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Diario politico. Visioni (?) dei (due) mondi Fini: “Internet un antidoto alla violenza” Premier: ‘Giù magistrati, sinistra, stampa’

marzo 11, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Mentre il presidente della Camera fa (Finalmente) politica e guarda al futuro, il presidente del Consiglio (come buona parte del resto della nostra politica) attacca (per la prima volta tutti e tre insieme?) i fondamenti di un sistema democratico (se a parlare è il capo del governo): potere giudiziario, opposizione, libera informazione, continuando a rigirarsi sul presente (che è, poi, il nostro passato). Il futuro (invece) della destra italiana – e quindi (anche) della nostra politica – si snoda tra queste due visioni (di diversa accezione) di due mondi (quello reale – e virtuale – da un lato; quello autoreferenziale – e “finto” – della politica italiana di oggi, dall’altro) in totale contrapposizione tra loro (perché il secondo è l’esatta negazione  - e contraddizione – del primo). Gianfranco Fini offre al giornale della politica italiana uno splendido assist perché il Politico.it possa dedicargli la copertina principale (quella di fine giornata, quella del Diario politico) il giorno dopo la smentita che contem- poraneamente scuote e onora profondamente il nostro giornale. Ci piace “giocare” – nell’ora dello “scontro” – con una (falsa) accondiscendenza che è in realtà una totale adesione al modello (nei fatti, o almeno ad oggi nelle – univoche – parole) della nostra politica proposto da Fini: la sincerità di questa (nostra) visione è tutt’uno con la linea del nostro giornale, che del resto – come i nostri lettori più attenti sanno bene – non ha mai mancato di far arrivare il proprio sostegno alla piattaforma (è proprio il caso di parlarne in questi termini) del presidente della Camera. Di cui contempora- neamente – quando ne abbiamo avuto motivo, poi smentito dal capo di Montecitorio – abbiamo raccontato (in termini di ipotesi) indiscrezioni (non supportate da prove) meno positive per lui. il Politico.it è un giornale libero, onesto e responsabile – da cui la pronta “ricezione” della smentita di Fini – senza parti da rappresentare (in tutti i sensi). Nel solo interesse dei lettori. Ora il racconto della giornata, firmato Finelli.

Nella foto, La giusta distanza (dal film di Mazzacurati) tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (a sinistra) e il presidente della Camera Gianfranco Fini (che è giornalista, a cui dunque i “panni” della giusta distanza – che (nel film) è la definizione che viene data a quell’equilibrio tra distacco e vicinanza ai fatti che deve tenere il buon cronista per raccontare nel modo migliore ciò che vede – stanno a pennello)

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di Carmine FINELLI

Giornata dai toni alti, quella odierna. Toni che hanno contraddistinto, per la verità, tutta la settimana, ma che oggi trovano una sponda nell’essere innalzati dallo stesso presidente del Consiglio. Un Silvio Berlusconi in piena forma che, scherza, potrebbe battere “anche Carnera” per tanta energia accumulata. Un premier che non lesina critiche dal palco sul quale sale per un comizio elettorale. E come un buon pugile, anche Berlusconi parte subito all’attacco. “Il Tar della Lombardia ha fatto giustizia – sostiene – ma voi pensate alla mentalità dei giudici dell’ufficio elettorale di Milano. Hanno contestato le nostre liste senza avere nessuna qualifica quando invece le liste della sinistra avevano molte irregolarità. A un certo punto esce anche una magistrata che, guarda caso, ha il ritratto del Che in un angolo dell’ufficio…” continua il presidente del Consiglio. Berlusconi ribadisce che “i responsabili del partito non hanno nessuna colpa per quello che è accaduto: li ho interrogati per ore ma anche tra di noi hanno fatto passare l’idea che abbiamo fatto un pasticcio, ma non è così. Abbiamo presentato liste in tutta Italia e non abbiamo avuto problemi ma, guarda caso, proprio nelle due situazioni più importanti c’è stato qualche problema. La magistratura di sinistra, quella politicizzata che usa i suoi poteri a fini politici, ha dettato i tempi di questa campagna elettorale”.
E non finisce qui. Silvio Berlusconi non ha argini e si riversa con tutta la sua vis polemica sul caso romano: “Abbiamo mandato in Afghanistan i nostri militari per riportare il diritto di voto e le elezioni e nella nostra capitale ci viene interdetto di poter votare”. Il bersaglio “preferito” di Berlusconi sono i giudici, ma nelle sue parole c’è spazio anche per l’opposizione e per la stampa: “È il colmo l’atteggiamento di questa magistratura, di questi signori della sinistra e di questi giornali che mettono tra virgolette le parole del presidente del Consiglio che non ha mai pronunciato. Vergogna! Grazie ai suoi mezzi di stampa – aggiunge – la sinistra si è inventata tutto. Noi dobbiamo parlare con i nostri elettori. E tutti voi dovete avere la cronistoria che ho spiegato mercoledì”. Secondo Berlusconi i candidati del Pdl dovranno “spiegare tutto quanto fatto dal governo: da Napoli a L’Aquila alla politica estera che ci dà prestigio nel mondo. Dalla riforma della scuola alla P.A.. Dalla riforma della giustizia a quella della sanità. Il governo ha ben meritato”. E poi l’annuncio ad effetto. In caso di esclusione della lista Pdl dalla provincia di Roma, i suoi componenti “entreranno nella giunta regionale”.
E sulla manifestazione in programma sabato per protestare contro il decreto salva-liste, il presidente del Consiglio è netto: “Sfileranno a braccetto il campione del giustizialismo Antonio Di Pietro, il campione della faziosità politica Bersani e la campionessa della cultura radicale Emma Bonino. Un’amalgama terrificante, cui il centrodestra risponderà in maniera forte e dura, con una manifestazione non contro ma per qualcosa: per il diritto di voto, per la nostra libertà”. Infine, l’appello al voto: “Anche gli indecisi e gli indifferenti dovranno valutare come non ci si possa fidare di persone, come quelle della sinistra, che praticano la cultura dell’esclusione dell’altro, la cultura della faziosità e dell’odio politico e dell’invidia. L’Italia con loro, le regioni con la sinistra, sarebbero meno libere e noi dovremmo essere molto preoccupati. Ma non sarà così, perché vinceremo e la Polverini governerà la Regione”.

