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Tutta domenica al cinema con il Politico.it Lost, tutti persi nel seguire (sesta) serie

marzo 7, 2010 di Redazione 

Come anticipato, per gli appassionati, regalo del giornale della politica italiana: Pietro Salvatori ci racconta l’universo di J.J. Abrams e della sua (ultima) creatura. Di cui ci svela ogni segreto (escluso ciò che non si deve – mai – sapere). Il bello di calarsi in un mondo che si può frequentare ogni giorno (almeno fino alla fine della vicenda: e quella di Lost si avvicina, è già stata annunciata la chiusura dopo la diciassettesima puntata di questa sesta serie, in onda per la prima volta in contemporanea anche da noi). E quindi vale anche per chi ancora non ha visto nulla di tutto questo: ecco uno spunto, un pretesto, un assaggio per cominciare.

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di Pietro SALVATORI

Ci sono quelle serie che non sembrano avere una fine.

Che ne parli e sai sempre che, accendendo a caso la televisione, le potrai trovare lì, per l’ennesima puntata della milionesima stagione.

Ci sono poi quelle serie che, pur finendo, rimangono nell’immaginario collettivo. Il piccolo schermo continua a trasmetterne repliche su repliche, il pubblico si organizza in gruppi di fans, requisisce qualsiasi copia dei dvd, che diventano ben presto rarissimi, ne perpetua il mito e l’attualità alle generazioni future (esagerati dite? Vi ricorda nulla Twin Peaks?).

Se Lost, vero e proprio fenomeno televisivo dell’ultimo decennio, rientrerà in questa seconda categoria – i sintomi della “malattia” ci sono già tutti – il serial partorito dal genio di JJ Abrams, alla fine della primavera, uscirà invece ufficialmente dalla lista dei programmi che non sembrano avere mai una fine.
Le 17 puntate della sesta serie, partita il 2 febbraio sul network statunitense ABC e, per la prima volta in un lustro a così poca distanza, una settimana più tardi su Fox Italia, saranno le ultime dell’intricatissima vicenda che lega i protagonisti dell’annosa vicenda con la misteriosa isola, il (non)luogo che è il vero protagonista di tutta la trama.

Il plot non è riassumibile per i profani.

Basti sapere che quelli che inizialmente dovevano “semplicemente” essere i superstiti ad una sciagura aerea, si ritrovano coinvolti all’interno di un territorio, l’isola per l’appunto, che sembra avere un proprio sistema spazio-temporale, totalmente contrapposto a quello che regola il normale flusso della vita al di là del mare. Metteteci mostri incorporei, antichi templi, basi super-tecnologiche, persone che si palesano laddove non dovrebbero essere, l’apparente mancanza di qualsiasi modo per fuggire via da quello che pian piano assume i contorni di un incubo.

E questo solo per limitarci alla prima serie. Altre quattro stagioni, quasi ottanta puntate, hanno portato l’intreccio ad una situazione, quella odierna, di una complessità e inestricabilità che sarebbe da pazzi tentare di darne conto qui in poche righe.

Se ne dovranno assumere l’onere gli sceneggiatori, invece, chiamati a dare risposte a tutti i quesiti rimasti insoluti nel corso di questi anni.

E, cosa non di poco conto, a farlo cercando di mantenere le aspettative.

Raccontava Hitchcock del mcguffin. Cos’è il mcguffin? Nulla, solo un nome qualsiasi che il mai dimenticato maestro del giallo dava all’oggetto, alla persona, alla situazione che doveva risolvere l’intreccio delle sue storie. E’ irrilevante, sosteneva, ai fini della messa in scena, l’unico suo ruolo è quello di mantenere viva l’attenzione dello spettatore, che brama il suo disvelamento, fino alla fine del film.

E sarà pure irrilevante il mcguffin, ma la bravura di Hitchcock consisteva anche nel mantenere quelle aspettative che aveva tenuto alte nel momento della catarsi finale, sempre in grado di appagare la curiosità solleticata al proprio pubblico.

Damien Lindelof – il boss del team degli sceneggiatori di Lost – e compagni saranno in grado di mantenere lo stesso livello?

Lost vive di promesse. Sono tanti e tali gli enigmi di cui si è costellata la vicenda di Jack, Kate, Sawyer e compagni, che l’impresa adesso è scioglierli, tutti, e in modo da non disperdere quel capitale di pubblico, attese, manie collettive, indotto che è arrivato e arriverà dall’home video costruito nell’ultimo lustro.

I livelli di parossismo sono altissimi, al punto che il Presidente Obama, che aveva in programma un discorso televisivo la sera del lancio della sesta stagione, ha ritenuto di rinviare la propria apparizione televisiva, per non scontrarsi contro il colosso d’ascolti della Abc e per non costringere i propri fans a dover operare una difficile scelta.

Lost batte anche il Presidente che ha vinto contro tutto e contro tutti, ennesimo successo di una vita artistica che ha visto la serie sbancare il tavolo innovando il linguaggio delle serie tv, costruendo una nuova grammatica nel mondo delle storie ad episodi. Nemmeno lo spettatore di Twin Peaks risentiva così tanto della necessità di rimanere ben ancorato alla storia, di non potersi permettere di perdersi nessun passaggio, pena lo smarrimento più completo del filo conduttore.

Lost ha vinto proprio qui, nella pericolosissima scommessa di rifiutare a priori lo spettatore occasionale.

Se non si conosce la vita familiare di Jack, il rapporto con la madre di Kate, la dipendenza ed il passato da rock star di Charlie, se non ci si è coccolati i personaggi fin dalla loro nascita televisiva, non si ha nessuna possibilità di sedersi di fronte allo schermo e godersi una puntata random di Lost.

La fidelizzazione di una fetta così ampia di pubblico ha sancito quel successo che ha condizionato tutto il settore. Prodotti come Fringe, come Flash Forward, ma in qualche modo anche come Dexter, non possono più esimersi dal legare i propri episodi nel filo indissolubile di un’unica trama che richiede continui colpi di scena. Il pubblico ormai questo si aspetta, con Lost come pietra angolare di paragone.

Si capisce dunque la difficoltà di Lindelof e soci. Come uscire da questo meraviglioso vortice in cui si sono e ci hanno cacciati?

Lo sapremo fra 17, lunghissime, puntate.

Pietro Salvatori

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