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(Sarà) crisi di un sistema e del suo leader Ora il premier guadagna 10 milioni in più E’ segno di una politica autoreferenziale

marzo 15, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è il giornale dell’Italia. L’Italia è un grande Paese fatto di ricchezze individuali e povertà (in tutti i sensi). Tra le ricchezze individuali, diffuse, un genio tutto italiano che non riguarda solo i suoi picchi di eccellenza ma ci coinvolge tutti, rendendoci un Paese vivo, intelligente, in grado di alzare l’asticella del limite e dare spettacolo (anche qui, in tutti i sensi). Da questa base può ripartire il percorso verso il posto che ci compete nel confronto con le altre nazioni del pianeta: al centro, davanti agli altri, non in chiave (strettamente) competitiva ma di guida. Tutto questo sarà possibile nel momento in cui la nostra politica tornerà a pensare, prima di tutto, al bene dell’Italia, ad appassionarsi ad esso. E facendolo troverà, è normale, le chiavi per rilanciarlo insieme a tutti noi. In questa prospettiva il Politico.it torna sul tema che ha affrontato la scorsa settimana, riprendendo il filo della nostra narrazione (sempre più seguita su queste pagine); ovvero quello di una ritorsione su se stessa e autoreferenzialità della politica italiana. La vicenda delle liste Pdl, prima di tutto, che ha occupato tutti (noi compresi) per quindici giorni impedendoci di pensare alla cultura, ai problemi, alle prospettive, a tutto ciò su cui far leva per tornare a fare grande questo Paese. Segno di una estraniazione totale della nostra politica dalla realtà. Da cui siamo discesi al confronto/ dualismo/ divaricazione tra il modello Fini e quello del premier. Per cominciare ad entrare più nel dettaglio sulla figura di Berlusconi. Anche attraverso l’indagine di Trani e ciò che emerge a latere (ma non troppo) del conflitto di interessi e del controllo della tivù pubblica. Oggi completiamo il percorso, analizzando, a partire dai (consistenti) spunti di stretta attualità, il (possibile) declino del berlusconismo, e ci sentiremmo di definirlo proprio così – e non “di Berlusconi” – perché la stragrande maggioranza del Paese non sembra riconoscersi (più?) in questo modello, a cominciare dalla stessa dirigenza del Pdl, al di là della più stretta cerchia di fedelissimi e delle dichiarazioni ufficiali – basti ascoltare le intercettazioni del direttore generale della Rai Mauro Masi, per il quale, dice sbottando, «nemmeno nello Zimbabwe» si verificano tentativi di ridurre la libertà di stampa e anche contra (specificas) personas come qui da noi, lui che di Berlusconi è una delle pedine fondamentali nell’attuale sistema di potere (e controllo) del Paese – ed è pronto a svoltare non appena il “peso” (…) del dominus non graverà più. Oggi vengono diffusi i dati dei redditi dei parlamentari: il premier, da quando è tornato a governare, guadagna molto di più. Dicevamo delle ricchezze e delle povertà: anche in campo economico l’obiettivo è la ricchezza di tutti e non certo il ribasso della povertà; il Politico.it è il giornale di tutti gli italiani, ricchi, poveri, ovviamente in una tensione a far star meglio chi oggi sta meno bene. Non certo il contrario. Ma qui il punto non è – al contrario di quanto dice Bersani, parlando del «miliardario», anche se per segnalare quella distanza dal popolo sulla quale, per altre vie (e coinvolgendo altri protagonisti) conduce il nostro discorso – la ricchezza (individuale), è – bensì – l’arricchimento nel periodo del governo e mentre il resto del Paese (come del mondo) va in crisi. Un segno di autoreferenzialità e di scollamento, appunto, che paradossalmente possono rappresentare il più forte incentivo e campanello d’allarme dell’inizio della fine. Specie se gli italiani verranno a conoscenza di ciò che vi raccontiamo. Il servizio, all’interno, è di Carosella.

Nella foto, il presidente del Consiglio: ormai ci guarda da lontano (in tutti i sensi)

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di Francesco CAROSELLA

La dichiarazione dei redditi Irpef 2009 resa pubblica questa mattina conferma che il più ricco dei parlamentari italiani è Silvio Berlusconi, con un incremento di 8,5 milioni di euro rispetto all’anno precedente per un totale di 23,057,981. Alla voce “variazioni in aumento” una lunga serie di immobili da Milano al Lago Maggiore ai Caraibi. Al secondo posto Antonio Di Pietro, benché in perdita rispetto ai 218,000 euro del 2008, e naturalmente in altra posizione decimale, 193,211 euro.

Terzo tra i leader Umberto Bossi, in ascesa, con 22 mila euro in più, 156,403 euro. Segue Pierluigi Bersani in calo con 150,450 euro e infine Pierferdinando Casini, ultimo tra i capipartito, che dichiara soli 123,005 euro.

In forte aumento il reddito del presidente della Camera Gianfranco Fini, da 105,663 a 142,243 euro di imponibile, e così il presidente del Senato Schifani, con 31 mila euro in più rispetto al 2008, per un totale di 190,643.

Significativo il crollo di Guido Bertolaso, che ha perso oltre il 40% del suo reddito nell’ultimo anno, da 1,013,822 euro a 613,403 euro, e si tratta di una flessione cominciata tra il 2007 e il 2008. Il più ricco dei ministri è senz’altro Ignazio La Russa, con mezzo milione di euro di imponibile, mentre il più povero è il titolare della Giustizia Angelino Alfano, con soli 123,000 euro.

A Palazzo Chigi il reddito medio è comunque intorno ai 150,000 euro; da segnalare il leghista Calderoli, ministro per la Semplificazione normativa, che dichiara 183,299 euro.

Milionario è invece Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con 1,315,186. Tra i capogruppi al Senato spicca Maurizio Gasparri con 204,170 euro.

Nella loggia dei senatori a vita ed ex presidenti della Repubblica il più abbiente è Carlo Azeglio Ciampi, con un reddito di 702,224 euro. Segue Giulio Andreotti con circa mezzo milione, mentre l’imponibile più basso è di Francesco Cossiga, solo 136,027.

Francesco Carosella

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