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***Controcorrente***
OMOSEX, TRANSEX E NEUTRI
di MARIO ADINOLFI

marzo 18, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è un grande giornale di cultura politica (e non solo). Ogni giorno distinguiamo notizie e commento che trovate nella home che esprime la linea de il Politico.it. Un giornale che sta dalla parte del Paese, che guarda al futuro, che crede nel rinnovamento della nostra politica per il bene del Paese all’insegna dei valori (che dovranno essere o tornare ad essere sempre più) condivisi dell’onestà e della responsabilità. In questa chiave si succedono sulle nostre pagine grandi dibattiti sul tema (politico) del giorno da noi selezionato con l’autorevolezza del giornale della politica italiana, coronati (o lanciati) dalla “chiusa” del Diario politico che è il nostro luogo-principe di osservazione della nostra politica. Ieri vi abbiamo proposto, tra il resto, una riflessione sul tema della (discriminazione della) omosessualità a partire dalla sentenza della Cassazione che stabilisce che dare “del gay” a qualcuno in tono offensivo ora è reato. Dall’Australia intanto arrivava la notizia che ad una persona era stato riconosciuto lo status di “neutro”, ovvero né uomo né donna, in ragione della sua condizione sessuale. Il vicedirettore di Red e grande blogger dà seguito al nostro ragionamento di ieri analizzando il fatto australiano anche in funzione delle deformazioni culturali (?) e quindi sessuali prodotte dal trash dei reality show nel nostro Paese.

Nella foto, Mario Adinolfi

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di MARIO ADINOLFI

Forse qualcuno di voi sa che, in quanto meticcio culturalmente un po’ bastardo, io detengo duplice passaporto e dunque duplice nazionalità. Una è l’ovvia italiana, la seconda è l’Australia che raccontai peraltro circa sei anni fa in un ormai remoto viaggio alla ricerca delle mie radici profonde. L’Australia è una terra meravigliosa, socialmente molto contraddittoria, ancestralmente razzista (con adeguati e conseguenti sensi di colpa), tentata sempre dai territori dell’innovazione. Un mix affascinante di rozzezza persino preistorica (avete mai guardato in faccia con attenzione un aborigeno dell’Outback?) e ipermodernità trascinata all’eccesso. Nella mente di ogni australiano convive l’istinto conservatore (a Canberra, la capitale, c’è il Parlamento ma il capo dello Stato è la Regina d’Inghilterra, l’Australia non è il Canada, non ha mai voluto affrancarsi dal Commonwealth) e il senso dell’avventura del pioniere alla perenne ricerca di un territorio ulteriore.

Tutta questa premessa per dire che solo dall’Australia poteva arrivare un azzardo come quello del rilascio di un certificato anagrafico dalla sessualità indeterminata. Una persona che non era né “he” (pronome maschile in lingua inglese, in italiano “lui”) né “she” (pronome femminile in lingua inglese, in italiano “lei”) rischiava di trasformarsi in un “it” (pronome neutro in lingua inglese, intraducibile in lingua italiana, lingua saggia). Quel certificato di sessualità incerta apparteneva al senso dell’avventura del pioniere australiano, trasformato in impiegato dell’anagrafe. Poi, grazie a dio, gli australiani sono pure quelli della Regina e delle partite di cricket con il tè alle cinque e le divise tutte bianche (come diavolo fanno a distinguersi le squadre, non l’ho mai capito), dunque il certificato dello scandalo è stato ritirato. Giustamente.

La vicenda australiana consente una digressione che riguarda il tracimare della cultura omosessuale verso una nuova frontiera che dovrebbe atterrire: quella dell’annullamento della differenza di genere. Un esercizio orrendo della modernità, come quello degli Ogm tanto esecrati dalla cultura di sinistra. Non si altera la natura. Non si prende un uomo e lo si trasforma in donna. Questa cultura è veicolata in particolare dai reality show in generale e dal Grande Fratello in particolare, che da anni gioca sugli uomini trasformati in donne e quest’anno anche sulla baracconata della donna trasformata in uomo con tanto di isteriche liti con i familiari prodotte a uso e consumo dei tragicomici contenitori di Barbara D’Urso.

Quasi verrebbe da dire, viva quel gigantesco frocio di Aldo Busi che manda a quel paese in un colpo solo l’Isola dei Famosi, la Ventura e la Venier, con un coup de théatre degno di quell’intelligenza e orgoglio di sé che il mondo omosex sembra aver perso, cedendo alla tentazione dell’indeterminatezza. Quella notte schellinghiana in cui tutte le vacche sono nere.

MARIO ADINOLFI

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