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Diario politico. Berlusconi/Minzo indagati Il ‘disco rotto’ del premier: ‘Scandalizzato ora magistrati di sinistra violano la legge’ Ma il Paese reale aspetta un nuovo inizio

marzo 15, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, stasera, è di Ginevra Baffigo. La Procura di Trani conferma: il presidente del Consiglio per «concussione (il reato di chi si approfitta del proprio ruolo pubblico per avvantaggiarsi, ndr) e minacce», il direttore del Tg1 e Innocenzi dell’Agcom sono iscritti nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta scaturita dalle intercettazioni che rivelano pressioni di Berlusconi nei confronti del membro dell’Authority affinché facesse «chiudere Annozero» e telefonate con Minzolini per dargli ordini, che Minzo eseguiva, su come fare (dis)informazione con il primo telegiornale italiano, un tempo tg di tutti gli italiani e ultimo baluardo (televisivo) di un’informazione (abbastanza) imparziale e comunque onorevole. Il presidente del Consiglio se la prende, come sempre, con i fondamenti del sistema democratico (se a parlare è il capo del governo): potere giudiziario, giornali (accusati di essere «d’accordo con la sinistra») e, ovviamente, l’opposizione. Il racconto di oggi, all’interno, di Ginevra Baffigo.           

Nella foto, Silvio Berlusconi

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di Ginevra BAFFIGO

La nuova settimana inizia sulla scia del caso Rai-Agcom ed oggi sono i diretti interessati a fornirci nuove informazioni sull’inchiesta.
In mattinata gli avvocati del premier, Filiberto Palumbo e Niccolò Ghedini, avevano presentato istanza alla procura di Trani per accertarsi se Silvio Berlusconi fosse o meno indagato. La risposta del procuratore della Repubblica, Carlo Maria Capristo: “Alla richiesta del premier abbiamo già risposto”. E il contenuto della risposta, seppur per vie ufficiose, viene diffuso: l’ipotesi di reato è di concussione per le tuttora presunte pressioni fatte dal premier per fermare Annozero, per “violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario” (art. 317 e 338 del codice penale), ed ancora, per reati compiuti ai danni dell’istituzione del Garante per le Comunicazioni.
Il presidente del Consiglio è quindi formalmente indagato. E reagisce. Attacca la magistratura, mentre al popolo di fedeli ricorda l’appuntamento di sabato a Roma, giornata in cui scendere in piazza per “difendere la democrazia” contro “il gioco sempre più scoperto e pericoloso che vede alleati la sinistra, i suoi giornali e i magistrati politicizzati della sinistra”. Intervistato al Gr1 Berlusconi si dice ancora “scandalizzato”: “Ci sono anche palesi violazioni della legge. Quella di Trani è una iniziativa grottesca che non mi preoccupa affatto: è un diritto del presidente del Consiglio di parlare al telefono con chiunque senza essere intercettato anche surrettiziamente come avvenuto qui”. Di qui, inevitabile l’invettiva contro la sinistra “antitaliana” che “ha armato le procure contro di noi e usa le intercettazioni e la giustizia ad orologeria per la sua campagna di insulti”. Con lo sguardo ancora rivolto a sinistra il premier approfitta per replicare a Massimo D’Alema ed all’accusa di voler provocar “la rissa”, che l’esponente Democratico gli muove. “Non tiene vergogna – grida il Cavaliere – le immagini della sinistra nella manifestazione di sabato scorso con i suoi slogan violenti e i suoi manifesti contro di me erano la fotografia di questo clima avvelenato che va avanti da mesi”. Rispetto al voto del 28 e 29 marzo, infine, il premier invita a ignorare i sondaggi allarmanti: “Gli italiani andranno a votare, non ci sarà astensionismo come in Francia. Nel Lazio ci hanno negato il diritto a presentare la lista del Pdl a Roma e provincia ma io penso che vinceremo ugualmente”.

La risposta degli ispettori di Trani non piace all’avvocato Ghedini, che ribadisce “l’irrilevanza penale dei fatti, e comunque la totale e assoluta incompetenza territoriale di quella Procura”. Il deputato Pdl denuncia “la reiterata e continua violazione del segreto di indagine”, sostenendo che “né ad un giudice, né ai difensori, nulla è stato depositato. Tutto è nelle mani della Procura e degli investigatori e, guarda caso, a pochi giorni dalle elezioni, si leggono non solo i contenuti delle intercettazioni, ma perfino i precisi numeri delle stesse e, pur anche, i nomi di chi sarà interrogato nei prossimi giorni”. “Tutto ciò – conclude Ghedini – non solo è inaccettabile, ma è in palese e conclamata violazione di legge e concretizza una pluralità di reati e di responsabilità disciplinari che dovranno essere accertati e severamente sanzionati”.
Interviene anche Angelino Alfano, che manda ispettori del ministero a Trani. “Sono state fatte intercettazioni a strascico, in una logica quasi da catena di Sant’Antonio – è la spiegazione del ministro – viene violato l’articolo 15 della Costituzione e probabilmente anche le leggi che regolano già attualmente, prima ancora della entrata in vigore della nostra riforma, l’uso delle intercettazioni come strumento di indagine”. “Gli ispettori – chiarisce comunque – non devono, non possono e non vogliono interferire nella inchiesta”.

