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L’editoriale. Caos liste, gli elettori delusi da Pd e Pdl di A. Torchiaro

marzo 11, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è l’unico grande quotidiano che abbia una visione non solo sui fatti di oggi (e di ieri) ma anche sul domani della nostra politica e del Paese. Che ha avuto modo di illustrarvi in più occasioni: dall’endorsement, per la parte Democratica, a favore della candidatura modernizzante di Ignazio Marino alle primarie del Pd, all’ultima proposta sul tema, anzi, a partire dalla base della ricerca. Ma il Politico.it è anche l’unico grande giornale capace di proporre il filo di una narrazione, coerente, consecutivo, nel corso di una giornata o di un periodo. Oggi i fili sono due, e si intrecciano e si rilanciano l’un l’altro in questo nuovo editoriale della grande firma di E Polis e del giornale della politica italiana, che continua a raccontare la (possibile) delusione della gente per questa nostra politica autoreferenziale e – scrive ora Torchiaro – incapace di responsabilità (il Pd che non offre soluzioni al problema dell’esclusione del primo partito italiano) e di onestà intellettuale (il Pdl che non riconosce nemmeno lontanamente i propri errori) profonde (dall’una e dall’altra parte) che (si) allontana sempre di più (dalla risoluzione dei problemi, e soprattutto dalla creazione del futuro) del Paese. Ma lo fa chiudendo, a questo giro, con una nota di speranza: quella di un disarmo (bilaterale), che significhi più condivisione (o che il richiamo alla condivisione porti con sé). Quella incarnata, oggi, da Giorgio Napolitano. E proprio sull’incarnare tutto questo e sulla figura del presidente della Repubblica si snoda il filo successivo di questo nostro racconto di oggi, che non avete che da aspettare tra un po’. A ritrovarci qui, fra qualche mezzora. Ora, Torchiaro.

Nella foto, Aldo Torchiaro

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di ALDO TORCHIARO

Talvolta abbiamo attese non corrisposte. Nella vita, capita. E in questo periodo politico, con queste classi dirigenti, se non abbassiamo le aspettative ci condanniamo ad andare incontro a continue delusioni. E’ proprio il caso che ci viene offerto da un ventaglio di posizionamenti spiazzanti, a seguito della vicenda legata alla lista Pdl nel Lazio.

Appare evidente che vi è stata qualche leggerezza da parte dei presentatori della lista. Sarebbe stato bello sentirglielo ammettere, spiegare che vi erano indecisioni dell’ultim’ora e sentire per una volta dire: “E’ colpa mia”, da parte di qualcuno. “Vogliate scusarmi, ho fatto tardi di qualche minuto, ma ero sulla porta”. Il buon senso di ciascuno avrebbe risposto positivamente. Invece no, la versione ufficiale è che tutto il loro operato è stato corretto, persino inoppugnabile. E la responsabilità non è certo loro, dicono con ostinazione, chiusi a riccio.

“Mi sarei aspettato delle scuse all’elettorato del Pdl e magari a tutti gli italiani. Mi auguro di veder rotolare almeno qualche testa dei responsabili di questa incredibile figuraccia”, ha detto ieri, controcorrente, il deputato Cazzola, del partito di Berlusconi. Aspettativa delusa, per il momento. E non va meglio per chi si aspettava una risposta diversa dal Pd.

I dirigenti democratici – con quel loro aggettivo impegnativo – avrebbero potuto dire: accertato che i nostri avversari sono dei pasticcioni, noi che abbiamo a cuore la sorte della democrazia e che non possiamo accettare che una competizione democratica venga svuotata di significato per assenza del nostro principale antagonista, sosterremo le scelte che farà il presidente della Repubblica per sanare questa anomala situazione.

Invece no. Colta la palla al balzo, si sono fregati le mani e hanno chiuso la porta a chiave. E da Emma Bonino, fino a ieri nemica giurata della burocrazia e delle odiate firme da raccogliere per le liste, ci si sarebbe aspettati ben altro. Tipo: “Vorrei vincere sulla destra confrontandomi con loro”, non “senza di loro”. Interpellata, ha fatto spallucce: “Dura lex, sed lex”, si è limitata a dire. In questo quadro, non ha deluso le aspettative Giorgio Napolitano, che malgrado le pressioni ha giocato la carta del buon senso. Un suo predecessore, Giuseppe Saragat, disse nel 1947: “Ci sono italiani che invocano il disarmo bilaterale in nome della ragione”. Ecco, questi italiani, che forse sono la maggioranza, vengono delusi da troppo tempo.

ALDO TORCHIARO

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