado di rinnovare profondamente questo fondamentale ambito dell’esistenza, passa attraverso la capacità di educare e formare al senso della cittadinanza e dello Stato, della legalità e dell’impegno nella società civile, in cui si vive quella sana laicità cui Benedetto XVI spesso ci richiama». «L’appello alla partecipazione e alla passione merce troppo rara nel nostro attuale contesto – conclude infine il cardinale – se non vuol essere solo retorico, chiede energie e risorse da destinare all’educazione delle giovani generazioni che, se hanno ricevuto, dandola per scontata, la democrazia, troppo spesso non sembrano in grado di abitarla e viverla in riferimento ai valori fondamentali della giustizia, della libertà e della pace».

Ginevra Baffigo

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