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Premier prepara stretta su intercettazioni “La prima cosa che faremo dopo il voto” Ma così si salveranno soltanto i criminali

marzo 18, 2010 di Redazione 

C’è una lettura e c’è un effetto, sul tema della riforma dello strumento a disposizione delle indagini per scoprire – attraverso il controllo delle telefonate – crimini che altrimenti potrebbero consumarsi senza che noi ne potessimo sapere mai nulla. La lettura è questa: il presidente del Consiglio, a maggior ragione dopo i fatti che hanno portato all’inchiesta di Trani, vuole assolutamente togliere ai magistrati questo mezzo che ha fatto tante “vittime” (ora vedremo fino a che punto e in che termini) illustri tra cui lui stesso e molti dei suoi sodali. Insomma, un’altra legge ad personam, anche se non volta ad evitare il coronamento di un procedimento già in corso ma, piuttosto, il possibile rifiorire di nuovi. L’effetto, comunque sia, devastante, è che non solo le mancanze della nostra politica nei confronti dei cittadini che, soli, dovrebbe rappresentare, ma anche reati di tutt’altro tipo e altrettanto (o più) gravi non potranno più essere scoperti, visto che autorevoli magistrati ci ripetono che è solo grazie alle intercettazioni che una grandissima parte dei reati, oggi, viene individuata. Anche perché a volte si incappa in un fatto X intercettando sulla vicenda Y, e tutto questo sarà (sostanzialmente) negato o reso molto, molto più raro e difficile, con un sicuro crollo della scoperta dei reati. La privacy – bandiera che il presidente del Consiglio brandirà anche in piazza, sabato, per motivare il no alle intercettazioni e convincere il proprio popolo della giustezza di questa posizione – non è in discussione perché l’intercettazione in sé è effettuata da funzionari dello Stato e i contenuti rimangono privati. La pubblicazione delle intercettazioni va ovviamente del tutto evitata quando le intercettazioni non hanno un rilievo pubblico, ovvero non riguardano mancanze o reati compiuti da personaggi pubblici nei confronti dei cittadini. Ma questo, di fatto, già avviene, e comunque può essere stabilito senza toccare lo strumento in sé e il resto delle pubblicazioni. Ovvero la sconfessione pubblica – quando i testi sono stati acquisiti legalmente – di coloro che arrecano danno allo Stato commettendo reati o anche no, producendo del semplice malcostume, come quello che è emerso a latere dell’inchiesta di Trani in cui si vedeva il premier fare pressioni sull’arbitro della partita affinché fischiasse un rigore inesistente alla squadra avversaria (per – la cancellazione di Annozero) e dare ordini al direttore del Tg1 affinché facesse non l’informazione libera e corretta della quale abbiamo parlato ad inizio pomeriggio, ma raccontasse ciò che più conveniva alla sua parte. Tutti noi, che non commettiamo reati e non agiamo contro il bene pubblico, non perdiamo assolutamente nulla ad essere intercettati. Ci perdono i disonesti. E perdiamo invece un sacco di garanzie se le intercettazioni vengono eliminate o fortemente limitate. Ci racconta le ultime sul tema, Francesco Carosella, all’interno.

Nella foto, SIlvio e l’obbrobrio (per lui) delle intercettazioni

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di Francesco CAROSELLA

Fango. Secchiate di fango. Questo il leit motiv che Silvio Berlusconi ripete ogni volta che si nominano le intercettazioni.

Anche ieri sera intervistato dal Tg2 il premier ha ribadito che le intercettazioni vìolano la privacy, che la “magistratura rossa” ne abusa, un mezzo quasi illecito che distorce la realtà e alimenta odio nei confronti del presidente, al punto da temere altri attentati alla sua persona: “Sono arrivate molte minacce, volevano uccidermi nel tragitto da Palazzo Chigi all’auto. Sono stato costretto a rimanere chiuso dentro un giorno intero. Oggi Ghedini ha ricevuto una cosa con cinque pallottole in cui gli dicono che mi aspetta un carico intero”.

“Un sistema barbaro, uno Stato di polizia” ripete il Cavaliere. Va detto che Berlusconi, pur essendo sotto inchiesta, non è direttamente intercettato, in quanto per procedere servirebbe l’autorizzazione della Camera, mai richiesta ufficialmente.

Ieri in tarda serata il premier ha riunito i deputati Pdl al Castello di Tor Crescenza (Roma) per rendere noto l’ordine del giorno appena successivo alle elezioni. Il primo passo dovrà essere proprio la definitiva approvazione della riforma sulle intercettazioni da parte del Senato, sulla quale la Camera ha già votato la fiducia lo scorso 10 giugno.

Va ricordato che il ddl sulle intercettazioni, originariamente incentrato sulla loro limitazione, è stato poi (di forza) corretto e improntato al rigore nell’uso, per la magistratura e per gli editori, mentre vengono eliminate le pene per i giornalisti. Il disegno di legge non cambia sostanzialmente la disciplina attuale, esclude però i reati minori, e autorevoli giuristi e uomini delle forze dell’ordine hanno in più occasioni sottolineato come i cosiddetti reati minori spesso siano il punto di partenza per risalire a strutture criminali di enormi proporzioni.

Stefano Rodotà, docente emerito di diritto civile all’Università Sapienza di Roma, solleva anche un ulteriore aspetto: “Questo ddl va oltre la tutela della privacy, perche’ vieta fino al processo, quindi anni dopo le intercettazioni, la possibilita’ di pubblicarle anche quando è caduto il segreto”.

Il ministro Alfano parla di “abuso” e di “intercettazioni a strascico”, e si appella al diritto alla riservatezza, inviolabile, sancito dalla Costituzione. Vano il tentativo di confondere la pubblicazione talvolta indiscriminata e da più parti criticata con la sostanza dello strumento, la cui validità resta universalmente riconosciuta.

“Sarà la prima cosa da fare, dopo le elezioni – conferma anche pubblicamente Berlusconi – Sono certo che chi ha diffuso ai giornali le intercettazioni di quell’inchiesta sarà scoperto e punito”.

Francesco Carosella

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