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Diario politico. è (La) giustizia ultimo atto Lo stop definitivo (?) ai talk show politici La chiamata (no, che pensate?) di Silvio: “In piazza per difendere (nostra) privacy” E annuncia riforma (finale?) del sistema

marzo 16, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Rivisitazione del titolo del film di Lizzani (Mussolini ultimo atto) in cui però è la democrazia e non il (qui presunto) “dittatore”, a rischiare di più. Il 28 e il 29 marzo si vota, poi tre anni di silenzio (in tutti i sensi? Speriamo (di) – che l’opposizione faccia ciò che è necessario per – tornare a seguire l’informazione di Santoro e Vespa fuori, intanto, dalla campagna elettorale) per la mancanza di elezioni di qui fino alle politiche del 2013. Un periodo in cui il governo potrà fare e disfare a proprio piacimento, senza rischiare (elettoralmente) e col rischio che nessuno (a parte se stesso, e lo vedremo alla fine di questo nostro racconto anticipatore) lo possa fermare. In queste ore il presidente del Consiglio torna a ribadire con la pacatezza di chi sa di averne l’occasione, e dunque di non dover temere, la necessità di una «riforma della giustizia». Che, ridotta l’informazione, con l’opposizione (ancora) ridotta in questo Stato, e comunque non avendo accesso alle sale del potere (anche a causa dell’esautoramento di fatto del Parlamento), rimane l’ultimo baluardo di legalità. Perché è vero che la politica non si può fare a colpi di giustizia, e sarà sicuramente vero che singoli magistrati (e non diremmo «una parte della magistratura», che dà l’idea di un “blocco” che non c’è) sono prevenuti, o politicizzati nei confronti del premier. Ma è anche vero che mai come in questi anni abbiamo assistito ad un attacco sistematico del potere esecutivo al principio della legge uguale per tutti (le due cose si mordono la coda) e, ora, anche alle basi della democrazia. Come abbiamo sostenuto in un altro momento, è la politica, in quanto responsabile della guida del Paese, a cui tocca fare un passo indietro favorendo così una distensione anche sul fronte-giustizia. Invece il centrodestra (o almeno il presidente del Consiglio) si prepara a fare un doppio passo in avanti (naturalmente, ed ecco il pericolo interno, in mezzo c’è l’esito delle Regionali e anche la tenuta di una maggioranza che, sempre sottoposta alla golden share della Lega e ora anche a quella della montante corrente di Gianfranco Fini, potrebbe non avere più, politicamente, le stesse mani libere). Sperando che non sia un ultimo atto (di giustizia?). All’interno il racconto della giornata di Finelli.

Nella foto, Silvio Berlusconi

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di Carmine FINELLI

Giornata tutto sommato quella tranquilla di oggi. Nessun attacco frontale, nessuna manifestazione. Nessun paladino viola che sconquassa il fragoroso silenzio di una campagna elettorale che ha offerto poco, o nulla, al dibattito. La politica italiana resta sullo sfondo, quindi. E a fare la parte del leone, come da un po’ di tempo accade, in questa campagna elettorale sono le procure. Questa volta è la procura di Trani che ha tra le mani una inchiesta scottante su pressioni di Silvio Berlusconi ai vertici dell’Agcom e al direttore del Tg1 Augusto Minzolini. Una inchiesta dai contorni ancora poco chiari per la verità, nella quale il profilo dei reati commessi sembra sfumato e non facilmente distinguibile. Ma tant’è. L’inchiesta prosegue. Nonostante il ministro della Giustizia Angelino Alfano abbia deciso di mandare gli ispettori, il lavorio dei magistrati pugliesi continua.

