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Diario politico. Minzolini: “Dov’è il reato?” (Non) c’è solo l’informazione manipolata Ritorna la politica in televisione. Privata

marzo 12, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Diario tutto dedicato all’informazione (televisiva) sotto attacco (scacco?) per tre ragioni: il conflitto di interessi, problema reale di un Paese che voglia avere un’informazione libera e plurale che non sia costretta a rispondere o a temere l’intervento del padrone (assoluto) di turno. Le pressioni esercitate – è quanto emerge dalle intercettazioni – (appunto) dal presidente del Consiglio – portatore di quel conflitto e dominus, tra l’altro, del “mercato” televisivo in Italia, oltre che (e in quanto anche) capo del governo – nei confronti del direttore del Tg1 perché facesse raccontare al suo telegiornale, com’è avvenuto, ciò che più conveniva alla sua parte, e nei confronti di un (suo) membro dell’Agcom perché lo aiutasse a cancellare Annozero. E infine per il colpo di mano della maggioranza (in commissione di Vigilanza e attraverso la sua protesi nel consiglio di amministrazione della Rai) su assist del Radicale Beltrandi che ha sospeso (per il momento per tutta la durata della campagna elettorale) i talk show politici e quindi l’informazione libera e plurale a cui facevamo riferimento dalla televisione pubblica e anche, di riflesso, sulla privata. Per quest’ultima arriva oggi la decisione del Tar che cancella quel provvedimento, ma il ricorso per ciò che riguarda la Rai è stato respinto. Il 25 puntata speciale di Annozero in diretta dal PalaDozza di Bologna trasmessa da emittenti private e sul web. Il racconto.
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Nella foto, Augusto Minzolini

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di Carmine FINELLI

Se non fosse per le intercettazioni, nella giornata di oggi non si verificano grandi colpi di scena. La politica italiana è alle prese con il caos liste e con lo scontro sui talk show in tv. Il premier, Silvio Berlusconi, il direttore del Tg1 Augusto Minzolini, e il commissario dell’Authority, Giancarlo Innocenzi, sarebbero indagati nell’ambito di un procedimento condotto dal pm Michele Ruggiero. L’accusa è quella di concussione. A rivelarlo è “Il Fatto Quotidiano” il giornale diretto da Antonio Padellaro. Si tratterebbe di pressioni esercitate da Silvio Berlusconi su Augusto Minzolini, direttore del Tg1, e l’Agcom, l’Authority per le telecomunicazioni.
Una delle prime reazioni alla notizia è di Antonio Di Pietro. “Abbiamo presentato un’interrogazione urgente rivolta al premier per chiedergli con quale diritto si è arrogato il potere di condizionare un organo di controllo come l’Agcom chiedendo la chiusura di Annozero – afferma l’ex magistrato – Il responsabile dell’Agcom Innocenzi deve dimettersi ed essere cacciato a calci nel sedere, così come il direttore del Tg1 Minzolini”. Il presidente dei deputati Idv, Massimo Donadi dice in una nota che “le pressioni di Berlusconi sull’Agcom sono la prova che siamo al regime, al fascismo mediatico. Le forze democratiche di questo Paese devono reagire con durezza e determinazione a questo tentativo di piegare l’opinione pubblica con una finta informazione”.

All’attacco va anche il Partito Democratico.”Solo nell’Italia prigioniera dell’invasivo conflitto d’interessi di Berlusconi si può leggere una storia come quella che ha raccontato Il Fatto quotidiano” afferma il presidente del Pd, Rosy Bindi, che chiede alla Rai di revocare la nomina di Minzolini a direttore del Tg1. “Si conosceva – continua la Bindi – l’insofferenza del premier al pluralismo delle idee e alla libera informazione. Ne abbiamo visti tanti frutti amari, dall’editto bulgaro fino all’ultimo blitz sulla impar condicio. Stavolta emerge la vergogna di pesanti e plateali condizionamenti condotti in prima persona dal capo del governo, proprietario della più importante azienda privata di comunicazione del Paese, a danno di trasmissioni del servizio pubblico come Annozero. Anche così si delegittimano le istituzioni. È intollerabile servirsi di chi dovrebbe svolgere una funzione terza, di vigilanza sull’equilibrio e la correttezza del sistema delle comunicazioni, per mettere la mordacchia all’informazione più scomoda e più seguita delle reti Rai”.

