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Il Tar conferma (per ora) il no al Pdl Lazio “Decreto? Non può trovare applicazione” Diario politico all’interno: tutte le reazioni

marzo 8, 2010 di Redazione 

Il partito di Berlusconi è di nuovo (virtualmente) fuori dalle Regionali a Roma. Lo ha deciso il tribunale amministrativo che, nel valutare la richiesta di sospensione della sentenza della Corte d’appello, non ha tenuto conto del dl salva-liste approvato venerdì dal governo perché «la Regione Lazio ha dettato le proprie disposizioni in tema elettorale esercitando le competenze date dalla Costituzione». Ma la decisione di merito è rimandata al 6 maggio quando il Tar deciderà se rinviare alla Corte costituzionale il decreto per il giudizio di legittimità. Resta (oltre a questo ex post) comunque un (duplice) spiraglio per il centrodestra: oggi il Pdl ha ripresentato le liste che potrebbero essere accettate dall’ufficio elettorale, contando, in questo caso sì, sugli effetti del decreto (che apriva una finestra di 48 ore – ad hoc, solo per questo giro conteggiate dal momento dell’approvazione – per ripresentare la documentazione quando fossero state, com’è avvenuto riscontrate delle irregolarità) anche se il Pd è pronto a ricorrere e – dicono i (legali) Democratici – «il Tar non potrà smentirsi nel giro di ventiquattrore»; e poi c’è il ricorso al Consiglio di stato, che ovviamente potrebbe contraddire la sentenza di ora. Il racconto di Carosella e Baffigo.

Nella foto, Renata Polverini impietrita dalla decisione del Tar

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di Ginevra BAFFIGO e Francesco CAROSELLA

Con un’ordinanza il Tribunale amministrativo del Lazio ha respinto la contestazione da parte del Pdl della decisione della Corte D’Appello di escludere la lista Polverini a Roma per le elezioni regionali. La discussione del merito del ricorso è stata sospesa dai giudici fino al 6 maggio prossimo, ad elezioni avvenute, e sarà deciso in tale sede l’eventuale rinvio alla Corte Costituzionale per il giudizio di legittimità sul decreto “salva liste”. Il ricorso non è stato quindi sostanzialmente respinto, ma le liste non vengono comunque ammesse in via cautelativa.

Si procede intanto ad un nuovo iter avviato questa mattina presso l’Ufficio elettorale del tribunale, dove è stata depositata ex novo la documentazione, e ciò potrebbe risolversi nella riammissione della lista.

Nel frattempo l’avvocato Gianluigi Petrelli in rappresentanza del Pd ha depositato sempre presso il Tar una nuova diffida dall’ammissione della lista Pdl. “Non può essere riammessa – spiega l’avvocato – in base al decreto del governo e che questo non agisce sulla legge elettorale della Regione Lazio, ma solo sulle Regioni che non si sono dotate fino ad oggi di una legge elettorale specifica”.

Il Pdl, dal canto suo, non sembra intenzionato a mollare. Ignazio Abrignani, responsabile elettorale del partito, lascia la sede del tribunale annunciando il ricorso al Consiglio di Stato: “C’è una legge dello Stato che è in vigore e che il Tar non può dichiarare incostituzionale. Quindi l’iter della lista che abbiamo presentato oggi nell’ufficio circoscrizionale elettorale va avanti. Contro la decisione del Tar – conclude – ricorreremo al Consiglio di Stato”. Non mancano le subitanee repliche del centrosinistra. Filippo Penati: “Se venisse confermata la volontà del Pdl di ricorrere al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar del Lazio, è evidente che tale circostanza farebbe venire meno le ultime perplessità che mi rimangono per fare lo stesso in Lombardia”.

Atteso ma non pervenuto un intervento del premier, ma nel frattempo si leva la voce più influente del Pdl laziale. Alemanno esprime ancora una volta “una profonda preoccupazione di fronte al pericolo che queste confuse giornate possano lasciare un segno indelebile su tutti i prossimi cinque anni di legislatura regionale, con grave danno dei cittadini di Roma e del Lazio”.

“Ora c’è da chiedersi se verrà convocato questa sera da Berlusconi un Consiglio dei ministri urgente per fare un decreto legge che abolisca il Tar del Lazio”, ironizza il vicesegretario del Pd Enrico Letta. Mentre l’avvocato Federico Vecchio, rappresentante il Pd presso il tribunale amministrativo laziale è “soddisfatto, perché il Tar ha accolto integralmente la nostra tesi, secondo la quale il dl del governo non si applica alla luce della norme regionali in materia: l’ufficio circoscrizionale elettorale potrà decidere comunque autonomamente se ammettere o meno il Pdl, ma se dovesse accettarla faremo ricorso al Tar, che ha già dichiarato il dl non applicabile nel caso specifico”.

Sempre tra le file del Pd è severa Anna Finocchiaro: “Siamo all’ennesimo passaggio di una vicenda che conferma il delirio di onnipotenza, l’arroganza e al tempo stesso l’incapacità di questo governo e di questa maggioranza che impongono al paese un decreto che si è dimostrato, la sentenza di stasera ce lo conferma, una forzatura superflua e inutile. Sarebbe stato più corretto e onesto aspettare i gradi di giudizio della magistratura”.

Altrettanto mordace il commento di Antonio Di Pietro: “Come al solito il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Ancora una volta, il governo Berlusconi ha fatto una legge raffazzonata, incostituzionale e inutile, giacché non è servita a superare il primo esame di legittimità del primo giudice che se ne è dovuto occupare”.

“Ora la maggioranza non s’inventi altri ‘decreti truffa’. L’unica cosa che può fare il Pdl è prendersela con quegli esponenti di partito che hanno creato questo pasticcio che rappresenta una delle pagine più buie della storia repubblicana” declama Angelo Bonelli, che prima dell’incoronazione a presidente dei Verdi militava proprio nelle giunte comunali e regionali del Lazio.

Infine Emma Bonino: “Penso che intanto bisognerà vedere con molta attenzione le motivazioni, poi chi deve decidere decida. Io non ho cambiato opinione. Domani rifletteremo sull’impatto di questa decisione del Tar sulla campagna elettorale”: domani, ovvero alla assemblea nella quale dirigenti e militanti Radicali potrebbero anche ratificare l’adesione alla manifestazione di sabato a piazza del Popolo, indetta da Pd e Idv (che in queste ore sanano le divergenze).

Ginevra Baffigo
Francesco Carosella

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