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Il commento. Berlusconi si guardi meno in televisione di Gad Lerner

marzo 15, 2010 di Redazione 

E dopo la “pausa” dedicata a Tremonti, riprendiamo il filo della nostra narrazione e affrontiamo il secondo aspetto di stretta attualità legato alla visione (?/ in tivù) autoreferenziale di Berlusconi e di una parte dell’(attuale) nostra politica (o forse sarebbe meglio dire: dell’attuale classe dirigente). Quella che è (appunto) legata alla televisione e al suo uso, fatto dal presidente del Consiglio come da conflitto di interessi e come emerso ancora più chiaramente negli ultimi giorni, grazie alla pubblicazione delle intercettazioni dell’inchiesta di Trani. Una politica italiana (di oggi) che, diceva anche Walter Veltroni (lui poi tirava la conseguenza opposta, eccessiva, anticomunicativa e fuori dal tempo di non andare praticamente mai in tivù), viveva guardandosi allo specchio (la tivù, appunto), ormai incapace di pensare ad altro che a se stessa (negli studi televisivi). Lo stesso che accade al presidente del Consiglio che del resto da un lato ha saputo farne anche un mezzo (improprio) di efficace comunica- zione politica (deforme), dall’altro ha finito per vedere trasformato tutto questo, in sé, in una vera e propria ossessione, in cui non ci può essere spazio (per lui) per voci (televisive) che contraddicono la sua proiezione, diffusa appunto dalla tivù. E il conduttore de “L’Infedele” – in onda questa sera alle 21.10 su La 7 – (si) innesta nel nostro racconto invitando allora il premier a guardare più il Paese e meno la tivù (che non – lo – rappresenta più), e dunque, di fatto, ad uscire dal circolo vizioso dell’autoreferenzialità (anche televisiva). Sentiamo.

Nella foto, Gad Lerner

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di GAD LERNER

Secondo me Silvio Berlusconi dovrebbe dedicare più tempo al governo del paese, alla sua politica estera (continua a rinviare viaggi importanti, prima nel Golfo e ora in Brasile), all’economia che fatica, magari anche alla costruzione di un partito malridotto dalla litigiosità interna, e passare meno serate davanti alla tv. Anche perché la visione delle trasmissioni critiche gli fa scattare un istinto di prepotenza, in quanto rivela i limiti della sua pretesa d’onnipotenza. Se parlano male di te in televisione, anche se ti senti un monarca, non puoi pretendere di spegnerla in tutte le case degli italiani. E’ banale ma va ripetuto. E i commissari delle autorità indipendenti che vengono subissati dai suoi sfoghi dovrebbero rispondergli: “Presidente, lei mi fa delle richieste improprie”. Lo so, sto sognando. Ma il destino del Capo che si lascia ossessionare dalla sua creatura televisiva non del tutto addomesticata è sotto gli occhi di tutti. Può essere la sua stessa creatura, infine, a perderlo.

GAD LERNER

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