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Ma i segnali peggiori vengono dalla crisi Ecco tutti gli effetti di autoreferenzialità E’ necessario cominciare a dare risposte

marzo 12, 2010 di Redazione 

E dopo il focus sul fatto del giorno torniamo per qualche mezzora lungo il filo della nostra narrazione cominciata ieri. La politica italiana – e in particolare la sua destra – dicevamo nel Dario politico di ieri sera, si trova a dover scegliere se vuole assomigliare più a Fini o più a Berlusconi. Se vuole tornare ad essere se stessa e a fare (appunto) politica oppure trattare solo ciò che serve alla sua (o, meglio, dei “protagonisti” del momento della nostra politica) sopravvivenza. Franco Laratta ci ha dimostrato che i crismi dell’autoreferenzialità si vedono nei numeri dei lavori parlamentari: tutto esaurito alla Camera per il voto sul legittimo impedimento (ovvero sul provvedimento che risolve – temporaneamente – i problemi giudiziari del premier) con gran sfoggio di presenza a destra e sui banchi del governo; aula semivuota il giorno dopo quando si votava l’istituzione, voluta – beninteso – dal governo (e in particolare da Maroni) dell’Agenzia nazionale per la confisca dei beni mafiosi. Ora scopriamo – nostro malgrado – per chi ancora non lo avesse verificato, che la crisi che Berlusconi dice non esserci o essere in via di risoluzione invece c’è, e anche se non dipende da un atto del governo è inevitabilmente un (altro/i) atto del governo che può contribuire a risolverla o, meglio, limitarne gli effetti (o le ripercussioni) e ridurre i tempi della sua contrazione fino alla ripresa (totale). Riguarda la vita – reale – di tutti gli italiani ed è qui che la nostra politica (e in particolare una sua parte) mostra la sua (irresponsabile, per una volta lasciateci essere netti) autoreferenzialità: di fronte a – come vedremo – una crescita incomparabile di difficoltà nella vita di tutti i giorni per gli italiani non è concepibile che anche solo si abbia voglia di occuparsi di altro. Perché la nostra politica è, quello: governare e dare un futuro a questo (grande) Paese. Dario Ballini ci presenta i dati. Un’avvertenza: il quadro che esce è molto cupo. Ci serve a prendere coscienza – se ce ne fosse ancora bisogno – che i problemi ci sono. Dopo di che, ci sono tutti i margini – se ci rimbocchiamo le maniche – per uscirne in modo serio, e utile a tutti. Tutti coloro che già soffrono. E a cui è “dedicata” questa “ditata nell’occhio” che il Politico.it, coscien- temente, responsabilmente, contestualizzandola, propone ai propri lettori affinché (ci) si possa, tutti in- sieme, scuotere (la politica italiana). Sentiamo.

Nella foto, Silvio Berlusconi: non è d’accordo?

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di Dario BALLINI

L’Italia cade in un baratro se si continua a negare la portata della crisi o vi si oppongono solo sorrisi, pacche sulle spalle e ottimismo di facciata.

Nel 2009 il nostro prodotto interno lordo è crollato del 5%, il dato peggiore dal 1971. Sempre secondo l’Istat la vendita al dettaglio ha registrato il record storico negativo, pari all’1,6%.

A dicembre 2009 il tasso di disoccupazione in Italia è salito all’8,5%, dall’8,3% di novembre. E’ il dato peggiore da gennaio 2004. I senza lavoro salgono così a 2.138.000, ben 57mila in più rispetto al mese prima, e 392mila in più rispetto a dicembre 2008. (Fonte Ministero del Tesoro)

Il fatturato dell’industria italiana è crollato del 18,7% rispetto al 2008 e gli ordinativi sono colati a picco del 22,4%: il dato peggiore dal 2000.
Sempre considerando l’intero 2009 il fatturato totale dell’industria e’ calato del 17,4% sul mercato interno e del 21,6% su quello estero. (Fonte Istat)

Nel 2009, le esportazioni italiane sono crollate del 20,7% e le importazioni del 22%, rispetto al 2008. Lo comunica l’Istat, aggiungendo che si tratta dei peggiori dati sui flussi commerciali dal 1970.

Tutto questo si ripercuote negativamente sul reddito delle famiglie italiane, che secondo una ricerca di Bankitalia, è calato più del 4% mentre l’indebitamento delle famiglie è salito del 30%. (Fonte Bankitalia)

La quota di famiglie che dichiara di arrivare alla fine del mese con molta difficoltà è salita dal 15,4% del 2007 al 17,0%. In aumento chi non riesce regolarmente a pagare le bollette (11,9% contro l’8,8% dell’anno precedente) o ad acquistare abiti (18,2% contro il 16,9%).

Crescono le famiglie cui è capitato di non avere, in almeno un’occasione, soldi sufficienti per pagare le spese per i trasporti (8,3% contro il 7,3% del 2007) e quelle che sono in arretrato con il pagamento del mutuo (7,1% di quelle che hanno un mutuo, contro il 5,0%).

Quasi un terzo delle famiglie (31,9%) non riesce a far fronte a una spesa imprevista di 750 euro con risorse proprie. (Fonte Istat)

Insomma, questi sono i numeri.

Dario Ballini

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