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“Minzo obbediva agli ordini del premier” Indagati a Trani con un membro Agcom L’informazione televisiva era manipolata Pd e Idv: “Il direttore si deve dimettere”

marzo 12, 2010 di Redazione 

«Una notizia è una notizia», disse ad un nostro redattore un amico del giornale della politica italiana riferendosi ad una delle contestate “uscite” del Tg1 dell’ex retroscenista della Stampa. Ovvero, neppure (o proprio )il primo telegiornale italiano (non) avrebbe potuto manipolare la realtà, secondo l’opinione (diffusa) di una parte del suo pubblico. Secondo quanto emerge da un plico di intercettazioni (quelle che gli stessi “protagonisti” – in negativo – della vicenda stanno cercando ora di rendere irripetibili in futuro) trattate dalla magistratura in un’indagine nella quale il presidente del Consiglio, il direttore del tg e Innocenzi (membro dell’agenzia di controllo sui media) sono indagati (appunto) per concussione, andava invece proprio così: Berlusconi telefonava a «Direttorissimo» (Minzolini così come lo chiama il premier nelle conversazioni registrate) e, sostanzialmente, indicava cosa (e come) il Tg1 avrebbe dovuto raccontare (o non raccontare). E Minzolini, a quanto pare, accoglieva le richieste, come dimostrato nel caso della deposizione (durissima col Cavaliere, accusato di essere colluso con la mafia) di Spatuzza, sulla quale – a richiesta, come si ascolta nelle intercettazioni – arriva pronto, il giorno dopo, l’editoriale del direttore. A questo si aggiungono le telefonate di Berlusconi al membro dell’Agcom, al quale chiedeva, ad esempio, di fare in modo che non andassero più in onda trasmissioni come Annozero e Parla con me, il quale offriva consigli («Contro Santoro basta presentare degli esposti») e metteva anche a disposizione propri funzionari, pagati – come lui – con i soldi degli italiani. Lo ricostruisce il “Fatto Quotidiano” di Padellaro e il Politico.it – interrompendo per un momento la propria narrazione di approfondimento di oggi – ve ne dà conto. Lo fa Stefano Catone. Sentiamo.

Nella foto, Augusto Minzolini e Silvio Berlusconi abbracciato a margine (o nel corso) di una puntata di “Porta a porta”: i due, a quanto pare, avevano mantenuto la consuetudine anche dopo la nomina di Minzo a direttore del Tg1

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di Stefano CATONE

In tema di informazione pubblica, ci eravamo lasciati con il Cda Rai che – cinque a quattro, come da nomine “politiche” – chiudeva, di fatto, il sipario sui programmi di approfondimento, fino alle elezioni regionali. Già ai tempi avevamo espresso perplessità, su questa interpretazione della par condicio (bar, condicio?) che invece di cercare equilibrio preferisce zittire.

Oggi il Tar del Lazio ha accolto la richiesta di Sky e Telecom Italia Media (La7), volta a ottenere la sospensione del Regolamento (art. 6 comma 2) adottato dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), per il quale “nel periodo di vigenza della presente delibera [...] i notiziari diffusi dalle emittenti televisive e radiofoniche nazionali e tutti gli altri programmi a contenuto informativo [...]” si devono conformare “con particolare rigore ai principi di tutela del pluralismo, dell’imparzialità, dell’indipendenza, dell’obiettività e dell’apertura alle diverse forze politiche…”.

Il risultato è quindi quello di trasformare la forma dei “programmi di approfondimento” in quella delle “tribune politiche” (che peraltro non ci sono ancora mai state). Sulla stessa linea si era collocata la decisione del Cda Rai, che quindi, alla luce della decisione del Tar del Lazio, non può che essere messa in discussione. Per il presidente della Rai, Paolo Garimberti, con questa decisione “si riapre il Cda sul regolamento”, difatti convocato in forma straordinaria nel pomeriggio di lunedì prossimo.

Ma la vicenda non si chiude qui. “Così Berlusconi ordinò: Chiudete Annozero” è il titolo che campeggia in prima pagina dell’edizione odierna de Il Fatto Quotidiano. Secondo il quotidiano di Padellaro, la magistratura sta esaminando una serie di intercettazioni telefoniche raccolte dalla Guardia di Finanza di Bari: gli attori dei dialoghi sarebbero Berlusconi, Minzolini e Giancarlo Innocenzi, membro dell’Agcom, e il nocciolo della questione è, ovviamente, la televisione pubblica.

“Telefonata dopo telefonata si percepisce il peso di Berlusconi sulle loro [di Minzolini e Innocenzi] condotte”; il premier si sarebbe lamentato “di Annozero e altri pollai”, e avrebbe chiesto esplicitamente che questi fossero chiusi. Secondo la ricostruzione de Il Fatto, Innocenzi avrebbe accolto le richieste di Berlusconi, suggerendo che per sanzionare Santoro sarebbe stato necessario presentare degli esposti: “Innocenzi è persino disposto, in un caso, a fornire, all’avvocato di un uomo politico, la consulenza dei propri funzionari. La catena si rovescia: un membro dell’Agcom (che svolge un ruolo pubblico), intende offrire le competenze dei propri funzionari (pagati con soldi pubblici), a vantaggio di un uomo politico, per poter poi sanzionare Santoro (giornalista del servizio pubblico). In qualche caso si cerca persino di compulsare, perchè presenti un esposto, un generale dei Carabinieri”.

Ciò che si delinea è un fittissimo intreccio tra politica, informazione pubblica (?) e agenzie di garanzia. Una collusione quindi totale, blindata, che, se verrà confermata dalle indagini, sarà rivelatrice dello stato della democrazia italiana.

Le reazioni non si sono fatte attendere; Antonio Di Pietro presenta un’interrogazione per chiedere al premier “con quale diritto si è arrogato il potere di condizionare un organo di controllo come l’Agcom chiedendo la chiusura di Annozero. Il responsabile dell’Agcom Innocenzi deve dimettersi ed essere cacciato a calci nel sedere, così come il direttore del Tg1 Minzolini”.

Da parte sua, Minzolini, chiamato “Direttorissimo” nelle telefonate da Berlusconi e anch’esso ben disposto ad intervenire sull’informazione nel modo richiesto dal premier, sostiene di essere completamente all’oscuro della vicenda, e di non aver ricevuto nessun avviso di garanzia. Parla per bocca di Daniele Capezzone il Pdl, che attacca duramente il leader dell’Idv: “Semina odio e violenza, dovrebbe fare paura ai veri democratici e ai veri liberali”.

Stefano Catone

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