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Controcorrente. Rai, Pd favorisce il padronato del premier Adinolfi

marzo 17, 2010 di Redazione 

Il vicedirettore di Red (ora possia- mo tornare a dirlo) e grande blogger affronta il caso di queste ore, l’”ovvietà” (in quanto ne eravamo già a conoscenza e non è la prima volta che si materializza), dice Adinolfi, che Berlusconi voglia chiudere Santoro e abbia suoi «soldatini» (Minzo, Innocenzi) nelle poltrone-chiave della Rai-e-dintorni. Lo fa come sempre ribaltando completamente (o quasi) il punto di vista (e l’opinione diffusa) e rilevando le responsabilità che anche il centrosinistra, e in particolare la “corrente” (si fa per dire, è più un fiume intero) che fa capo (letteralmente) al presidente del Copasir nel Partito Democratico ha nell’aver consentito che attecchisse e nell’aver persino assimilato questo riflesso (costante) “padronale” del presidente del Consiglio sulla Rai. E la chiave di tutto questo, scrive Mario, è il placet di D’Alema e compagni (è proprio il caso di dirlo) alla sostituzione dell’ex direttore della terza rete dopo la “presa” del partito al congresso. Una guida libera dell’informazione pubblica (su Raitre) cacciata per fare posto ad un (per quanto valevole) proprio “uomo” (Bianca Berlinguer) rispondendo alla chia- mata (ancora, ritorna; in tutti i sensi?) berlusconiana per la “normalizzazione” (fino ad un certo punto, d’ac- cordo) della rete. Un (piccolo) inciucio (il marchio, quando si parla di Silvio&Massimo, è originale) in nome del padronato (condiviso), appunto, sulla Rai.

Nella foto, Mario Adinolfi

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di MARIO ADINOLFI

L’opinone pubblica di area di centrosinistra, nel considerare l’orrenda vicenda delle ultime intercettazioni rese pubbliche dalla procura di Trani, è stata orientata a concentrarsi sull’ovvio: sul fatto che Silvio Berlusconi volesse chiudere il programma di Michele Santoro, sul fatto che Augusto Minzolini sia un soldatino del Cavaliere, sul fatto che Giancarlo Innocenzi sia un membro dell’Agcom sotto totale controllo dello stesso Berlusconi. Non che non ci sia da scandalizzarsi, sia chiaro. Ma erano tutti fatti arcinoti. Berlusconi ha già chiuso Santoro una volta, Minzolini era da anni un cronista di corte, Innocenzi non ne parliamo proprio. Dov’è la novità?

Una novità chiarificatrice nelle carte di Trani c’è e supporta quanto anche qui scrivemmo al momento della rimozione di Paolo Ruffini dalla direzione di Raitre, purtroppo (come spesso capita) in maniera solitaria e pressoché inascoltata. La novità chiarificatrice riguarda il ruolo di Mauro Masi, nominato alla direzione generale della Rai come punto di congiunzione degli interessi dell’area berlusconiana e di quella dalemiana, i due poteri forti di viale Mazzini. Esiti? Il giorno dopo la vittoria di Bersani nel voto degli iscritti si piazzava la dalemiana Bianca Berlinguer alla direzione del Tg3. Dopo la vittoria del 27 ottobre alle primarie si completava l’opera cacciando Paolo Ruffini dalla direzione di Raitre.

L’intercettazione di Trani è chiarissima. Mauro Masi per tranquillizzare i berlusconiani, afferma soave: “Stiamo aggiustando tutto, in Rai. Stiamo facendo tutto il possibile, abbiamo mandato via Ruffini”.

Ecco l’elemento più grave. Non Berlusconi che fa Berlusconi, Minzolini che fa Minzolini, Innocenzi che fa Innocenzi. L’elemento più grave è la sindrome da epurazione che ha preso la sinistra, il berlusconismo che si è impadronito di noi, che ci fa comportare come si comporta l’orrendo Cavaliere, anzi peggio, perché lo si fa senza esporsi. Non dimentico l’intervista “avallatrice” del dalemiano Matteo Orfini piazzato a dirigere il settore informazione del Pd il giorno dopo la cacciata di Ruffini sul Riformista, la sua mitica frase “questa sostituzione non è un reato”.