Interviene Augusto Minzolini: “Non so di cosa si parla, non ho ricevuto nessun avviso di garanzia” dice il direttore del Tg1 che poi domanda: “E quale è il reato? Berlusconi? Mi avrà telefonato due o tre volte, non di più – aggiunge – e comunque quanto Casini e gli altri… Siamo alla follia, credo di essere la persona più cristallina del mondo, quello che penso lo dico in tv”. Anche il commissario dell’Autorità per le comunicazioni Giancarlo Innocenzi dice la sua contestando “in maniera assoluta tutte le illazioni”, aggiungendo di aver dato “mandato all’avvocato Marcello Melandri per predisporre denunce e querele necessarie a tutelare la verità dei fatti e la mia onorabilità”. Giancarlo Innocenzi sottolinea anche l’illeicità della pubblicazione delle intercettazioni”.

E la maggioranza non lascia campo libero all’opposizione e replica duramente. Per Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, “le frasi pronunciate dal signor Di Pietro contro Augusto Minzolini e Giancarlo Innocenzi sono degne di uno squadrista. In pochi giorni, parlando di altri (a partire da Berlusconi), Di Pietro ha citato Pinochet, Mussolini, Lucifero, e sempre parlando del premier, lo ha definito un assassino della democrazia. Questa – dice ancora Capezzone in una nota – è semina di odio e di violenza, che dovrebbe fare paura ai veri democratici e ai veri liberali. Ma ancora una volta, la sinistra, muta e obbediente, segue l’Idv”.

Nessun commento invece dalla procura di Trani. “Non siate cocciuti, non parlo, buona domenica!” è quanto afferma il procuratore della Repubblica, Carlo Maria Capristo, che ha lasciato il suo ufficio rivolgendosi ai giornalisti. Qualche minuto prima, Michele Ruggiero, aveva frettolosamente lasciato la stanza del procuratore e, evitati i giornalisti, si era chiuso nel suo ufficio.