Oggi è il giorno di Michele Santoro e, come dicevamo, degli ispettori. Santoro è stato sentito dai titolari dell’inchiesta sulle pressioni di Silvio Berlusconi per bloccare la sua trasmissione: “Annozero”. Nel pomeriggio, intorno alle 16, gli ispettori inviati dal Guardasigilli nella cittadina pugliese giungono al Palazzo di Giustizia. Ad accoglierli è Michele Ruggiero, pm titolare dell’inchiesta, che spiega la linea della sua procura. Ruggiero confermerà poi ai cronisti che gli ispettori non avranno la possibilità di prendere visione dei fascicoli dell’inchiesta. “Tutto quello che non è stato reso noto agli indagati non sarà reso noto agli ispettori” aggiunge Ruggiero. Precedentemente, Angelino Alfano aveva chiarito che gli ispettori di via Arenula inviati a Trani “hanno cominciato a lavorare senza interferire nell’inchiesta per contribuire all’accertamento di quanto accaduto principalmente in riferimento alla presenza di talpe, che ci auguriamo – fa notare il Guardasigilli – vengano immediatamente individuate e punite”.
Ma torniamo al clou della giornata: l’interrogatorio al conduttore di Annozero. Santoro è stato ascoltato come persona informata dei fatti. Alla sua uscita dal Palazzo di Giustizia, si concede (ma non troppo) ai colleghi: “Non posso fornire alcun elemento non si possono dare informazioni sul contenuto del colloquio avuto con i magistrati. Per quanto riguarda le pressioni che ci sono state su Annozero – prosegue – credo che siano pressioni di dominio pubblico. Pressioni pubbliche ci sono sempre state – continua – editti bulgari sono stati pronunciati e mai rimossi e contemporaneamente si è andati anche a chiudere, con una decisione storica, negativa, tutti i programmi di approfondimento informativi in campagna elettorale, sottraendo un servizio pubblico importante all’opinione pubblica che ha diritto ad essere informata”. Riguardo l’ipotesi di costituirsi parte civile, Santoro spiega: “Come è stato detto da alcuni miei collaboratori, ho semplicemente detto di considerare la possibilità da parte mia di valutare la mia posizione di persona offesa”.

Stop finale (?) ai talk show. In questo periodo, uno che fa il mestiere di Santoro può essere ascoltato solo in procura. Dopo il divieto di mandare in onda i “talk show” e la dichiarazione di illegittimità da parte del Tar, la Rai non fa marcia indietro e conferma la decisione presa. In commissione di Vigilanza si è discusso oggi sul regolamento sulla par condicio. L’orientamento è emerso nel corso dell’audizione del direttore generale Rai Mauro Masi. Su mandato del consiglio di amministrazione, Masi, chiedeva una nuova decisione sulle norme relative ai talk show. Tuttavia, la maggioranza della commissione di Vigilanza ha confermato l’attuale formulazione. “C’è il regolamento e va applicato, non riteniamo che la commissione debba esprimersi ulteriormente” sostiene Mario Landolfi del Pdl.
In mattinata era stato il presidente della Rai, Paolo Garimberti, a chiedere alla Vigilanza di “battere un colpo. Questa storia di rimpalli comincia dal regolamento, che è illegittimo” ha poi spiegato Garimberti. L’opinione della maggioranza della commissione è stata del tutto diversa. Per questo si è deciso di non fare dietrofront. Salvo ulteriori cambiamenti, i talk show e i programmi di approfondimento politico restano vietati per tutto il periodo della campagna elettorale. Paolo Garimberti aveva anche sostenuto che le trasmissioni le avrebbe riprese lo stesso “anche senza l’ok della Vigilanza. La maggioranza del Consiglio ha voluto così – aggiunge – io mi rimetto alle decisioni della maggioranza. Sia chiaro però che lo stop dei talk rende un pessimo servizio alla Rai, all’informazione e agli utenti. Potevamo andare in onda lo stesso, ma a rischio. Mi aspetto che si sblocchi la situazione”.
Al presidente Garimberti replica un altro presidente. Quello della commissione di Vigilanza, Sergio Zavoli, secondo cui «la Vigilanza aveva già battuto un colpo, chiedendo ai vertici dell’azienda di simulare con urgenza un palinsesto che salvasse i talk show”. Secondo Zavoli “l’opinione pubblica giudica un po’ stucchevole questo rimpallo sul regolamento per la par condicio, una querelle, un ribollire di cose, che riproducono sempre la stessa situazione senza venire a capo di nulla”. In apertura dei lavori della Vigilanza il presidente ha ribadito che in ogni caso “il regolamento non giustifica l’idea che si possa mettere la mordacchia alle trasmissioni di approfondimento politico”. Il direttore generale Masi ha sostenuto che mercoledì è prevista un’altra riunione del Cda: “Aspettiamo indicazioni o di non avere indicazioni dalla Vigilanza per poi valutare il comportamento dell’azienda”.
In ogni caso, ha detto ancora Masi, la Rai non ci rimette nulla dalla cancellazione dei talk show. “Formalmente non perdiamo un euro perché gli inserzionisti hanno accettato lo spostamento in altri orari degli spot. E non ci rimettiamo neppure in termini di ascolti, perché l’ascolto si plasma su altre trasmissioni. E sia chiaro, nonostante si siano fatte ironie, gli ascolti Rai non vincono, stravincono”. Oltretutto, ha detto il dg, “non è vero che sono stati chiusi tutti i programmi di approfondimento politico, ma solo quelli per cui era impossibile tecnicamente e formalmente applicare il regolamento emanato dalla commissione. Programmi come Report, Parla con me o, in radio, Un giorno da pecora seguitano ad essere trasmessi. Sono stati interrotti solamente i talk show che vanno in diretta perché il regolamento per come è stato formulato era impossibile applicarlo”.
L’opposizione è molto dura rispetto la nuova decisione della Vigilanza: “Se c’era ancora qualche dubbio è stato fugato in commissione. Facendo mancare il numero legale, la destra ha impedito che si votasse un invito, rivolto alla Rai, a ripristinare nei propri palinsesti i programmi di informazione come Porta a Porta, Ballarò, Annozero e L’ultima parola. Dopo la sentenza del Tar si tratta di un atto gravissimo, del tutto illegittimo e di cui portano la responsabilità la maggioranza del consiglio d’amministrazione e quella della commissione. È una pagina nerissima nella storia del servizio pubblico radiotelevisivo” attacca il senatore del Pd Fabrizio Morri, capogruppo alla Vigilanza. Per il radicale Marco Beltrandi, relatore della norma sulla par condicio in commissione, “il dibattito in Vigilanza ha reso palesi le responsabilità della chiusura dei talk show, improvvidamente decisa e riconfermata dalla maggioranza del Cda della Rai su proposta del direttore generale. In tutti gli interventi numerosi dei componenti Pd è stato chiarito che il regolamento “Beltrandi” non imponeva affatto alla Rai la chiusura dei talk show”.