“Via Santoro, via Floris, via Dandini e via Di Pietro dalle televisioni pubbliche”, e i sicari dell’informazione, Innocenzi, Minzolini e chissà quanti altri, eseguono in perfetto stile mafioso”. Così Di Pietro sul suo blog. Bersani è ironico: “L’altro giorno ho detto che Berlusconi e’ un disco rotto, ora dico che e’ un cd rotto, cosi’ mi faccio capire anche dai giovani”.
Serena Dandini: «Non è piacevole rientrare nelle ossessioni del presidente del Consiglio». «Fino ad ora – dice la conduttrice di Parla con me – non ho ricevuto nessuna comunicazione dalla Procura di Trani; se dovessi essere chiamata andrei come qualunque cittadino. Trovo comunque tutta questa storia – conclude – abbastanza anormale per un paese democratico, specialmente se poi conseguentemente o meno vengono sospesi i talk show di approfondimento giornalistico della Rai prima delle elezioni».
Sull’ispezione ordinata da Alfano interviene Luigi de Magistris: «Il ministro della Giustizia è il braccio operativo di Berlusconi e del tentativo di distruggere la magistratura. Il rapporto fra governo e giustizia non rientra nella fisiologia democratica, perché presenta i tratti patologici dell’invasione dispotica di campo: l’esecutivo vuole affossare l’autonomia del potere giudiziario attraverso le leggi, mentre tenta di delegittimare la sua azione quando riguarda il premier. La decisione di Alfano di inviare gli ispettori presso la Procura di Trani rappresenta – dice De Magistris – una entrata a gamba tesa inaccettabile e lesiva della separazione democratica dei poteri. Se nelle intercettazioni non c’è niente di penalmente rilevante, come sostengono i difensori anche politici di Berlusconi, lo dovrà stabile la magistratura, non certo Cicchitto, Ghedini o Alfano. Questa vicenda racconta di un potere che aspira a controllare l’informazione per ridurre al sonno della ragione un intero Paese».

Confermato lo stop ai talk show. Lo delibera il Cda Rai. L’organo di governo della tv pubblica, con cinque voti favorevoli – quelli dei consiglieri di maggioranza – e quattro contrari, conferma la decisione del primo marzo, che sospese la messa in onda di Annozero, Porta a porta, Ballarò e Ultima parola. Il tema era tornato all’ordine del giorno all’indomani della sentenza del Tar che lo scorso venerdì accoglieva il ricorso di Sky e La7 contro l’introduzione di un regolamento anche per le tivù private. Mauro Masi, direttore generale della Rai, invia una lettera a Sergio Zavoli per chiedere un’opinione della commissione di Vigilanza.
Critici i consiglieri in quota opposizione, Rodolfo De Laurentiis (Udc), Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten. “L’ordinanza del Tar sulla delibera dell’Agcom e l’invito dell’Autorità di garanzia a riconsiderare la delibera assunta dal Cda avrebbero dovuto indurre la Rai – osservano ancora i tre rappresentanti di minoranza – a ricollocare in palinsesto da subito gli approfondimenti informativi. Siamo tra l’altro convinti che la conferma della sospensione rende concreto il rischio per l’azienda di sanzioni”.
Paolo Garimberti, dal canto suo, si dice “deluso” per l’esito della riunione e “per la mancata ripresa dei talk show”. A nulla è perciò valsa la lettera di Corrado Calabrò, nella quale il presidente dell’Agcom rinnovava alla Rai l’invito a riconsiderare la decisione sulla sospensione delle trasmissioni, per dare “un segnale interno ed esterno di una maggiore reattività e senso pratico”.
Giovanni Floris, conduttore di Ballarò: “E’ una decisione sbagliata, un errore in una situazione già caotica, grottesca e paradossale”. Gli fa eco Paolo Gentiloni: “La Rai sarà dunque l’unica televisione senza programmi di informazione politica durante la campagna elettorale, ossia nel momento di maggiore interesse per l’opinione pubblica. E’ una decisione scandalosa, un autentico suicidio per la Rai appena mascherato dallo scaricabarile sulla commissione di Vigilanza”. “A questo punto – aggiunge Gentiloni – il rinvio alla Vigilanza appare infatti come un mero alibi, visto che il Cda avrebbe potuto decidere autonomamente la fine del black out. Siamo di fronte a una chiara violazione degli obblighi di servizio pubblico, oltre che della legge sulla par condicio e per questo mi auguro che Agcom intervenga per imporre, sia pure all’ultimo minuto, un cambio di rotta anche alla Rai”. Caustico Giuseppe Giulietti: “Non vi è bisogno di attendere i testi di eventuali intercettazioni per comprendere quali siano le ragioni che hanno spinto la maggioranza di destra nel Cda della Rai a confermare quelle norme bavaglio esplicitamente sconfessate dal Tar e perfino dall’autorità di garanzia. Il bavaglio deve restare perché così ha voluto il signore e padrone del conflitto di interessi”. “Contrasteremo tale decisone in tutte le sedi possibili – conclude Giulietti – e promuoveremo tutte le azioni utili a determinare le decisioni di un gruppo dirigente che ha dimostrato di non poter svolgere alcuna funzione di garanzia”.

Ginevra Baffigo

Commenti

One Response to “Diario politico. Berlusconi/Minzo indagati Il ‘disco rotto’ del premier: ‘Scandalizzato ora magistrati di sinistra violano la legge’ Ma il Paese reale aspetta un nuovo inizio

  1. Mario on marzo 16th, 2010 09.18

    Un giorno qualcuno disse “attento a chiedere potresti avere ciò che chiedi”. La sinistra ha voluto la legge antidemocratica della par condicio e ora che viene usata in maniera rigida ne dichiara l’antidemocraticità. La sinistra condivide con il centrodestra una grande quantità di vizi ma su uno è regina l’ipocrisia.

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