Il problema è questo: il Pd vuole soldati obbedienti, l’imprinting è quello del Pci. Berlusconi ha soldati obbedienti, l’imprinting è quello del multimiliardario che paga persone che obbediscono. La saldatura di questi due mondi se ha presa nel mondo dell’informazione, produce davvero il regime. Dobbiamo aprire gli occhi. Pagliuzze e travi riguardano il mondo del centrosinistra come quello berlusconiano. Il secondo ha contaminato il primo. Giornalisti e intellettuali di centrosinistra devono imparare a reagire, rifiutando il giogo e non è quello berlusconiano il più pericoloso.

MARIO ADINOLFI

Commenti

One Response to “Controcorrente. Rai, Pd favorisce il padronato del premier Adinolfi

  1. Mario on marzo 17th, 2010 16.20

    Egregio dott.Adinolfi
    Considero le sue note come tra le migliori tra quelle lette da esponenti del centrosinistra e che sempre suscitano delle considerazioni. In questo caso mi sorge una domanda; di cosa si stupisce?
    Il problema che lei pone non è secondario ma è di fatto irrisolvibile (e nessuna reazione la metterà a posto). Perché irrisolvibile? Perché è insita nella democrazia.
    Chi lavora in politica lo può fare i due modi: il primo considerandosi un rappresentante dei propri elettori, il secondo considerandosi una scelta (con delega) dei propri elettori. Sappiamo tutti che la seconda è la versione che va per la maggiore (direi del 200% dei politici perché vanno considerati anche i politici non eletti). Questo rende l’eletto una persona che una volta entrato in parlamento non ha bisogno di sentire gli elettori, i quali verranno riconvocati solo alla successiva campagna elettorale. Le scelte politiche verranno fatte quindi con criteri diversi da quelle dell’appoggio popolare (vi ricordate quante parole spese sui ribaltoni e sul fatto che gli eletti sono svincolati dagli elettori?) ma che avranno invece bisogno dell’appoggio di persone all’interno del sistema politico (compreso quello dell’informazione). Certo ogni tanto si cavalca la piazza per mostrarsi vicino agli elettori ma senza scalfire in fondo quelle che saranno poi le scelte politiche vere (chi si ricorda i ministri che sfilavano in piazza contro il proprio governo?). Per onestà bisogna anche dire che nessun politico più di Berlusconi è riuscito ad ascoltare la volontà popolare anche dopo le sue multiple elezioni (e forse questo è il suo segreto) cosa per cui il pericolo di regime paventato da Adinolfi è al suo minimo quando lui governa.
    Ovviamente la ricerca dell’appoggio di persone all’interno del sistema vuol dire anche che nei punti chiave vanno rimossi “gli oppositori” per mettere al suo posto un “compagno” magari il più vicino possibile alla linea che si vuole perseguire.
    Se la nostra cultura politica fosse diversa, se si considerasse ogni eletto un rappresentante dell’elettorato la necessità di cercare appoggi interni diminuirebbe perché il politico sarebbe solo un tramite tra la volontà popolare e gli atti legislativi che tale volontà partorisce. Ciò andrebbe a nocumento dei politici di professione che si troverebbero esautorati dei propri poteri e che non avrebbe senso tenere per svariati mandati in quanto un delegato si sostituisce facilmente a modello della democrazia ateniese. Eliminando il politico di professione si eliminerebbe anche la necessità dei partiti, almeno dei partiti come sono costituiti ora, vera oligarchia e cancro del nostro sistema democratico.
    Per quanto esposto non capisco lo stupirsi del tentativo di epurazione degli scomodi. Questo è insito e, stante così le cose, anche corretto in tutte le democrazie moderne. Bisognerebbe cambiare la cultura democratica, che non vuol dire essere più o meno democratici di adesso, vuol dire solo essere democratici in maniera diversa.
    Saluti.

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