La chiamata (no, che avete pensato?) di Silvio. Eppure un sussulto, chiamiamolo così, politico arriva. Dopo una lunga e faticosa giornata ecco il presidente del Consiglio che chiama a raccolta il suo popolo. Lo fa dai microfoni di Studio Aperto, e scalda gli animi in vista della manifestazione del 20 marzo a Roma: “Andremo in piazza: non lo facciamo mai, ma a Roma dicono “quando ci vuole ci vuole”. Lo faremo per reclamare il nostro diritto al voto anche a Roma e per difendere la nostra libertà di parlare al telefono e di non essere spiati”. Berlusconi ritorna poi sul tema delle elezioni regionali Berlusconi e si dice ottimista: “È il gioco pericoloso della sinistra quello di spingere all’astensione, ma sono sicuro che i moderati andranno in massa alle urne”. E sull’inchiesta di Trani il premier attacca i magistrati: “È un grave segno di libertà mutilata e offesa. Le reiterate azioni della magistratura sono volte a sottrarre tempo all’azione del governo, anzi viene da pensare che la finalità di tali azioni sia impedire al presidente del Consiglio di lavorare”. Gli ultimi avvenimenti “confermano l’esigenza di una riforma radicale giustizia che invece viene usata a fini di lotta politica dalla magistratura”.
In precedenza attraverso un messaggio ai club della libertà, Berlusconi aveva stigmatizzato quella che definisce l’alleanza tra sinistra e magistrati: “Da quando sono sceso in campo, alla vigilia di ogni sfida elettorale, l’alleanza ormai scoperta tra la sinistra e una parte della magistratura interviene indebitamente nella campagna elettorale per influenzare il voto dei cittadini – scrive – Ci hanno provato in Lombardia e a Roma dove non hanno consentito la presentazione delle nostre liste e hanno cercato di far credere a tutti che la colpa fosse dei nostri delegati. Ci provano anche con le ormai consuete accuse ad orologeria enfatizzate dai giornali compiacenti. Di fronte a questo ultimo attacco, non possiamo rimanere indifferenti, dobbiamo reagire. Per questo motivo vi invito a mobilitarvi per il 20 marzo, quando manifesteremo in difesa del nostro diritto a votare, in difesa del nostro diritto alla privacy”.
Puntuale come un orologio svizzero, la replica di Antonio Di Pietro: “Sono le ultime battute del regime al crepuscolo. Lo sproloquio di Berlusconi diventa sempre più imbarazzante. Il copione è il solito: un’opposizione malvagia e i giudici comunisti che non lo lasciano lavorare. Comprendo il suo imbarazzo sulle intercettazioni visto che ancora una volta è stato sorpreso con le mani nella marmellata in palese abuso di potere. Si dimetta, si faccia processare e la smetta di continuare a stravolgere le regole democratiche con le sue leggi ad personam”. Pierluigi Bersani, invece, usa toni molto più pacati e invita Berlusconi a “smettere di alzare polveroni e concentrarsi sulle cose che contano per gli italiani”.

Carmine Finelli

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