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Mieli: “Vicini a crollo sistema” di Edoardo Iervolino

marzo 12, 2010 di Redazione 

di Edoardo IERVOLINO

La biblica torre di Babele diviene spunto per indagare sul se esiste il segreto del successo: il crollo della struttura architettonica diviene metafora delle difficoltà della vita che, una volta superate, rendono l’uomo, protagonista della ricerca del dibattito, più fermo nelle sue convinzioni e più sicuro del proprio futuro.

Questo, a grandi linee, il tema del convegno che si è svolto ieri alla Cappella dell’Università La Sapienza di Roma: ospiti il giornalista e storico Paolo Mieli, l’architetto Tobia Scarpa e che ha visto Paolo Cuccia, presidente de “Il Gambero Rosso”, nell’inedita veste di moderatore. L’evento è stato organizzato da uno staff poliedrico, riunito sotto la sigla de “La Sfida e L’Esperienza”, di comune provenienza dalle realtà della Compagnia di Gesù sparse sul territorio romano: La Civiltà Cattolica, L’Istituto Massimiliano Massimo, la Pontificia Università Gregoriana, gli Ex-Alunni dell’Istituo Massimo e la Lega Missionaria Studenti.

Due ospiti e due modi di intendere la vita quasi opposti: Paolo Mieli, calmo, posato, rilassato, perfettamente a proprio agio nelle vesti di ospite illustre della Conferenza, sviscera notizie sulla sua vita privata, raccontando di come il “crollo” sia stato uno dei leitmotiv della propria vita, fin dall’età scolare. Tobia Scarpa, umile, eccentrico, genuino, intelligente e tagliente, pone l’importanza dell’istruzione universitaria italiana al di sotto delle esperienze di vita che riescono ad essere motore sincero delle passioni dei giovani, le quali poi possono trasformarsi in veri e propri mestieri.

La Torre di Babele, in prospettiva, diventa simbolo delle difficoltà dell’individuo a rapportarsi con efficacia alla propria realtà, a parlare le diverse lingue del mondo e a farsi comprendere per ciò che si è. Mieli ha raccontato la sua lunga carriera andando ad indagare soprattutto i momenti gordiani meno noti al grande pubblico: le difficoltà di salute in età scolare, i primissimi anni come penna de “L’Espresso”, il suo precoce licenziamento e il suo reintrodursi, come araba fenice, nel mondo universitario alla corte di Renzo De Felice. Interessanti gli spunti su una situazione italiana difficile in cui le regole del gioco, comprese quelle politiche, non sono di semplice lettura che però non deve minare gli animi dei giovani che possono riuscire, anche se con difficoltà che spesso sembrano invalicabili, ad imporsi nel mondo del lavoro. Nel crollo, nei momenti più bui, quindi, la prospettiva di una realtà diversa, possibilmente migliore; nel successo l’inevitabile inizio di un immancabile declino. Figlio di un sistema ormai logoro, secondo Mieli, è l’Italia di oggi in cui si è prossimi ad un collasso istituzionale a tuttotondo, non solo politico ma sistemico: le ingiustizie sociali potrebbero a breve dar sfogo ad un implosione del sistema di reclutamento della classe dirigente, così come, nel peggiore dei casi, dell’intero sistema istituzionale, che lascerà, per forza di cose, spazio a nuove realtà e ad una sistema più giusto.

Certamente più semplici le parole di Tobia Scarpa che si definisce più figlio del lavoro in bottega che dei libri di testo: altrettanto pessimistico il suo modo di vedere la realtà del belpaese, anche se profondamente più scanzonato. Non c’è spazio per fatti storici nei suoi racconti, ma parla con un flusso di coscienza unico, scaturito direttamente dal cuore. Parla ai giovani, da giovane: non si ritiene un intellettuale ma uno intrappolato in tali vesti dalla sua stessa vita; non si considera un personaggio di spicco tanto da ripetere più volte di non essere a suo agio nei panni di un “personaggio importante”. Sembra più che altro un uomo con un dono di natura che ha scommesso tutto sulle sue doti, investendo tempo e pazienza per affinare la propria arte. Babele per lui è più che altro un luogo di incontro culturale, di riunificazione linguistica in, però, i giovani italiani sono meno preparati dei loro coetanei europei: certamente colpa del sistema d’istruzione italiano, ci dice Scarpa, che tende ad istruire le menti in età scolare senza curarsi di formare un soggetto abile allo sviluppo sociale del sistema paese.

Certamente un convegno molto interessante grazie al quale abbiamo sentito profezie, non proprio ottimistiche, di una possibile Italia che sarà: tra crisi economica, non competitività scolastica e poca chiarezza delle regole sociali. Il prossimo convegno organizzato dallo staff de “La Sfida e L’Esperienza” sarà il 13 Aprile presso l’Istituto Massimiliano Massimo e avrà come titolo «Perché la tecnologia ci rende umani»; interverranno Joseph Turner, lettore, e Luca Parmigiani, art director.

Edoardo Iervolino

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