Il Tar riporta la politica in televisione (privata). Ed è proprio di oggi la sentenza del Tribunale Amministrativo del Lazio che dichiara illegittimo il regolamento dell’Agcom sui talk show nelle tv private.
In seguito al pronunciamento dei giudici, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni annulla il regolamento sulla par condicio per le televisioni private. Resta da vedere se anche il Consiglio di amministrazione Rai si adeguerà alla decisione dei giudici amministrativi.
Per Sergio Zavoli, presidente della Commissione di Vigilanza “siamo alle strette e i nodi, a due settimane dalle elezioni, vanno sciolti in fretta. Voglio credere che la Rai, a questo punto, decida di rivedere la scelta di applicare nella versione più restrittiva il Regolamento approvato dalla Commissione di Vigilanza ripristinando i programmi di approfondimento. Ripropongo il mantenimento dei talk show nelle reti Rai senza la presenza di politici né il ricorso a temi riconducibili all’attualità politica. In concreto, l’azienda potrebbe riconsiderare una soluzione che, se accolta, corrisponderebbe al più semplice, efficace e ormai ampiamente condiviso degli auspici”.
La sentenza del Tar arriva in accoglimento della richiesta di sospensiva di Sky e Ti Media “considerato che a conclusione di una prima deliberazione – si legge nelle motivazioni della sentenza – propria della fase cautelare, risultano non sprovviste di profili di fondatezza del ricorso le censure dedotte avverso la delibera impugnata”, per quanto riguarda la normativa relativa ai talk show nel periodo elettorale, “causa della sospensione dei programmi di approfondimento”.
Il tribunale ha sospeso l’articolo 6 comma 2 del regolamento, secondo cui “i notiziari diffusi dalle emittenti televisive e radiofoniche nazionali e tutti gli altri programmi a contenuto informativo… si conformano con particolare rigore ai principi di tutela del pluralismo, dell’imparzialità, dell’indipendenza, dell’obiettività e dell’apertura alle diverse forze politiche, nonché al fine di garantire l’osservanza dei predetti principi, allo specifico criterio della parità di trattamento tra i soggetti e le diverse forze politiche”.
Il secondo ricorso esaminato è quello della Federconsumatori nel quale si chiede lo stop al regolamento della Vigilanza in quanto, trattandosi di organismo parlamentare, “sussistono profili di inammissibilità del gravame per la parte in cui è impugnato il regolamento”, poiché “approvato dalla Commissione parlamentare di Vigilanza nella seduta del 9 febbraio 2010, in relazione alla natura parlamentare dell’organo che ha adottato l’atto impugnato in assolvimento della funzione precipuamente politica di indirizzo e vigilanza”. Il ricorso è stato ritenuto inammissibile dal Tar del Lazio.
Pierluigi Bersani auspica che si possano riprendere subito anche i programmi di approfondimento della Rai. “Il Tar ha ripristinato criteri saggi e assennati mostrando l’assoluta irragionevolezza delle norme che bloccano i programmi di dibattito politico – dichiara in una nota – Ci aspettiamo che tali criteri siano fatti propri anche dalla commissione parlamentare di Vigilanza Rai e che tutto il sistema sia messo nelle stesse condizioni. Il rischio – continua il testo – è che il solo servizio pubblico rimanga ostaggio di norme che limitano libertà e discussione. Serve riportare il buon senso e riaprire subito gli approfondimenti informativi che sono stati sospesi nei giorni scorsi”.
Secondo il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri “la sentenza del Tar dimostra ancora una volta di più quanto sia superata questa legge. Il presidente dell’Autorità per le comunicazioni, Calabrò, aveva votato contro l’estensione delle decisioni della Commissione di vigilanza alle emittenti commerciali. Quindi il Tar conferma le valutazioni di prudenza che erano venute proprio dal presidente dell’Agcom. Ma al di là dei cavilli, anche in questo caso bisogna privilegiare la sostanza. Subito dopo le elezioni vanno varate norme nuove che garantiscano il pluralismo, ma che superino una normativa, quella voluta dalla sinistra che prima l’ha invocata e adesso si lamenta, che crea rigidità eccessive e che apre la strada a un contenzioso interminabile”.
Marco Beltrandi, relatore del regolamento sulla par condicio nella Commissione di Vigilanza Rai, sostiene che la decisione del Tar non modifica le regole per i talk show. “A quanto si apprende – dice Beltrandi – il Tar Lazio avrebbe sospeso un solo comma, il 2, dell’articolo 6, della delibera dell’Agcom che applica la par condicio alle televisioni private in occasione delle regionali del 27 – 28 marzo 2010″. La sospensione in questione non riguarderebbe i talk show che sono citati soltanto al comma 5 dell’art. 6 della delibera dell’Agcom. “La delibera della Vigilanza sulla Rai tv – sottolinea – è stata invece pienamente confermata dal Tar Lazio che ha rigettato la richiesta di sospensiva avanzata; anche qualora il Tar Lazio avesse sospeso il comma 5, dell’art. 6, la motivazione del Tar sarebbe smentita nel merito dal fatto che trasmissioni come Matrix e Terra hanno continuato ad essere messe in onda, anche prima di ogni sospensiva, dimostrando che non è il regolamento ad aver imposto un qualunque stop. A prescindere da tutto questo, qualora le tv private e la Rai stessa ritenessero di voler rivedere l’assurda decisione di bloccare i talk show per non voler rispettare le blande, rispetto ad altri Paesi, norme sulla par condicio nell’ultimo mese della campagna elettorale, io – continua Beltrandi – quale estensore del regolamento e noi come soggetto politico radicale non potremmo che compiacercene, essendo esattamente quanto chiediamo con insistenza da settimane, mentre denunciamo l’incredibile ulteriore sabotaggio operato dalla Rai tv della campagna elettorale con le tribune non ancora calendarizzate, dopo 10 giorni da quando sarebbero dovute cominciare”.

Carmine Finelli

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