Puntuale, arriva anche la replica di Pierluigi Bersani: “Berlusconi ormai è un disco rotto – dice il leader Pd da Reggio Emilia – a Berlusconi dico basta! Cosa dovrebbero dire tutte quelle liste che sono state escluse in queste elezioni e tante volte nelle elezioni precedenti? Basta, finiamola qui, mettiamoci a discutere dei problemi che interessano alla gente”.

Anche Emma Bonino risponde al premier: “Il governo ha deciso di scendere in campo direttamente, io non so nemmeno più se ho come controparte la Polverini oppure Berlusconi” afferma il candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Lazio. “Sarebbe utile che ognuno facesse il suo mestiere. Il presidente del Consiglio ha molti problemi degli italiani da risolvere e anche il sindaco Alemanno potrebbe fare il sindaco e cercare di affrontare i problemi di Roma piuttosto che ricoprire ruoli impropri nell’ambito della campagna elettorale. Cerchiamo di capire – aggiunge – che nelle prossime due settimane di anomalie ne vedremo molte, Berlusconi farà l’agitatore di campagna elettorale, come se il candidato fosse lui”.

Sul tema elettorale, interviene anche il coordinatore del Pdl e ministro per i Beni culturali Sandro Bondi: “Il segno che in Italia è definitivamente scomparsa una vera classe dirigente – sostiene Bondi – è confermato dal fatto che si stanno ricreando le stesse condizioni che hanno reso possibile l’attentato avvenuto a Milano lo scorso dicembre nei confronti del presidente del Consiglio”. Secondo Bondi esiste “un clima infiammato, alimentato dalle parole e dalle dichiarazioni politiche più irresponsabili e violente, soprattutto da parte di Di Pietro e di una intera generazione – spiega – educata ormai da più di un decennio alla politica della demonizzazione e dell’odio nei confronti degli avversari politici, sta degenerando e non promette nulla di buono». «Se c’è ancora qualcuno a sinistra capace di intendere e di coltivare ancora la politica – batta un colpo e soprattutto faccia sentire la sua voce”.

Legittimo impedimento. Se sul fronte elettorale le buone notizie sono una rarità, per Berlusconi ne arriva una “ottima” dall’aula di Palazzo Madama. Il Senato ha definitivamente approvato il testo del legittimo impedimento dando via libera due voti di fiducia chiesti dal governo sul disegno di legge. Il ddl contiene norme che regolano la possibilità per il premier e i ministri di considerare gli impegni di governo come “legittimo impedimento” alle convocazioni nei procedimenti giudiziari. Il governo aveva deciso di porre sul provvedimento la questione di fiducia (la trentesima dall’inizio della legislatura), scatenando le proteste dell’opposizione. L’esecutivo ha giustificato la decisione con l’elevato numero di emendamenti presentati, oltre millesettecento. Alle 19,30, circa, l’aula ha poi dato il via libera al provvedimento nel suo complesso. I voti favorevoli sono stati 169, quelli contrari 126, gli astenuti 3.

Le opposizioni hanno chiesto che Silvio Berlusconi riferisse in aula sulle ragioni dell’apposizione della questione fiducia (la trentesima dall’inizio della legislatura) su un provvedimento “di origine parlamentare che non fa parte del programma di governo”.

Fini su internet. E mentre si discute del legittimo impedimento al Senato, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, si lancia in un elogio di internet. “Internet è uno strumento di libertà e conoscenza, un formidabile strumento di pace che ha creato le fondamenta per una nuova civiltà” dice a margine di un convegno sul tema durante il quale Fini sottolinea che istituzioni e politica non debbono essere scettici nei confronti di questa grande innovazione tecnologica. “Sono convinto – dice – che la politica abbia il dovere di approfondire la riflessione su questo mondo, cercando nuovi criteri interpretativi e proponendosi di guardare al futuro con uno sguardo lungimirante. Credo che una politica che spesso guarda allo specchietto retrovisore – prosegue il presidente della Camera – è importante che abbia la consapevolezza di ciò che è avanti a noi per mantenere alta l’attenzione dei giovani verso le istituzioni”.
E ancora: “Internet è in grado di far incontrare le persone in qualsiasi parte del mondo creando così un antidoto contro la violenza”.
E il popolo della rete “assedia” Montecitorio. Diverse centinaia di persone si sono messe diligentemente in fila per assistere ai lavori del convegno “Internet è libertà. Perchè dobbiamo difendere la rete”. La sala più grande di Montecitorio, quella della Regina, non è bastata. L’organizzazione della Camera ha dovuto allestire la sala Aldo Moro con maxi-schermi per seguire i lavori. Ma i curiosi continuavano ad affluire. E allora è stata aperta una terza sala, quella del Mappamondo. Oltre cinquecento i presenti, molti altri purtroppo sono rimasti fuori.

Carmine Finelli

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